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“Non posso continuare, continuerò”. Ritornano STRADE MAESTRE (XXV edizione) e TEATRO IN TASCA (XXVI edizione)

Dopo l’interruzione dello scorso marzo dovuta all’emergenza CoViD, riparte STRADE MAESTRE 2020, un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di Lecce; Partner: Provincia e Polo Biblio Musealedi Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia.

“Abbiamo scelto come sottotitolo di questa XXV edizione di Strade Maestre che vede una diversa programmazione da ottobre a dicembre, una frase di Samuel Beckett tratta da L’innominabile: Non posso continuare, continuerò.

Strade Maestre 2020 – spiega Salvatore Tramacere, direttore di Koreja – celebra una resistenza di giorni normali, di mancanze quotidiane, di fatica dell’assenza. Celebra i giorni sospesi, passati a interrogarsi su quando, come e soprattutto perché scommettere sul teatro. Ancora di più è una stagione interlocutoria, di domande piccole e grandi insieme: ha senso il teatro? ha senso l’arte? Quando un sistema globale, con regole acquisite, crolla fagocitato dalla sua stessa frenesia e dal suo stesso imperativo di dover fare, è necessario trovare altri sistemi, altri modi, altri manuali di apprendimento.

Tornare alle fondamenta, cercare il senso in ogni giorno di lavoro. Un lavoro, il teatro, mutilato e minato nei suoi princìpi: il contatto, la presenza, il corpo.  

Un teatro che vuole e sceglie di tornare alla ricerca, di guardare con occhi nuovi, di farsi forza su quello che non si conosce ma si può imparare.

Una stagione che ha rispetto di quello che è ed è stato, non è cieca alla storia contemporanea e si affaccia con parsimonia e attenzione alla possibilità di fare da capo. Da ottobre a dicembre, un passo dopo l’altro, sarà un rimettersi in piedi, imparare a camminare.

A partire dai giochi dei bambini che diventano diritti, al fare sistema per parlare di mondo e futuro, a chi ha un nome nella cultura e si spende sempre per ragionare sul presente, dallo sguardo sull’adriatico, il mare dell’intimità a quello su figure di donne che sono carne e muscoli di questo paese, fino all’amore, che è l’unica via. Anche quando la strada maestra è in salita e non si conosce il percorso: non posso continuare, continuerò”.   

Si riparte, dunque, da dove ci si era interrotti con quello che sarebbe dovuto essere l’ultimo appuntamento di Teatro in Tasca della passata stagione.

Sabato 17 ottobre alle ore 20.45 e domenica 18 ottobre nella consueta doppia replica delle ore 11 e ore17.30 ANTEPRIMA NAZIONALE per DIRE FARE BACIARE LETTERATESTAMENTO, il nuovo spettacolo TOUT PUBLIC di Koreja che avrebbe dovuto debuttare lo scorso Maggio, realizzato in collaborazione con Babilonia Teatri di Verona, compagnia più volte Premio UBU. Dire fare baciare lettera testamento è un’ode al bambino. È un canto alla sua bellezza, alle potenzialità che ogni bambino racchiude dentro di sé, all’infinita gamma di possibilità che ognuno di noi ha davanti quando nasce. È il nostro personale manifesto dei diritti del bambino. Attraverso diversi quadri che si susseguono con ritmo travolgente, lo spettacolo è una proposta di gioco rivolta ai bambini, ai loro genitori, maestri e agli adulti in genere. È un invito a scoprire le possibilità del fare, del fare da soli, del fare insieme.

Altri due gli appuntamenti di TEATRO IN TASCA in cartellone fino a dicembre. Domenica 15 novembre il Teatro Crest propone CELESTINA E LA LUNA l’ultima produzione di teatro ragazzi firmata da Damiano Nirchio: la storia di Celestina e del suo viaggio che segna la strada per una rivoluzione tutta al femminile. Mentre domenica 13 dicembre è previsto l’ultimo appuntamento del 2020 per i più piccoli: In scena l’Associazione Teatro Giovani /Teatro Pirata con BUBÙ SETTETEFAMMI RIDERE CHE IO NON HO PAURA, uno spettacolo che con ironia e l’aiuto dei pupazzi mette in scena magiche suggestioni e momenti indimenticabili in cui le paure più profonde e inconfessate si scioglieranno grazie ad un divertente gioco teatrale… per ridere dalla paura.

ATTESO RITORNO PER L’ODIN TEATRET: dal 23 ottobre al 1 novembre Strade Maestre ospita un articolato progetto dedicato allo storico gruppo danese, che vede incontri, proiezioni e spettacoli teatrali.

Primo appuntamento venerdì 23 ottobre alle ore 18.00. Koreja e Teatro Petruzzelli, presso la sede della Fondazione Lirico Sinfonica in Corso Cavour a Bari, organizzano IL TEATRO AI TEMPI DEL COLERA: Eugenio Barba fondatore e direttore dell’Odin Teatret dialogherà con Franco Perrelli, professore di storia del teatro all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Saluto di benvenuto del sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari Massimo Biscardi; introduzione del Direttore Artistico del Teatro Koreja di Lecce Salvatore Tramacere.

Lunedì 26 Ottobre alle ore 19.30 sarà la volta del film THE ART OF THEIMPOSSIBLE, un roadmovie scritto da Elsa Kvamme con Eugenio Barba sul ritorno alle origini dell’Odin Teatret (sottotitoli in italiano). A seguire: EUGENIO BARBAINTERVISTA CARLO SALVEMINI, il sindaco di lecce.

Sabato 31 ottobre alle ore 20.45 e domenica 1 novembre alle ore 18.30 in scena LACASA DEL SORDO un capriccio su Goya, lo spettacolo di Eugenio Barba con Else Marie Laukvik, Rina Skeel e Frans Winther: un caleidoscopio di immagini, situazioni e pensieri che si dibattono nel tentativo di approssimarsi al mistero della Bellezza e della Vita.

