Archivi categoria: Arti espositive

asta di beneficenza, “UNITI PER LA PUGLIA”: gli artisti pugliesi si mobilitano per l’emergenza

L’iniziativa si chiama UNITI PER LA PUGLIA e vede riuniti gli artisti Pugliesi ( ma non solo) in un asta di beneficenza che si terrà tra il 2 e il 4 di aprile sulle nostre pagine Instagram . Ogni artista che avrà aderito all’iniziativa posterà sulla propria pagina Instagram giovedì 2 aprile alle ore 11:00 la propria opera con titolo, dimensione e tecnica seguito dall’hashtag #unitiperlapuglia.

Gli acquirenti avranno la possibilità di visionare tutte le opere disponibili cercando e seguendo l’hashtag e da giovedì 2 aprile alle ore 11:00 a sabato 4 aprile alle ore 11:00 potranno fare la loro offerta direttamente nei commenti sotto la foto dell’opera . L’asta inizia da 50,00 euro per quasi tutte le opere ( alcuni artisti a loro discrezione potranno far partire l’asta da 100,00 euro in base all’importanza dell’opera stessa ) e si potrà rilanciare di 20,00 euro o più ogni offerta fatta , vince l’asta chi al termine avrà offerto di più.

L’intero ricavato sarà devoluto in beneficenza, le modalità saranno queste: Chi si aggiudica l’opera dovrà effettuare un bonifico direttamente sul conto corrente univoco a favore dell’assistenza sanitaria alla popolazione:

IBAN : IT51C0306904013100000046029 INTESTATO A : Regione Puglia CODICE SWIFT/BIC BCITITMM CAUSALE: unitiperlapuglia – nome opera/artista Dopodiché dovrà inviare la foto della ricevuta tramite messaggio privato all’artista che si impegnerà a consegnare o spedire l’opera non appena sarà passata la quarantena .

Stanno aderendo all’iniziativa tatuatori, pittori, grafici, fotografi, designer, illustratori.

Philippe Halsman: tra composizione, surrealismo e follia

Nella seconda puntata di “Rumore” si è parlato di uno dei fotografi più famosi al mondo: Philippe Halsman. Difatti, scattò fotografie che sono rimaste nella storia. Da un lato ebbe la fortuna di avere soggetti famosi come modelli, come ad esempio Albert Einstein, Marilyn Monroe, Salvador Dalì, Audrey Hepburn, Marlon Brando, Anjelica Huston, Frank Sinatra… e molti altri. Dall’altro la sua firma si riconosce bene: le sue foto sono autentiche, ben costruite, originali e molto personali e talvolta addirittura surreali.

Ascolta la puntata:

Halsman è famoso anche per aver inventato la tecnica del “jumping Style”, ovvero l’arte di ritrarre una persona saltando, in questo modo il modello non aveva il controllo dell’espressione del viso. Lo scopo era proprio quello di portare alla luce la vera personalità del soggetto, che si concentrava sul salto e faceva cadere la maschera da personaggio famoso per svelare la sua vera personalità.

Al fine di riuscire a catturare e capire meglio la psicologia dei suoi soggetti, condusse anche degli studi sulle espressioni facciali. Questo dice molto di come fosse attento al particolare: i suoi scatti sono molto ben costruiti, c’è sempre un fattore che suggerisce qualcosa sul soggetto che sta fotografando in quel momento.

La sua collaborazione più famosa fu quella con Salvador Dalì, da cui nacquero dei veri e propri capolavori. Le sue foto erano surreali già prima dell’amicizia con Dalì, ma l’influenza dell’artista si nota e rende le sue fotografie spettacolari. Oggetti che levitano, persone che camminano sul soffitto, persone che saltano… insomma Halsman ha sconfitto le leggi della gravità nelle sue foto e ha trovato la strada per l’epicità.

“Rumore” ritorna Martedì prossimo sempre alle 18, nel frattempo potete commentare o dare dei suggerimenti sui social e sulla pagina Instagram rumore_rko.

