Archivi categoria: interviste

Intervista con i DUNK

E’ uscito il 12 gennaio, per Woordworm Label, “DUNK”, lo straordinario disco d’esordio dei DUNK, la band nata dall’incontro tra i fratelli Ettore e Marco Giuradei, protagonisti del mondo indie bresciano, Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e O.R.K..

Un esperimento in progress al limite della performance, che è sfociato nella realizzazione di un disco robusto, viscerale, tormentato e visionario. Al centro, l’eterna lotta tra l’uomo e la sua coscienza, l’amore maniacale per le cose che non potrà mai avere, i dubbi sulla vita e sulla sua importanza. Le nuove liriche di Ettore Giuradei, assente dalle scene musicali dal 2015, si sposano con una batteria corposa e materica, giri di chitarra che regalano sfumature inedite, tastiere che intessono la struttura profonda dei brani. Sia che si parli della scrittura che del live, “DUNK” è quel livido, che per quanto faccia male, continuiamo a toccare.

Marco Giuradei e Luca Ferrari (Verdena) si conoscono per caso, durante una data del progetto Giuradei a Bergamo. L’amicizia si rafforza, negli anni, con una serie di interminabili Jam Session all’HenHouse Studio di Albino. Nel frattempo Ettore, fratello di Marco e deus ex machina dei Giuradei, comincia a scrivere nuove canzoni con testi ispirati ad autori come Carmelo Bene e Antonin Artaud, toccando principalmente il tema del doppio e di una certa inadeguatezza dell’esistere. I Dunk esordiscono ufficialmente ad Aprile 2017 in occasione del decennale della Latteria Molloy: il riscontro di pubblico è notevole ma i tre sentono che ai pezzi manca qualcosa.  Ettore, fan dei Marta sui Tubi, contatta quindi il chitarrista Carmelo Pipitone: la band torna in sala prove a comporre nuovi pezzi che presenta poi, nel corso dell’estate, in alcuni live esclusivi.A settembre 2017 i Dunk si trovano in studio e registrato il primo album omonimo, che raccoglie tutto l’entusiasmo di questa manciata di mesi passata insieme: un disco poco pensato, suonato di pancia, a cuore aperto.DUNK è ricerca di una forma, è lasciarsi alle spalle la canzone, è avanzare verso un’opera, dentro la meraviglia.

 

Intervista con i Fast Animals Slow Kids!

I Fast Animal Slow Kids saranno in Puglia in concerto all’Alibi Festival il 26 luglio!

A due anni di distanza dal precedente lavoro discografico “Forse non é la felicità”, e anticipato dal nuovo singolo “Non potrei mai”, i FAST ANIMALS AND SLOW KIDS (FASK) pubblicano “ANIMALI NOTTURNI”, il loro quinto disco, il primo per Warner Music, in uscita il 10 maggio.

Con “Animali Notturni”, i FASK rimangono liricamente introspettivi e musicalmente rudi ma cristallini e consapevoli. Il nuovo lavoro, prodotto da Matteo Cantaluppi, è diretto, senza fronzoli ma pieno di dettagli, un punk pulito e rotondo.

In questo nuovo progetto la band dimostra di continuare a evolversi rimanendo fedeli al proprio animo rock e diretto e proseguono in quella graduale ma importante maturazione che li ha resi una delle realtà più interessanti tra le band nostrane.

“Animali notturni” è un disco più armonioso e omogeneo rispetto ai precedenti lavori. Nelle 11 tracce sono riversate riflessioni e sfoghi dalla penna di Aimone Romizi.

La band descrive così il proprio lavoro: “Sarà un disco per chi, come noi, ogni giorno scinde in due la propria anima e come nulla fosse, di notte, ne manifesta contemporaneamente entrambe le metà; un disco per chi riesce a far convivere nella propria testa due pensieri agli antipodi, due atteggiamenti contrari, il bene che viene dato ed il male ricevuto; un disco per chi conosce la strada e la sbaglia apposta, per chi sta fuori fino all’alba cedendo ad ogni sua velleità, ad ogni vizio, per poi chiudersi in casa il giorno seguente e cercare di rimettere in fila i pezzi di una vita che sente sbagliata; un disco per chi ha smesso di amare e sta ricominciando, per chi ha ricominciato e vorrebbe smettere; un disco che si urla d’un fiato, percorrendo un’autostrada che sembra infinita o che si sussurra persi nel traffico d’una città con troppe auto e poca sensibilità, un disco per persone che non sanno decidersi, che vengono chiamate incoerenti e irresponsabili senza aver mai la possibilità di spiegare che scegliere, nella vita, fa sempre male ed il male ci rende persone peggiori”.

