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Man Ray: Dadaismo, Ribellione e Innovazione

Nella puntata di “Rumore” andata in onda Martedì, si è parlato delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò a pittura, scultura, cinematografia, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi.

Ascolta la puntata:

Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche, allusive, estremamente simboliche. In alcuni casi celano metafore e significati nascosi, in altri si fa fatica a trovare un senso ai suoi lavori, che sembrano piuttosto un’impulsiva espressione personale che richiede un’analisi postuma e che lo spettatore è libero di interpretare in modo estremamente personale. Non dimentichiamoci che parliamo di un esponente del Dadaismo, di cui i suoi lavori abbracciano a pieno la filosofia.

Abbandonò l’America per inseguire gli ideali del Dadaismo in Francia, a Parigi. Il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero verso il mondo della “ribellione artistica”. Inoltre, nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione, entrambe tecniche scoperte per caso durante le sue sperimentazioni in camera oscura.

Seguite la prossima puntata di “Rumore” martedì prossimo alle 18.00 e seguiteci sui social. Su Instagram trovate la pagina del programma (rumore_rko), in cui trovate anche tutte le fotografie di cui si parla durante la puntata.

La Fotografia in Oriente: Gli scatti di Fan Ho

Come ogni Martedì con il programma “Rumore” abbiamo scoperto la storia di un nuovo fotografo. Questa volta il protagonista era Fan Ho, un fotografo appartente ad una cultura diversa rispetto a quella dei fotografi visti precedentemente. Con Fan Ho scopriamo la cultura orientale e nelle sue foto si capta questa diversità culturale.

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Le sue foto in bianco e nero conquistano l’osservatore per la loro eleganza, linearità e precisione. Le ombre e la luce sono una costante nei suoi scatti, quasi potrebbero essere considerati i veri protagonisti delle sue fotografie. Il collante di tutto questo è la filosofia del momento decisivo, per cui bisogna attendere che tutto sia perfettamente allineato.

La sua capacità è stata quella di riuscire a catturare le strade di Hong Kong quasi vuote o con pochissime persone, in un periodo storico in cui la città era in via di sviluppo e moltissime erano le persone che la abitavano. Le sue fotografie raccontano delle storie veicolate dalla sua personale visione, sono rappresentative della sua interiorità.

Fotografi come Saul Leiter e William Klein, di cui abbiamo parlato nelle scorse puntate, si sono dedicati al genere della Street Photography. Anche quella di Fan Ho è definita Street Photography, ma a differenza dei sopracitati, gli scatti di Fan Ho risultano molto pacati, ragionati e ponderati. Esprimono perfettamente non solo la personalità del fotografo, ma anche l’essenza della sua cultura di appartenenza. I suoi scatti possono indubbiamente essere accostati allo stile di Henri-Cartier Bresson, invece, che Fan Ho apprezava e molti sono i punti in comune tra i due fotografi.

Se vi siete persi la puntata di Martedì scorso, potete ascoltare il Podcast su Spreaker. “Rumore” torna Martedì prossimo, come di consueto, con nuovi artisti di cui parlare ed approfondire.

L’arte nelle fotografie di moda di Horst P. Horst

Nell’episodio di Rumore, andato in onda Martedì abbiamo scoperto la carriera di quello che è conosciuto come Horst P. Horst, un fotografo che ha lasciato un grande segno nella storia della fotografia di Moda del 1900. Durante la sua carriera ha avuto l’occasione di scattare ritratti di alcune delle celebrità più influenti degli anni ’30, ma la sua fama è legata prevalentemente alla sua carriera come fotografo di Moda.

