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Fotografie e Musica: l’arte delle copertine degli album musicali

La puntata di questo Martedì ha visto come protagoniste le copertine di album musicali di alcuni dei più famosi artisti di sempre. Molti pensano che non ci siano reali correlazioni tra la fotgrafia e arti appartenenti a sfere sensoriali diverse, come la musica. Il legame tra loro è invece molto forte: si crea quasi una nuova arte in grado di comunicare ed esprimere con vista e udito, cosicchè la musica riesca a potenziare il significato delle immagini, e a loro volta le immagini prendano vita con la musica.

Ascolta la puntata:

E’ ormai immediato collegare le immagini degli album musicali agli artisti ad essi corrispondenti. Esiste una vera e propria storia fotografico-musicale delle copertine dei dischi, ad oggi molto curate sul piano grafico, ma quasi sempre nate da una fotografia e un tempo quasi esclusivamente realizzate con immagini fotografiche.

La copertina di un disco e’ parte essenziale del significato e dell’immaginario che un album vuole comunicare. I destini di artisti o fotografi e musicisti si sono spesso intrecciati e hanno dato vita a dei capolavori grafici che non si sono limitati ad illustrare un album, ma sono diventati anche simboli di una generazione o di un genere musicale: la banana di Andy Warhol per i Velvet Underground o il prisma di Storm Thorgerson per i Pink Floyd, ad esempio.

Se parliamo di fotografia, non è possibile non parlare di uno degli scatti più iconici di sempre: la copertina dell’album dei Beatles, Abbey Road, una fotografia che contiene più simboli di quello che possiamo immaginare e che nessuno può eliminare dalla propria mente. Il neonato sottacqua di Nevermind dei Nirvana, Ziggy Sturdust sulla copertina di Aladdin Sane, una delle immagini più famose di David Bowie… impossibile dimenticarle.

Questo e molto altro nella puntata di Rumore andata in onda Martedì alle 18.00.

Le fotografie che hanno ispirato i registi

Martedì è andata in onda una puntata di Rumore diversa dal solito. Si è parlato, infatti, di fotografie famose realizzate da fotografi illustri, che hanno ispirato registi che sicuramente conoscete. Clint Eastwood, Stanley Kubrick, Steven Spilberg, Charlie Chaplin sono stati i protagonisti di questa puntata, insieme ai fotografi e alle loro fotografie a cui questi registi si sono ispirati o che in qualche caso hanno semplicemente omaggiato.

Ascolta la puntata:

Il cinema e la fotografia sono mondi molto vicini tra loro. Il cinema può essere ritenuto un diretto discendente dell’arte della fotografia fissa. Da sempre questi due linguaggi si scambiano tecniche narrative, ispirazioni estetiche ed evocazione di sensazioni ed emozioni e la cinematografia prende continuamente spunto dall’arte fotografica per aumentare la possibilita’ di resa del significato e anche se spesso non ci facciamo caso, ogni singolo scatto nel cinema è realizzato accuratamente per dare un impatto visivo.

Questa interconnessione artistica permette di non avere limiti e di poter continuamente ricreare un universo artistico partendo da qualcosa di gia’ noto o semplicemente omaggiarlo, anche se spesso all’insaputa dello spettatore. Ma seguendo la puntata, potrete scoprire tutti i segreti dietro queste fotografie molto famose e vantarvi di saperne di più quando ne parlerete con qualche amico.

Robert Doisneau e la fotografia poetica di un mondo ideale

Nella puntata di “Rumore” di Martedì ci siamo immersi nella Francia degli anni 40’-50’. Il fotografo protagonista di questa puntata è famoso per essere riuscito a raccontare per immagini la “francesità”, le sue fotografie riflettono lo spirito della nazione e sono diventate sinonimo dello stile di vita francese.

Ascolta la puntata:

Uno dei suoi scatti più celebri è “Le Basier de l’hotel de ville”, una fotografia che cattura uno dei baci più conosciuti di sempre, entrato ormai nell’immaginario collettivo, ma che nasconde una storia che sfata la sensazione di spontaneità e naturalezza che a prima vista evoca.

