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Per TEATRO IN TASCA arriva Ricordi? il linguaggio del circo per parlare ai bambini di “argomenti importanti”

Una perla teatrale di rara bellezza; uno spettacolo poetico, divertente e delicato

Giunge nel vivo il Teatro in TASCA con un nuovo, imperdibile appuntamento. Domenica 19 gennaio 2020 alle ore 11 e alle ore 17.30 In scena RICORDI?, lo spettacolo poetico, divertente e delicato del Teatro dell’Argine.

“Caro papà, ti scrivo perché mi dicevi sempre che lo scritto rimane. Caro papà, voglio fare un gioco: voglio vedere il mondo come lo vedi tu, voglio fare le stesse cose che fai tu adesso, voglio viaggiare con la mente come viaggi tu. Voglio starti vicino. E voglio anche accompagnarti in viaggi che una volta abbiamo fatto insieme… ricordi? Insieme possiamo farlo. Firmato… tua figlia”.

Ricordi? racconta la storia di Marta e del suo papà. Dei ricordi di una vita. Dei legami che i ricordi sono capaci di creare. E dei legami ancora più forti che si creano quando i ricordi, lentamente, svaniscono. Perché il papà di Marta ha un problema: fatica a ricordare le cose. Quelle più lontane nel tempo, ma anche quelle più vicine. “Il mio papà non ricorda quasi niente”. E allora Marta prova ad aiutare il suo papà a rimettere insieme pezzi di memoria compiendo vere e proprie “acrobazie”; perché anche da lì passa la forza dei sentimenti. Ecco, allora, come il circo si carica di senso: la fatica degli acrobati parla del contatto fisico e mentale e la giocoleria racconta la confusione del malato, con un linguaggio che è in grado di rendere evidente la fatica della relazione ma che insieme può donare leggerezza a un argomento apparentemente difficile e doloroso.

Una perla teatrale di rara bellezza perché “parlare ai bambini di alcuni argomenti, si può”…e loro, pur ridendo, capiscono ciò che c’è da capire.

E proseguono anche i laboratori di CULTURAMBIENTE Group, un network di 3 realtà pugliesi che lavorano da oltre 10 anni al servizio dell’ambiente. Prima di ogni appuntamento domenicale, alle ore 10 e 16.30, un laboratorio di riuso creativo dedicato agli spettatori più piccoli per raccontare, attraverso oggetti comuni, tappi e bottiglie di plastica, rotoli di carta igienica e pagine di giornale, come ogni piccolo gesto sia importante per la sostenibilità ambientale: un concetto pratico e alla portata di tutti, con un po’ di creatività e buona volontà. Titolo del laboratorio La cornice fai da te.

RICORDI? di Caterina Bartoletti con Clio Abbate e Giovanni Dispenza regia Giovanni Dispenza.

TEATRO IN TASCA è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e leAttività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione PugliaAssessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura –Comune di Lecce e Teatro PubblicoPugliese. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce.

Ingresso €6 – Laboratotio €1Si consiglia la prenotazioneInfo: Cantieri Teatrali Korejatel. 0832/242000 – www.teatrokoreja.it

Al via stasera CROMA, la rassegna di musica classica curata da Ludovica Rana

Serata all’insegna dell’eccellenza con il DUO CLARINETTO-PIANOFORTE di Matteo Mastromarino e Leonardo Pierdomenico

Stasera, venerdì 17 gennaio 2020 ore 20.45 primo appuntamento con CROMA, la rassegna di musica classica curata da Ludovica Rana, giovane violoncellista salentina di Arnesano dalla carriera internazionale.

“Il desiderio di portare la musica classica anche nelle sale del Teatro Koreja – racconta Ludovica Rana – nasce dalla profonda volontà di arricchire il territorio e di sensibilizzare sempre di più il giovane pubblico salentino. Saranno 5 gli appuntamenti in cartellone, che toccheranno le pagine più importanti e coinvolgenti della storia della musica cameristica eseguite da artisti di fama nazionale e internazionale, premiati e con una carriera già avviata in Italia e nel mondo”

Serata all’insegna dell’eccellenza quella ai Cantieri Teatrali Koreja, che vedrà protagonista il DUO CLARINETTO-PIANOFORTE composto da Matteo Mastromarino clarinettistaorgoglio tarantino, perfezionatosi presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Leonardo Pierdomenico, uno degli artisti più interessanti della sua generazione accolto dalla critica internazionale come “un pianista in cui la spiccata capacità tecnica e la cura del suono si sposano con immaginazione ed inesauribile, scrupolosa musicalità” nel loro  