Novità e sperimentazione: il colore e il movimento degli scatti di Ernst Haas

La prima puntata di “Rumore” ha visto come protagonista il pioniere del colore e del movimento Ernst Haas, un fotografo austriaco che si appassionò alla fotografia alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che lavorò per la Magnum Photos, una delle aziende di fotografia più importanti al mondo. Uno dei primi a sperimentare sulla pellicola a colori, tanto da essere stato il primo fotografo a cui è stata dedicata la prima mostra fotografica a colori nel Museum of Modern Art di NewYork.

Ascolta la puntata:

A lui dobbiamo una serie di tecniche che tutt’ora vengono utilizzate in fotografia, come ad esempio il Panning e la messa a fuoco selettiva. La sua propensione a non seguire le regole di composizione lo hanno portato a sviluppare uno stile unico, creando fotografie inconfondibili, caratterizzate da colori vividi e soggetti sfocati, grazie all’utilizzo di tempi di scatto lunghi, che riescono a coinvolgere l’osservatore nell’immagine. Lo scopo delle sue sperimentazioni e della sua propensione ad utilizzare il mosso era proprio quello di rendere l’idea del movimento nel tempo e nello spazio. Le sfumature dei colori unite al movimento sembrano essere stese da un pennello, dimostrando un’armoniosità fuori dal comune.

Particolare è anche la sua filosofia: infatti Haas non ha un soggetto preferito nelle sue immagini, ma si limitava a fotografare quello che aveva intorno. La sua abilità è stata proprio quella di riuscire a notare particolari che a tutti potrebbero sembrare banali. Secondo lui un fotografo deve “trasformare un oggetto da quello che è in ciò che si vuole che sia” ed è per questo che le sue fotografie risultano affascinanti e coinvolgenti.

Rumore torna Martedì prossimo sempre dalle 18 alle 19, con un nuovo artista e nuove tecniche da svelare. Se avete richieste, desideri o semplicemente dare le vostre impressioni potete farlo sui social, sulla pagina Facebook di Rko e sulla pagina del programma su Instagram, rumore_rko.

Fotografie e parole: “Rumore” tra i programmi del Martedì pomeriggio su RKO

Martedì 17 Marzo alle 18 è andata in onda su Rko la puntata zero del nuovo programma radiofonico “Rumore”. Il nome un po’ fuorviante potrebbe non far intendere in modo immediato il contenuto di questo nuovo format, ma tutto ha uno specifico significato. La puntata è stata registrata in chiamata Skype e se ne evincono le difficoltà dal riverbero della voce e dai rumori, appunto, provenienti dalle postazioni improvvisate per poter creare contenuti comodamente da casa. Quale periodo migliore se non questo in cui tutti siamo costretti a stare in casa per utilizzare la radio come canale di ricezione culturale e affacciarsi ad un mondo a voi sconosciuto o poco esplorato? La protagonista di quest’ora insieme sarà la fotografia. Si, esatto. Sembra strano, forse impossibile, poter parlare di un’arte visiva in radio. Ma siamo coraggiosi e tenteremo di farlo al meglio.

È arrivato il momento di svelare il motivo di questo nome a primo impatto un po’ bizzarro. Chi se ne intende di fotografia lo sa, il “Rumore”, quello digitale si intende, non è altro che il disturbo causato dalla poca (o troppa) quantità di luce in base alle informazioni che l’obiettivo è stato in grado di catturare durante lo scatto. Questo dipende sia dall’obiettivo sia dalle condizioni di luce presenti nel luogo in cui la foto viene scattata. Quando una foto presenta rumore digitale vuol dire che sarà anche poco nitida, un po’ granulosa con un effetto puntinato sparso qua e là all’interno della foto variando in base alle zone di luce e alle zone d’ombra. Il motivo per cui è stato scelto questo nome risiede nell’intento di creare un po’ di “rumore” nelle vostre menti, dare qualche informazione e farla arrivare in modo sparso per le orecchie di chi ascolta. Lo scopo di ogni puntata, infatti, sarà quello di mettere una pulce nell’orecchio degli ascoltatori e stimolarne la curiosità, parlando di un autore diverso di volta in volta. Ogni fotografo ha le sue peculiarità e la difficoltà sarà descriverne gli intenti e le tecniche, cercando di spiegare in modo semplice e coinciso ogni termine tecnico che l’ascoltatore potrebbe non conoscere, tentando di dare anche uno sguardo alle opere e scoprendone insieme i possibili significati.