Un peso importante all’interno della programmazione di STRADE MAESTRE è affidato al teatro e alla progettazione culturale oltre confine perché, da sempre, per Koreja dedicarsi al contemporaneo significa necessariamente guardare alla dimensione internazionale.

Si parte venerdì 6 novembre con la speciale WEB EDITION dello Show Case internazionale programmato all’interno del progetto “NeTT – Network of Theatres for the valorization of Cultural and Natural Heritage to develop a Sustainable Tourism”,finanziato al Teatro Pubblico Pugliese, nell’ambito del Programma di Cooperazione Transfrontaliero V-A Interreg Greece-Italy 2014-2020. Sabato 7 novembre 2020 Strade Maestre incrocia Remote con LO SPECCHIODELL’ADRIATICO, seconda parte del Progetto Interreg Italia-Albania-Montenegro.

Sabato 7 novembre ore 20.45 in scena Teatri Metropol – Qendra Kulturore di Tirana con NATËN, MÁ: il dramma dell’autore Marsha Norman, vincitore del Premio Pulitzere del World Theatre Award, arriva come produzione esclusiva del Metropol Theatre, diretto da Ema Andrea e dall’ interpretazione di Ilire Vinca e Jonida Beqo.

Domenica 8 novembre alle ore 18.30 in scena ROSA, ROSE. I CORPI. LE VOCI, concerto teatrale per Rosa Balistreri, lo spettacolo di Koreja nato da un’idea di Valerio Daniele e Ninfa Giannuzzi scritto da Angela De Gaetano e con la regia di Salvatore Tramacere. In scena Angela De Gaetano, Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele. Il lavoro muove dalla biografia della cantautrice e cantastorie siciliana per raccontare anche di altre donne che, a latitudini diverse, sono riuscite ad emanciparsi dal dolore, dalla miseria e dagli aspetti più brutali dell’esistenza grazie alla loro voce, cantata, scritta, detta.

Domenica 6 dicembre alle ore 18.30 LETRA (La lettera), una coproduzione del Teatro Koreja con il Teatro Metropol di Tirana, che segna un momento di lavoro importante nell’ottica dello sviluppo di una politica culturale internazionale. LETRA (La lettera) è tratto dall’omonimo racconto di Ylljet Alicka scrittore e sceneggiatore albanese, ex ambasciatore in Francia, Monaco e Portogallo, contenuto nella raccolta I compagni di pietra (ed. Guaraldi) e vede la regia di Salvatore Tramacere; in scena Roerd Toçe, giovanissimo attore albanese. LETRA racconta la vita di un povero Cristo in una lettera di assegnazione per una casa popolare. Un lavoro teatrale su quanto il suono delle parole che descrivono un’esistenza misera decifrano e comprendo la storia di tutti. Lo spettacolo è prodotto con il supporto del comune di Barletta nell’ambito del progetto TOURNÉE –Programma Interreg IPA CBC Italy-Albania-Montenegro 2014-2020.

E ancora venerdì 11 Dicembre i Cantieri Koreja ospiteranno la presentazione di AIDA il progetto finanziato dal programma Interreg Italia-Albania-Montenegro che vede come capofila il Teatro Koreja (Ita) e come partner il Teatro Metropol (Alb), la Fondazione Lika (Mont) e la Fondazione Molise Cultura (Ita).

Il progetto intende dimostrare che è possibile considerare l’intera area del programma (Italia Albania Montenegro) da un unico punto di vista, evidenziando i tanti punti di contatto che esistono tra i cittadini e le comunità dei diversi territori coinvolti. VISTA INTERNO MARE – L’IDENTITÀ ADRIATICA DI UN’UMANITÀ INCAMMINO è un lavoro basato sulla memoria delle comunità realizzato a seguito di una serie di interviste ad abitanti del quartiere Borgo Pace di Lecce, dove nascono i Cantieri Teatrali Koreja. Un lavoro insieme corale e particolare, in cui le diverse anime di Italia e Albania si ritrovano nella visione comune di un mare stretto e lungo che è, da sempre, un mare in cammino.

Domenica 22 novembre alle ore 18.30 atteso ritorno per Le Belle Bandiere ed Elena Bucci in scena con BIMBA, INSEGUENDO LAURA BETTI. Una figura poliedrica, cangiante, libera, vasta e piena di contraddizioni ora quasi dimenticata, come spesso accade alle figure di talento vissute troppo vicino ai geni controversi dal destino infausto.

Da Venerdì 18 a domenica 20 dicembre torna PER PRIMO AMORE. LETTERE DIEROINE SULL’AMORE, il lavoro site specific di Koreja con la cura di Elena Bucci e la cura del progetto artistico di Salvatore Tramacere. Un lavoro ricco di desiderio, passione e dolcezza. Un viaggio nel tempo verso la tragedia antica e il mito, che sono attuali e sono vita e nutrimento per una visione nuova della contemporaneità. La presentazione è liberamente ispirata alle Eroidi, raccolta di epistole composte dal poeta latino Ovidio tra il 25 ed il 16 a.C. circa: lettere poetiche, straordinariamente moderne e originali scritte da donne innamorate, abbandonate o tradite da cui prendevita il lavoro del Teatro Koreja. Lo spettacolo è prodotto nell’ambito del Progetto NeTT, finanziato dal Programma di Cooperazione Territoriale V-A Interreg Greece-Italy 2014-2020. Lead Beneficiary Teatro Pubblico Pugliese.

Il 23 dicembre alle ore 20.45 speciale chiusura d’anno con Beatrice Rana, giovanissima pianista salentina impostasi nel panorama musicale internazionale presenterà BEAT…HOVEN: per celebrare Beethoven a 250 anni dalla nascita, la Rana racconterà la modernità e l’universalità della sua musica.