Attraverso i suoi occhi vediamo un mondo ideale, il mondo come lui voleva che fosse, dominato dall’ingenuità dei bambini, dalla bellezza e dal romanticismo. Dunque, con le sue foto non siamo difronte ad una realtà oggettiva. Insieme ad Henri Cartier Bresson, Doisneau è uno dei primi esponenti del fotogiornalismo di strada, nelle sue fotografie c’è un profondo romanticismo, ma anche tutte le caratteristiche di quella che era la fotografia umanista.

Se vi foste persi la puntata, potete ascoltarla in podcast, ma non perdetevi il prossimo appuntamento Martedì prossimo alle 18.00.

Man Ray: Dadaismo, Ribellione e Innovazione

Nella puntata di “Rumore” andata in onda Martedì, si è parlato delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò a pittura, scultura, cinematografia, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi.

Ascolta la puntata:

Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche, allusive, estremamente simboliche. In alcuni casi celano metafore e significati nascosi, in altri si fa fatica a trovare un senso ai suoi lavori, che sembrano piuttosto un’impulsiva espressione personale che richiede un’analisi postuma e che lo spettatore è libero di interpretare in modo estremamente personale. Non dimentichiamoci che parliamo di un esponente del Dadaismo, di cui i suoi lavori abbracciano a pieno la filosofia.

Abbandonò l’America per inseguire gli ideali del Dadaismo in Francia, a Parigi. Il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero verso il mondo della “ribellione artistica”. Inoltre, nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione, entrambe tecniche scoperte per caso durante le sue sperimentazioni in camera oscura.

Seguite la prossima puntata di “Rumore” martedì prossimo alle 18.00 e seguiteci sui social. Su Instagram trovate la pagina del programma (rumore_rko), in cui trovate anche tutte le fotografie di cui si parla durante la puntata.

La Fotografia in Oriente: Gli scatti di Fan Ho

Come ogni Martedì con il programma “Rumore” abbiamo scoperto la storia di un nuovo fotografo. Questa volta il protagonista era Fan Ho, un fotografo appartente ad una cultura diversa rispetto a quella dei fotografi visti precedentemente. Con Fan Ho scopriamo la cultura orientale e nelle sue foto si capta questa diversità culturale.

Ascolta la puntata:

Le sue foto in bianco e nero conquistano l’osservatore per la loro eleganza, linearità e precisione. Le ombre e la luce sono una costante nei suoi scatti, quasi potrebbero essere considerati i veri protagonisti delle sue fotografie. Il collante di tutto questo è la filosofia del momento decisivo, per cui bisogna attendere che tutto sia perfettamente allineato.

La sua capacità è stata quella di riuscire a catturare le strade di Hong Kong quasi vuote o con pochissime persone, in un periodo storico in cui la città era in via di sviluppo e moltissime erano le persone che la abitavano. Le sue fotografie raccontano delle storie veicolate dalla sua personale visione, sono rappresentative della sua interiorità.

Fotografi come Saul Leiter e William Klein, di cui abbiamo parlato nelle scorse puntate, si sono dedicati al genere della Street Photography. Anche quella di Fan Ho è definita Street Photography, ma a differenza dei sopracitati, gli scatti di Fan Ho risultano molto pacati, ragionati e ponderati. Esprimono perfettamente non solo la personalità del fotografo, ma anche l’essenza della sua cultura di appartenenza. I suoi scatti possono indubbiamente essere accostati allo stile di Henri-Cartier Bresson, invece, che Fan Ho apprezava e molti sono i punti in comune tra i due fotografi.

Se vi siete persi la puntata di Martedì scorso, potete ascoltare il Podcast su Spreaker. “Rumore” torna Martedì prossimo, come di consueto, con nuovi artisti di cui parlare ed approfondire.

