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WORLD PRESS PHOTO BARI. Inaugura domani giovedì 1 ottobre. TEATRO MARGHERITA ore 18:30

WORLD PRESS PHOTO

LE IMMAGINI CHE RACCONTANO IL MONDO

inaugurazione 1 ottobre ore 18.30

Straight VoiceYasuyoshi Chiba (AFP)

Al centro della sala del Teatro Margherita di Bari domina una fotografia che ritrae un giovane, illuminato da telefoni cellulari, mentre recita poesie di protesta, nel bel mezzo di un blackout a Khartoum, in Sudan. S’intitola “Straight Voice” ed è la foto vincitrice del premio World Press Photo of the Year 2020 del giapponese Yasuyoshi Chiba (AFP), scattata il 19 giugno 2019 dopo il colpo di stato militare contro Omar al-Bashir. 

Dal primo ottobre sino al primo novembre questa foto assieme ad altre 156 immagini saranno esposte per l’ottava edizione di World Press Photo Bari, organizzata da Cime, uno dei maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam.

Bari è tra le prime città al mondo, tra le 100 in 45 Paesi, ad ospitare il World Press Photo. Rigide le misure di sicurezza adottate a partire dal distanziamento obbligatorio che consentirà l’ingresso contemporaneo a un massimo di 100 persone e il nuovo allestimento studiato appositamente per l’occasione. Lo spazio centrale di convivialità viene sostituito da pannelli autoportanti arricchiti da  foto che avranno dimensioni più grandi di quelle degli scorsi anni per consentire al pubblico una fruizione della mostra nel pieno rispetto del distanziamento sociale.

Per accedere sarà inoltre obbligatorio indossare la mascherina, sanificare le mani con una soluzione idroalcolica e misurare la temperatura corporea.

L’inaugurazione è in programma giovedì primo ottobre alle ore 18.30. L’apertura al pubblico è fissata alle ore 20.30 (chiusura ore 23). Un mondo tutto da scoprire quello che si aprirà agli occhi del pubblico. Nella serata inaugurale intervengono Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, e Antonio Decaro, sindaco del Comune di Bari, Ines Pierucci, assessore alla Cultura del Comune di Bari, Samira Damato, curatrice dalla mostra e Vito Cramarossa, project manager di Cime.

Nei giorni successivi la mostra sarà aperta dal lunedì al giovedì ore 10.30-13.30 e 15.30-20.30 e dal venerdì alla domenica dalle ore 10.00 alle 22.00. Gli accessi saranno contingentati nel rispetto delle norme anti Covid-19. Per facilitare l’accesso e ridurre le attese si consiglia l’acquisto online dei biglietti (https://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=295052#ancWizardNew)

“Nonostante questo difficile anno siamo riusciti ad organizzare questa edizione pugliese della mostra internazionale World Press Photo. La partnership pubblico-privato, soprattutto in tempo di COVID, è fondamentale per sostenere l’offerta culturale delle nostre città e per esporre una mostra che non rappresenta solo una esposizione fotografica, ma è una vera e propria lezione di storia contemporanea con il compito di stimolare il nostro senso critico e permettere a tutti di riflettere sulle tematiche mondiali. I 157 scatti permetteranno a tutti di fare il giro del mondo e di guardare da una finestra privilegiata culture e luoghi distanti da noi”, spiega Vito Cramarossa di Cime.

Il WPP a Bari è ormai uno degli eventi più attesi dell’offerta culturale cittadina. E questo grazie all’impegno di Cime di Vito Cramarossa che con il sostegno Regione Puglia e Comune di Bari continua la sua azione sul territorio.

La 63esima edizione del World Press Photo, il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, non manca anche quest’anno il suo appuntamento con la Puglia. La pandemia di portata globale legata al Coronavirus non ha reso possibile la celebrazione ufficiale dei vincitori dell’edizione 2020 del concorso che si tiene ad Amsterdam in aprile, ma non ha impedito alla giuria l’assegnazione dei premi nelle diverse categorie in concorso e alla mostra di viaggiare per il mondo. La giuria internazionale aveva esaminato i lavori di 4.282 fotografi, provenienti da 125 paesi per un totale di 73.996 immagini. Sono arrivati in finale 44 fotografi provenienti da 24 paesi, tra cui sei italiani: Alessio Mamo, Daniele Volpe, Lorenzo Tugnoli, Luca Locatelli, Nicolò Filippo Rosso e Fabio Bucciarelli.

I visitatori entrando nella sala espositiva del teatro Margherita seguono un percorso guidato tra le immagini che raccontano il mondo: le guerre, la natura, lo sport, gli animali in via di estinzione, le donne, gli estremismi politici e la lotta della cultura LGBTQ, questo e tanto altro viene raccontato con la forza contemporanea del servizio fotografico.  Durante il percorso si può ammirare dal vivo anche il premio World Press Photo Story of the Year 2020, dato al francese Romain Laurendeau per il reportage “Kho” che racconta la condizione sociale di tanti ragazzi algerini che hanno ispirato le rivolte del 2019 in Algeria. “Kho”, che nell’arabo colloquiale parlato in Nord Africa significa “fratello” racconta “la storia del profondo disagio della gioventù algerina che, sfidando le autorità, ha spinto il resto della popolazione a unirsi alla lotta, dando vita al più grande movimento di protesta dell’Algeria degli ultimi decenni”.

World Press Photo A Bari rimette a fuoco una parte di noi che forse è stata temporaneamente oscurata dall’emergenza sanitaria.

Non mancheranno anche i soliti appuntamenti fuori programma con fotografi ed esperti di fotografia con un calendario che sarà svelato di settimana in settimana in base all’andamento della situazione sanitaria.

Ingresso

TICKET INTERO: € 6.50

UNDER 25 | OVER 65: € 5.00

GIORNALISTI CON TESSERINO: € 5.00

GRUPPI: € 5.00 (min 15 persone)

SCUOLE: € 4.50

MARTEDÌ UNIVERSITARIO: € 4.50

DIVERSAMENTE ABILI: INGRESSO GRATUITO

BAMBINI UNDER 12: INGRESSO GRATUITO

GIORNALISTI CON ACCREDITO: INGRESSO GRATUITO

*Per i giornalisti è obbligatorio registrarsi almeno 48h prima presso l’ufficio stampa all’indirizzo: info@milaufficistampa.it e press@worldpressphotobari.it indicando i dati necessari (nome, testata, email). Se invece si tratta di una visita personale, ci si può rivolgere direttamente alla cassa, acquistando il ticket ridotto dedicato ai giornalisti professionisti.