Ascolta la puntata:

Il protagonista di questa puntata zero è stato Ansel Adams, uno dei più grandi fotografi del XX secolo e padre fondatore della fotografia paesaggistica. Un personaggio particolare, anche esteticamente, in quanto segnato da uno sfregio sul viso, causato da un terremoto nella sua città natale, San Francisco, che dimostrò grande passione e dedizione a quest’arte. La peculiarità di Ansel Adams risiede nel suo amore sconfinato nei confronti della natura, che grazie alla sua abilità, è riuscito a trasmettere all’osservatore. Inoltre, una caratteristica su cui bisogna soffermarsi è la scelta di scattare esclusivamente in bianco e nero: una scelta coraggiosa per un fotografo paesaggista, ma ben riuscita nel suo caso. Infatti, Adams è riuscito a sfruttare l’assenza di colore a suo favore, in modo tale che l’osservatore fosse orientato a porre la propria attenzione ai dettagli, ma soprattutto che potesse captare l’essenza stessa della natura trasmettendone l’emozione contemplativa.

L’occhio di Ansel Adams era un occhio sincero, empatico e fedele alla realtà. Tanto fedele da abbracciare la filosofia della straight photography, una filosofia di pensiero secondo cui le fotografie devono essere mantenute intatte, senza sottoporle a lavori di post produzione che ne intaccherebbero la purezza. Questa la filosofia caratterizzante del Gruppo f/64, che Ansel Adams fondò nel 1932, promotore di un linguaggio improntato alla purezza e al modernismo. Il nome stesso del gruppo rimanda all’apertura del diaframma, cioè l’elemento che determina la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo, e che determina la definizione di una foto: in questo caso l’apertura minima del diaframma riesce a garantire la nitidezza anche degli elementi più lontani. Con questa regola è più semplice catturare i dettagli e conferire una maggiore fedeltà al paesaggio reale, nonché una delle regole fondamentali della fotografia paesaggistica.

Una tecnica che invece Ansel Adams inventò di sana pianta fu quella del Sistema Zonale, una tecnica che riusciva a creare degli estremi di bianco e nero nelle foto, garantita dalla misurazione dei valori della luce. Questo sistema permette invece di catturare esattamente la luce presente in natura in modo tale da ottenere un’immagine maggiormente fedele alla realtà e anche di facilitare il lavoro dei fotografi durante il settaggio. La dedizione e l’impegno che Ansel Adams mise nel suo lavoro si evince proprio da queste tecniche, che ha gentilmente concesso al mondo dei fotografi per facilitare loro in qualche modo il lavoro.

Durante la puntata si è parlato anche di alcune delle opere di Adams: Cypress il cui soggetto è per l’appunto un cipresso. Solo una parte della sua interezza è stata catturata dall’artista, che ha voluto mostrare la sinuosità dell’intreccio dei suoi rami.

Cypress and Fog, Pebble Beach, California

Redwood, invece, esprime ritmicità scandita dai rami affusolati, conferendo un senso di confusione e angoscia e la sensazione di avere a che fare con l’ignoto e l’inesplorato al di là dei fusti in primo piano.

Redwoods, Bull Creek Flat, Northern California

Infine, Moonrise over Hernandez, una delle foto più rappresentative di cui abbiamo due versioni: la prima originale del 1943 e la seconda rielaborata in camera oscura del 1970.

Ad accompagnare il flusso delle parole, una selezione musicale quanto più inerente al tema trattato, con la speranza che possa far immergere l’ascoltatore nella natura ascoltando le note e le parole durante quest’ora passata insieme.

“Rabid Wolf” sabato a Bari, Galleria 206. Personale di Duncan Weston in arte “Petro”

Rabid Wolf

Mostra personale di Duncan Weston in arte “Petro”

Dal 29 Febbraio al 12 Aprile 2020

Galleria 206, via dei mille, 206 – Bari

Galleria 206 è lieta di presentare “Rabid Wolf” la prima mostra personale in Italia, dello storico writers Londinese “Petro”, nome noto alla scena dei graffiti europea e internazionale. 


https://petro.bigcartel.com/

https://www.instagram.com/ intheallotment/?hl=it

Il vernissage di apertura sarà sabato 29 febbraio, dalle 19.30 alle 23.30.