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Rumore #10 – Man Ray – 26/05/2020 Rumore

Rumore con Simona Losito. In questa puntata si parla delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò alla pittura, scultura, cinematografie, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi. Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche e allusive. Nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione.
  1. Rumore #10 – Man Ray – 26/05/2020
  2. Rumore #9 – Fan Ho – 19/05/2020
  3. Rumore #8 – Horst P. Horst – 12/05/2020
  4. Rumore #7 – Saul Leiter – 05/05/2020
  5. Rumore #6 – Ralph Gibson – 28/04/2020

Horst ha lavorato per le riviste di moda più conosciute, come Vogue, Vanity Fair e New Yorker, realizzando immagini creative, attraverso una grande attenzione alla composizione e all’uso delle luci. Con queste caratteristiche è riuscito a creare un suo stile personale e a trasformare in vera e propria arte la fotografia di moda.

Negli artisti di cui si è parlato nel corso delle puntate abbiamo visto fotografi che si sono dedicati a fotografare guerre, fame, rivoluzioni o disagio sociale. Altri che si sono dedicati al trash, al “brutto” della nostra società e pochi altri si sono dedicati all’arte e al bello. Horst è stato uno di questi, scegliendo di ritrarre il bello, il sensuale e di non farne solo mera estetica, ma trasformarla in forma d’arte ed esaltarne il valore.

Nelle sue fotografie non c’è solo l’intento di ritrarre vestiti o modelle, ma soprattutto di raccontare il sogno di bellezza, eleganza e glamour di quegli anni. La sua attenzione alle pose, alle ombre e alla composizione nelle sue fotografie ricostruiscono spesso pose ispirate all’arte classica. Il risultato sono soggetti che sembrano distanti, eterei, di una bellezza che è senza tempo.

Quello che ci insegna Horst è che l’arte non dipende dall’oggetto fotografato, ma dal soggetto che fotografa. Qualunque oggetto, attraverso la fotografia, può essere trasformato in uno scatto significativo. Horst ci dimostra, tra le altre cose, che che si può fare arte anche con una pubblicità.

Per scoprire nuovi artisti del mondo della fotografia seguite la prossima puntata di Rumore Martedì prossimo alle 18.

Saul Leiter: Il pittore della Street Photography

Nella puntata di “Rumore” di Martedì si è parlato di Saul Leiter, un pioniere della fotografia a colori. Pittore autodidatta e successivamente fotografo di moda, fu tra i primi ad utilizzare le pellicole a colori per i suoi scatti, nonostante la fotografia a colori fosse denigrata, non considerata arte e utilizzata solo nella pubblicità e nella moda. Iniziò scattando fotografie per le strade di New York, catturandone la vita e la frenesia, dando inconsciamente vita ad un nuovo approccio a quella che verrà poi definita Street Photography. Le sue fotografie a colori, però, sono rimaste sconosciute fino agli anni ’90, da li in poi sono diventate importantissime nella storia della fotografia.

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Giá nei suoi lavori in bianco e nero si percepisce l’impronta pittorica di Leiter. Le sue immagini sono ben composte, anche se spesso non secondo i canoni tradizionali. Ma è soprattutto nel colore che emerge la sua personalità. Qui il tocco pittorico è ancora più evidente: spesso cose e persone sono sfuggenti, riflesse o appannate e spesso è tutto molto confuso. New York perde il suo caos e diventa improvvisamente tranquilla.

Grazie allo sfruttamento di superfici sbiadite, alla sovrapposizione degli elementi nella scena e all’accostamento di colori brillanti, le sue fotografie assumono particolarità che le rendono immediatamente riconoscibili dallo spettatore. La sua poetica e sensibilità emerge dalle sue fotografie che subito conquistano l’attenzione dell’osservatore.

Per qualsiasi domanda, richiesta o consiglio, ma anche per osservare tutte le fotografie di cui si parla durante le puntate, trovate la pagina del programma su Instagram (rumore_rko). “Rumore” torna Martedì prossimo alle 18 per una nuova puntata.