Info: + 39 351 145 9819 | info@worldpressphotobari.it

Online tickethttps://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=247792&#ancWizard

Sito webwww.worldpressphotobari.it

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“IL CINEMA È LUCE” – il Bif&st 2020 illumina Bari – Ascolta tutte le puntate

“Il cinema è luce”, affermava Federico Fellini, ed è questo lo spirito con cui l’undicesima edizione del Bif&st-Bari International Film Festival decide di partire. Da domani 22, fino a domenica 30 agosto 2020, Bari sarà illuminata dalla proiezione di numerosi film, presentazione di libri e molto altro.

Ascolta tute le puntate in onda dal 22 al 30 agosto 2020 ne La Diretta di RKO, realizzate per seguire insieme a Simona Losito, Luca Rosato e Mirco Moretti il festival

L’evento di partenza del festival è, infatti, una mostra fotografica con gigantografie messe a disposizione dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia – insieme ad una vasta retrospettiva dei suoi film – dedicata al regista Mario Monicelli, la cui inaugurazione avverrà alle ore 11.00 di sabato 22 agosto, come apertura dell’intero festival. Difatti questa edizione è dedicata proprio al lavoro di questo grande regista: a partire dall’immagine con cui il festival si presenta (che immortala proprio Mario Monicelli fotografato da Pino Settanni), passando per la mostra fotografica a lui dedicata e giungendo alle due location (Teatro Margherita e Multicinema Galleria) dedicate esclusivamente alle proiezioni gratuite dei suoi film, si può affermare che questo è un po’ anche il festival Mario Monicelli.

Nella conferenza stampa, tenutasi questa mattina presso il Teatro Margherita, si è parlato delle difficoltà affrontate nell’organizzare questa edizione e di come assicurare e garantire tutte le misure di sicurezza richieste, per cui sono stati anche consultati esperti del settore. È previsto infatti il tracciamento dei partecipanti al Bif&st 2020 attraverso biglietti nominali, controllo della temperatura corporea mediante termoscanner agli ingressi delle sale e delle arene (non sarà consentito l’accesso in caso di temperatura superiore ai 37,5 gradi), con distanziamento nelle sale e nelle arene per tutte le attività, in modo da garantire la massima sicurezza a quanti prenderanno parte in qualunque forma al Bif&st 2020.

Il direttore organizzativo Angelo Ceglie ci ha tenuto a ringraziare tutti coloro che hanno offerto consulenza e sono intervenuti nella realizzazione di questa edizione, in primis il prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione, del sovrintendere all’applicazione delle normative sanitarie per un sereno svolgimento della manifestazione.

Gli spazi in cui si svolgeranno le attività del Bif&st 2020 saranno: il Teatro Piccinni, che per la prima volta viene occupato dal festival dopo il restauro; Piazza Prefettura (della Libertà), in cui è stata allestita un’arena con due accessi differenziati per ridurre la possibilità di creare assembramenti; la Corte del Castello Svevo, al cui interno vi è una seconda arena all’aperto; la sala numero 5 del Multicinema Galleria, scelta appositamente in quanto unica a possedere un proiettore 35mm in grado di proiettare film in pellicola, e il Teatro Margherita. Le ultime due location saranno interamente dedicate a Monicelli. Tutti i luoghi del festival sono stati allestiti appositamente per garantire il distanziamento individuale, per questo motivo la capienza massima degli spazi è stata dimezzata o quasi. Inoltre, nonostante in alcuni casi gli eventi si terranno all’aperto, si consiglia l’utilizzo della mascherina anche durante l’intera durata degli eventi, anche se le disposizioni non lo impongono (difatti sarà obbligatoria solo all’entrata). I posti saranno tutti distanziati, senza eccezione per congiunti.

Angelo Ceglie, durante la conferenza stampa di questa mattina, ha precisato che gli organizzatori del Bif&st 2020 hanno deciso di lottare per presentare il festival di quest’anno, anche per diventare un modello di riferimento nell’organizzazione di questo tipo di eventi. Hanno evitato di proporre alternative inadeguate per un festival di questo tipo, come ad esempio la fruizione online. L’intenzione è quella di provare a vivere questa nuova realtà in modo che sia produttiva il più possibile per tutti e per questo “abbiamo deciso di buttare il cuore aldilà dell’ostacolo, sperando che il rischio controllato che abbiamo deciso di correre ci ripagherà tutti”.

Felice Laudadio interviene affermando che se avessero tenuto una conferenza nel mese di marzo, avrebbero annunciato la presenza di tutti i premiati durante il festival. Altre personalità del cinema italiano premiate dalla giuria del Bif&st non potranno partecipare di persona, in quanto – fortunatamente – impegnate nelle riprese dei film le cui lavorazioni erano state interrotte o spostate a date più favorevoli. Sarà possibile però visionare alcuni videomessaggi per il pubblico sia al Castello Svevo che in Piazza Prefetttura, con i saluti e i ringraziamenti di Pierfrancesco Favino, Nicola Piovani, Micaela Ramazzotti, Paola Cortellesi. In particolare, il compositore Nicola Piovani, che ha ricevuto il premio oscar Ennio Morricone, ha scelto lui stesso di non essere presente, nonostante fosse in Puglia durante la durata del festival, al fine di garantire il lavoro ai suoi musicisti. Tra gli artisti che invece ci saranno, emerge il nome di Roberto Benigni, il quale ha ricevuto il premio Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista per il film Pinocchio e che farà una sola apparizione proprio in occasione della proiezione del film stesso in data 29 agosto, in cui verrà intervistato da David Grieco in Piazza Prefettura (della Libertà).

L’unica variazione del programma che è stata annunciata riguarda l’impossibilità di svolgere le presentazioni dei cinque libri sul cinema nella Corte del Castello Svevo, che invece avverranno all’interno del Teatro Margherita, con la partecipazione massima di 40 persone per ragioni di contingentamento emergenziale. Inoltre, i minorenni (dai 14 anni in su) potranno accedere alla visione di film internazionali e stranieri privi di censura, solo se accompagnati dai genitori, i quali dovranno dichiarare di prendersene la responsabilità.