L’arte nelle fotografie di moda di Horst P. Horst

Nell’episodio di Rumore, andato in onda Martedì abbiamo scoperto la carriera di quello che è conosciuto come Horst P. Horst, un fotografo che ha lasciato un grande segno nella storia della fotografia di Moda del 1900. Durante la sua carriera ha avuto l’occasione di scattare ritratti di alcune delle celebrità più influenti degli anni ’30, ma la sua fama è legata prevalentemente alla sua carriera come fotografo di Moda.

Ascolta la puntata:

Rumore #13 – Fotografie di album musicali – 23/06/2020 Rumore

La puntata di oggi vi dimostrerà che esiste una correlazione tra fotografie e musica. Insieme, queste due arti, creano una nuova forma di espressione in grado di comunicare con vista e udito, supportandosi a vicenda e amplificando la musica il significato delle immagini e viceversa. Questa relazione è sempre stata sotto i nostri occhi, ma forse non ci abbiamo mai fatto caso: le copertine degli album musicali sono un perfetto esempio di questa unione artistica. Se ci pensate, la copertina di un disco è parte essenziale ed integrante del significato che un album vuole comunicare. Alcuni di questi sono ormai impressi nella nostra mente, familiari ai nostri occhi e in questa puntata vi svelerò i segreti nascosti dietro queste copertine di album musicali famosissimi.
  1. Rumore #13 – Fotografie di album musicali – 23/06/2020
  2. Rumore #12 – Fotografie che hanno ispirato Film – 16/06/2020
  3. Rumore #11 – Robert Doisneau – 09/06/2020
  4. Rumore #10 – Man Ray – 26/05/2020
  5. Rumore #9 – Fan Ho – 19/05/2020

Horst ha lavorato per le riviste di moda più conosciute, come Vogue, Vanity Fair e New Yorker, realizzando immagini creative, attraverso una grande attenzione alla composizione e all’uso delle luci. Con queste caratteristiche è riuscito a creare un suo stile personale e a trasformare in vera e propria arte la fotografia di moda.

Negli artisti di cui si è parlato nel corso delle puntate abbiamo visto fotografi che si sono dedicati a fotografare guerre, fame, rivoluzioni o disagio sociale. Altri che si sono dedicati al trash, al “brutto” della nostra società e pochi altri si sono dedicati all’arte e al bello. Horst è stato uno di questi, scegliendo di ritrarre il bello, il sensuale e di non farne solo mera estetica, ma trasformarla in forma d’arte ed esaltarne il valore.

Nelle sue fotografie non c’è solo l’intento di ritrarre vestiti o modelle, ma soprattutto di raccontare il sogno di bellezza, eleganza e glamour di quegli anni. La sua attenzione alle pose, alle ombre e alla composizione nelle sue fotografie ricostruiscono spesso pose ispirate all’arte classica. Il risultato sono soggetti che sembrano distanti, eterei, di una bellezza che è senza tempo.

Quello che ci insegna Horst è che l’arte non dipende dall’oggetto fotografato, ma dal soggetto che fotografa. Qualunque oggetto, attraverso la fotografia, può essere trasformato in uno scatto significativo. Horst ci dimostra, tra le altre cose, che che si può fare arte anche con una pubblicità.

Per scoprire nuovi artisti del mondo della fotografia seguite la prossima puntata di Rumore Martedì prossimo alle 18.

Appello alla Regione Puglia dagli operatori dello spettacolo: senza aiuto regionale, rischiamo di chiudere

Foggia, 12/05/2020 – Un insieme di operatori del comparto cultura e spettacolo pugliesi fanno appello alla Regione Puglia affinché si attivi un circuito di sostegno economico alle realtà imprenditoriali e artistiche che, a causa del coronavirushanno visto azzerate le attività lavorative a cui avrebbero dovuto prendere parte nel 2020.

Circa quaranta operatori dello spettacolo hanno firmato un appello inviato ieri alla Regione, affinché i fondi che di solito vengono concessi attraverso la Regione o attraverso Agenzie Regionali, diventino momentaneamente uno strumento rapido per aiutare i tanti del settore che, a discapito del proprio impegno, preparazione e investimenti, si trovano in lockdown professionale a causa del Covid19.