Dal 22 al 25 ottobre Strade Maestre, inoltre, incontra CONVERSAZIONI SULFUTURO il festival, promosso dal 2013 dall’Associazione Diffondiamo idee di valore con il coordinamento di Gabriella Morelli. Focus dedicato alle donne con presentazioni, incontri e lo spettacolo Per primo amore. Tra le ospiti Chiara Comito e Silvia Moresi; la giornalista Annalisa Camilli e le attiviste Djarah Kan e Lucia Ghebreghiorges; la sociolinguista Vera Gheno e l’attivista Isabella Borrelli; in collaborazione con la casa editrice Besa-Muci, le autrici Yenniffer Lilibell Aliaga Chavez e Nadia Kibout; Daniela Finocchi e la giornalista Loredana De Vitis; la vignettista Takoua Ben Mohamed; la Giudice del Tribunale di Roma Paola De Nicolae Tina Marinari dell’Ufficio Campagne di Amnesty International Italia.

Quest’anno, viste le innumerevoli difficoltà, la capienza della sala praticamente dimezzata e l’aumento consistente dei costi di gestione, riusciamo a garantire solo alcune delle agevolazioni rivolte al pubblico, come la convenzione con Adisu Puglia che permette l’ingresso agevolato per gli studenti di Università, Conservatorio e Accademia di Belle Arti di Lecce o una riduzione dedicata ai più giovani. Un ulteriore sforzo che Koreja compie nel rispetto delle politiche di walfare finora attuate sul territorio, che vedono il teatro come un servizio sociale indispensabile.

Per noi è importante che gli spettatori vivano il nostro teatro come un luogo sicuro. Per questo teniamo a che le misure di prevenzione, le modalità di accesso e di comportamento all’interno di Koreja in relazione alla gestione del rischio COVID-19 si svolgano nel pieno rispetto delle normative vigenti, con l’obiettivo prioritario di coniugare le attività artistiche e la salute del pubblico, garantendo anche condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti.

INFO: Cantieri Teatrali Koreja, via Guido Dorso, 48/50 tel. 0832-242000 – http://www.teatrokoreja.it

Debutta domani il nuovo spettacolo di Koreja “ROSA, ROSE I corpi. Le voci – concerto teatrale per Rosa Balistreri”

In scena Angela de Gaetano, Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele diretti da Salvatore Tramacere

Domani, sabato 11 gennaio 2020 alle ore 20.45 debutta ROSA, ROSE I corpi. Le voci, concerto teatrale per Rosa Balistreri, il nuovo spettacolo di Koreja.

Nato da un’idea di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele, con testo e voce recitante di Angela De Gaetano e la regia Salvatore Tramacere, chitarra e arrangiamenti dal vivo Valerio Daniele, voce Ninfa Giannuzzi, il lavoro racconta la storia di Rosa Balistreri, la cantatrice del Sud nata a Licata (Agrigento) nel 1927 e morta a Palermo nel 1990, a soli 63 anni. Una donna dalla vita complessa, che portava avanti la voce del popolo e cantava le canzoni di tutti. Una donna che faceva politica e protestava in mille modi, cantando senza essere una cantante. Una donna diversa, “un’attivista che faceva comizi con la chitarra”, come amava definirsi.

“Rosa mi è venuta a cercare – racconta Ninfa Giannuzzi – mi è entrata dentro. Ho sentito il bisogno di farla rifiorire in un mantra assennato di rivincita e di forza. La sua voce è un vortice che ti risucchia fino al centro della terra, il suo canto è di ferro e di argilla, restituisce sempre una luce abbagliante, al punto da strizzare gli occhi o coprirsi il volto con le mani per poter vedere. Rosa è il canto che può salvare e incatenare, che può cancellare i confini e abbattere le paure. Rosa ti possiede”

Una rosa, una donna e una voce da cui stilla il racconto in musica e parole che riavvolge con cura il nastro delicato della sua vita intensa e drammatica. Un’ artista dalla voce potente, che si porta addosso tutto il peso di essere donna dolente, resistente e miracolata dalla sua stessa voce, una donna del sud.

Rosa, rose. I corpi. Le voci muove dalla biografia della cantautrice e cantastorie siciliana per raccontare anche di altre donne che, a latitudini diverse, sono riuscite ad emanciparsi dal dolore, dalla miseria e dagli aspetti più brutali dell’esistenza grazie alla loro voce, cantata, scritta, detta. Il canto è qui inteso come campo di battaglia, in cui fare a pezzi i soprusi e le violenze; il canto che porta liberazione e rivendica il riscatto degli ultimi della terra. Un canto forte, che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione: una narrazione serrata, che dal dolore, passo dopo passo, precipita nella sete di una rinascita, nel desiderio di un lembo di innocenza, di un atto di amore puro. Puro come una rosa.

Rosa Balistreri nasce in una famiglia poverissima; la madre lavora in casa mentre le uniche entrate di denaro provengono dai piccoli lavori di falegnameria del padre. A sedici anni viene data in sposa a Gioacchino Torregrossa, un uomo che, molti anni dopo, in un concerto, Rosa avrebbe definito “latru, jucaturi e ‘mbriacuni”.