“Animali Notturni” sono i Fast Animals and Slow Kids all’alba del loro nuovo disco.

Questa la tracklist del disco:

  1. Animali notturni
  2. Cinema
  3. Urlo
  4. Non potrei mai
  5. Dritto al cuore
  6. Canzoni tristi
  7. Un’altra ancora
  8. Demoni
  9. Radio radio
  10. Chiediti di te
  11. Novecento

I Fast Animals and Slow Kids nascono a Perugia alla fine del 2008. Sono quattro musicisti (Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti) che frequentano il liceo e che decidono di iniziare a scrivere canzoni in inglese e di provare insieme.

Nel 2009 registrano il loro primo EP “Questo è un cioccolatino” (To Lose La Track). Nel 2010 aprono i concerti di band come Zen Circus, Il Teatro degli Orrori, Futureheads e Ministri e vincono il contest di Italia Wave Love Festival come miglior gruppo emergente italiano. Dopo un lungo tour, nel 2011 pubblicano il loro primo disco “Cavalli”, prodotto da Andrea Appino (Iceforeveryone).

Ad inizio 2013, pubblicano il loro secondo disco “Hýbris” (Woodworm). Il singolo “A Cosa Ci Serve” vince il Trofeo Rockit come migliore canzone italiana, “Hýbris “ è decretato l’Album Italiano dell’anno per i lettori di XL e la band vince il premio KeepOn “Rivelazione Live 2013”. Nel 2014 esce il terzo disco “Alaska” (Woodworm label), sempre sotto la produzione artistica di Andrea Marmorini e Jacopo Gigliotti. Dopo l’uscita del disco, la band parte con un nuovo tour di circa ottanta date che mostra una grande crescita della band. Numerosi sono i concerti sold out.

Nel 2017 esce “Forse non è la felicità” (Woodworm label), il quarto lavoro, un disco energico e dalle importanti contaminazioni, nato in assoluta libertà espressiva, che sviluppa, con sorprendente continuità rispetto ai dischi precedenti, un risposta ai disordini che la vita impone.

Il 10 maggio 2019 esce  “ANIMALI NOTTURNI”, il loro quinto disco, il primo per Warner Music. Rimangono liricamente introspettivi e musicalmente rudi ma cristallini e consapevoli. Il nuovo lavoro è diretto, senza fronzoli ma pieno di dettagli, un punk pulito e rotondo.

Il 24 maggio, da Milano, parte il nuovo atteso tour che vedrà finalmente la band perugina, una delle migliori realtà live del panorama italiano, tornare sui palchi dei più importanti festival musicali della penisola per presentare le canzoni del nuovo album.

Faccio la mia cosa: esordio alla narrativa per Frankie Hi-nergy

Prossimo a festeggiare i suoi primi 50 anni Frankie Hi-NRG arriva a Bari ospite de La Feltrinelli per raccontare la sua crescita umana ed artistica, evoluta in parallelo a quella del movimento hip hop, descritta all’interno del suo primo romanzo; un lavoro di debutto e di formazione, autobiografico, dal titolo Faccio la mia cosa, 234 pagine fluide e sorprendenti, che strappano sorrisi a profusione. Frankie, al secolo Francesco di Gesù, è nato nel ’69 ed ha vissuto tutto l’excursus del movimento hip hop, nato nel ’73 al di là dell’oceano. Il termine hip hop, ci racconta, deriva dal nome di un orologio usato dai paninari di allora, poi curiosamente usato per racchiudere quattro forme espressive con quattro rispettive nuove figure: il dj, il ballerino (b-boy o b-girl), il writer e l’MC, che esplodono nel momento del break di un pezzo musicale. Tutto è nato in uno dei Block Party newyorchesi nel Bronx, da un’intuizione del grande Dj Kool Herc.

