La nuova edizione de La malapianta inaugura la collana di AnimaMundi dedicata a Rina Durante

Mercoledì 23 settembre a Lecce la presentazione d’esordio del progetto che rende omaggio alla scrittrice e ricercatrice militante, fondatrice del Canzoniere Grecanico Salentino, voce del Sud

Mercoledì 23 settembre è in programma la presentazione inaugurale del nuovo progetto editoriale di AnimaMundi, dedicato a Rina Durante (1928-2004) una delle più importanti figure intellettuali del Salento e della letteratura meridionale, scrittrice, giornalista, ricercatrice militante e fondatrice nel 1975 del Canzoniere Grecanico Salentino. È il suo primo e unico romanzo,La malapianta, edito per la prima volta da Rizzoli nel 1964 e riproposto in una nuova edizione arricchita da contributi critici, ad inaugurare la collana “Opere di Rina Durante” a cura di Massimo Melillo, la prima in assoluto a lei dedicata.

Romanzo e collana saranno presentati mercoledì 23 settembre alle 18 presso il Chiostro della Biblioteca Bernardini di Lecce, nell’ambito della rassegna ExtraConvitto. Più lib(e)ri in piazza promossa dal Polo Bibliomuseale di Lecce e dall’assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia (posti limitati, prenotazione whatsapp O832373576). All’evento parteciperanno, con il giornalista e curatore della collana Massimo MelilloEugenio Imbriani, docente di Antropologia culturale e storia delle tradizioni popolari dell’Università del Salento, Luigi Lezzi, antropologo, ricercatore, esperto di didattica del teatro.

La collana “Opere di Rina Durante” intende essere uno spazio di rinnovata riflessione e valorizzazione della vasta eredità della Durante che prevede la ripubblicazione dei suoi libri e testi più significativi tra cui saggi e articoli di storia sociale, letteratura e folklore, musica e antropologia, teatro, cinema e ricerca demologica, racconti, poesie e canti (alcuni dei quali, come La quistione meridionale e Luna otrantina, sono entrati a pieno titolo nel repertorio musicale salentino).

Il romanzo La Malapianta nella sua nuova edizione è inserito in un’ampia cornice di testi, che contestualizzano l’opera della scrittrice dal punto di vista storico-letterario e richiamano interessanti approfondimenti biografici, con l’introduzione di Antonio Lucio Giannone, docente di letteratura italiana all’Università del Salento, e una cospicua appendice arricchita da un intervento della stessa Durante del 2003 sulla cultura che cambiò il Salento e i contributi di Massimo Melillo, giornalista, Luigi Lezzi, ricercatore antropologo, e Francesco Guadalupi, scrittore, questi ultimi da sempre vicini a Rina Durante, alla quale nel 2013 è stato dedicato un convegno nazionale di studi, promosso dall’Università del Salento con l’intervento di numerosi studiosi tra cui Goffredo Fofi e Alessandro Leogrande .

Se ogni territorio ha i suoi testimoni eccellenti e “numi tutelari” a cui riconoscere una paternità di visione – studiosi, intellettuali, artisti che hanno aperto un varco nella ricerca delle molteplici forme dell’identità collettiva, della storia, delle tradizioni in costante evoluzione e stratificazione – Rina Durante rappresenta certamente questa figura per il Salento e per il Sud. Una personalità trasversale, rigorosa nel metodo e nella ricerca: narratrice prima di tutto, come lei stessa dichiarava, Durante ha contribuito in modo significativo alla ripresa degli studi sul tarantismo e della ricerca folclorica e demologica di Ernesto de Martino, raccogliendo la lezione gramsciana sulle classi subalterne e quella meridionalista, culturale e politica, di figure come Tommaso e Vittore Fiore, Gaetano Salvemini, Rocco Scotellaro.