La mostra sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle 18 alle 21. È possibile prenotare visite private al 3282280041.

L’ingresso é gratuito per i soci 206,è possibile tesserarsi nella sede di via dei mille 206,Bari.

Il costo della tessera è di a € con durata annuale.

Petro

Petro è un writers  Inglese e si definisce cittadino dell’universo,che ha contribuito alla diffusione dei graffiti in tutto il mondo,lasciando i propri graffiti da oltre 30 anni.

“RABID WOLF” celebra la subcultura,la nostalgia e lo stile di vita del mondo galattico del writing graffiti.

Per il suo primo show in Italia preparerà durante la residenza in Puglia alcune tele graffitate,una ampia serie di pitture su carta il tutto presentato con un’ allestimento ricco di sculture “site specific” per i locali della galleria 206.



Petro
Petro is an English graffiti writer and citizen of the universe, who as contributed to writing worldwide for over 30 years.
“Rabid Wolf” celebrates the sub-culture, nostalgia and lifestyle of a life lived in the galactic world of writing graffiti.
Prepare your self for an installation of painting and sculpture. 

Galleria 206

Questa avventura nasce dalla volontà di un gruppo di amici pronti a condividere le proprie esperienze, il proprio background artistico e professionale, per la creazione di uno spazio comune pronto a consentire l’emersione di realtà nascoste e sottovalutate, realtà lontane dall’asfissiante presa del mainstream. Un’esigenza questa che può trovare accoglimento proprio nella possibilità di usufruire di un network, di una comunità, di un’esperienza associativa che funga da innesco e supporto per i progetti dei nostri soci.

unknownow.it/instagram.com/206galleria/

facebook.com/duecentosei/

Galleria 206Via Dei Mille, 206

http://www.unknownow.it 

BORIS PRAMATAROV IN MOSTRA ALLA WALLNESS CLUB GALLERY

Boris Pramatarov, giovane artista residente a Bruxelles ed originario di Sofia, è in mostra alla Wallness Club Gallery in via Vallisa 78 a Bari dal 19 febbraio al 20 marzo 2020. La mostra è l’evento di apertura della IX edizione del CA.CO.FEST (Cartoons & Comics), festival del fumetto e animazione indipendente nato a Bari, ormai punto di riferimento per tutte la scena creativa underground del Sud Italia, e di tutta la penisola. La galleria è stata fondata a novembre scorso da un collettivo di writer, street artist, designer, grafici e artigiani operanti in Italia e all’estero da oltre vent’anni, con la finalità di promuovere la cultura urbana contemporanea. 

Come tutti gli artisti invitati da Wallness, anche Boris Pramararov ha investito le pareti della galleria con un intervento site-specific realizzato in cinque giorni, dipingendo, in acrilico nero, un enorme murale multiforme abitato da robot e figure sciamaniche e totemiche di grande forza espressiva.

La convivenza nel suo lavoro di stilizzazioni di figure avvenieristiche ed archetipe simboleggia la presenza costante e duale di scienza e spiritualismo nella nostra società contemporanea, che è oramai realtà complessa, viva varietà di culture ed identità spesso opposte, che s’intersecano, si scontrano e a volte si fondono armoniosamente insieme.

L’universo visivo delle serigrafie e delle illustrazioni di Boris, presenti in mostra, è dunque inquietante, tenebroso, assurdo, ricco di stranezze e dettagli misteriosi da decifrare.

Per info:

https://www.facebook.com/wallness.club/

wallness.club@gmail.com

OMAGGIO A CHIARA FUMAI Bari – Teatro Margherita 8 febbraio – 6 marzo 2020

sabato 8 febbraio ore 17.30  presentazione alla stampa
e ore 18.30 apertura al pubblico



A due anni dalla prematura scomparsa di Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) la Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’associazione culturale Dafna, rendono pubblico omaggio all’artista barese nel Teatro Margherita, dall’8 febbraio al 6 marzo 2020.