Il matrimonio, da cui nasce l’unica figlia oggi vivente, Angela Torregrossa, finisce in tragedia il giorno in cui Rosa, avendo scoperto che il marito aveva perso al gioco il corredo della figlia, lo aggredisce con una lima e, credendo di averlo ucciso, va a costituirsi dai carabinieri: sconterà sei mesi di galera. Per mantenere la figlia e aiutare la sua famiglia di origine Rosa fa molti lavori: dapprima in una vetreria, poi come raccoglitrice e venditrice di lumache, capperi, fichi d’india, sarde e infine a servizio in una famiglia nobile di Palermo, dove mette la figlia in collegio. In questo periodo impara a leggere e scrivere. Si innamora del figlio del padrone e rimane incinta; Rosa si vede costretta a fuggire e poi a scontare altri sei mesi di carcere, perché accusata di furto. Uscita dal carcere trova lavoro come sagrestana e custode della chiesa degli Agonizzanti a Palermo; vive in un sottoscala insieme a suo fratello Vincenzo, invalido, che impara a fare il calzolaio. Non avendo ceduto alle molestie del prete viene mandata via e lei, rubati i soldi delle cassette dell’elemosina, parte col fratello Vincenzo per Firenze: lui lavorerà in una bottega di calzolaio e lei a servizio in case signorili.

Richiamata a Firenze anche la madre e una delle due sorelle, Rosa apre con loro un banchetto di frutta e verdura al mercato di San Lorenzo. La sorella Maria li avrebbe raggiunti in seguito, scappando coi figli alle prepotenze del marito. Ma, poco dopo la fuga, l’ex marito la uccide. In seguito alla tragedia il padre di Rosa si toglie la vita impiccandosi. Nei primi anni Sessanta Rosa incontra il pittore fiorentino Manfredi Lombardi, e con lui vivrà per dodici anni. Durante questo periodo allarga la cerchia delle sue amicizie e viene a contatto con il mondo degli intellettuali del suo tempo. Nel 1966 partecipa allo spettacolo di canzoni popolari portato sulle scene da Dario Fo, dal titolo Ci ragiono e canto.  Ha quarant’anni, il volto segnato da una vita tanto intensa e faticosa, gli occhi limpidi e sicuri di chi porta fino in fondo le proprie battaglie; la sua voce ha un timbro arcaico e diretto: la sua presenza drammatica rimane ben impressa negli spettatori, come le canzoni popolari siciliane che interpreta, nelle quali si racconta non solo la miseria ma anche l’orgoglio e lo sdegno del popolo. Dopo la partecipazione a Ci ragiono e canto, inizia a incidere dischi. Nel 1971 si trasferisce a Palermo, dove frequenta persone come il pittore Guttuso e il poeta Ignazio Buttitta, che scrive per lei numerose liriche andatesi ad aggiungere al suo già vastissimo repertorio. Dopo la sua morte, avvenuta a Palermo nel 1990, la memoria di Rosa Balistreri si è appannata, ma negli ultimi anni i suoi eredi (in particolare il nipote Luca Torregrossa) lavorano per recuperarne il valore e la fama. Inoltre l’editore Francesco Giunta sta raccogliendo in CD la sua vastissima produzione, sparsa in molte registrazioni di concerti e in dischi delle più svariate case discografiche. Grazie al suo interessamento, nel 2008 Palermo e Firenze hanno dedicato a Rosa Balistreri un concerto con quattro importanti cantanti della canzone popolare italiana (Lucilla Galeazzi, Clara Murtas, Fausta Vetere e Anita Vitale), accompagnate dall’ensemble I pirati a Palermo.

ROSA, ROSE

I corpi. Le voci

Da un’idea di Valerio Daniele e Ninfa Giannuzzi

Regia Salvatore Tramacere

Di e con Angela De Gaetano, Ninfa Giannuzzi, Valerio Daniele

Assistente alla regia Giulia Maria Falzea

Testo Angela De Gaetano

Voce e synth Ninfa Giannuzzi

Chitarra, arrangiamenti, elettronica Valerio Daniele

Scene e luci Lucio Diana

Tecnico Mario Daniele

L’appuntamento rientra in STRADE MAESTRE 2019-2020, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di Lecce; Teatro Pubblico Pugliese consorzio Regionale per le arti e la cultura. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia.

Intero € 15 – Ridotto (under 30 e over 60) € 8 – Ridotto (under 16) € 6

Ridotto Adisu studenti Università del Salento, Conservatorio Tito Schipa e Accademia di Belle Arti Lecce € 4

Ridotto Online vivaticket.it € 11

Ridotto Soci Coop, Feltrinelli, Fai, Arci € 13

INFO: Cantieri Teatrali Koreja, via Guido Dorso, 48/50 tel. 0832-242000 – http://www.teatrokoreja.it

Dopo vent’anni torna ospite di Strade Maestre AL PRESENTE l’inquietudine fuori dal tempo del Premio UBU Danio Manfredini

A 21 anni dal debutto, torna in scena uno dei capolavori di Danio Manfredini. Sabato 14 dicembre 2019 alle ore 20.45 il palcoscenico dei Cantieri Teatrali Koreja ospita AL PRESENTE, spettacolo che gli valse il premio UBU come migliore attore nel 1999.

Regista di spettacoli memorabili e attore, in più occasioni, di Pippo Del Bono e del Teatro Valdoca, Danio Manfredini rappresenta un vero e proprio patrimonio del teatro contemporaneo. Folgorato da La classe morta di Kantor a soli 18 anni e dagli spettacoli di Pina Bausch, ha chiaro sin da subito il valore della maschera e si interroga su come dar forma materica alle immagini e alle emozioni. Al centro della sua poetica teatrale vi è l’uomo e l’eterna tensione tra incontro e solitudine; vi è l’incertezza e il “coraggio alla fragilità” come dichiara il suo quarto Premio Ubu. Non si può parlare di Al presente senza parlare del tempo. 20 anni sono quelli trascorsi dall’ultima volta che lo spettacolo è stato ospitato nella rassegna Strade Maestre: un’infinita ricerca incompiuta che forse, meglio di ogni altra, rappresenta il teatro di Danio Manfredini. Al Presente è un autoritratto che l’autore dipinge sulla tela: una scena totalmente bianca in cui, in compagnia del suo doppio immobile, Manfredini si muove, popolandola dei mille personaggi che abitano la sua mente. Un uomo doppio e diviso. Una parte è immobile, assente, passiva, in balìa di ciò che accade nel mondo: un manichino. L’altra parte è inquieta, angosciata, attraversata da movimenti e pensieri incontrollabili, dalla memoria di cose e di persone passate, ma ancora presenti nella sua mente.