Occorre considerare i musicisti nel loro insieme, perché nulla vada perduto auspicava Ernst Bloch. Tale è il presupposto filosofico che in-forma questo recital. Se è vero che ciascuna musica parla un suo proprio linguaggio geograficamente determinato (Savinio, Scatola sonora) è altrettanto vero che Francia e States, per virtù storiografica e affinità elettive, dialogano perfettamente fra loro. Non sorprenda dunque che Bucolique di Eugène Bozza (1949) o la Première Rhapsodie di Debussy (1910), clarinettistici morceaux de concour, si trovino in adiacenza con la celebre Rhapsody in blue di Gershwin (1924), brano in cui “si respira l’aria dell’America” (dal blues al foxtrot) ma che oscilla fra “le tortuosità debussyane e i fuochi d’artificio alla Liszt”. Così, almeno, la pensava l’eccelso Bernstein (lui che risolveva la vexata quæstio circa il Debussy impressionista o simbolista rispondendo, tranchant: “è Seurat”). Al clarinetto Lenny dedicò nel 1942 una Sonata (la sua prima opera pubblicata!) pervasa da certo luminoso entusiasmo. In veste di pianista, nell’aprile 1963 sarà invece protagonista della prima esecuzione della Sonata per clarinetto di Poulenc, commissionata da Benny Goodman.

Programma della serata:

C. Debussy Première Rhapsodie

E. Bozza Bucolique

F. Poulenc Sonata

L. Bernstein Sonata

G. Gershwin Rhapsody in blue

Ludovica Rana ha 24 anni, si è diplomata con il massimo dei voti e la lode presso l’Istituto Musicale “Giovanni Paisiello” e successivamente ha conseguito il Master in Music Performance presso Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano sotto la guida del M° Dindo. Si è diplomata con il massimo dei voti presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel Corso di Perfezionamento di Musica da Camera e attualmente frequenta il Corso in Violoncello con il M° G. Sollima. Si è già imposta in prestigiosi Concorsi ed ha vinto numerosi Premi. Attualmente è Direttore Artistico della Stagione musicale Sfere Sonore e dal 2017 diventa Segretario Artistico del Festival Classiche Forme a Spongano. Dal 2018 è sostenuta dall’Associazione culturale Musica con le Ali. Suona un violoncello C. A. Miremont del 1870.

Matteo Mastromarino nasce a Statte (TA) e inizia il suo percorso musicale all’età di tre anni con suo padre, diplomandosi in clarinetto nel 2012 sotto la guida di Antonio Tinelli. Si perfeziona con Alessandro Carbonare presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed ha recentemente concluso i suoi studi ottenendo il Master in Interpretazione Musicale nella classe di Romain Guyot presso l’Haute École de Musique di Ginevra. Viene premiato in concorsi internazionali, fra cui Accademia Musicale Pescarese, Ciro Scarponi, Saverio Mercadante, Marco Fiorindo, Malta Woodwind Competition e Lisbon International Clarinet Competition. Nel 2014 è accademista presso il Collegium Musicum Schloß Weißenstein di Pommersfelden e l’anno successivo viene invitato per suonare in qualità di solista il Primo Concerto in fa minore di Weber. Inoltre si è esibito come solista con l’Orquestra Metropolitana de Lisbõa e l’Orchestra della Magna Grecia. Ha collaborato con la Finnish Radio Symphony Orchestra di Helsinki, Ensemble Les Dissonances, Copenhagen Philharmonic, Orchestra del Teatro Carlo Felice, Orchestra Filarmonica di Torino, Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, Orchestra Luigi Cherubini. Sotto la direzione di Riccardo Muti, Fabio Luisi, Juraj Valchua, Jeffrey Tate, John Axelrod, Hannu Lintu, Nathalie Stutzmann, Andris Poga, Shlomo Mintz, Alexander Lonquich, Carlo Rizzari e Giampaolo Pretto. Ha suonato per Ravello Festival, Ravenna Festival, Yle (Finnish Radio), Philharmonie de Paris, Opera de Dijon, Philharmonie de Luxembourg, Auditorium del Lingotto di Torino, Teatro Comunale di Ferrara, LAC di Lugano, Victoria Hall de Genève, Auditorium Parco della Musica di Roma, Unione Musicale di Torino, Accademia Chigiana di Siena, Amici della Musica di Taranto e Festival Das Artes di Coimbra. Il 22 giugno 2016 viene premiato dal Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini durante la Giornata della Musica. Di recente ha raggiunto le Final Sixteen della 73ma edizione del Concorso di Ginevra.