Durante l’organizzazione di questo festival si sono sicuramente acquisite nuove competenze, superando le difficoltà e permettendo di evolvere e far crescere la cultura nella nostra terra, come ha dichiarato Simonetta Dellomonaco, presidente dell’Apulia Film Commission, affermando anche che questa può diventare una “nuova consuetudine”, utilizzando questo ossimoro estremamente esplicativo. Nel suo discorso, emerge anche la necessità del Sud di comportarsi in modo evoluto e internazionale, concludendo che talvolta la crisi può essere un’occasione per migliorare.

Durante il festival non si terranno altre conferenze stampa, il prossimo appuntamento è fissato per il 30 agosto alle ore 12.30 presso il Teatro Piccinni, per la Conferenza Stampa finale, in cui si farà un bilancio complessivo del festival e si annunceranno le prospettive e le date dell’edizione del festival 2021. La speranza è che l’edizione di quest’anno sia una guida e un esempio da seguire nel futuro.

Come accedere alle attività del Bif&st 2020

  • ARENA PIAZZA PREFETTURA (Piazza della Libertà)
    Anteprime internazionali – Biglietto: €8,00 – Abbonamento (no posto assegnato): €60,00
  • TEATRO PICCINNI – Panorama internazionale e repliche ItaliaFilmFestival – Biglietto €5,00 – Abbonamento senza posto assegnao per programmazione fascia serale (ore 19.00 e 22.30): € 75,00

    Gli abbonamenti e i biglietti per l’Arena di Piazza Prefettura e per il Teatro Piccinni sono in vendita online sul Circuito Vivaticket e presso il botteghino del Teatro Piccinni.
  • ARENA CASTELLO SVEVO
    ItaliaFilmFest – Biglietto: € 5,00
  • MULTICINEMA GALLERIA
    Festival Mario Monicelli – Ingresso gratuito contingentato
  • TEATRO MARGHERITA
    Mostra Mario Monicelli – Ingresso gratuito contingentato

Le giornate inaugurali di PhEst – See Beyond the Sea

Diverse e di grande effetto le location, vecchie e nuove, individuate dagli organizzatori per la V edizione di PhEST – festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli in programma dal 7 agosto al 1° novembre. Durante l’inaugurazione tenutasi ieri sera, si è ribadito che ad aprile scorso, in pieno lockdown causato dalla diffusione del Covid-19, è arrivata la conferma di questa V edizione di PhEST di cui non si aveva alcuna certezza. Difatti, non si era certi di poter organizzare questa V edizione e si era partiti con l’intenzione di realizzare un numero ristretto di mostre: attualmente se ne contano 24, molte più rispetto alle aspettative.

Organizzato dall’associazione culturale PhEST, il festival ha la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela fotografica di Arianna Rinaldo. Un’edizione fuori dagli schemi, che si è immediatamente contraddistinta per la volontà degli organizzatori e degli amministratori locali di rendere completamente sicura e gratuita per tutti la fruizione delle mostre. Le location sono tutte all’esterno per questa edizione dedicata alla Terra, nel senso di pianeta, ma anche di mondo contadino e di riscoperta del suo valore, per aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

Nella passeggiata virtuale si inizia dalla zona “sud” del centro città dove si trova lo skate park a ridosso del mare, con il progetto fotografico di Inka & Niclas, 4K ULTRA HD. Camminando poi verso Cala Porta vecchia si incontra l’isolotto su cui campeggiano le foto di Jan Erik Waider, North Landscapes, dedicate agli iceberg, mentre sul fondo marino è allestita la mostra subacquea See the sea you usually don’t see dedicata ai pesci notturni con gli scatti di David Doubilet e Jennifer Hayes e realizzata in collaborazione con National Geographic. Di fronte, l’antica muraglia è stata scelta per stupire i visitatori con la gigantografia del ghiacciaio Antartide Il continente bianco e i suoi contrasti inaspettati di Igor Gvozdovskyy. Tornando appena indietro, andando verso la città nuova, la parete accanto al Kambusa su Largo Portavecchia è lì che aspetta i visitatori con il murale appena realizzato da Millo dal titolo Beyond the Sea. Sul Belvedere di Porta Vecchia si trovano invece Land(e)scape, progetto realizzato su commissione dell’azienda di abbigliamento di Martina Franca, Hevò, e Ciril Jazbec con il suo The Ice Stupas.

Passeggiando sul lungomare Santa Maria si incontrano altre due mostre-installazioni allestite sul muretto prima e dopo il bastione: Dillon Marsh (Gallery Momo) con il suo Counting the Costs e Solmaz Daryani con The Eyes of the Earth.

Si arriva dunque al Castello Carlo V, unica eccezione in interni sempre ad ingresso gratuito, voluta dal Comune, che ne avrà in carico la gestione anche per quanto riguarda i controlli anticovid, dove PhEST ha allestito due mostre fotografiche: La nuda vita di Antoine d’Agata (Magnum Photos) e No agua, no vida di John Trotter,  cui si aggiungono le video installazioni di Endri Dani, Poiein, Simon Norfolk, When I Am Laid in Earth, e Luca Locatelli, 2050. All’interno del Castello si trova anche l’arte di Giorgio di Palma con la sua Eredità. Sui frangiflutti davanti al Castello è allestito invece il lavoro commissariato da Tormaresca a Piero Percoco: Calafuria – The Rainbow is Underestimated.

Andando verso il Porto Vecchio, sul molo Margherita arrivando fino al Faro Rosso ci sono due mostre, Imagined Homeland di Sharbendu De e Mezzogiorno di Marco Zanella, cui si aggiunge The Future of Farming di Luca Locatelli allestita sui new jersey sul  filo del mare. Sulle pareti del Porto Vecchio campeggeranno invece le fotografie di Ground Contol il lavoro di Roselena Ramistella, realizzato su commissione di PhEST e dedicato ai contadini e alle contadine pugliesi.