Il suo impegno militante per le classi oppresse, a partire da quelle contadine, l’ha condotta a estendere le sue ricerche verso il patrimonio musicale tradizionale sull’esempio di Gianni Bosio, Giovanna Marini e altri studiosi, diventando la figura centrale di riferimento più significativa del movimento di riproposta della musica popolare salentina con la stessa fondazione del Canzoniere Grecanico Salentino.

Pur nell’evoluzione radicale che il Salento ha subito negli ultimi decenni, decisamente distante dallo spirito con cui Rina ha condotto le sue ricerche, tuttavia i germi di questa trasformazione, la nuova consapevolezza acquisita dal territorio connessa alla riscoperta e alla valorizzazione delle sue radici tradizionali, hanno nell’opera della Durante un primato da riconoscerle e valorizzare.

La malapianta vinse il Premio Salento nel 1965 consegnato a Lecce da Maria Bellonci, presidente di un’autorevole giuria composta da Sandro De Feo, Mario Sansone, Bonaventura Tecchi e Giampiero Dore, che negli anni precedenti era stato assegnato a Cesare Pavese, Carlo Bernari, Giuseppe Dessì, Domenico Rea, Elio Vittorini, Ignazio Silone, Carlo Cassola, Nino Palumbo, Giuseppe Cassieri, Dante Troisi e Italo Calvino.

Dal romanzo:

«C’è un modo di franare stando in piedi, diritta e tranquilla con gli altri intorno che ti guardano e sono tranquilli anche loro del tuo modo sempre uguale di tenerti su, senza scosse e cambiamenti. Ed è in quell’istante preciso che tu te ne sei andata, e hai detto loro addio con tutte le tue forze, senza dire una parola, pur sapendo di franare là dove nessuno di loro saprà più ritrovarti».

Dall’introduzione di Antonio Lucio Giannone:

«La malapianta, di primo acchito, farebbe pensare a un’opera tipica del neorealismo al quale rimandano indubbiamente alcune caratteristiche, come l’ambientazione meridionale, la scelta di personaggi appartenenti alle classi subalterne, l’arretratezza delle condizioni di vita in cui essi vivono, nonché il riferimento a precise coordinate storiche e geografiche. Ma quali sono le tematiche prevalenti nel romanzo, quelle che sono messe maggiormente in rilievo da Rina Durante? Ebbene, non sono tematiche di natura sociale, come si potrebbe immaginare. La fame, la miseria, gli stenti quotidiani esistono ovviamente e sono alla base della vita dei personaggi del romanzo, almeno dei componenti della famiglia Ardito, ma non è su di esse che si appunta l’attenzione della scrittrice. Non c’è insomma un intento documentario alla base del romanzo, né un tono di denuncia delle condizioni di vita della gente del Sud o di polemica ideologica contro il fascismo, secondo gli schemi più vulgati della narrativa neorealista. C’è un altro problema che sembra affliggere questi personaggi più delle condizioni di deprivazione sociale e materiale in cui vivono, ed è il malessere, il disagio di tipo esistenziale dal quale sono accomunati. Tutti i personaggi, infatti, sono dilaniati da un male sottile che condiziona le loro esistenze e ne fa delle monadi sofferenti e disperate. Solitudine, incomunicabilità, inettitudine, alienazione, aridità interiore: nessuno di essi sembra sfuggire a questo “male oscuro”».

Da “La cultura che cambiò il Salento” di Rina Durante:

«Che cosa fu per noi la ricerca folklorica se non tentare di illuminare quei passaggi della nostra storia, in cui il popolo aveva dato testimonianza della sua capacità di reagire alle opposizioni, e cioè di autonomia? Ripristinare la memoria e cercare di difenderla, di conservarla: tendeva a questo il nostro lavoro. Oggi si ha la sensazione di un azzeramento di tutto il lavo ro culturale svolto sul fronte politico. La nostra convinzione, invece, è che si debba ricominciare proprio da lì, che si debba tornare a parlare di questione meridionale, per esempio, che a parte le diverse tesi, era un modo per risalire alle cause della condizione meridionale attraverso la ricostruzione storica del Meridione. Una generazione di smemorati non produce neanche buoni scrittori. Scrittore è colui che

conosce e, soprattutto, riconosce il passato, che ha la consapevolezza del tessuto storico-letterario da cui inevitabilmente discende egli stesso».