Il “Dio delle piccole cose” della fotografia: Ralph Gibson e i suoi frammenti

Nella puntata di Martedì di “Rumore” si è parlato delle fotografie di Ralph Gibson, un fotografo americano affascinato dai piccoli pezzi di mondo, dai frammenti della vita di tutti i giorni. La sua è pura arte, si distanzia dalla fotografia documentaristica, molto diffusa in quegli anni, per dedicarsi ad un lavoro più intimo e personale, alla ricerca della propria interiorità e alla ricostruzione della propria visione del mondo. E’ considerato da qualcuno “Dio delle piccole cose” proprio per la sua capacità di catturare i piccoli dettagli rendendoli soggetti delle sue fotografie.

Ascolta la puntata:

Il suo approccio alla fotografia risale agli anni trascorsi nella marina militare. Dopo il suo congedo ha continuato i suoi studi presso il San Francisco Art Institute, svolgendo tirocini per Dorothea Lange, di cui si è parlato nella puntata precedente, e Robert Frank. Entrambi i suoi mentori erano fotoreporter, dunque orientati verso la fotografia documentarista.

Ralph Gibson decide di distanziarsi dalle scelte dei suoi colleghi fotografi a lui contemporanei, optando per una fotografia più introspettiva e personale. Difatti nelle sue fotografie vediamo la sua personale interpretazione del mondo, il suo punto di vista. Il suo primo lavoro è “The Somnambulist“, una sequenza onirica all’interno della quale Gibson racchiude l’essenza di questo suo nuovo approccio.

A questo suo approccio soggettivo e astratto, è stata abbinata una ricontestualizzazione delle immagini nella loro disposizione e nella loro sequenza, ridefinendo in questo modo il significato attraverso le immagini. Con lui nasce quindi un nuovo linguaggio visivo – un linguaggio che parla del mondo dei sogni, dei ricordi e del subconscio.

Insieme a queste innovazioni, Gibson rielabora il significato del fotolibro. Infatti Ralph Gibson ha spesso raccolto i suoi lavori in libri fotografici, apprezzandone l’unicità. Per Gibson i libri sono i mezzi narrativi che esprimono ciò che un fotografo pensa delle sue fotografie, perciò per lui il libro diventa un mezzo ideale per presentare le immagini lasciando lo spettatore libero di sviluppare una propria narrativa.

Per altre curiosità sul mondo della fotografia e su nuovi artisti seguite la prossima puntata di “Rumore” Martedì prossimo alle 18.

L’arte di documentare: la Fotografia Documentaristica di Dorothea Lange

La protagonista della puntata di “Rumore” di questo Martedì è stata Dorothea Lange, una donna con una grande forza, che ha lottato per rendere note le condizioni dei meno fortunati del periodo storico che ha vissuto, attraverso la fotografia e per questo una delle fotografe più famose del ‘900.

I suoi lavori principali sono quelli durante gli anni della Grande Depressione, dopo il crollo della borsa di Wall Street. Ha lavorato per una serie di agenzie e organizzazioni impegnate nella lotta contro la povertà in America, che le hanno dato la possibilità di utilizzare la fotografia come testimonianza di ciò che i più poveri e disagiati stavano vivendo. Inoltre, Dorothea Lange ha viaggiato e lavorato per la rivista americana Life e ha collaborato alla nascita dell’agenzia fotografica Magnum.

Ascolta la puntata:

I suoi scatti hanno documentato con lo scopo di attuare un cambiamente sociale e non c’è una singola fotografia in cui non si percepisca questo intento. Con le sue fotografie ha quindi approfondito il legame tra lo stile descrittivo della fotografia documentaristica e l’ideale dell’impegno sociale. Per questo è considerata la madre della fotografia sociale americana. Il suo lavoro fotografico ha dimostrato che le opere d’arte e i documenti non si escludono a vicenda, ma possono mescolarsi e creare immagini che rimangono indelebili.

L’appuntamento è rinnovato a Martedì prossimo alle 18 per scoprire la storia di un nuovo fotografo, svelarne i segreti e le tecniche.