Al presente vede ancora una volta protagonista la mente, la sua dimensione indefinita, oscura e inafferrabile. Un flusso ininterrotto di ricordi e associazioni lo conducono in luoghi e tempi diversi e lontani della sua vita, ma anche in pensieri e dialoghi interiori che non gli danno tregua. Sono inquietudini che emergono dalla memoria, dalle persone care, da un tempo remoto indefinito, eppure sempre presente, che si va ad intersecare con il mondo contemporaneo. Danio Manfredini si rifà alle patologie psichiatriche e a quelle forme e atteggiamenti fisici che evidenziano ed esprimono nervosismi, amplificandoli e portandoli all’estremo, fino a far emergere le pulsioni più recondite, provando a dare un equilibrio al vortice che agita la usa mente e gli dà corpo e anima. Come di consueto, dopo lo spettacolo Danio Manfredini incontrerà il pubblico. A cura dell’Associazione Dematà.

Amore Amaro livestreaming di presentazione del nuovo LP di Maria Mazzotta

ANTEPRIMA LIVE al Teatro Koreja oggi, 12 dicembre, per la stagione Strade Maestre ed in STREAMING su RKO.

Maria Mazzotta presenta live il suo nuovo disco Amore amaro, l’amore grande, disperato, tenerissimo, possessivo e abusato nell’album che uscirà all’inizio del 2020.

Giovedì 12 dicembre ore 20.45 il palcoscenico dei Cantieri Teatrali Koreja ospita una grande serata all’insegna della musica e della tradizione: Maria Mazzotta, una delle voci più importanti della world music europea, presenterà in anteprima con il fisarmonicista Bruno Galeone, il suo nuovo album Amoreamaro (Agualoca Records). Il disco, che vedrà la luce all’inizio del 2020, è un’intensa e appassionata riflessione sui vari volti dell’amore: da quello grande, disperato e tenerissimo a quello malato, possessivo e abusato.

Il concerto sarà trasmesso in live streaming sulla web radio RKO, media partner della stagione teatrale STRADE MAESTRE all’interno dell’omonima rubrica a cura di Marco Chiffi.

Segui la presentazione il 12 dicembre ore 21:00:

Il concerto sarà un viaggio nel cuore delle donne, dove narrazioni e sonorità si rincorrono, dove la musica popolare del Sud Italia affiancherà quella dei Paesi del Mediterraneo per dipingere un mondo popolato da protagoniste umili eppure nobili, instancabili e appassionate, che hanno una portavoce d’eccezione in Maria Mazzotta.

A pochi giorni dal lancio del brano Scura maje, primo singolo del nuovo lavoro discografico, accompagnato da un video live in studio realizzato da Giuseppe Pezzulla presso la Corrado Productions di Supersano (Lecce), l’anteprima leccese anticipa il tour europeo di presentazione dell’album in uscita.

Diventato famoso grazie a Nino Rota, che lo utilizzò nel film D’amore e d’anarchiaScura maje è un brano tradizionale abruzzese conosciuto anche come Il canto della vedova. All’interno dell’album dell’artista pugliese, rappresenta la parte più drammatica dell’amore: il dolore pietrificante della perdita.

Attraverso dieci brani, di cui due inediti, il nuovo album della Mazzotta attraversa senza timore tutte le emozioni che l’amore può suscitare, trovando nel canto, come tradizione popolare vuole, la catarsi, la consolazione, la forza e la “cura”.

Nel foyer del Teatro Koreja  saranno presenti alcuni volontari di Save The Children, organizzazione umanitaria che Maria Mazzotta vuole sostenere attraverso campagne di raccolta fondi.

Maria Mazzotta è una tra le voci più importanti del panorama folk italiano e della world music internazionale. Nella sua carriera ha collaborato con nomi del calibro di Bobby McFerrin, Ibrahim Maalouf, Rita Marcotulli, Ballake Sissoko, Piers Faccini, Justin Adams e Juldeh Camara, Mannarino, Hysni (Niko) Zela e Fanfara Tirana, Eva Quartet, Klapa Otok, Bojken Lako, Raiz, Roy Paci, Roberto Ottaviano, Raffaele Casarano, Bijan Chemirani e Mario Arcari.

Dal 2000 al 2015 ha fatto parte del Canzoniere Grecanico Salentino, band con la quale ha inciso sei album e partecipato ai più importanti festival di world music.

Nel suo percorso di approfondimento delle varie tecniche volali ha incontrato Sayeeduddin Dagar, tra i più noti cantanti Dhrupad Indiani, e Bobby McFerrin che la sceglie per duettare nell’edizione 2008 del “Bari in Jazz”.

Volgendo lo sguardo ad est si appassiona alla musica balcanica e a soli 21 anni inizia una ricerca musicale con vari musicisti di diverse nazionalità (greci, albanesi, macedoni, croati, rumeni, bulgari e tzigani che incontra nei suoi numerosi concerti). Da qui nasce il sodalizio col violoncellista albanese Redi Hasa in una simbiosi musical-culturale da cui scaturisce il duo “Hasa-Mazzotta”.

Nel 2006 fa parte dell’Orchestra Notte della Taranta diretta dal Maestro Concertatore Ambrogio Sparagna. Dal 2011 al 2014 è voce solista della stessa con la direzione del Maestro Ludovico Einaudi, del Maestro Goran Bregovic e del Maestro Giovanni Sollima.