Frankie Hi-Nergy dice: “…ho fiducia nei punti interrogativi sulla testa delle persone, diffido di di quelli esclamativi, che spesso sono mutuati da altri o altro. Quello che cerco di fare è fertilizzare quei punti interrogativi, quella curiosità, per trasformarli in punti fermi.
Come? Per questa prima volta nella narrativa Frankie si è affidato alla tecnologia e nello specifico ai qr-code, inseriti tra le pagine di Faccio la mia cosa, per offrire l’immediato rimando alla storia della musica della sua vita, trattandosi di un percorso tra gli ascolti che hanno condizionato la sua formazione.

E se la curiosità è chiedersi cosa scegliere, nel suo racconto campeggiano come giganti i suoi genitori, veri coprotagonisti del romanzo al pari dei cambiamenti socio politici. Mani pulite in Italia, i movimenti politici e sociali americani come quelli della pantera, ma anche la scena dei centri sociali italiani, dice, hanno fatto esplodere l’esigenza di affrontare temi impegnati. Il rap è rap, non nasce come movimento evangelizzante rispetto esclusivamente ai temi di quel periodo. Per chiarire meglio il concetto Frankie cita i Sottotono, gruppo musicale con un discreto seguito, ma stigmatizzato per essere rimasto lontano da tematiche impegnate. I dj erano delle star, tanto più grandi quanta più gente avevano intorno, il che dipendeva dalla qualità dei dischi che possedevano e facevano suonare. Il ruolo dominante del rapper è arrivato dopo. Eppure erano questi ultimi i custodi dei contenuti più politici. Si parla dell’attualità del ghetto solo dall’82 ad opera di DJ Grandmaster Flash. Guardando agli anni ’90 persino Jovanotti, con la sua trasmissione su Dj Television, ha contribuito alla diffusione del fenomeno, inserendo temi sociali. Ma sul finire degli anni ’90 è arrivato il tracollo: da un lato l’esigenza di essere duri e puri, non scendere a compromessi neanche economici ha prodotto un vuoto. Il successo era dei “venduti”. È stato necessario aspettare i primi 2000 con Fabri Fibra e Paola Zukar che ha voluto allargare gli orizzonti, facendo contratti discografici che potessero sostenere economicamente la scena. Questo scatto ha permesso ai rapper di essere più generosi e di raccontarsi, così è accaduto che cambiasse il passo. Con la trap la metrica unica ed originale è andata in secondo piano, mentre la parte musicale si è trasformata, con suoni in minore, archi ed atmosfere più avvolgenti. Inevitabilmente cambiando i tempi e l’approccio sono cambiati anche i temi. Non si parla più di sociale, al plurale: si parla di sé al singolare; il faro che guida le liriche dei successori della scena rap è la maternità. Non è raro che la madre sia raccontata e santificata. Per una femmina angelicata tutte le altre sono messe “in una sorta di pozzanghera indistinta” e sotto una luce davvero poco lusinghiera. Frequentemente si tratta di racconti che riguardano relazioni passate e chiuse. È cambiata la maniera di intendere la narrazione. L’io solitario si definisce in funzione di ciò che possiede ed è vittima di una profonda demacizzazione, con un estetica androgina, di rottura, che spiazza ed è anche divertente, dice Fankie, rispetto all’appiattimento che si stava avendo nei primi anni 2000: non si vedono più “tipacci” corpulenti e fortemente eterosessuali, dal fisico decorato da fori di proiettile (ndr 50 Cent).

Il rapper Manuto, di strafactor, è intervenuto chiedendo degli haters. La risposta di Frankie Hi-NRG è secca. Gli haters sono un “non problema”, poiché la tecnologia permette tutto, anche di bloccare problemi come questi. Lui è stato inviso ad alcuni rapper del momento quando ha avuto un successo repentino al primo album. Lui ha avuto tante fortune ed il dovere di capitalizzare: viaggi tranquillità economica, istruzione. Ma non ha avuto una militanza in ambienti tipo quelli dei Zulu Party. Per cui con il terzo brano da lui composto “Io faccio la mia cosa” è una dichiarazione : io faccio il mio con il mio stile e spero nel rispetto da parte delle “posse”. 