Dal contributo di Massimo Melillo:

«Con Rina avevamo sempre pensato ad una ripubblicazione de La malapianta e sollecitata a riprendere in mano la questione veniva però sopraffatta da altri innumerevoli impegni, che mettevano da parte l’ambito progetto editoriale che prevedeva, tra l’altro, la riedizione di altre sue importanti opere e saggi. Ora che senza di lei La malapianta rivede la luce sarà come averla ancora di più tra di noi, suscitando quella struggente commozione, che ci assale ogni qualvolta i pensieri ci riportano quotidianamente agli anni di una stagione indimenticabile della nostra vita.

I libri fanno crescere, vivono di forza propria e fanno vivere, questo forse il mistero della scrittura che diventa narrazione. L’uno accanto all’altro, i libri a volte restano immobili, poi ripresi e riletti muovono uomini e donne, costruiscono pensieri e identità, che si fanno storia e conoscenza per tutti e di tutti. Rina era legata a La malapianta perché raccontava della sua antica terra, che da sempre è rimasta centrale nella sua ricerca dell’anima popolare salentina. Un ritratto vivido di un tessuto sociale scomparso, un lavoro di scavo incessante e mai interrotto per ricomporre, come in un intenso lessico, i valori collettivi di una produzione culturale consapevole della propria dignità, che incarna la storia di un luogo dell’anima chiamato Salento».

L’autrice

Rina Durante (Melendugno/Le 1928 – Lecce 2004) esordisce con la raccolta di poesie Il tempo non trascorre invano (Misura, 1951). Fra il 1961 e il 1966 è segretaria di redazione della rivista “Il Critone”, dove pubblica alcuni racconti tra cui Il Tramontana, che diventerà il soggetto dell’omonimo film diretto da Adriano Barbano, presentato nel 1965 alla prima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il suo primo romanzo è La malapianta (Rizzoli, 1964) vincitore del Premio Salento 1965. Dopo Da Verga a Balestrini. Antologia della condizione meridionale (Saedi, 1975) pubblica nel 1977 Tutto il teatro a Malandrino (Bulzoni) e Il sacco di Otranto (Adda). Nella sua lunga attività di giornalista ha collaborato con la Rai e con numerosi quotidiani e riviste. Riprendendo gli studi sul tarantismo di Ernesto de Martino, fonda nel 1975 il Canzoniere grecanico salentino, che nel 1977 incide per la Fonit Cetra Canti di Terra d’Otranto e della Grecìa salentina. Nel 1996 esce il volume Gli amorosi sensi (Manni) presentato da Maria Corti. Il suo interesse per la cultura popolare e l’enogastronomia si manifesta anche attraverso la collaborazione con la Guida dell’Espresso e con varie pubblicazioni come Rucola e caviale (Edisalento, 1993), Cerere e Bacco a piene mani (Schena, 2001) e il postumo L’oro del Salento. Per una storia sociale dell’olio d’oliva in Terra d’Otranto a cura di Massimo Melillo (Besa, 2005).

AnimaMundi

AnimaMundinasce nel 2003 come casa editrice ed etichetta discografica, a cui si affianca una piccola e tenace libreria affacciata sul mare Adriatico nel cuore di Otranto. AnimaMundi è presto divenuta un punto di riferimento della musica di riproposta della tradizione salentina, pubblicando diversi album tra i più significativi degli ultimi anni. Come casa editrice ha accolto una ricca rosa di autori impegnati sui temi del rapporto poetico con il mondo, tra cui Franco Arminio, Gianluigi Gherzi, Chandra Livia Candiani, in un lungo percorso editoriale inaugurato con la pubblicazione in italiano dei libri dello scrittore e poeta francese Christian Bobin.