The Poets: 20 anni di “Groovy”

Sono passati 20 anni dall’uscita del secondo disco dei The Poets, band sixties bolognese. Matteo Cincopan, ospite di RKO, ci racconta la storia della band e di “Groovy”, album che suona ancora maledettamente attuale!

I Poets nascono alla fine degli anni Novanta dall’idea di Lorenzo Mingardi di costituire un gruppo beat, che si inserisse nel filone revival, inaugurato a Bologna dagli Avvoltoi e proseguito dagli Sciacalli.
La prima scelta per un chitarrista ricade su Matteo Cincopan, amico di
lunghissima data e grande estimatore della musica anni Sessanta. Con
l’ingresso di Matteo Ferretti, compagno di università di Matteo Cincopan il gruppo è formato. L’idea iniziale, tuttavia, era quella di un quartetto, così i tre passano i primi tempi ad audizionare cantanti; non trovando l’elemento adatto, il trio ormai consolidato, decide di proseguire senza un cantante: ogni membro del gruppo avrebbe cantato le sue canzoni, aiutato dagli altri due. Nel dicembre 1999, armati di un registratore a quattro piste, i Poets registrano il primo album autoprodotto, “Begging for love”, che frutta recensioni su fanzine e stampa underground, insieme alle prime esibizioni live.


Nel frattempo, il repertorio del gruppo cresce e, nell’estate del 2000, il trio è pronto per registrare altre sedici canzoni, dodici delle quali finiranno su “Groovy!”, il secondo album autoprodotto. Recensito dalla stampa specializzata, l’album attira l’attenzione di Massimo Del Pozzo. Il produttore romano contatta il gruppo con la proposta di registrare un EP per la Teen Sound Records, una suddivisione della Misty Lane. L’EP in questione è “When you were by my side”, registrato nella primavera del 2001, che esce in formato 7″ vinile e dà ai Poets l’opportunità di farsi conoscere oltre i confini nazionali.


Le occasioni per suonare dal vivo si moltiplicano; sempre nel 2001 i Poets partecipano anche a una puntata della fiction “Tra di noi”, prodotta da ETVRete7 e, acquistato un nuovissimo otto piste, nell’estate del 2001 i Poets tornano a registrare altri brani. Di questi, undici andranno a comporre il nuovo album, “Surrealistic rain”, pubblicato dalla Teen Sound Records nell’autunno del 2002.
Per tutto il corso dell’anno il gruppo è impegnato, in giro per l’Italia, in
un’intensa attività live che, purtroppo, contribuisce a innalzare il livello della tensione tra i membri. La proposta di una collaborazione con un nuovo studio di registrazione di Correggio sembra, in un primo tempo, migliorare la situazione, ma lunghissimi tempi di lavorazione, uniti all’inesperienza del personale dello studio non fanno che acuire i dissapori.


Alla fine del 2003 la collaborazione è definitivamente chiusa e i Poets hanno accumulato una discreta quantità di canzoni ancora inedite. Nello studio di registrazione di Scandellara, a Bologna, in una settimana non priva di tensioni, registrano il master di un nuovo album, che viene proposto a Massimo Del Pozzo. Purtroppo, al momento, i rapporti tra i membri della band non sono dei migliori così, unitamente al nuovo album, viene richiesto a Massimo Del Pozzo di poterlo promuovere senza fare concerti. La richiesta viene respinta e il gruppo, resosi conto di essere giunto a un’impasse, si scioglie.
L’album “The Poets” rimane inedito fino al 2012, quando Matteo Cincopan, in possesso del master, contatta gli altri membri del gruppo e propone di pubblicarlo in autonomia su Spotify e sulle altre piattaforme digitali. La buona risposta di ascolti convince il gruppo, che ha ancora materiale inedito, a impegnarsi nella rimasterizzazione di “Surrealistic rain” (ripubblicato su Spotify nel 2013) aggiungendo sei brani rimasti inediti agli undici della versione originale.

Arrivati a oggi, per i vent’anni di “Groovy!” si è deciso di preparare un
remaster che rendesse giustizia a un lavoro che all’epoca, con sole quattro piste, non era possibile realizzare, se non a scapito della qualità sonora finale. La procedura adottata dal gruppo durante le registrazioni permette, oggi, di recuperare quasi tutte le sorgenti sonore isolate, così da poter rifare completamente il missaggio ex novo. Nonostante alcuni limiti della registrazione siano ancora piuttosto evidenti, “Groovy!” non ha mai suonato così, se non nelle nostre menti!