 Leonardo Pierdomenico Vincitore del “Raymond E. Buck” Jury Discretionary Award al prestigioso concorso pianistico internazionale “Van Cliburn” 2017, Leonardo Pierdomenico è uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Viene accolto dalla critica internazionale come “un pianista in cui la spiccata capacità tecnica e la cura del suono si sposano con immaginazione ed inesauribile, scrupolosa musicalità” (Grampohone UK) capace di “catturare l’attenzione degli ascoltatori senza che essi se ne rendano conto” (Radio Télévision Belge Francophone). Comincia a imporsi sul panorama internazionale durante lo storico “Concours Reine Élisabeth” nell’edizione 2016, dove la sua prova semifinale solistica verrà poi selezionata per far parte del disco con le migliori esecuzioni dei finalisti e pubblicata dall’etichetta Harmonia Mundi. E’ inoltre il vincitore della 28esima edizione del Premio Venezia al teatro La Fenice a soli 18 anni, risultando il miglior pianista diplomato dei conservatori italiani e ricevendo nella stessa occasione la Medaglia di bronzo dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e la targa del Senato della Repubblica per meriti artistici.Si esibisce al fianco di orchestre del calibro della Fort Worth Symphony, dell’Orchestre Royal De Chambre de Wallonie, dell’Orchestra sinfonica del Teatro La Fenice, dell’Orchestra Verdi di Milano e della Wuhan Philarmonic Orchestra. Leonardo è ospite, in veste di solista, delle principali istituzioni italiane ed estere, tra le quali: la Società dei Concerti di Milano nella sala Verdi del Conservatorio, l’Accademia nazionale di Santa Cecilia nell’auditorium Parco della musica di Roma, il Konzerthaus di Berlino, il Flagey di Bruxelles, il Festival Chopin de La Scala di Parigi, la Bass Hall di Fort Worth (TX) negli USA, la Qin’tai concert hall di Wuhan in Cina, la sala grande del Teatro La Fenice di Venezia, il Bologna Festival, l’Accademia Filarmonica Romana, le Settimane musicali al teatro Olimpico di Vicenza, la Fazioli Concert Hall.Il suo debutto discografico, dedicato ad opere di Franz Liszt e pubblicato dall’etichetta discografica olandese Piano Classics, è stato accolto positivamente da pubblico e critica, guadagnando la prestigiosa Editor’s Choice della rivista di settore inglese Gramophone come uno dei migliori dischi del settembre 2018 ed una delle sette nominations per il Preis der Deutschen Schallplattenkritik (il prestigioso premio della critica musicale nazionale tedesca) quale miglior disco dell’anno 2018. Leonardo si diploma al conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara all’età di 17 anni con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, per poi proseguire il suo percorso di studi alla Scuola di Musica di Fiesole, dove ottiene un diploma di perfezionamento pianistico sotto la guida del M° Pietro De Maria; fondamentali per la sua formazione sono stati anche gli incontri con la leggendaria Maria Tipo. Nel 2017 conclude il master di perfezionamento pianistico dell’ Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma nella classe del M° Benedetto Lupo, ottenendo il massimo dei voti e la lode. Attualmente continua la sua formazione attraverso le masterclass del M°Benedetto Lupo ed i corsi del M°Alessandro Deljavan.

Arriva Sanremo 2020. RKO apre una finestra su un festival che è patrimonio nazionale

Trattare Sanremo è sempre delicato. Si tratta di un pezzo del patrimonio nazionale, in alcuni anni bistrattato, in altri considerato ad esclusivo appannaggio della parte più conformista e tradizionalista della nazione, ma in fin dei conti sempre da tutti discusso.