“Nella casa la situazione è tesa, confusa, 
la scena è divisa, 
è esplosa la moda, 
la massa si accosta all’Hip-Hop e di “posse” già oggi son piene le fosse… Si accusa 
di vendersi all’incanto 
chi intanto fa il possibile per render più accessibile il messaggio al largo pubblico, 
a quell’utenza in astinenza di concetti costruttivi 
la cui assenza crea effetti negativi 
alla coscienza della grande massa 
priva di qualunque conoscenza anche la più bassa 
di questo fenomeno mondiale che va sotto il nome di Hip-Hop, 
filosofia di vita, approccio culturale alternativo alla realtà di ogni giorno:
mi guardo intorno, 
m’informo e torno a raccontare nella forma verbale a me più congeniale
quella dell’istinto razionale che mi spinge a commentare, 
a sottolineare quel che vedo a cui non credo. 
Usando il rap interferisco e le do e non mi siedo, 
eccedo là dove intravedo uno spazio libero d’azione 
per fare informazione e incominciare a rosicchiare 
quello che ci viene messo a disposizione dai media, 
dalla televisione: 
comunico l’idea e la rima il ritmo sposa
io sono un home-boy e faccio la mia cosa. E faccio la mia cosa nella casa 
nella casa faccio la mia cosa
Sinuosa si snoda la mia rima sopra al ritmo come prosa, 
si attacca alla tua mente quasi come una ventosa, 
tatuaggio indelebile dell’anima ritrosa alla disamina che penetro e contamino… 
Insemino il sistema come un virus oggi endemico, 
domani epidemico questo è ciò che auspico avvenga: 
non c’è niente che mi tenga frenato, il contrattacco è iniziato, partito.Di slancio come un fulmine travalico ogni limite 
che intralci la mia crescita e pregiudichi il buon fine 
di questa operazione rimica: 
uso la metrica come una sciabola tagliente e rapida, affilata 
come una spada, affiatata 
come la mia squadra che mi segue ovunque vada:
il mio DJ 
stile, fa ruotare a mille all’ora il vinile intorno al perno, 
scatena l’inferno sulla terra, 
dichiara guerra, l’attacco sferra e ti sotterra 
in un mare di merda… 
non sono un compagno ma un b-boy in effetto nella casa… 
e faccio la mia cosa…E faccio la mia cosa nella casa 
nella casa faccio la mia cosa
Una voce virtuale ad elevato volume 
che si eleva dal piattume culturale, 
istituzionale, istituzionalizzato dal potere di uno Stato colluso 
che per anni ci ha illuso e ha fatto danni su danni, 
ma a pagare siamo sempre e solo noi, 
e i cocci restano suoi… Come buoi trasciniamo l’aratro, 
bastonati da un bifolco 
ma l’unico solco che ho intenzione di tracciare è quello su vinile, 
la mia ritmica è febbrile, rapida come staffile con cui frusto a sangue chi non segue il mio stile, 
sputa la bile e non ha niente da dire, 
traccia un confine tra il rap e il mondo. 
Io non mi nascondo nel doppio fondo del sistema, 
studio e affronto il problema,
traccio uno schema, 
dimostro il teorema in forma di poema, 
secondo il concetto assoluto e perfetto che del mondo tu devi essere la “causa”, non l'”effetto”, 
e me ne fotto 
di chi usa l’Hip-Hop solamente come posa… 
e faccio la mia cosa… E faccio la mia cosa nella casa 
nella casa faccio la mia cosa”

DI GESU’ FRANCESCO / NEMOLA FRANCESCO © UNIVERSAL MUSIC PUBLISHING RICORDI SRL – 1993

A proposito di Verba manent, album di Fight da faida dice: “quei brani li ho scritti prima della strage di Capaci, prima della nascita di Libera o di Addio pizzo, ma resta il fatto che le canzoni non cambiano il mondo, quello lo fanno le persone. Le canzoni al più possono mettere in sincrono le persone verso un comune obiettivo, proprio come venivano usate per far crescere nel cuore e nella mente dei soldati la tensione prima della battaglia“. Frankie Hi-NRG si è approcciato al tempo cercando di documentare o fotografare la sua realtà. Non c’era la volontà di proporsi come leader o influencer. Ed ora ricordando i temi di denuncia di allora non può che augurarsi che non c’è né sia più bisogno.

AREZZO WAVE Music Contest: Vince la Finale pugliese il coratino KAPUT BLUE

Si è tenuta sabato 25 maggio la finale pugliese per Arezzo Wave Music Contest, sul palco del Mat laboratorio urbano di Terlizzi, un conclave rovente per energia e partecipazione del pubblico.