Incamminandosi dal Porto vecchio verso piazza Vittorio Emanuele si trova via Garibaldi con l’allestimento sospeso tra i balconi delle case di Earth calls PhEST con foto courtesy di Google Earth. Arrivati in piazza Vittorio Emanuele si possono ammirare i coloratissimi insetti Micro Beauty in pvc calpestabile in gigantografia di Igor Siwanowicz. Per completare il circuito e non dimenticare nessuna delle 24 mostre allestite a Monopoli ci sono ancora due tappe da fare: piazza Palmieri dove su una struttura poligonale realizzata appositamente per PhEST si trova Ustica di Jacob Balzani Lööv / Premio PHMuseum Grant. In piazzetta S.Maria un grande planisfero metterà in mostra una selezione degli scatti arrivati in queste settimane da tutto il mondo da chi ha risposto alla social call internazionale #PhESTchiamaTERRA.

Per concludere, in piazzetta Garibaldi, all’Info point turistico del Comune di Monopoli – Sala dei pescatori, dove tra l’altro sono esposte le foto di Piero Martinello, protagoniste del primo progetto speciale del festival di Monopoli, ci sarà un corner PhEST per la distribuzione dei percorsi per le mostre e la vendita di gadget PhEST .

Nelle giornate inaugurali, a partire da ieri 7 agosto e proseguendo fin al 9 agosto, sono state organizzate visite guidate con distanziamento, che saranno seguite da 4 artisti che hanno garantito la loro presenza. Ci saranno anche numerosi eventi collaterali, come la proiezione su waterscreen per la serata inaugurale, la musica in filodiffusione da un peschereccio al Porto Vecchio in collaborazione con Time Zones e le performance di Music of the plants in largo castello.

Per gli spettatori più curiosi, ci sarà anche la possibilità di approfondire la conoscenza degli autori e dei loro lavori, grazie all’inserimento di un QR code con contenuti extra in grado di raccontare le mostre ai visitatori, sui pannelli di presentazione di ciascuna mostra.

Anche quest’anno il Festival ha ricevuto il sostegno e il patrocinio di numerosi soggetti istituzionali a partire dall’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia nell’ambito del FESR – FSE 2014/2020 e di Teatro Pubblico Pugliese e PugliaPromozione tra le azioni realizzate d’intesa e finalizzate alla valorizzazione, promozione e comunicazione della Puglia come destinazione turistica e culturale. E ancora di Piiil Cultura – Piano strategico della Cultura della Regione Puglia, del Comune di Monopoli e il patrocinio dell’Apulia Film Commission, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e del Politecnico di Bari.

Programma giornate inaugurali

Di seguito il programma delle giornate inaugurali a partire da ieri 7 agosto.

Venerdì 7 agosto

20.00 | Porto Vecchio o Cala Porta Vecchia
Inaugurazione PhEST – See Beyond the Sea. Quinta edizione del festival internazionale di fotografia e arte sul Mediterraneo. Interverranno le autorità della Regione Puglia e del Comune di Monopoli, Giovanni Troilo (direzione artistica), Arianna Rinaldo (curatela fotografica), relazioni istituzionali e partner.

21.00 | Porto Vecchio o Cala di Porta Vecchia
Proiezione su Water-screen
Earth from space – contenuto NASA – musiche di Philip Glass in collaborazione con Time Zones
Aurora Borealis

Sabato 8 agosto

FLASH MOB

10.00 | Spiaggia di Cala Porta Vecchia
Visita la mostra subacquea e asciugati con un telo mare Tormaresca | PhEST, in regalo

VISITE GUIDATE CON GLI ARTISTI

11.00 | Cala Portavecchia – Mostra Sub
Visita guidata con Giovanni Chimienti – Nat Geo Explorer – consigliato portarsi un galleggiante e un paio di occhialini / maschera e pinne

12.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Marco Zanella

18.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Luca Locatelli

19.00 | Largo Palmieri
Visita guidata con Jacob Balzani Loov

PERFORMANCE

18.00 | Largo Castello Music of the Plants

FLASH MOB

Centro Storico Monopoli

18-20 | Caccia al tesoro con Eredità di Giorgio di Palma – Trova le ceramiche d’autore e pulisci la città

TALK E INCONTRI – IN DIRETTA SUI CANALI SOCIAL DI PhEST

Lungomare di Portavecchia – Belvedere

19.00 | Prof. Mastrototaro (Università di Bari) e Giovanni Chimienti (Nat Geo Explorer) incontrano il pubblico con un dibattito sulle specie aliene e la tropicalizzazione del Mar Mediterraneo.

EVENTI

20.00 | Porto Vecchio
Musica in filodiffusione da un peschereccio – TUXEDOMOON official playlist per PhEST in collaborazione con Time Zones

PROIEZIONI SERALI

Largo Castello

Dalle 20.30 | Proiezione documentario Il Tesoro nascosto delle isole Tremiti, di Giovanni Chimienti di National Geographic – Durata: 28 minuti.

Domenica 9 agosto

VISITE GUIDATE CON GLI ARTISTI

11.00 | Largo Palmieri
Visita guidata con Jacob Balzani Loov

12.00 | Cala Portavecchia – Mostra Sub
Visita guidata con Giovanni Chimienti – Nat Geo Explorer

18.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Luca Locatelli

19.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Marco Zanella

EVENTI

18.00 | Torre Coccaro
Performance Music of the Plants Durata: 60min

20.00 | Porto Vecchio
Musica in filodiffusione da un peschereccio – Time Zones playlist per PhEST.