Estetica dell’istantanea e fotografie “banali”: i significati delle fotografie di Stephen Shore

La puntata di “Rumore” di questa settimana ha svelato i significati delle fotografie “banali” di Stephen Shore, uno dei primi fotografi che si approcciarono al colore e che contribuì a rendere la fotografia a colori all’altezza di essere definita arte. Un fotografo interessante per la sua filosofia e per i contenuti caratteristici dei suoi scatti. Con lui cambia l’approccio al paesaggio, non abbiamo più fotografie di paesaggi spettacolari, rappresentanti della Wilderness americana, ma abbiamo immagini in cui viene messa in evidenza l’azione dell’uomo, che ha modificato per sempre quei paesaggi. Denuncia sociale contro il consumismo e celebrazione della banalità, della semplicità del quotidiano: questo ed altro tra i messaggi intrinseci dei suoi scatti.

Ascolta la puntata:

A performare la sua mentalità e le sue idee, c’è stata l’amicizia con Andy Warhol quando era molto giovane. Nella sua Fabbrica, infatti, ebbe la possibilità di studiare e assimilare la sua filosofia.

Le sue fotografie sono spesso il frutto dei suoi viaggi in America del Nord. Infatti, il suo primo lavoro si chiama “American Surfaces”, il quale rappresenta un perfetto ritratto dell’America degli anni ’70, all’interno del quale troviamo fotografie che ad un primo sguardo potrebbero essere definite “insignificanti”, ma che in realtà celano un profondo significato e rappresentano una denuncia al consumismo. Il tutto racchiuso in quella che viene definita “Estetica dell’istantanea”, si tratta cioè di fotografie scattate senza una previa valutazione o studio degli elementi della fotografia, affidandosi solamente al momento in cui si scatta.

Il suo secondo lavoro si chiama invece “Uncommon Places”. Anche qui troviamo fotografie scattate da Stephen Shore durante i suoi viaggi in America. Ma la sua attenzione in questa raccolta si focalizza sui paesaggi, allo scopo di dimostrare al mondo che non era più possibile osservare un paesaggio incontaminato, di quella che prima era la Wilderness americana che i fotografi paesaggisti avevano tanto celebrato, ma ci da la visione realistica di un America vittima dei suoi stessi prodotti.

L’appuntamento con la fotografia è rinnovato alla settimana prossima, “Rumore” ritorna martedì prossimo alle 18 con un nuovo fotografo di cui svelare tecniche e curiosità.

Hanri Cartier-Bresson e William Klein: due personalità a confronto

Nella terza puntata di “Rumore” andata in onda Martedì alle 18 si è parlato di due fotografi, entrambi maestri del bianco e nero, entrambi sperimentatori ed innovatori. Si può dire che entrambi si occuparono di tipologie molto simili di fotografie, ma su due binari opposti. Entrambi, però, hanno creato un nuovo modo di interpretare la fotografia.

Ascolta la puntata:

Da un lato parleremo di Henri Cartier-Bresson, pioniere del foto-giornalismo e uno dei i fondatori dell’agenzia Magnum, una delle agenzie fotografiche più famose al mondo. Le sue regole sono state e sono ancora un caposaldo tra i fotografi, tanto da essere stato definito “occhio del secolo”. Fu un fotografo dalla personalità pacata e con un grande talento nel saper riconoscere e immortalare quello che lui considerava il “momento decisivo”. Inoltre, è famoso anche per la sua capacità di racchiudere il tutto in composizioni perfette e lineari, ma allo stesso tempo dinamiche.

Dall’altro abbiamo William Klein, un anticonformista considerato tra i fondatori della Street Photography. E’ stato fotografo durante il periodo in cui le regole di Bresson regnavano sovrane. Decise di sovvertire tutte queste regole e creare fotografie decentrate, mosse, sfocate, che si adattavano perfettamente ai contenuti dei suoi scatti, spesso provocatori, grezzi e violenti, che lo resero sicuramente un fotografo dallo stile inconfondibile.

Rumore ritorna Martedì prossimo sempre alle 18. Fateci sapere quale tra i due preferite e cosa vi trasferiscono questi due fotografi così distanti tra loro sulla pagina Facebook di Rko e sulla pagina del programma su Instagram, rumore_rko.