Il contest è da sempre molto atteso ed ambito, data la possibilità di suonare nell’edizione 2019 della famosa manifestazione musicale toscana – il festival alternativo più longevo d’Italia, Arezzo Wave Love Festival – ma dallo scorso anno è ancor più bramato poiché offre al vincitore la possibilità di calcare i palchi di rinomate kermesse musicali nazionali, nonché quello maestoso ed indimenticabile del Primo Maggio di Roma.

Sono state sei le band a competere per rappresentare la Puglia nella finale nazionale, una per provincia. Fin dalle prime note le orecchie di pubblico e giuria hanno respirato una qualità artistica molto alta, sia per proposta musicale che per la sicurezza che hanno dimostrato sul palco tutte e sei le band concorrenti. Il live è stato aperto dalla suggestiva ed intensa performance dei baresi Good Moaning, per continuare poi con Turco, cantautrice tarantina dalle ritmiche elctro-pop; è stata poi la volta dalla BAT con Kaput Blue, tanto giovane anagraficamente quanto grande sul palco; a seguire gli Icebox, giovanissima band foggiana; i Respiro, una bellissima sorpresa da Lecce; per chiudere gli energici e “funkeggianti” Funketti Allucingeni da Brindisi.

La giuria

La giuria, composta  da Gaetano Camporeale, musicista e produttore discografico nonché tastierista della band di Caparezza, i musicisti e produttori Alessio Virno e Vanni Sardiello, Fabio Gesmundo, responsabile del MAT di Terlizzi e Premio Maggio, Alessandro Lonoce, giornalista, fotografo di live e direttore di Puglia Music, ha avuto più di qualche grattacapo per eleggere un solo vincitore. Il podio è stato occupato al terzo posto dai baresi Good Moaning, al secondo posto dai leccesi Respiro, mentre il gradino più alto ha accolto il coratino Kaput Blue, che ha dimostrato un importante presenza scenica, accompagnata da una proposta musicale ed artistica così curata da non aver nulla da invidiare a tante altre celebrate produzioni internazionali. Tuttavia va segnalato che le prime tre posizioni si sono discostate di un solo voto l’una dall’altra.

Una serata bellissima, impreziosita dalla presenza del grande Caparezza che non ha perso l’occasione di scoprire nuovi talenti e musica originale, il tutto commentato in diretta radiofonica su RKO www.rkonair.com da Paola Pagone e Vanni Sardiello.

Ora per Kaput Blue, ovvero Antonio Caputo, classe 1994, inizia una nuova avventura  e tante nuove opportunità lavorative in Italia e all’estero per un progetto discografico, nato nell’agosto 2017 con Uponcue e Angapp Music. Tutti gli aggiornamenti ora sono sulla pagina del festival www.arezzowave.com, sulla pagina Facebook “Arezzo Wave Puglia” e su www.rkonair.com .

Kaput Blue

Il responsabile pugliese della Fondazione Arezzo Wave, Carlo Chicco, si è tolto qualche curiosità intervistando Antonio Caputo, il vincitore di questa fortunata edizione del contest, per RKO.

L’intervista

Come è nato il progetto e quando hai progettato “Kaput Blue”, da quale background musicale arrivi?

KB: Kaput Blue nasce ad agosto 2017, quando Syncro (componente del duo di producers “Uponcue”) mi invita nel suo studio per ascoltare delle mie demo. Ho fatto un brainstorming della mia vita e l’ho intitolato “Kaput Blue”.

Nel progetto sei affiancato da due noti produttori di musica elettronica, molto noti. Come è nata la collaborazione con loro?

KB: La collaborazione con loro è stata una delle cose più naturali del mondo. “Wow, ci piaci ma.. cosa scrivi?” Ho scritto per loro quattro canzoni e ad occhi chiusi ho aspettato il tempo necessario alla produzione del concept, per capire in che panni mi vedevano. La cosa più incredibile è stata poi ascoltare i loro abiti sonori. Abiti che avrei indossato da sempre.

Una produzione importante la tua, curata nei minimi particolari, dalla musica ai video. Cosa ti ha spinto ad alzare così tanto l’asticella della qualità del tuo progetto, nella musica ma anche nella sua “estetica”? Credo ci sia un idea ed un immaginario molto forte e lo dimostri sul palco.