Una mostra molto attesa, che presenta la complessità del pensiero dell’artista e della sua opera nella formula dell’Omaggio a Chiara Fumai ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.

Sabato 8 febbraio alle ore 17.30  è in programma la presentazione alla stampa con il Sindaco di Bari Antonio Decaro, l’Assessore alla Cultura del Comune di Bari Ines Pierucci e il Direttore Dipartimento Turismo, Economia della cultura e valorizzazione del territorio della Regione Puglia, Aldo Patruno della mostra che aprirà al pubblico alle ore 18.30.

”Con questa mostra la Regione Puglia vuole celebrare una delle personalità più importanti della scena artistica contemporanea italiana ed internazionale – il commento del Presidente Michele Emiliano – Un’artista che ha portato il nome della Puglia nel mondo e che il mondo ha riconosciuto con prestigiosi premi e riconoscimenti. Abbiamo deciso di renderle omaggio a Bari, nella sua città, ed aprire così le attività 2020 di Puglia Circuito del contemporaneo che quest’anno offrirà appuntamenti e mostre di rilievo internazionali in tutta la Regione”

” Dedicare una retrospettiva a Chiara Fumai nella città che l’ha vista crescere fino a diventare una delle artiste più interessanti della sua generazione è un atto dovuto e, al tempo stesso, un regalo che la città fa a se stessa per inaugurare una stagione di confronto sul significato e sul valore della sua ricerca, segnata da una sensibilità fuori dal comune e da interessi eccentrici e sorprendenti- dichiara il sindaco Antonio Decaro – Fino al prossimo 6 marzo il teatro Margherita, il luogo che più di ogni altro si prestava ad essere ‘abitato’ dalle sue creazioni, sarà lo spazio di uno speciale omaggio dal respiro internazionale. Ringrazio la Regione Puglia e l’associazione The Church of Chiara Fumai per aver reso possibile tutto questo”.

Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea.  Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte internazionale per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.

Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.

Nel foyer sarà mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa al Centro Pecci di Prato. Bari diventa così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell’universo creativo dell’artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.

Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell’artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI

Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.

Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.

La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

Teatro Margherita – Piazza IV Novembre, 70122 Bari

Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Chiuso il 23 febbraio  – Ingresso libero

Under pressure. Baldo DIODATO espone a Copertino Da oggi 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

POLO MUSEALE della Puglia CASTELLO DI COPERTINO presenta Under pressure. Baldo Diodato a Copertino, dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

Mostra d’arte contemporanea a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro

Da mercoledì 18 dicembre le sale del Castello di Copertino ospiteranno la mostra Under pressure. Baldo Diodato a Copertino.Baldo Diodato è tra gli artisti italiani più interessanti della sua generazione, per la capacità di rileggere la storia architettonica e sociale dei luoghi attraverso un linguaggio plastico di derivazione minimalista. La mostra al Castello di Copertino è una selezione ragionata delle opere dell’artista attraverso i suoi anni di attività, che restituiscono il fulcro della ricerca di questo sperimentatore nomade. Insieme ai lavori verrà presentata un’installazione realizzata ad hoccon gli studenti degli istituti scolastici e dell’Accademia di Belle Arti di Lecce ed una performanceche l’artista realizzerà insieme ai cittadini di Copertino nel centro storico della città.

Nato a Napoli nel 1938, dove si forma all’Accademia di Belle Arti per poi proseguire i suoi studi all’Accademia Albertina di Torino, dal 1966 ai primi anni Novanta, vive a New York per poi trasferirsi, nel 1992 a Roma. Il confronto con la straordinaria e millenaria storia di Roma risulta di grande ispirazione: il maestro infatti utilizza grandi fogli dall’alluminio per realizzare calchi di sanpietrini e pavimentazioni antiche, attraverso un processo di acquisizione di tracce, anche infinitesimali, lasciate da milioni di persone in transito per le vie e le piazze. Realizza così altorilievi e bassorilievi che sintetizzano ciò che lo ha sempre ossessionato: il valore assoluto della forma.