Sebbene non giunga sempre tempestivamente si può dire che arrivi comunque, ad un certo punto, quel momento in cui ogni italiano si prende la briga di informarsi su come è andato a finire il Festival ed a volte suo malgrado si ritrovi ad ascoltare commenti sul contorno, sugli ospiti, sulle gag, sugli abiti, e chi più ne ha più ne metta. In secondo luogo quest’anno Sanremo compie 70 anni e, come un grande vecchio, vive la sua seconda giovinezza cercando di aprirsi alle tendenze più attuali, seppur mantenendo il suo inconfondibile aplomb da uomo d’altri tempi. Il Festival di Sanremo resta comunque un grande circo, calato a metà nel “surrealismo” televisivo e per l’altra metà nella tensione tipica delle prime, della croisette, dell’attenzione mediatica spropositata e giustificata solo dallo scintillio abbagliante delle luci che incorniciano la città dei fiori. Tutto ciò considerato cercheremo di trattarlo con rispetto e curiosità, dedicando su RKO uno spazio di commento ed ascolto, con la diretta della finale.

Partiamo per ora dal già noto. La categoria Big (o Campioni) è stata annunciata il 6 gennaio da Amadeus, conduttore anche di questa edizione che ha dichiarato di aver personalmente ascoltato tutti i brani. Inizierà il 4 febbraio e si concluderà l’8 con un poker di donne: Antonella Clerici, Diletta LeottaEmma D’AquinoLaura Chimenti Francesca Sofia Novello. E ancora Monica Bellucci, Sabrina Salerno e Georgina Rodriguez. Inoltre è confermata la presenza della giornalista Rula Jebreal, che inizialmente aveva sollevato diverse polemiche poiché tacciata di essere stata una scelta politica. Ospiti Fiorello, Tiziano Ferro e Roberto Benigni.

Nel dettaglio:

PRIMA FESTIVAL Emma Stoccolma con Gigi e Ross saranno i conduttori.

PRIMA PUNTATA Diletta Leotta, Rula Jebreal, Tiziano Ferro e Fiorello. Salmo, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Santamaria ed Emma Marrone.

SECONDA SERATA Tra le super ospiti Monica Bellucci.

TERZA SERATA Serata canzoni storia del Festival. Georgina Rodriguez, Luis Capaldi, Tiziano Ferro in coppia con Massimo Ranieri, Mika e Roberto Benigni.

QUARTA SERATA Semifinali e finalissima categoria giovani. Antonella Clerici e Francesca Sofia Novello, oltre a Fiorello, Tiziano Ferro, Dua Lipa e Johnny Dorelli.

QUINTA SERATA Mara Venier, Diletta Leotta, Sabrina Salerno, Francesca Sofia Novello,  Diego Abantantuono, Christian De Sica, Massimo Ghini, Paolo Rossi.
E poi c’è l’idea di avere Al Bano e Romina Power che dopo 25 anni potrebbero cantare un inedito insieme.

Sanremo: i titoli delle canzoni in gara

Bugo e Morgan, Sincero
Alberto Urso, Il sole a est
Tosca, Ho amato tutto
Rita Pavone, Niente (Resilienza ’74)
Piero Pelù, Gigante
Elodie, Andromeda
Le Vibrazioni, Dov’è
Riki, Lo sappiamo entrambi
Rancore, Eden
Elettra Lamborghini, Musica e il resto scompare
Marco Masini, Il confronto
Levante, Tiki Bom Bom
Achille Lauro, Me ne frego
Paolo Jannacci, Voglio parlarti adesso
Michele Zarrillo, Nell’estasi o nel fango
Raphael Gualazzi, Carioca
Pinguini Tattici Nucleari, Ringo Starr
Junior Cally, No grazie
Enrico Nigiotti, Baciami adesso
Francesco Gabbani, Viceversa
Giordana Angi, Come mia madre
Irene Grandi, Finalmente io
Anastasio, Rosso di rabbia
Diodato, Fai rumore

La regia sarà curata da Stefano Vicario (che ha diretto le edizioni del 2004, 2005, 2009 e 2012), mentre la scenografia sarà curata da Gaetano Castelli, storico scenografo del festival, la cui assenza durava dal 2012. Il vincitore della sezione Campioni del Festival rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2020, che si terrà a Rotterdam, nei Paesi Bassi. A differenza delle edizioni precedenti, gli artisti devono comunicare in anticipo ed entro la data della prima serata l’accettazione all’eventuale partecipazione all’evento, in caso contrario la Rai si riserva di scegliere il partecipante all’ESC in base a propri criteri.

Gli artisti vincitori di Sanremo Giovani 2019 che hanno acquisito il diritto di partecipare al Festival, sono stati annunciati il 19 dicembre 2019, in diretta su Rai 1.