Dal 2013 collabora, in qualità di cantante, con la compagnia di danza di Miguel Angel Berna realizzando gli spettacoli “Mediterraneo”, “La jota e la taranta”, “Cardia”, “Dos Tierras” esibendosi in diversi teatri nel mondo tra i quali Teatro Olimpico di Roma, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro del Canal di Madrid, Suzanne Dellal di Tel Aviv. Nel 2015 partecipa come cantante nella nuova pellicola di Carlos Saura “La jota”.

Ha cantato in festival e rassegne in tutto il mondo, tra questi: Womad (Australia, Nuova Zelanda, Uk), GlobalFest (New York), South by Southwest (Texas), Small World Music Festival (Canada), Rainforest (Malesia), TarabTanger (Marocco), Soglie (Arabia Saudita), Womex (Grecia), Babel Med Music (Francia), Les Suds a Arles (Francia), Sete Sois Sete Luas (Portogallo e Spagna), Karneval der Kulturen (Germania), At-tension (Germania), Festival Mito (Milano).

L’appuntamento rientra in STRADE MAESTRE 2019-2020, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione EuropeaRegione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di LecceTeatro Pubblico Pugliese consorzio Regionale per le arti e la cultura. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia. 

PIÙ DE LA VITA per STRADE MAESTRE al Cineporto di LECCE venerdì 29 novembre

Performance, musica, pittura e video artenel documentario su Michele Sambin

29 novembre 2019

Cineporto di Lecce

Venerdì 29 novembre 2019 alle ore 20.45 nuovo appuntamento per la stagione Strade Maestre presso il Cineporto di Lecce con PIU’ DE LA VITA (ingresso libero) un documentario di Raffaella Rivi prodotto da Kublai Film – distribuito da Emera Film che racconta, in una dimensione intima e concreta, quattro decenni del percorso artistico di Michele Sambin, pioniere della videoarte, ideatore di performances, spettacoli teatrali, opere pittoriche e partiture sonore. La serata è realizzata in collaborazione con Centro Studi Apulia Film Commission Università del Salento, Cineclub universitario. L’impresa artistica di Sambin incrocia e sperimenta le diverse tecnologie nel loro evolversi, dal video analogico alla pittura digitale, dagli strumenti tradizionali alla musica elettronica.

Attraverso le opere d’archivio e il lavoro quotidiano dell’artista, il film offre uno sguardo diretto sull’arte intesa come lavoro concreto che attraversa il tempo e trasforma lo spazio.

Documentario e film si incontrano nella narrazione della vita e del pensiero di un grande artista contemporaneo, Michele Sambin: viaggiatore e precursore dei linguaggi della contemporaneità dalle mille sfaccettature, Sambin ha esplorato le arti visive nelle sue varie forme, si è immerso nella musica, ha attraversato il teatro, ha sostanzialmente disegnato il volto della videoarte nei suoi esordi per più aspetti pionieristici. Raffaella Rivi, regista ma anche allieva di Sambin, ha scelto il linguaggio del cinema per raccontare l’uomo e l’artista in un lavoro che è a sua volta un’opera d’arte sull’opera d’arte. Disegnato con tratto che molto deve ad una sensibilità creativa tipicamente femminile.

Una costante evoluzione attraverso la tecnologia, in quattro decenni di percorso artistico, dal video analogico alla pittura digitale, dal mondo degli strumenti tradizionali alla rivoluzione della musica elettronica. Mescolando passato e presente, tra opere ormai classiche e nuove performance, il film si propone di portare allo spettatore uno sguardo diretto sul lavoro dell’artista, puntando il focus sulla mutevole arte che attraversa tempo e spazio, adattandosi a essi, ma anche adattandoli alle proprie esigenze.

STRADE MAESTRE ospita la tre giorni coi maestri VETRANO-RANDISI – 22-24 novembre

STRADE MAESTRE ospita la tre giorni coi maestri VETRANO-RANDISI

TOTO E VICÈ, OMBRE FOLLI e DUE STUPIDI SUBLIMI (ON AIR)

un affondo nella poetica dei due artisti alle radici della parola teatrale fra nonsense e confusione esistenziale

22-24 novembre 2019 – Cantieri Teatrali Koreja

Dal 22 al 24 novembre p.v. una tre giorni interamente dedicata ai Maestri Enzo Vetrano e Stefano Randisi e al loro modo di fare teatro. Attori, autori e registi teatrali, Enzo Vetrano e Stefano Randisi lavorano insieme dal 1976.

Un sodalizio quarantennale, da cui nascono lavori premiati dal pubblico e dalla critica: la complementarietà, la dialettica e il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica che portano in scena ai Cantieri Koreja, protagonisti di due testi di Franco Scaldati, sospesi tra crudeltà e struggimento e un testo scritto a 4 mani da loro stessi.

Saranno tre  gli spettacoli ospitati in cartellone: TOTO E VICÈ, OMBRE FOLLI e DUE STUPIDI SUBLIMI (ON AIR) un affondo nella poetica dei due artisti di acuta sensibilità, da sempre alle radici della parola teatrale. A completare la tre giorni di spettacoli, Enzo Vetrano e Stefano Randisi terranno un laboratorio in cui presenteranno il loro metodo di studio sul personaggio sulla scorta della grande lezione di Leo de Berardinis, che a proposito del “personaggio” preferiva parlare di “stato di coscienza”.