KB: Mettere il meglio di noi nel progetto “Kaput Blue” era una prerogativa necessaria e presente sin dai primi momenti. Posso dirti che viaggiamo oltreoceano; ci siamo sempre poco riferiti al mercato nazionale semplicemente perché ascoltiamo e destrutturiamo brani principalmente esteri. E’ stato interessante distribuire il nostro progetto ed il nostro live qui in Italia e vedere che reazioni aveva il pubblico volta per volta.

Molta personalità, padronanza sul palco che sembra esattamente il tuo habitat naturale

KB: Il palco è il mio “personal Jesus”. Ho imparato da lui da quando son piccolo. Mi son gettato in delle situazioni live che neanche immagini! (ahah) tutto questo per mettermi i bastoni fra le ruote ogni volta e capire cosa si riesce a comunicare essendo qualche metro sopra il terreno (materialmente parlando!). Fidati, è uno spettacolo eccitante vedere tutti sotto a cantare insieme.

Meglio il live con la band però!

KB: Ovvio! Il live con la band ci rassicura; loro sono il mio letto fresco in estate! Contestualmente abbiamo bisogno ognuno dell’altro per dare un live d’impatto e per dare il massimo. Ergo, concordo!

Hai vinto Arezzo Wave in Puglia, scelto tra band molto brave. Così di fatto inizia una nuova avventura, come hai vissuto questa esperienza e cosa ti aspetti ora

Sono una persona solitamente onesta quindi ti dirò: nella prima fase l’ho vissuta davvero come un gioco, una serata tra amici e per conoscere gente nuova. Appena in via del tutto inaspettata abbiamo sentito “Kaput Blue vincitore” le cose sono un po’ cambiate e ho pensato che magari vale la pena divertirsi ancor di più! Per me tutto questo è un gioco, un modo per divertirmi ed allo stesso tempo studiare cosa mi circonda. Sono solitamente molto attento a tutto questo. Mi aspetto ovviamente di spaccare quel gran palco! Ci siamo, arriviamo!

Loredana Lipperini si racconta

Loredana Lipperini si racconta in occasione della sua visita a Bari, qualche mese fa. Vi riproponiamo questa intervista curata da Carlo Chicco in cui la storica voce di Radio Rai, conduttrice del noto programma radiofonico pomeridiano Fahrenheit di Rai Radio3, descrive il suo percorso professionale iniziato con le radio libere durante gli anni settanta. Racconta anche della sua ricerca dello spazio da dedicare alla scrittura. Qui il suo viso, le sue parole, la sua passione.

Loredana Lipperini intervistata da Carlo Chicco per RKO

Reale Virtuale e Immaginario: Intervista a Qadim Haqq tra afrofuturismo e techno

Abdul Qadim Haqq, noto anche come Haqq e The Ancient, è un artista visivo americano nato e cresciuto a Detroit, nel Michigan. È considerato l’ambasciatore d’arte numero uno di Detroit per gli artisti di musica techno di fama mondiale.
Intervistato per RKO da CLaudia Attimonelli e Lorenzo Montefinese negli spazi di EXP Records – Vinyl & DJ Shop, Qadim Haqq è oggi protagonista di “Reale Virtuale e Immaginario”, un evento straordinario nato dalla collaborazione tra il Centro Studi e Ricerche di Apulia Film Commission e i Corsi di Scienze della Comunicazione – Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione (Uniba), con la partecipazione di MEM – Mediateca Emeroteca Musicale – e di S/Murare il Mediterraneo.

Ascolta l’intervista ad Abdul Qadim Aqq, The Ancient, presso l’ EXP Records di Bari

Doppio appuntamento, venerdì 3 maggio, all’Ateneo di Bari e alla Libreria Prinz Zaum per esplorare l’immaginario afrofuturista con due ospiti d’eccezione: A Qadim Haqq, l’artista visuale della scena musicale di Detroit, e Andrea Benedetti, producer romano e profondo conoscitore delle musiche black. L’edizione di quest’anno si propone di esplorare archetipi, ossimori e matrici degli scenari black connessi con il futuro attraverso le opere pittoriche e i fumetti di A Qadim Haqq e la narrazione sonora di Andrea Benedetti.