Marco Maffei, tecnico del suono, insieme a diversi lavoratori dello spettacolo, tra cui il tecnico luci Giuseppe La Torre e l’operatore nella comunicazione culturale Salvatore Imperio, hanno raccolto diverse adesioni tra artisti, tecnici, organizzatori di eventi, spazi teatrali, service ed altri, dopo essersi interfacciati con loro per focalizzare le reali esigenze in un momento storico come questo, che ha messo tutte le attività culturali in un “tempo sospeso”.

È palese che il settore cultura e spettacolo sarà l’ultimo a sbloccarsi e che, senza un’adeguata e celere iniezione di liquidità anche dalle Regioni, ci sarà una grossa perdita di risorse umane e di aziende. Non dimentichiamo che l’intera filiera della cultura e dello spettacolo è ferma da fine febbraio e resterà ferma fino a data da definirsi (l’ISS – Istituto Superiore della Sanità parla di marzo 2021) e che si trova tutta in una situazione di grave difficoltà”, hanno dichiarato i portavoce nell’appello rivolto ad Emiliano.

Il rischio molto alto è che molti dei lavoratori di questo settore, che in Puglia vanta anche agenzie regionali nate appositamente per i talenti e per gli operatori, vengano messi nella condizione più tragica della chiusura della propria attività perché sobbarcati, oltre che dagli investimenti per rimanere sul mercato, anche dai costi e dalle tassazioni altissime del sistema italiano.

Tra i vari punti dell’istanza inviata al Presidente Emiliano e ai settori cultura e turismo citiamo “Considerando che la Regione Puglia investe da anni per la valorizzazione culturale del proprio territorio, oggi si richiede alla Regione stessa un atto di coerenza, che scongiuri il rischio di veder svanire tutti gli sforzi fatti sino ad oggi e di vedere diventare culturalmente sterile una regione che ha un comparto cultura e spettacolo forte e produttivo, fatto anche di piccole realtà che hanno portato con orgoglio la Puglia in giro per il mondo con varie forme e modalità.”

Saul Leiter: Il pittore della Street Photography

Nella puntata di “Rumore” di Martedì si è parlato di Saul Leiter, un pioniere della fotografia a colori. Pittore autodidatta e successivamente fotografo di moda, fu tra i primi ad utilizzare le pellicole a colori per i suoi scatti, nonostante la fotografia a colori fosse denigrata, non considerata arte e utilizzata solo nella pubblicità e nella moda. Iniziò scattando fotografie per le strade di New York, catturandone la vita e la frenesia, dando inconsciamente vita ad un nuovo approccio a quella che verrà poi definita Street Photography. Le sue fotografie a colori, però, sono rimaste sconosciute fino agli anni ’90, da li in poi sono diventate importantissime nella storia della fotografia.

Ascolta la puntata:

Giá nei suoi lavori in bianco e nero si percepisce l’impronta pittorica di Leiter. Le sue immagini sono ben composte, anche se spesso non secondo i canoni tradizionali. Ma è soprattutto nel colore che emerge la sua personalità. Qui il tocco pittorico è ancora più evidente: spesso cose e persone sono sfuggenti, riflesse o appannate e spesso è tutto molto confuso. New York perde il suo caos e diventa improvvisamente tranquilla.

Grazie allo sfruttamento di superfici sbiadite, alla sovrapposizione degli elementi nella scena e all’accostamento di colori brillanti, le sue fotografie assumono particolarità che le rendono immediatamente riconoscibili dallo spettatore. La sua poetica e sensibilità emerge dalle sue fotografie che subito conquistano l’attenzione dell’osservatore.

Per qualsiasi domanda, richiesta o consiglio, ma anche per osservare tutte le fotografie di cui si parla durante le puntate, trovate la pagina del programma su Instagram (rumore_rko). “Rumore” torna Martedì prossimo alle 18 per una nuova puntata.