Si basa infatti su un processo creativo che riguarda le metodologie dell’arte pubblica il percorso di Baldo Diodato, che spesso realizza i propri progetti chiedendo la collaborazione attiva delle comunità delle città in cui opera.Lea Vergine, in occasione della mostra personale dell’artista alla Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli nel 1966, l’ha definito, non a caso, “un assembleur dei nostri giorni”, aggiungendo che “Diodato è meridionale, sfacciatamente barocco, decorativo, ornamentale. Diodato è uno scenografo capace di mimare, la sagrestia, il cabaret, la vetrina dei grandi magazzini e l’altare, trasformando ironicamente tutto quanto i mass-media e il kitsch veicolano con assillo costante”. Osservando oggi l’intera ricerca di Diodato emerge una doppia e persistente costante, che congiunge tra loro anche opere concepite a distanza di cinquant’anni e oltre: la pluralità dei materiali, anche industriali, adottati (con l’annessa capacità da eccentrico bricoleurdi associarli) e la volontà di riflettere sulla conservazione di oggetti e visioni che rappresentano esempi di resistenza della memoria.

Di seguito il Programma completo:

Martedì 17 dicembre Ore 10.00-14.00: Centro storico di Copertino – performance collettiva con l’artista;

Mercoledì 18 dicembre ore 17.30 Inaugurazione della mostra Interverranno: Balbo Diodato, ArtistaMariastella Margozzi, Direttore del Polo Museale della Puglia Pietro Copani, Direttore del Castello di CopertinoSandrina Schito, Sindaco di CopertinoAndrea Rollo, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Luigi Puzzovio, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Lorenzo Madaro, Curatore d’arte e docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

La mostra, che vede come partners il Comune di Copertino e l’Accademia di Belle Arti di Lecce, è stata realizzata grazie al sostegno dello sponsor Impresa Leopizzi 1750 srl. Il fotografo del Polo Museale della Puglia, Beppe Gernone, documenterà tutte le attività di allestimento e preparazione della performancee della mostra: gli scatti saranno parte integrante del catalogo, a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro, che sarà editato subito dopo l’inaugurazione.

In mostra anche video e altro materiale legato alla storia di Diodato.

L’evento sarà visitabile dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020 ai seguenti orari/costi:

Dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 14.00 (chiusura al pubblico ore 13.30); biglietto d’ingresso (Castello + mostra): € 5,00 (ridotto € 2.00).

Per info: tel. 0832-931612; mail pm-pug.castellodicopertino@beniculturali.it

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Museo Castromediano da domenica 22 dicembre 2019

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Castromediano

da domenica 22 dicembre 2019 

A conclusione delle iniziative del 150° anniversario del Museo Castromediano, un’ospite straordinaria, la Venere degli straccidi Michelangelo Pistoletto, accompagnerà fino al 31 marzo 2020 i visitatori alla scoperta dei rinnovati percorsi della collezione archeologica. Il 22 dicembre, visite guidate con archeologi e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, danza, musica e interazioni. E per tutte le festività natalizie, visite guidate gratuite alla scoperta della raccolta archeologica (per gruppi di almeno 10 persone, su prenotazione, telefonando al numero 380.75.53.812). 

Il programma del 22 dicembre 2019 

Il 22 dicembre (ore 10.00-14.00) sono previsti quattro turni di visite guidate (su prenotazione, per un numero massimo di 20 persone per ogni singolo turno). Chi si prenoterà alle visite guidate, alle ore 19 potrà partecipare a una performance di danza e musica, a cura della Camerata Musicale Salentina; dalle ore 21 auguri di Natale e accesso libero, senza prenotazione, alla collezione archeologica (ultimo accesso ore 23.00).  In questa occasione il Polo biblio-museale di Lecce presenterà il progetto del Board dei Giovani (individuato grazie alla progettualità di Swap Museum), organo permanente composto da trenta under 30, che supporterà la direzione del Museo Castromediano nell’ideazione e nella co-progettazione di azioni indirizzate ai giovani. E a partire da quella data, gli operatori culturali del museo indosseranno le divise disegnate dalla stilista Rosanna Calcagnile. 