Bari in Jazz XVI edizione ospita la mostra “Black People in a White World” An odyssey of images by Valerio Corzani e la performance degli SHUTTLE

La nuova edizione del Bari in Jazz, che si svolgerà tra Fasano e Monopoli dal 7 al 21 di agosto, ospiterà la mostra fotografica “Black People in a White World”: racconta in una serie di immagini in bianco e nero (un bianco e nero che parafrasa il titolo della mostra), le perlustrazioni di Valerio Corzani in giro per il mondo. L’inaugurazione del festival il 7 di agosto è affidata proprio a Valerio Corzani affiancato da Erica Scherl e Gianfranco de Franco. Con il progetto musicale “Shuttle” cureranno la sonorizzazione in diretta del film “Planete Sauvage” di René Laloux,

Erica Scherl (violino, tastiera, effects) Gianfranco de Franco(sax, clarinetti, flauti, synth, Orffequipment) Valerio Corzani (basso elettrico, laptop, IPhoneApps, IpadApps)

Lo Space Transportation System(STS), comunemente noto come Space Shuttle o Shuttle, è stato un sistema di lancio spaziale riutilizzabile della NASA, adibito a missioni spaziali in orbita intorno alla Terra. Lanciato in orbita per la prima volta il 12 aprile 1981, ha portato a termine la sua ultima missione il 21 luglio 2011.Shuttle è stato dunque il primo vero e proprio bus spaziale, la prima utopia di “riciclo” che rafforzava l’utopia ben più “stagionata” dell’esplorazione dello spazio. Ma Shuttle è anche un progetto musicale che vede coinvolti Erica Scherl, Gianfranco De Franco e Valerio Corzani. Una sorta di navetta sonora che mette insieme strumenti tradizionali e macchine e che fonda il suo orizzonte esplorativo sull’empatia strumentale, sugli incastri timbrici e sulla voglia di galleggiare nei grooves. Il concetto di bus spaziale è particolarmente indicato per descrivere metaforicamente i contorni poetici di questo trio che ha un debole dichiarato per l’elettronica morbida, il funk, la drone-music, l’etno-jazz e la psichedelia.

Musica strumentale che gioca la propria scommessa melodica sull’iteratività nella varietà e sugli intrecci poliritmici di matrice afro e sfrutta in questo modo le potenzialità di tre agguerriti polistrumentisti. Valerio Corzani ed Erica Scherl hanno già attraversato orizzonti limitrofi a quello di Shuttle nel loro duo Interiors, nella Hypertext Orchestra di Luigi Cinque (Corzani), nelle collaborazioni con Claudio Milano e Barbara De Dominicis (Scherl), mentre Gianfranco de Franco li esplora da anni, anche nella dimensione della solo performance e delle colonne sonore per il teatro. Ma in questo caso la cifra trova una messa a fuoco insieme coerente ed evolutiva rispetto ai loro progetti precedenti. Come se la navetta che hanno scelto come insegna, li avesse spinti a cementare lo spirito di corpo e a lubrificare negli impasti “la vertigine del decollo”. 

La Mostra. “BLACK PEOPLE IN A WHITE WORLD” AN ODYSSEY: si approda così in Marocco, Tailandia, Colombia, Mali, Zanzibar, Inghilterra, Italia, Francia, Giordania, Portogallo, Etiopia, India e Capoverde con un unico tema a guidare l’obbiettivo della macchina fotografica: la situazione del “popolo nero” ad ogni latitudine, i sogni e le vicissitudini della “Black Odyssey”, e il tentativo di documentare, sia pure in una variabile infinita di sfumature, quella che l’intellettuale senegalese LéopoldSédarSenghor chiama “la négritude”. È un viaggio disordinato e randomico, che però trova insospettabili e lungimiranti legami: il ripetersi di una posa, lo stesso tipo di attività lavorativa, un comune scenario naturale, la stessa età anagrafica, perfino un luccichio negli occhi sovrapponibile…

A punteggiare il percorso estratti dai testi delle canzoni di Nina Simone e Gil Scott-Heron, dai libri di James Baldwin e Toni Morrison e dalle dichiarazioni di Muhammad Ali. Sono tutti musicisti, scrittori e sportivi statunitensi…gli Stati Uniti sono in effetti un territorio strategico per studiare le dinamiche del popolo nero, territorio che però sostanzialmente manca dalle perlustrazioni visive della mostra, votata a privilegiare regioni del mondo meno battute, considerate spesso periferiche, ma che di certo risultano altrettanto cruciali.

“Il mio peccato è nella mia pelle” dice il verso di un blues molto notoe da questa constatazione si sono dipanate molte delle tortuose e lente ricerche d’identità che hanno portato il popolo nero al complesso mosaico della sua storia. All’inizio era Madre Africa. Una madre atavica e selvaggia, temuta e rispettata, terminale di tutti i riti, benefattrice e crudele. Poi, per lunghi anni la “Madre Nera”, l’Africa, finì per popolare l’America e il mondo di milioni di suoi figli e figlie, e l’Europa si trovò a riempire le biblioteche di commentari fallaci e complici sulla natura di queste vittime e sulla natura dell’Africa che le offriva in olocausto, attraverso la pratica dello schiavismo.Per raccontare il “grumo” della cultura africana non basterebbe un’enciclopedia. Le società di matrice nera hanno dato vita, nel corso dei secoli, ad un tale florilegio di stili e di derive da mettere in difficoltà qualsiasi compilatore, ancorché ben intenzionato e attento. Una storia fortemente segnata dalla diaspora e dalla particolare interazione tra i sistemi e l’ambiente che hanno incorporato, modificato e trasceso.Una serie di commistioni e di sincretismi che hanno fecondato vecchi e nuovi continenti, risultato dell’incontro (coatto) tra indigeni, deportati e deportatori, poi tra i figli di questi e di quelli, infine dal contatto con le onde di altre spinte immigratorie (gli irlandesi, gli italiani, gli arabi, i berberi, gli indiani, i malesi, i cinesi, i boscimani…). Eppure, nella storia di queste pulsioni e di queste traiettorie, i neri si sono trovati quasi sempre minoranza (anche quando minoranza non erano), hanno dovuto impugnare il coltello dalla parte della lama e, hanno finito per convincersi, come scrive James Baldwin,che i segreti del loro cuore “erano puzza alle narici di Dio”.

Valerio Corzani (Bagno di Romagna, FC) si è laureato in Estetica con una tesi su “John Cage e il problema multimediale” è autore, giornalista, conduttore radiofonico, musicista, fotografo e scrittore. Si occupa di musica, cultura giovanile, nuovi media e viaggi.Ha pubblicato foto e reportage fotografici per XLRepubblica, Il Manifesto, Alias, Diario, Jack, Slow Food, Il Giornale della Musica, Muz, Il Turismo Culturale, Mondomix, World Music Magazine, oltre che per il sito di Radio3Rai e per la piattaforma online internazionale Afropop Worldwide.