Le nuove proposte

  • Eugenio in Via Di Gioia, Tsunami
  • Fadi, Due noi
  • Fasma , Per sentirmi vivo
  • Gabriella Martinelli e Lula , Il gigante d’acciaio
  • Leo Gassmann, Vai bene così
  • Marco Sentieri, Billy Blu
  • Matteo Faustini, Nel bene e nel male
  • Tecla Insolia, 8 Marzo

Anche per il 2020 è previsto il Dopofestival, trasmissione di commenti e approfondimento alla serata del Festival appena conclusa. A differenza degli anni precedenti, andrà in onda solo su RaiPlay con il titolo L’altro festival. La trasmissione sarà condotta da Nicola Savino.

La commissione musicale è composta da Amadeus, Gianmarco Mazzi, Claudio Fasulo, Massimo Martelli e Leonardo de Amicis.

Debutta domani il nuovo spettacolo di Koreja “ROSA, ROSE I corpi. Le voci – concerto teatrale per Rosa Balistreri”

In scena Angela de Gaetano, Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele diretti da Salvatore Tramacere

Domani, sabato 11 gennaio 2020 alle ore 20.45 debutta ROSA, ROSE I corpi. Le voci, concerto teatrale per Rosa Balistreri, il nuovo spettacolo di Koreja.

Nato da un’idea di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele, con testo e voce recitante di Angela De Gaetano e la regia Salvatore Tramacere, chitarra e arrangiamenti dal vivo Valerio Daniele, voce Ninfa Giannuzzi, il lavoro racconta la storia di Rosa Balistreri, la cantatrice del Sud nata a Licata (Agrigento) nel 1927 e morta a Palermo nel 1990, a soli 63 anni. Una donna dalla vita complessa, che portava avanti la voce del popolo e cantava le canzoni di tutti. Una donna che faceva politica e protestava in mille modi, cantando senza essere una cantante. Una donna diversa, “un’attivista che faceva comizi con la chitarra”, come amava definirsi.

“Rosa mi è venuta a cercare – racconta Ninfa Giannuzzi – mi è entrata dentro. Ho sentito il bisogno di farla rifiorire in un mantra assennato di rivincita e di forza. La sua voce è un vortice che ti risucchia fino al centro della terra, il suo canto è di ferro e di argilla, restituisce sempre una luce abbagliante, al punto da strizzare gli occhi o coprirsi il volto con le mani per poter vedere. Rosa è il canto che può salvare e incatenare, che può cancellare i confini e abbattere le paure. Rosa ti possiede”

Una rosa, una donna e una voce da cui stilla il racconto in musica e parole che riavvolge con cura il nastro delicato della sua vita intensa e drammatica. Un’ artista dalla voce potente, che si porta addosso tutto il peso di essere donna dolente, resistente e miracolata dalla sua stessa voce, una donna del sud.

Rosa, rose. I corpi. Le voci muove dalla biografia della cantautrice e cantastorie siciliana per raccontare anche di altre donne che, a latitudini diverse, sono riuscite ad emanciparsi dal dolore, dalla miseria e dagli aspetti più brutali dell’esistenza grazie alla loro voce, cantata, scritta, detta. Il canto è qui inteso come campo di battaglia, in cui fare a pezzi i soprusi e le violenze; il canto che porta liberazione e rivendica il riscatto degli ultimi della terra. Un canto forte, che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione: una narrazione serrata, che dal dolore, passo dopo passo, precipita nella sete di una rinascita, nel desiderio di un lembo di innocenza, di un atto di amore puro. Puro come una rosa.

Rosa Balistreri nasce in una famiglia poverissima; la madre lavora in casa mentre le uniche entrate di denaro provengono dai piccoli lavori di falegnameria del padre. A sedici anni viene data in sposa a Gioacchino Torregrossa, un uomo che, molti anni dopo, in un concerto, Rosa avrebbe definito “latru, jucaturi e ‘mbriacuni”.