La fantascienza black, spesso ispirata alla deportazione nelle navi negriere dei futuri schiavi verso l’America, insieme alle sonorità della techno e dell’electro, sono espressioni di una tragedia umana vecchia di 400 anni e che oggi ritorna quanto mai attuale, a causa delle inarrestabili morti nei mari del Mediterraneo. Il seminario inizia alle 15 con i saluti istituzionali della presidente di Apulia Film Commission, Simonetta Dellomonaco, del Direttore del Dipartimento ForPsiCom, Giuseppe Elia, di Anna Montefalcone (Centro Studi e Ricerche di AFC) e dei coordinatori dei Corsi di Scienze della Comunicazione, Filippo Silvestri e Ylenia De Luca.

Prosegue con l’introduzione sull’Afrofuturismo di Claudia Attimonelli (MEM, ForPsiCom) con le storie della musica nera di Andrea Benedetti (Mondo Techno, Roma), a seguire l’atteso talk con l’artista e illustratore A Qadim Haqq (Detroit) e la partecipazione del Gruppo di Ricerca MEM, composto da Grazia Ciani, Michele Di Stasi, Lorenzo Montefinese e Roberta Troiano. Le conclusioni sono affidate a Paola Zaccaria (S/Murare il Mediterraneo). Partecipano gli studenti dell’Ipsia Santarella.

Alle 19.30 l’evento continua alla libreria Prinz Zaum per una presentazione audiovisuale del volume “Mondo Techno” (Stampa Alternativa 2018) di Andrea Benedetti e per lo straordinario live painting di Qadim Haqq. L’Artista di Detroit esporrà per l’occasione le preziose opere, copertine di vinili di culto della scena di Detroit e le tavole di prossima pubblicazione relative al graphic novel, The Book of Drexciya.

Nato nell’alveo della diaspora africano-americana, l’afrofuturismo parte da alcuni assunti fondamentali: l’omologia tra schiavo, alieno e robot derivata dall’esclusione dei neri dall’ordine del discorso sul futuro e sullo sviluppo tecnologico e maturata in seguito alla tragedia della schiavitù e delle morti occorse durante le deportazioni del Middle Passage. L’estetica di A Qadim Haqq restituirà il senso di questo movimento, che include tra gli altri, le opere di Sun Ra and the Arkestra Miles Davis e Jimy Hendrix, Basquiat, John Akomfrah, Kodwo Eshun, Octavia Butler, Missy Elliott, Grace Jones, Rihanna, Erykah Badu, Drexciya, Jeff Mills, fino al recente successo cinematografico di Black Panther e Spiderman into the Spiderverse.

Afrofuturismo è un termine di recente adozione che si riferisce alle culture nere metropolitane che si muovono tra cinema, letteratura fantascientifica, musica (hip hop e techno), grafica e produzione di videoclip. L’immaginario che ne deriva reca i segni del passato ancestrale e del futuro mai accaduto, al punto che il termine in sé a primo impatto risuona come un ossimoro. Dai primi scritti in cui compare la parola Afrofuturismo – 1992, Mark Sinker: Loving the alien su The Wire e 1993, Mark Dery: Black to the future. Afrofuturism – ad oggi, l’afrofuturismo riceve sempre più attenzione da parte di media e pubblico, coinvolge cinema, moda e architettura, in particolare inscenando spazi urbani distopici, dove esperire multiversi.

Haqq insieme ad Andrea Benedetti, la memoria storica dell’avvento della techno in Italia, fondatore di Tunnel e infaticabile diffusore delle musiche black nordamericane, insieme al Gruppo di Ricerca MEM ci immergeranno nelle atmosfere acquatiche di mondi sommersi.

CORRENTE ALTERATA SECONDO GIORNO: LE INTERVISTE

Corrente Alternata, secondo giorno, 20 aprile 2019! Ecco i tales delle interviste

 

Ascolta l’intervista con Angelica di TESLA che introduce la seconda giornata di concerti

 

TESLA CORRENTE ALT

 

Ascolta l’intervista ai SANGUE


20190420_225852.jpg

sangue.jpg

 

Ascolta l’intervista agli OLIS 

olis.jpg

Ascolta l’intervista ai MARNERO

 

Voghiamo in un vasto mare, sospinti da un estremo all’altro, sempre incerti e fluttuanti. Ogni termine al quale pensiamo di ormeggiarci e di fissarci vacilla e ci lascia. Per srotoloarsi serve mollare la boa. Che è solo un punto in mezzo al mare. Poi c’è tutto il mare. e se proprio vuoi ficcare la testa da qualche parte fallo in mezzo al mare, dove diventa nero e fa paura, dove si apre quel mondo terribile.

20190421_021052.jpg