Dal 2017 cura una sua rubrica di ritratti fotografici, “CorzaniAirlines”, sul magazine Blogfoolk e dal Dicembre 2018 collabora con il magazine della Lonely Planet pubblicando reportage fotografici e articoli. Le sue foto sono diventate copertine degli album de Gli Ex, degli Interiors e dei Caracas. Alcuni suoi scatti sono inseriti nei cataloghi online di Getty Images e Eyeem Presenta programmi radiofonici per la seconda rete della Radio Svizzera Italiana ed è conduttore, autore e regista di Radio3 Rai.Con RadioRai collabora dal 1986 e ha firmato per le tre reti dei canali radiofonici nazionali centinaia di programmi e cicli, sia nelle vesti di conduttore che in quelle di autore, di consulente musicale e di regista.

Attualmente collabora con Il Manifesto, Alias, Lonely Planet Italia, Il Giornale della Musica e Blogfoolk mentre è stato la firma di riviste e magazine come XL e D di Repubblica, Slowfood, Velvet, World Music Magazine, Suono, Muz, Il Turismo Culturale, Fahrenheit 451, Jack, Diario, Fare Musica, Piano Time, Blu Jazz, Movie, Studio Report, Rockstar, ha collaborato con i canali satellitari Rai Sat Show e Match Music, nonché con la pagina spettacoli dei quotidiani Il messaggero, Il Giorno, Liberazione. Un suo “atlante personale” dedicato ai viaggi e agli incontri del periodo MauMau/Mazapegul è stato pubblicato nella collana Orme della Edt col titolo “Se è giovedì siamo in Olanda”, mentre suoi saggi sono usciti nella collana di Studi Filosofici Millepiani, nei Quaderni Perugini di Musica Contemporanea e nei volumi collettivi “L’ombra di Dioniso sulle Discoteche” (Silb Edizioni), “Indypendenti d’Italia” (Zona), “Musica 90  – vent’anni di suoni e ritmi dal mondo”, “Carlo Brighi” (Pazzini), “Re: Sound” (Unisalento Press). Nel 2009 ha scritto l’introduzione all’”Autobiografia di Miriam Makeba” edita da Gorée.

Come musicista è stato il bassista delle prime gloriose stagioni dei MauMau (“SautaRabel” e “BassParadis” gli album nei quali ha suonato oltre ad aver condiviso con il gruppo decine di tour in tutta Europa), il co-leader dei Mazapegul (“Controdanza”, “Bacio di Cane Bacio di Gatto” con Dodi Moscati, “Piccolo canto Nomade”) e de Gli Ex (“Canzoni della Penombra”, “Primavera Autunno Inverno”), il produttore e l’autore testi dei Daunbailò (“Daunbailò”).A partire dalla primavera 2015 Teresa De Sio gli ha chiesto di creare gli ambienti sonori e di suonare live nello spettacolo “L’attentissima”, reading tratto dal libro omonimo dell’artista campana uscito per Einaudi.

Oggi porta in giro il progetto elettronico Interiors, insieme ad Erica Scherl (“Liquid” è il titolo del loro album d’esordio uscito per MinusHabens, “Plugged” quello del secondo album uscito nel Dicembre 2016 per Brutture Moderne, mentre nel 2018 hanno composto e realizzato la colonna sonora del film “Vicini” della regista Federica Biondi e hanno confezionato un brano, “El Pedagogo”, per il secondo volume de “Istituto Italiano di Cumbia”).

Al fianco del polistrumentista Stefano Saletti guida il combo world-reggae Caracas, un’avventura musicale di cui è uscito un album omonimo nel Maggio 2015 per la Materiali Sonori. Il secondo album dei Caracas intitolato “GhostTracks” (sempre per Materiali Sonori) è uscito nel Dicembre 2017. Altra fertile “creatura” musicale è il trio Shuttle con Erica Scherl e il polistrumentista Gianfranco De Franco. Un progetto che ha debuttato alla Festa della musica di Palmi nel Giugno del 2018.

A partire dalla primavera 2015 Teresa De Sio gli ha chiesto di creare gli ambienti sonori e di suonare live nello spettacolo “L’attentissima”, reading tratto dal libro omonimo dell’artista campana uscito per Einaudi.Nel 2018 si è strutturata una fertile collaborazione con il musicista Luigi Cinque col quale ha condiviso omaggi musicali alla figura di Antonio Infantino e reading poetico-musicali (“Arianna” con Nanni Balestrini, Ilaria Drago e Fabrizio Bosso)

“SONICA”: Un percorso musicale attraverso le fotografie di Guido Harari

SONICA” è il titolo della selezione di fotografie di Guido Harari, ospite quest’anno del Locus Festival 2020 “Limited Edition”, che saranno in mostra da domenica 9 agosto a Locorotondo.

Guido Harari è un fotografo che nei primi anni Settanta ha avviato la duplice professione di fotografo e di giornalista musicale, contribuendo a porre le basi di un lavoro specialistico sino ad allora senza precedenti in Italia. Ha realizzato la sua prima intervista quando era ancora un adolescente e durante tutta la sua carriera è entrato in contatto con artisti internazionali, come Lou Reed, Frank Zappa, Jimi Handrix, David Bowie. In Italia ha collaborato con Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Pino Daniele e molti altri.

La sua scelta è stata proprio quella di unificare due grandi passioni, musica e fotografia, e farne un lavoro. Le sue non sono solo fotografie, sono un potente mezzo attraverso cui è riuscito a scoprire chi erano le persone dietro i personaggi oggetto dei suoi scatti. Le sue fotografie ci danno, dunque, la possibilità di vedere la musica e ascoltare le immagini, anche perché, come afferma lui stesso, “ascoltare la musica senza avere queste immagini negli occhi è sostanzialmente impossibile”. È questo quello che ci aspettiamo dalle fotografie che saranno esposte lungo le strade di Locorotondo dal 9 al 23 agosto: rivivere la potenza intrinseca della musica di anni che rappresentano parte integrante della storia della musica e non, attraverso lo sguardo personale di Guido Harari, quasi come se guardassimo il suo diario personale fatto di immagini.

Il 9 agosto, alle ore 18:00 si terrà anche un talk con il fotografo, nel panel “Vedere la musica, ascoltare le immagini“, introdotto da Nicola Gaeta.