Il “Dio delle piccole cose” della fotografia: Ralph Gibson e i suoi frammenti

Nella puntata di Martedì di “Rumore” si è parlato delle fotografie di Ralph Gibson, un fotografo americano affascinato dai piccoli pezzi di mondo, dai frammenti della vita di tutti i giorni. La sua è pura arte, si distanzia dalla fotografia documentaristica, molto diffusa in quegli anni, per dedicarsi ad un lavoro più intimo e personale, alla ricerca della propria interiorità e alla ricostruzione della propria visione del mondo. E’ considerato da qualcuno “Dio delle piccole cose” proprio per la sua capacità di catturare i piccoli dettagli rendendoli soggetti delle sue fotografie.

Ascolta la puntata:

Il suo approccio alla fotografia risale agli anni trascorsi nella marina militare. Dopo il suo congedo ha continuato i suoi studi presso il San Francisco Art Institute, svolgendo tirocini per Dorothea Lange, di cui si è parlato nella puntata precedente, e Robert Frank. Entrambi i suoi mentori erano fotoreporter, dunque orientati verso la fotografia documentarista.

Ralph Gibson decide di distanziarsi dalle scelte dei suoi colleghi fotografi a lui contemporanei, optando per una fotografia più introspettiva e personale. Difatti nelle sue fotografie vediamo la sua personale interpretazione del mondo, il suo punto di vista. Il suo primo lavoro è “The Somnambulist“, una sequenza onirica all’interno della quale Gibson racchiude l’essenza di questo suo nuovo approccio.

A questo suo approccio soggettivo e astratto, è stata abbinata una ricontestualizzazione delle immagini nella loro disposizione e nella loro sequenza, ridefinendo in questo modo il significato attraverso le immagini. Con lui nasce quindi un nuovo linguaggio visivo – un linguaggio che parla del mondo dei sogni, dei ricordi e del subconscio.

Insieme a queste innovazioni, Gibson rielabora il significato del fotolibro. Infatti Ralph Gibson ha spesso raccolto i suoi lavori in libri fotografici, apprezzandone l’unicità. Per Gibson i libri sono i mezzi narrativi che esprimono ciò che un fotografo pensa delle sue fotografie, perciò per lui il libro diventa un mezzo ideale per presentare le immagini lasciando lo spettatore libero di sviluppare una propria narrativa.

Per altre curiosità sul mondo della fotografia e su nuovi artisti seguite la prossima puntata di “Rumore” Martedì prossimo alle 18.

L’arte di documentare: la Fotografia Documentaristica di Dorothea Lange

La protagonista della puntata di “Rumore” di questo Martedì è stata Dorothea Lange, una donna con una grande forza, che ha lottato per rendere note le condizioni dei meno fortunati del periodo storico che ha vissuto, attraverso la fotografia e per questo una delle fotografe più famose del ‘900.

I suoi lavori principali sono quelli durante gli anni della Grande Depressione, dopo il crollo della borsa di Wall Street. Ha lavorato per una serie di agenzie e organizzazioni impegnate nella lotta contro la povertà in America, che le hanno dato la possibilità di utilizzare la fotografia come testimonianza di ciò che i più poveri e disagiati stavano vivendo. Inoltre, Dorothea Lange ha viaggiato e lavorato per la rivista americana Life e ha collaborato alla nascita dell’agenzia fotografica Magnum.

Ascolta la puntata:

I suoi scatti hanno documentato con lo scopo di attuare un cambiamente sociale e non c’è una singola fotografia in cui non si percepisca questo intento. Con le sue fotografie ha quindi approfondito il legame tra lo stile descrittivo della fotografia documentaristica e l’ideale dell’impegno sociale. Per questo è considerata la madre della fotografia sociale americana. Il suo lavoro fotografico ha dimostrato che le opere d’arte e i documenti non si escludono a vicenda, ma possono mescolarsi e creare immagini che rimangono indelebili.

L’appuntamento è rinnovato a Martedì prossimo alle 18 per scoprire la storia di un nuovo fotografo, svelarne i segreti e le tecniche.