27 gennaio, giorno della memoria. Le altre vittime dell’Olocausto

Il 27 gennaio è una data che non si può dimenticare: l’ha istituita l’ONU nel 2005 per ricordare lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.

Fu proprio il 27 gennaio del 1945 che l’Armata Rossa liberava il campo di concentramento di Auschwitz. La giornata diventa una ricorrenza internazionale affinché quella tragedia non finisca, col passare tempo, nel calderone dei tanti eventi della Storia.

Ma la ferocia nazista non colpì solo gli ebrei. Ci furono i prigionieri di guerra uccisi dalla denutrizione sistematica a Rom e Sinti utilizzati come cavie umane da Mengele; ci furono le torture inflitte agli omosessuali e la tragedia dei figli dei Pentecostali strappati alle famiglie fino alla sterilizzazione dei “bastardi della Renania”, i figli di soldati neri.

Il grande “divoramento”: l’olocausto di Rom e Sinti. Eliminazione fisica dell’uomo per mano di un altro uomo. La loro Shoah, i Rom, i Sinti e gli Jenisch (quelli che i nazisti chiamavano zingari bianchi) la chiamano Porrajmos, “il grande divoramento”, in lingua romanì. Un pagina di storia strappata, tanto che ancora oggi è difficile stabilire il numero delle vittime. Secondo Ian Hancock – massimo esperto e direttore del Programma di Studi Rom presso l’Università di Austin, Texas – potrebbero essere 500 mila, secondo altri studiosi meno della metà.

Bambini e gemelli, cavie umane di Mengele. Con il decreto di Auschwitz, il 16 dicembre del 1942, Himmler ordina di internare tutti gli zingari in una sezione separata del campo, lo Zigeunerlager, dove vivevano in unità familiari, moglie e mariti insieme ai figli. Mengele li scelse come cavie umane predilette, i bambini e in particolare i gemelli: a molti di loro vennero inoculati germi e virus patogeni, altri vennero obbligati ad ingerire acqua salata fino alla morte. Il campo fu attivo fino all’agosto del 1944, quando tutti gli internati “passarono per il camino”.

I’Omocausto . Si aprirono prestissimo, per omosessuali e transessuali, i cancelli dei campi di concentramento: i primi vennero internati nel 1933 a Fuhlsbutte, nel 1934 arrivarono a Dachau e a Sachsenhausen. Centinaia furono deportati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Costretti a portare cucito sulla divisa un triangolo rosa, umiliati e sottoposti ad esperimenti pseudoscientifici letali, nel 60% dei casi non riuscirono a sopravvivere. A morire del campi furono 7 mila persone, quasi tutte di nazionalità tedesca.

Lavori forzati e brodo di erba: slavi e prigionieri politici sovietici. Nel campo di concentramento di Gross-Rosen le SS uccisero più di 65 mila prigionieri di guerra sovietici nutrendoli per sei mesi con un brodo di erba, acqua e sale. A Mauthausen, in Austria, ne vennero fucilati talmente tanti che la popolazione locale arrivò a lamentarsi perché le acque dei corsi d’acqua intorno al campo erano imbevibili a causa del loro sangue.

I prigionieri sovietici: I numeri di una tragedia seconda solo a quella degli ebrei Secondo l’United States Holocaust Memorial Museum, i prigionieri di guerra sovietici ebbero un numero di vittime, per mano della Germania nazista, secondo solo a quello degli ebrei: di 3,3 milioni che erano – stimano – oltre la metà vennero uccisi.  

Gli Untermenschen, le popolazioni slave: Dal momento che erano considerati Untermenschen (subumani) il piano nazista prevedeva che tutte le popolazioni slave e dell’Est venissero sterminate. Per quanto riguarda i polacchi, invece, il progetto era analogo ma più lento e strumentale alla crescita della Germania: nel 1952 i nazisti ne volevano in vita 4 milioni per essere utilizzati come manodopera. A quel punto sarebbero stati privati di cure mediche e possibilità di riprodursi, in modo da essere eliminati.  

Internati per la fede: il triangolo viola. Prima persero il lavoro, ogni fonte di reddito, l’assistenza sociale. Poi, il 1° aprile del 1935, vennero dichiarati fuori legge. Ma loro, i Testimoni di Geova, continuarono ad incontrarsi, a rischio della vita. Nei campi di concentramento ne furono internati oltre 10 mila: a morire furono tra le 3 e le 5 mila persone. Durissimo il trattamento riservato ai figli dei praticanti, nella ricostruzione di William Shulman dell’Holocaust Resource Center and Archives di New York: prima discriminati dagli insegnanti, vennero poi espulsi dalle scuole e portati via dalle loro case per essere trasferiti in orfanatrofi. Sembra che alcuni di loro siano stati cresciuti in case private da famiglie naziste: un modello che venne poi ripreso in Argentina, all’epoca della dittatura, con i figli dei desaparecidos.   

Pentecostali, la glossolalia come malattia mentale: Vittime dei piani di sterminio nazista furono anche i Pentecostali. A rendere difficili le stime anche il Battesimo dello Spirito Santo: una sorta di conferimento di potenza attribuito ai credenti e che si manifesta anche con la glossolalia, il fenomeno per cui una persona parla anche in lingue a lei ignote. Considerata un disturbo psichico, portava i nazisti a classificarli anche come malati di mente.

Comunisti e socialisti, i prigionieri politici Comunisti, socialisti, sindacalisti. Sono centinaia le persone che i tribunali nazisti hanno condannato per “crimini politici”. Chi non riusciva a fuggire all’estero veniva internato. Ernst Thälmann, ad esempio, leader del Partito Comunista tedesco dal 1925 e candidato alla presidenza della Germania, venne internato per 11 anni prima di essere ucciso nell’agosto del 1944 a Buchenwald.

Ausmerzen: lo sterminio dei disabili e dei malati di mente. “Ausmerzen ha un suono dolce e un’origine popolare. È una parola di pastori, sa di terra, ne senti l’odore. Ha un suono dolce ma significa qualcosa di duro, che va fatto a marzo. Prima della transumanza, gli agnelli, le pecore che non reggono la marcia, vanno soppressi”.   Sono le parole di Marco Paolini, che con il suo teatro sociale ha fatto conoscere al grande pubblico le atrocità del progetto Aktion T4: lo sterminio di massa di disabili e persone con problemi psichici avvenuta prima della soluzione finale.

Uccisi da chi doveva curarli: medici e infermieri. Durante la prima fase del programma, nel 1939, si stima che siano state uccise 70 mila persone. Dopo un’interruzione, riprese nel 1941: medici, infermiere e persino suore consenzienti uccisero i pazienti con iniezioni mortali e farmaci, a volte lasciandoli morire di fame. Secondo l’United States Holocaust Memorial Museum sono 250 mila le persone morte in questo modo: tra loro c’erano 5 mila bambini.  

“I bastardi della Renania”, la persecuzione dei mulatti. Il fatto che per i mulatti non esistesse un programma di sterminio di massa non impedì che venissero sottoposti alle peggiori torture: utilizzati come cavie umane, sterilizzati, imprigionati e spesso uccisi. Quando la Renania, dopo la Prima Guerra Mondiale, venne occupata dalle truppe alleate, arrivarono anche i soldati francesi delle colonie, neri: i figli che ebbero con donne tedesche vennero chiamati “bastardi della Renania”. 

Fonte: articolo di Veronica Fernandes su Rai News