Una puntata speciale del programma sulla fotografia Rumore, vedrà come protagonista proprio il fotografo Guido Harari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di fargli qualche domanda, intavolando un’interessante conversazione che ci ha riportati un po’ indietro, in quegli anni meravigliosi, attraverso le sue parole. Durante l’intervista si è spaziato dalla fotografia alla musica, ripercorrendo quelle che sono state le sue esperienze, i suoi ricordi e le sue emozioni, fino a giungere a parlare della mostra “SONICA”, di cosa rappresenta e di come sarà strutturata.

La puntata andrà in onda martedì 4 agosto alle ore 18.00. Non perdetevi per nessun motivo al mondo le parole di qusto fotografo così ricco di storie e di passione. Per ora godetevi questa piccola anteprima dell’intervista.

#PHESTchiamaTERRA: La V edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arte


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Google Earth, ©2020 Maxar Technologies

Il 7 agosto verrà innaugurato Phest, il festival internazionale di fotografia e arte di Monopoli che, con l’hashtag #PHESTchiamaTERRA, dà via alla social call.

Nonostante le difficoltà e i momenti bui che il lockdown ha portato con sé, non è mai stata messa in discussione la possibilità di organizzare questa quinta edizione del festival. E’ un traguardo a cui l’associazione e lo staff di PhEST hanno risposto mettendosi al lavoro ancor più duramente, per anticipare di un mese l’inizio della mostra e renderla completamente fruibile al pubblico, per garantire ai visitatori di poterla visitare in piena sicurezza.

Il tema scelto per la quinta edizione è “TERRA” inteso nel senso di pianeta Terra, che verrà mostrato ai visitatori, ma anche nell’accezione di mondo contadino e riscoperta del suo valore. Un tema che anche quest’anno è in simbiosi perfetta con l’attualità e la situazione di isolamento e distanziamento individuale che stiamo vivendo, che però deve e può aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

La Social Call

Il direttore artistico del festival, Giovanni Trilo, assicura che partecipare a #PhESTchiamaTERRA! è molto semplice. Ciò che bisogna fare è scegliere una fotografia di un luogo, un pezzettino di Terra in cui vivete o siete stati in passato, senza limiti geografici, scrivere il nome della località immortalata nella foto e pubblicarla sulla propria pagina Instagram o Facebook, condividendola con gli organizzatori del Festival usando l’hashtag #PHESTCHIAMATERRA. Alcuni degli scatti che arriveranno saranno selezionati e condivisi sui canali social di PhEST e in più alcune delle foto faranno parte di un’installazione dedicata di PhEST2020.

“Immersi in una rete di connessioni digitali, rimangono ancora importanti e vitali i legami che abbiamo con i luoghi, gli spazi fisici che viviamo e scopriamo. Le città o Paesi in cui siamo cresciuti, in cui lavoriamo, quelli che visitiamo nei nostri viaggi, quelli a volte dimenticati, quelli conosciuti per caso, quelli che “se chiudiamo gli occhi” ci vediamo proprio lì. Insomma, quegli angoli di Terra con cui abbiamo un legame, dove troviamo la nostra connessione. Sono i paesaggi (naturali o urbani) e i suoi elementi che, filtrati dai nostri sguardi e gesti, ci portiamo dentro e diventano la nostra idea di mondo. E perciò se PhEST chiama Terra, chi dovrà rispondere? Voi, naturalmente! Con le vostre foto da qualunque angolo del mondo in cui vi trovate o siete stati!”. Questo il principio da cui nasce l’iniziativa, che possiamo leggere sulla pagina Facebook di PhEST che quest’anno festeggia i suoi primi cinque anni di vita.

Gli eventi a luglio

Non sarà necessario aspettare agosto per immergersi nell’arte: a fine luglio è prevista la residenza artistica dello street artist di fama internazionale Millo, originario di Mesagne (Brindisi), che realizzerà un murales in grande scala su una parete cittadina ancora non rivelata, che si aggiungerà agli oltre 120 murales a sua firma sparsi per tutto il mondo. Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, è uno street artist italiano che spicca per i suoi murales in bianco e nero caratterizzati dall’uso del colore solo per alcuni particolari. Sono tantissime le sue partecipazioni a diversi Street Art Festival in giro per l’Europa e molte sue opere sono esposte a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Londra, Parigi, Lussemburgo e Rio de Janeiro. Ciò che realizza con i suoi murales non è una semplice opera d’arte, è una ricerca estetica assolutamente personale e unica, che si concentra sull’emotività, sulle paure, sulle incertezze… in generale sulla fragilità dell’essere umano. E’ un approccio a tuttotondo che indaga non solo ciò che esiste all’esterno di ognuno di noi, ma in particolare ciò che si nasconde al nostro interno, due lati della stessa medaglia inscindibili tra loro.

Gli artisti

Tra gli artisti che sono stati già confermati, Jacob Balzani Lööv, fotografo italo-svedese, amante di storie di persone fortemente legate a un luogo, ad una terra. Porterà con sé il progetto Ustica, vincitore della “Solo Exhibition” a PhEST con il PHmuseum Grant, che da tre anni è partner dell’associazione culturale PhEST, organizzatrice del Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli. Attraverso la mostra potremo scoprire la storia di Ustica, un’isola che prende il nome dalla parola latina ustum, “bruciato” e che ai Greci era nota come Osteodes, “ossario”, da alcuni ritenuta dimora della maga Circe, citata nell’Odissea come colei che trasformava gli incauti visitatori in maiali. Un luogo che  al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino e che durante il regime fascista lo fu in particolare per oppositori politici tra cui Gramsci e Bordiga. Quando sembrava che l’isola stesse rinascendo, fu colpita da quella che è nota come la Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. A 115 chilometri dall’isola, un aereo di linea si schiantò in acqua senza lasciare sopravvissuti. Da quel giorno Ustica cessò di essere isola e divenne un massacro. L’idea di combinare le immagini della vita che si conduce sull’isola accanto a paesaggi legati alla tragedia, vuole dare uno spunto per pensare al legame tra due significati antitetici, alla nascita improvvisa di questa connessione e alle sue conseguenze. Dopo quarant’anni dal massacro, la fotografia ci permette di attraversare la storia dell’isola e di onorare le 81 vittime, ma al contempo di riportare Ustica al suo significato originale.