Si parte venerdì 22 novembre ore 20.45 con Totò e Vicé, poetici clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano nelle cui parole, gesti e pensieri Enzo Vetrano e Stefano Randisi si sono ritrovati. Due personaggi teneri, legati da un’amicizia reciproca assoluta, che vivono di frammenti di sogni in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere. Due clown marginali, precipitati dal buio in uno spazio popolato solo da una panchina e da tanti lumini, parlano di vita, di smarrimenti, di fantasmi con l’ingenuità dei bambini o dei poeti. Sono morti? Sono vivi? Ci ricordano come quei confini siano labili, continuamente transitori. Con ritmi teatrali impeccabili che fanno sorridere amaro, pensare e sognare.

Totò e Vicé

Sabato 23 novembre ore 20.45 in scena Ombre Folli, un rosario eretico che snocciola pietre preziose di rara bellezza.

All’inizio è la scrittura, a evocare le ombre. C’è un prologo in cui l’Autore racconta i suoi sogni: sghembi, visionari, anticipatori. E, intanto, il sognato prende coscienza, lentamente, di vivere imprigionato dalla fantasia del sognante, del tiranno scrittore. Unica via di uscita, per riuscire a governare la sua vita, è sopprimerlo. Poi c’è la storia. Le ombre di due uomini si raccontano: il primo ha la passione segreta di travestirsi, truccarsi e andare in strada a praticare l’arte in cui è Maestra, come dice con orgoglio. La sua è una scommessa con la vita, una roulette russa al contrario: se qualcuno lo riconosce, il suo piacere si raddoppia, fino all’apice toccato nel momento dell’amplesso finale. Il secondo, che dice di amarlo come un figlio, scopre questa sua doppia vita e lo sequestra per redimerlo e vivere con lui un’esistenza “serena” fatta di rinunce, sacrifici e sublimazione, in una dipendenza reciproca, fino alla vecchiaia.

Come sempre, nel mondo di Franco Scaldati, chi parla non è mai solo, anche se parla da solo. Scritto nella sua poetica lingua natìa, ogni monologo viene recitato da un personaggio e, frase dopo frase, tradotto dall’altra ombra, in un gioco di rispecchiamenti che in questo testo diventa particolarmente struggente.

Ombre Folli

Domenica 24 novembre ore 18.30 la tre giorni si conclude con DUE STUPIDI SUBLIMI (ON AIR) che vede drammaturgia, interpretazione e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi con la partecipazione di Antonio Rinaldi in veste di musicista e conduttore radiofonico. In una emittente radiofonica i noti attori teatrali Vetrano e Randisi sono ospiti di una trasmissione in diretta dove tra dediche, musiche e messaggi inviati dagli ascoltatori, sciorinano i loro dialoghi, scritti premendo fino in fondo il pedale del nonsense. Sketch radiofonici che diventano teatro, davanti agli occhi degli spettatori invitati come pubblico negli studi della radio in cui un simpatico conduttore presenta e raccorda le scene.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi

I dialoghi di questi due “stupidi sublimi” costituiscono un viaggio surreale che, da un’isola così deserta da rivelarsi infine mancante perfino di se stessa, conduce a un’architettura di deliziose, necessarie assurdità. Non appena i due si riconoscono e cercano di stabilire un rapporto, le loro discussioni e i loro litigi si addentrano nel labirinto della nostra quotidiana confusione esistenziale, mentre volano sul tutto i gabbiani della poesia: si confrontano nel duello onomatopeico di un’incalzante partita a ping-pong o si ritrovano, esecutori di un concerto per sole voci, dentro un immaginario armadio a muro; scandagliano la psiche umana partendo dall’avversione per la pioggia ed evocano una mitica messinscena di Giorni felici. E così, l’isola che non c’è prende forma e vita, dall’associazione dei pensieri e dei desideri dei due naufraghi, dal loro unico modo possibile di essere vivi.

Attori, autori e registi teatrali, ENZO VETRANO e STEFANO RANDISI lavorano insieme dal 1976.

Nel settembre del 2011 hanno vinto il premio Le Maschere del Teatro Italiano con lo spettacolo I Giganti della Montagna per la categoria Miglior spettacolo di prosa e nel 2010 hanno ricevuto il premio Hystrio-Anct per il loro lavoro tra ricerca e tradizione. Del 2007 è il premio ETI – Gli Olimpici del Teatro come miglior spettacolo per Le smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni, realizzato insieme a Elena Bucci e Marco Sgrosso. Nel 1988 Vetrano e Randisi hanno ricevuto dal Sindaco Leoluca Orlando il premio Palermo per il Teatro e vent’anni dopo, nel luglio 2007, è stato loro consegnato il premio Imola per il Teatro, come riconoscimento alla loro carriera.

Vetrano e Randisi sono presenti nel Dizionario dello Spettacolo del Novecento edito nel 1998 da Baldini e Castoldi. Col Teatro Daggide di Palermo, loro città d’origine, Vetrano e Randisi hanno condiviso l’esperienza formativa del teatro di gruppo, orientando la propria ricerca verso il teatro d’attore, l’improvvisazione e la drammaturgia collettiva.

Dall’83 al 92 hanno formato una compagnia all’interno della Cooperativa Nuova Scena di Bologna, per la quale hanno scritto, diretto e interpretato numerosi spettacoli fra cui una trilogia dedicata alla Sicilia, e hanno partecipato a diversi lavori con Leo de Berardinis. Nel 1995 hanno fondato l’Associazione Culturale Diablogues, che spazia da produzioni di spettacoli di ricerca teatrale e musicale alla didattica, da collaborazioni e consulenze artistiche alla progettazione e realizzazione di eventi teatrali unici in luoghi di particolare interesse artistico e culturale. Dal 2001 al 2012 Vetrano e Randisi sono stati fondatori e direttori artistici del Festival Acqua di terra/Terra di luna, il più importante avvenimento culturale della Vallata del Santerno. Dal 2015 il progetto Acqua di Terra / Terra di Luna è rinato come Rassegna estiva dedicata a laboratori e spettacoli diretti dagli stessi Vetrano e Randisi.

