Oggi è uscito il nuovo album dei La Crus “Proteggimi da ciò che voglio”. Qui la nostra intervista.

Oggi è uscito il nuovo album dei La Crus “Proteggimi da ciò che voglio”. Qui la nostra intervista.

Siamo stati ospiti alla prima del tour dei La Crus, partito dal Teatro Sperimentale di Pesaro, una data importante che ha segnato il ritorno di una band storica. La tensione era palpabile, poi la scelta di suonare brani nuovi mai ascoltati e suonati prima ha reso tutto più emozionante. Il disco raccoglie una eredità che poteva in qualche modo schiacciare la band che invece ha saputo modernizzarsi senza perdere il proprio stile e quelle vibrazioni che ci hanno sempre regalato. Un disco molto bello, con le due chicche impreziosite dalle collaborazioni di Carmen Consoli e Colapesce e Dimartino, un disco, come lo hanno definito “polietico”, dove fluisce nuova energia e profondità per una band che non hai smesso di essere amata.

Un grande e atteso ritorno per la band che ha scritto pagine fondamentali della musica italiana, con un album di inediti prodotto da Matteo Cantaluppi e dagli stessi La Crus. 

Un disco importante che apre le porte ad ospiti importanti che regalano la loro arte e il loro sapere come accade in 3 di questi 10 brani: Slavoj Zizek, illuminato filosofo, sociologo e politologo sloveno e Vasco Brondi padre del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica arricchiscono “La Rivoluzione”. Con Carmen Consoli e Colapesce & Dimartino i La Crus attraversano un ponte virtuale tra passato e presente con le nuove versioni di “Io Confesso” e “Come Ogni Volta”.Il titolo è invece ispirato da “Protect Me From What I Want”, un’opera dell’artista statunitense Jenny Holzer.

Nel disco ci sono alcune tematiche ricorrenti come quella del tempo, quella del lavoro, quello dell’angoscia e dello smarrimento sempre più diffusi. Il tutto è permeato dalla percezione di una libertà che è illusoria perché è il modo in cui il dominio neoliberista ci assegna lo status di imprenditori di noi stessi, che ci rende di fatto degli schiavi isolati dagli altri, senza nemmeno più un padrone contro cui poterci ribellare.  Un dominio che ci spinge a desiderare cose da cui invece dovremmo proteggerci.

La sfida ambiziosa nella stesura dei testi è stata quella di far convivere due elementi che possono sembrare in contraddizione. Avere uno sguardo politico e al tempo stesso poetico. Pericoloso ma intrigante, cercando di sfuggire dalla retorica populista con un approccio interiore e profondo. Cercando di evitare sempre e comunque la declamazione dritta per dritta, urlata dentro ad un megafono. Usando sempre e comunque la parola sussurrata, in punta di penna. Coi doppi sensi e le metafore. Ed è per questo che fra di noi, abbiamo ironicamente coniato un nuovo termine che descrive questo lavoro: Canzoni “Polietiche”.  Politiche, poetiche e soprattutto etiche. Sperando che chi ci ha seguiti fin dai primi lavori, e in questi lunghi anni di assenza ci ha continuato ad ascoltare, insieme ad un nuovo e ipotetico pubblico, possa condividere questa visione, questa crescita e consapevolezza, che possa apprezzare e continuare ad emozionarsi, perché queste nuove canzoni, sono il frutto di lunghe riflessioni e di un sincero amore per la musica. Non sappiamo fare altrimenti. Entrate a guardarvi dentro e intorno insieme a noi.”  La Crus

L’autunno 2023 lo ricorderemo per tre motivi fondamentali: – l’annuncio che aspettavamo da tempo, ovvero la reunion dei LA CRUS – la nuova e splendida versione di “Io Confesso”, in un duetto da pelle d’oca con Carmen Consoli. I LA CRUS nuovamente in concerto, al Teatro Ariosto di Reggio Emilia.

Gennaio 2024: si prosegue su questa strada lastricata di doni, di emozioni ed inedite canzoni che confluiranno nell’attesissimo nuovo album programmato per la primavera 2024, nel quale troveranno spazio anche “Io Confesso” e il nuovo singolo COME OGNI VOLTA, forse il pezzo più importante e
rappresentativo della band milanese (e uno dei più significativi di quella stagione musicale irripetibile degli anni ‘90) che rinasce come la fenice e risplende di nuova luce anche grazie allo straordinario featuring realizzato da COLAPESCE DIMARTINO e alla produzione di Matteo Cantaluppi, che ha
lavorato alla chiusura del nuovo album.

“Conosco Colapesce da ancor prima che iniziasse a cantare. Quando neanche diciottenne faceva il Dj nei locali più cool e alternativi di Siracusa, che in quegli anni era il mio rifugio, e mi ha sempre detto che Dentro Me era il suo disco preferito dei La CrusCesare conosce da tempo Dimartino; c’è
stima reciproca e sincera tra tutti, ed è stato molto semplice e naturale pensare a loro per fare qualcosa insieme” (Joe)

La nuova canzone, parola dopo parola, rincorre – quasi fosse una sorta di mantra – quello che la vita riserva ai più, ovvero una routine quotidiana che lascia poco, pochissimo spazio a ciò che non è lavoro, in qualsiasi forma esso sia. Il tema, di per sé ben più che complesso, si alleggerisce e arriva dritto grazie ad un lavoro musicale, ad un testo e a una melodia che procedono con un incedere veemente che sembra togliere il fiato.

Il lavoro da remoto durante la pandemia ha fatto impennare i livelli di stress dei lavoratori anche per l’impossibilità di avere una cesura netta tra vita domestica e vita lavorativa. In molti siamo stati vicini all’esaurire ogni capacità emotiva. Invece di riflettere su ciò che era importante ci sforzavamo di mantenere livelli di prestazione insostenibili, soprattutto dentro una tale esperienza collettiva di ansia e di lutto”. LA CRUS

Così viene varato l’atteso ritorno dei La Crus, la band che come nessun’altra ha saputo permeare di futuro quello che negli anni ’90 era il loro presente, con canzoni e suoni ancora oggi più che attuali. L’album anticipa già dalla copertina riflessioni e sentimenti presenti nell’esistenza di ciascuno di noi.

Quelle macchie sono ciò con cui ci affrettiamo a riempire gli spazi, il tempo, i silenzi, gli stomaci, per colmare con qualcosa l’horror vacui che non siamo in grado di sopportare. Sono le merci, tutte quelle cose di cui ci riempiamo la vita mentre lasciamo che si svuoti di senso. Sono la cosa eccedente che disturba l’equilibrio, ma senza la quale ormai sembra non esistere neppure ciò che le sta dietro, senza le macchie anche tutto il resto scompare. Come nel Quadrato Nero Su Fondo Bianco di Kazimir MaleviÄ”. LA CRUS


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