Anche quest’anno il Festival avrà il patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, del Comune di Monopoli, di PugliaPromozione e dell’Apulia Film Commission. PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Nasce da una necessità: provare a restituire una voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, e ridefinire un immaginario proprio e nuovo. L’area geografica di interesse, mai davvero restrittiva e sempre pronta a modificarsi, a estendersi, a focalizzarsi, coincide con la naturale panoramica di quello sguardo da qui, da Monopoli, dalla Puglia: il Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente, l’Africa e oltre.

Fotografie e Musica: l’arte delle copertine degli album musicali

La puntata di questo Martedì ha visto come protagoniste le copertine di album musicali di alcuni dei più famosi artisti di sempre. Molti pensano che non ci siano reali correlazioni tra la fotgrafia e arti appartenenti a sfere sensoriali diverse, come la musica. Il legame tra loro è invece molto forte: si crea quasi una nuova arte in grado di comunicare ed esprimere con vista e udito, cosicchè la musica riesca a potenziare il significato delle immagini, e a loro volta le immagini prendano vita con la musica.

Ascolta la puntata:

E’ ormai immediato collegare le immagini degli album musicali agli artisti ad essi corrispondenti. Esiste una vera e propria storia fotografico-musicale delle copertine dei dischi, ad oggi molto curate sul piano grafico, ma quasi sempre nate da una fotografia e un tempo quasi esclusivamente realizzate con immagini fotografiche.

La copertina di un disco e’ parte essenziale del significato e dell’immaginario che un album vuole comunicare. I destini di artisti o fotografi e musicisti si sono spesso intrecciati e hanno dato vita a dei capolavori grafici che non si sono limitati ad illustrare un album, ma sono diventati anche simboli di una generazione o di un genere musicale: la banana di Andy Warhol per i Velvet Underground o il prisma di Storm Thorgerson per i Pink Floyd, ad esempio.

Se parliamo di fotografia, non è possibile non parlare di uno degli scatti più iconici di sempre: la copertina dell’album dei Beatles, Abbey Road, una fotografia che contiene più simboli di quello che possiamo immaginare e che nessuno può eliminare dalla propria mente. Il neonato sottacqua di Nevermind dei Nirvana, Ziggy Sturdust sulla copertina di Aladdin Sane, una delle immagini più famose di David Bowie… impossibile dimenticarle.

Questo e molto altro nella puntata di Rumore andata in onda Martedì alle 18.00.

Le fotografie che hanno ispirato i registi

Martedì è andata in onda una puntata di Rumore diversa dal solito. Si è parlato, infatti, di fotografie famose realizzate da fotografi illustri, che hanno ispirato registi che sicuramente conoscete. Clint Eastwood, Stanley Kubrick, Steven Spilberg, Charlie Chaplin sono stati i protagonisti di questa puntata, insieme ai fotografi e alle loro fotografie a cui questi registi si sono ispirati o che in qualche caso hanno semplicemente omaggiato.

Ascolta la puntata:

Il cinema e la fotografia sono mondi molto vicini tra loro. Il cinema può essere ritenuto un diretto discendente dell’arte della fotografia fissa. Da sempre questi due linguaggi si scambiano tecniche narrative, ispirazioni estetiche ed evocazione di sensazioni ed emozioni e la cinematografia prende continuamente spunto dall’arte fotografica per aumentare la possibilita’ di resa del significato e anche se spesso non ci facciamo caso, ogni singolo scatto nel cinema è realizzato accuratamente per dare un impatto visivo.

Questa interconnessione artistica permette di non avere limiti e di poter continuamente ricreare un universo artistico partendo da qualcosa di gia’ noto o semplicemente omaggiarlo, anche se spesso all’insaputa dello spettatore. Ma seguendo la puntata, potrete scoprire tutti i segreti dietro queste fotografie molto famose e vantarvi di saperne di più quando ne parlerete con qualche amico.

Robert Doisneau e la fotografia poetica di un mondo ideale

Nella puntata di “Rumore” di Martedì ci siamo immersi nella Francia degli anni 40’-50’. Il fotografo protagonista di questa puntata è famoso per essere riuscito a raccontare per immagini la “francesità”, le sue fotografie riflettono lo spirito della nazione e sono diventate sinonimo dello stile di vita francese.

Ascolta la puntata:

Uno dei suoi scatti più celebri è “Le Basier de l’hotel de ville”, una fotografia che cattura uno dei baci più conosciuti di sempre, entrato ormai nell’immaginario collettivo, ma che nasconde una storia che sfata la sensazione di spontaneità e naturalezza che a prima vista evoca.

Attraverso i suoi occhi vediamo un mondo ideale, il mondo come lui voleva che fosse, dominato dall’ingenuità dei bambini, dalla bellezza e dal romanticismo. Dunque, con le sue foto non siamo difronte ad una realtà oggettiva. Insieme ad Henri Cartier Bresson, Doisneau è uno dei primi esponenti del fotogiornalismo di strada, nelle sue fotografie c’è un profondo romanticismo, ma anche tutte le caratteristiche di quella che era la fotografia umanista.

Se vi foste persi la puntata, potete ascoltarla in podcast, ma non perdetevi il prossimo appuntamento Martedì prossimo alle 18.00.

Man Ray: Dadaismo, Ribellione e Innovazione

Nella puntata di “Rumore” andata in onda Martedì, si è parlato delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò a pittura, scultura, cinematografia, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi.

Ascolta la puntata:

Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche, allusive, estremamente simboliche. In alcuni casi celano metafore e significati nascosi, in altri si fa fatica a trovare un senso ai suoi lavori, che sembrano piuttosto un’impulsiva espressione personale che richiede un’analisi postuma e che lo spettatore è libero di interpretare in modo estremamente personale. Non dimentichiamoci che parliamo di un esponente del Dadaismo, di cui i suoi lavori abbracciano a pieno la filosofia.

Abbandonò l’America per inseguire gli ideali del Dadaismo in Francia, a Parigi. Il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero verso il mondo della “ribellione artistica”. Inoltre, nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione, entrambe tecniche scoperte per caso durante le sue sperimentazioni in camera oscura.

Seguite la prossima puntata di “Rumore” martedì prossimo alle 18.00 e seguiteci sui social. Su Instagram trovate la pagina del programma (rumore_rko), in cui trovate anche tutte le fotografie di cui si parla durante la puntata.