La Venere degli stracci: un dispositivo per comprendere le connessioni tra antico e contemporaneo

Opera iconica della storia dell’arte contemporanea da mezzo secolo e oltre, la Venere di Pistoletto –proveniente da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella – appare dalla classicità greco-romana per dialogare con la contemporaneità simboleggiata da una montagna di stracci. Per questo nelle ultime settimane abbiamo coinvolto studenti, migranti, associazioni e tantissime altre realtà per raccogliere gli “stracci” – e il relativo carico di ricordi personali e collettivi delle comunità che hanno abitato il museo in questi mesi – che troverete attorno alla scultura. Le attività didattiche legate alla Venere di Pistoletto saranno realizzate con il Dipartimento educazione del Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea e l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Si ribadisce così il claim alla base della programmazione del Castromediano, sin dalla sua riapertura: <<L’antico è contemporaneo>>. Il museo “in progress” prosegue il proprio percorso, avviato il 22 giugno scorso con l’avvio della fruizione dell’architettura disegnata da Franco Minissi, messa in dialogo con le opere d’arte contemporanea di Pino Pascali e Nico Angiuli che hanno accompagnato i visitatori per tutta l’estate. E dopo aver accolto un cantiere di restauro aperto (ancora in corso e visitabile) dei polittici medievali della collezione permanente con Art Bonus, grazie alla collaborazione con la Banca Popolare Pugliese, adesso il Museo torna ad ospitare le proprie collezioni archeologiche, in attesa dell’allestimento della Pinacoteca (collezioni storico-artistiche) che avverrà nei primi mesi del 2020. 

Le attività del Museo Castromediano sono sostenute dall’Assessorato all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che da circa un due anni, con la nascita dei Poli biblio museali, avvalendosi della sezione Provveditorato-Economato della Regione e in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, ne ha assunto la cogestione con la Provincia di Lecce. 

Il Castromediano vuole essere il museo del territorio– Regione Puglia, in collaborazione con Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e Polo Museale regionale (Mibac), con la consulenza di Mecenate 90, è a lavoro proprio per l’avvio di una rete dei musei del territorio –, chiave e varco di accesso ai paesaggi e alle comunità del Salento, alla rete dei luoghi della cultura; efficace servizio pubblico essenziale per la governance delle politiche culturali, hub di ascolto, formazione e irradiazione di buone pratiche per la rete museale del Salento, ma anche un nodo strutturale per l’orientamento di flussi turistici e la valorizzazione di siti, percorsi, eccellenze del territorio. Vuole essere il museo delle persone, delle famiglie e dei bambini, dei cittadini, dei nuovi arrivati, degli ospiti (più che visitatori); un museo aperto e vivo, accogliente, capace di conservare, educare ma anche coinvolgere, divertire ed emozionare, stimolare interrogativi e occasioni di ricerca. 

Il nuovo concept della collezione archeologica muove da una visione che ha tre punti focali:

–       La vocazione marittima e mediterranea del Salento, terra protesa nel Mediterraneo, che si è configurata nei secoli come luogo di approdo e d’incontro, luogo di scambio e di mediazione, luogo di sbarco e imbarco di persone, etnie, civiltà, merci, tecniche, saperi. Una terra che per secoli è stata “porta d’Italia” e che ha preso il suo nome dal mare. 

–      La concezione del patrimonio come bene identitario per le comunità che vi afferiscono e bene comune per vivere meglio insieme e da cui trarre tutto il beneficio possibile, nel rispetto della sua “integrità”.

–      Il legame tra antico e contemporaneo, strumento essenziale per rinsaldare il rapporto tra patrimonio e cittadini e rendere l’eredità culturale una chiave di lettura e una prospettiva di sviluppo del presente.

Collezione archeologica 

I moduli espositivi individuati per raccontare questa terra di pietre e grotte, protesa “tra mari”, come il risultato di millenari movimenti di uomini e genti nel Mediterraneo, compimento di un destino che è già scritto nel suo nome, sono quelli dei: Paesaggi di mare; Paesaggi di terra; Paesaggi del sacro; Paesaggi dei vivi; Paesaggi dei morti.Dalle grotte preistoriche scavate nelle sue tenere calcareniti che restituiscono “segni” di una religiosità universale e oggetti dello straordinario quotidiano dell’uomo del Paleolitico, agli approdi delle sue coste ospitali dove arrivano uomini, merci, idee, miti, religioni e lingue; dai centri messapici strutturati e fortificati – Lecce, Cavallino, Muro Leccese, Rudiae, Soleto – con le pregevoli selezioni di ceramiche a figure nere e rosse importate dalla Grecia o prodotte nelle colonie della Magna Grecia. Tutta la ricchezza dei paesaggi culturali del Salento ed i “segni” del suo passato millenario trovano nel Museo Castromediano la loro casa.