Dal 1999 al 2003 una creativa e fruttuosa collaborazione con Le Belle Bandiere ha avviato uno studio su testi classici che ha fatto conoscere e apprezzare il lavoro di Vetrano e Randisi anche in circuiti di teatro più tradizionale, distinguendosi per la prospettiva originale che apre squarci su differenti visioni e dimensioni dei testi e degli autori affrontati: Il berretto a sonagli di Pirandello (1999) Anfitrione da Plauto, Molière, Kleist e Giraudoux (2000), Il mercante di Venezia (2001) e Le smanie per la villeggiatura di Goldoni (2003). Successivamente hanno creato una nuova compagnia che ha realizzato un repertorio pirandelliano: L’uomo, la bestia e la virtù (2005), Pensaci, Giacomino! (2007) I Giganti della Montagna (2009) Fantasmi (2010) Trovarsi (2011). Nel 2015 hanno realizzato la messinscena di un testo teatrale di Leonardo Sciascia scritto nel 1965 ma di scottante attualità: L’onorevole.Recentemente hanno affrontato con risultati emozionanti anche la drammaturgia di Franco Scaldati realizzando Totò e Vicé (2011), Assassina (Gennaio 2017) finalista come Miglior spettacolo ai premi UBU 2017 e Hystrio Twister 2017, Ombre folli (Novembre 2017). Dal 2015 “Compagnia Vetrano – Randisi / Diablogues“ è una firma della Cooperativa Le Tre Corde, attività teatrale di interesse regionale dell’Emilia Romagna.

“Chi ha resistito, gli è fiorito il cuore” Ritorna STRADE MAESTRE 2019/2020 il nuovo lavoro di Koreja con la regia di Elena Bucci

Chi ha resistito, gli è fiorito il cuore” Ritorna STRADE MAESTRE 2019/2020 in scena HEROIDES lettere di eroine del mito dall’antichità al presente, il nuovo lavoro di Koreja con la regia di Elena Bucci, uno spettacolo al femminile per la riscrittura del testo di Ovidio – 25-27 ottobre 2019
Cantieri Teatrali Koreja

Venerdì 25 e sabato 26 ottobre ore 20.45 – domenica 27 ottobre ore 18.30 per STRADE MAESTRE i Cantieri Teatrali Koreja ospitano HEROIDES lettere di eroine del mito dall’antichità al presente lo spettacolo di Koreja realizzato in collaborazione con Le Belle Bandiere per la regia del Premio Ubu Elena Bucci. In scena: Giorgia Cocozza, Alessandra De Luca, Angela De Gaetano, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic. Musiche originali dal vivo Giorgio Distante

“Pensando a questo tempo turbolento, – racconta Elena Bucci – alla molteplice e viva realtà di Koreja e a questo gruppo di sei attrici creative e autentiche, tutte guidate da un forte spirito di collaborazione e ascolto, ma anche tutte molto diverse tra loro, ho pensato ad un’opera strana e avvincente di Ovidio, nella quale potessimo immergerci con curiosità e libertà, misurandoci con quello sguardo verso il passato che ispira e illumina il presente nei momenti di cambiamento e trasformazione, sia che si tratti di un passato biografico che della cultura e della storia dell’umanità […] ho voluto, pur esercitando uno sguardo piuttosto implacabile e minuzioso, che ogni attrice si misurasse anche come autrice, affrontando la riscrittura del testo di Ovidio e una serie di proposte di improvvisazione e creazione. Abbiamo realizzato, così, una drammaturgia a più strati, dove i linguaggi si mescolano e si arricchiscono l’un l’altro passando dal dialetto all’italiano, da lingue straniere dal suono affascinante all’universale linguaggio del corpo e dei suoni. Trattandosi di un’opera in musica, abbiamo ritrovato canti antichi che risvegliassero la sensazione del legame con la terra dove si nasce per allargare poi lo sguardo al mondo intero e abbiamo intrecciato le parole e le azioni alle musiche del poliedrico e generoso Giorgio Distante, che, unico uomo in scena, sempre in ascolto, è diventato profondamente partecipe alla creazione. Immergendoci in un viaggio nel tempo e nello spazio verso la tragedia antica e il mito, passando attraverso i documenti, le statue, i dipinti, i suoni, i personaggi, le storie, abbiamo cercato di riportare al presente quei frammenti che potessero diventare memoria di tutti”

Ovidio immagina le eroine del mito intente a scrivere una lettera ai loro uomini, narrando di amore, abbandoni, tradimenti. Per la prima volta nella storia della letteratura siamo di fronte ad un romanzo epistolare dove le donne indirizzano il loro messaggio al silenzio e all’assenza dell’altro.

La voce del poeta si intreccia alla loro per raccontare l’intero mito, ma anche per rivolgere una luce speciale e spesso ironica sul destino delle donne, sulle loro ingiuste sofferenze, sulle loro qualità spesso ignorate, disilluse, sprecate. Lo fa con l’ironia dell’intelligenza e della creazione, la stessa che ha sorretto molte donne nel loro cammino, la stessa che fa degli artisti creature senza sesso e identità, votate a creare e a reinterpretare le storie e i personaggi più diversi senza giudicare, ma cercando di comprendere. Seguendo il luminoso esempio di Ovidio che si fa medium di un coro spesso ammutolito dalla storia, diamo voce e corpo ad alcune eroine del mito, più o meno famose come Fillide, Enone, Arianna, Canace, Fedra e Medea. Sono ironiche e tragiche allo stesso tempo, proprio come è la vita, sono le nutrici, le corifee, le amiche, le sorelle, le madri, le nonne, le zie e commentano, partecipano, cadono in contraddizione, giudicano, si ricredono, si commuovono, cambiano.