Il nuovo allestimento si arricchisce di testimonianze inedite ed eccellenti. Ci sarà la grande Roca dell’età del Bronzo, centro fortificato e terminal di una rete di contatti transadriatici, riportata alla luce dal lungo e paziente lavoro condotto da Cosimo Pagliara. Questa sezione è anche un omaggio alla memoria dell’archeologo che dedicò la sua vita allo scavo e allo studio del sito. Ci sarà un percorso interamente dedicato ai paesaggi di mare e al patrimonio sommerso: resti di carichi e di vascelli, anfore, ancore, armamento navale, la ricostruzione “ideale” della stiva di una nave potranno suggerire al visitatore la rete di traffici in cui il Salento era immerso, l’incessante movimento di uomini, merci, idee, saperi, dall’ età antica all’età moderna, in un Adriatico che da Roma a Venezia è teatro di grandi avvenimenti.

Preistoria e storia del Salento saranno ricostruite e raccontate da inediti video e anche grazie a una app progettata appositamente da Noovle, gratuitamente scaricabile. L’applicazione è destinata a diverse fasce di pubblico e prevede contenuti ad alto livello di interazione e approfondimento.La nuova visione della collezione archeologicaè stata concepita in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, guidata dall’architetto Maria Piccarreta, e con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, guidato da Gianluca Tagliamonte, grazie a un lungo lavoro di un comitato scientifico composto dagli archeologi Giorgia Aprile, Rita Auriemma, Luigi Coluccia, Serena Strafella, Anna Lucia Tempesta e Ida Tiberi, dal sociologo Stefano Cristante, dalla designer visiva Donata Bologna e dal direttore del Museo Castromediano Luigi De Luca.

Dal 24 dicembre il Museo Castromediano sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20 (ultimo ingresso ore 19). Lunedì chiuso.  Ingresso gratuito
0832.37.35.69

Cavo Fest “Big Screen” Special Edition

Musica elettronica live e visuals in sala cinematografica, dj set vinilici e showcases nel Loft di Cittadella Degli Artisti. Una serie di eventi autunnali ed invernali di Cavo Fest, caratterizzati da live set che si terranno su di un palcoscenico teatrale e davanti ad un telo di proiezione cinematografico.

La rassegna inaugura il 30 novembre:

h 22.00 SALA CINEMA (190 posti disponibili)
Marco Cassanelli and Deckard live set +
Elena Romenkova Visuals

h 23.00 LOFT
Ricky Erre Love – Vinyl DJ set (Metroklang Records)

Il duo elettronico Marco Cassanelli and Deckard inaugurano la rassegna BIG SCREEN con la prima data ufficiale di presentazione del loro nuovo Album PYRAMIDEN. Quella di Molfetta sarà la prima data di un lungo tour che vedrà il duo esibirsi in Italia e in Europa .
Il live set si terrà in Sala Cinema sul proscenio del palco teatrale col duo posizionato d’avanti al mega schermo cinematografico su cui saranno proiettati i visuals inediti della artista russa Elena Romenkova autrice della cover dell’album Pyramiden e famosa in tutto il mondo per il suo stile glitch 3D.
A seguire nel grande Loft di fianco alla Sala Cinema il DJ/Producer Ricky Erre Love di Metroklang Records partirà col suo set vinilico di brani ricercatissimi di elettronica. Il suo è uno stile finissimo che affiancato alla maestria tecnica porta il pubblico del suol dance floor ad un livello di immersione totale.

Mercatini d’arte con
Pyssla & Love, The Light Between, La Resistance Electronique, Pin Artlab, AMeMiPiaceOrigAmare
Bar, drink & food

Ticket sul posto € 5