Il matrimonio, da cui nasce l’unica figlia oggi vivente, Angela Torregrossa, finisce in tragedia il giorno in cui Rosa, avendo scoperto che il marito aveva perso al gioco il corredo della figlia, lo aggredisce con una lima e, credendo di averlo ucciso, va a costituirsi dai carabinieri: sconterà sei mesi di galera. Per mantenere la figlia e aiutare la sua famiglia di origine Rosa fa molti lavori: dapprima in una vetreria, poi come raccoglitrice e venditrice di lumache, capperi, fichi d’india, sarde e infine a servizio in una famiglia nobile di Palermo, dove mette la figlia in collegio. In questo periodo impara a leggere e scrivere. Si innamora del figlio del padrone e rimane incinta; Rosa si vede costretta a fuggire e poi a scontare altri sei mesi di carcere, perché accusata di furto. Uscita dal carcere trova lavoro come sagrestana e custode della chiesa degli Agonizzanti a Palermo; vive in un sottoscala insieme a suo fratello Vincenzo, invalido, che impara a fare il calzolaio. Non avendo ceduto alle molestie del prete viene mandata via e lei, rubati i soldi delle cassette dell’elemosina, parte col fratello Vincenzo per Firenze: lui lavorerà in una bottega di calzolaio e lei a servizio in case signorili.

Richiamata a Firenze anche la madre e una delle due sorelle, Rosa apre con loro un banchetto di frutta e verdura al mercato di San Lorenzo. La sorella Maria li avrebbe raggiunti in seguito, scappando coi figli alle prepotenze del marito. Ma, poco dopo la fuga, l’ex marito la uccide. In seguito alla tragedia il padre di Rosa si toglie la vita impiccandosi. Nei primi anni Sessanta Rosa incontra il pittore fiorentino Manfredi Lombardi, e con lui vivrà per dodici anni. Durante questo periodo allarga la cerchia delle sue amicizie e viene a contatto con il mondo degli intellettuali del suo tempo. Nel 1966 partecipa allo spettacolo di canzoni popolari portato sulle scene da Dario Fo, dal titolo Ci ragiono e canto.  Ha quarant’anni, il volto segnato da una vita tanto intensa e faticosa, gli occhi limpidi e sicuri di chi porta fino in fondo le proprie battaglie; la sua voce ha un timbro arcaico e diretto: la sua presenza drammatica rimane ben impressa negli spettatori, come le canzoni popolari siciliane che interpreta, nelle quali si racconta non solo la miseria ma anche l’orgoglio e lo sdegno del popolo. Dopo la partecipazione a Ci ragiono e canto, inizia a incidere dischi. Nel 1971 si trasferisce a Palermo, dove frequenta persone come il pittore Guttuso e il poeta Ignazio Buttitta, che scrive per lei numerose liriche andatesi ad aggiungere al suo già vastissimo repertorio. Dopo la sua morte, avvenuta a Palermo nel 1990, la memoria di Rosa Balistreri si è appannata, ma negli ultimi anni i suoi eredi (in particolare il nipote Luca Torregrossa) lavorano per recuperarne il valore e la fama. Inoltre l’editore Francesco Giunta sta raccogliendo in CD la sua vastissima produzione, sparsa in molte registrazioni di concerti e in dischi delle più svariate case discografiche. Grazie al suo interessamento, nel 2008 Palermo e Firenze hanno dedicato a Rosa Balistreri un concerto con quattro importanti cantanti della canzone popolare italiana (Lucilla Galeazzi, Clara Murtas, Fausta Vetere e Anita Vitale), accompagnate dall’ensemble I pirati a Palermo.

ROSA, ROSE

I corpi. Le voci

Da un’idea di Valerio Daniele e Ninfa Giannuzzi

Regia Salvatore Tramacere

Di e con Angela De Gaetano, Ninfa Giannuzzi, Valerio Daniele

Assistente alla regia Giulia Maria Falzea

Testo Angela De Gaetano

Voce e synth Ninfa Giannuzzi

Chitarra, arrangiamenti, elettronica Valerio Daniele

Scene e luci Lucio Diana

Tecnico Mario Daniele

L’appuntamento rientra in STRADE MAESTRE 2019-2020, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di Lecce; Teatro Pubblico Pugliese consorzio Regionale per le arti e la cultura. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia.

Intero € 15 – Ridotto (under 30 e over 60) € 8 – Ridotto (under 16) € 6

Ridotto Adisu studenti Università del Salento, Conservatorio Tito Schipa e Accademia di Belle Arti Lecce € 4

Ridotto Online vivaticket.it € 11

Ridotto Soci Coop, Feltrinelli, Fai, Arci € 13

INFO: Cantieri Teatrali Koreja, via Guido Dorso, 48/50 tel. 0832-242000 – www.teatrokoreja.it

LA DELOREAN DI RITORNO AL FUTURO “ATTERRA” AL MUSEO CASTROMEDIANO PER IL LECCE FILM FEST

LECCE FILM FEST. IN PROGRAMMA ANCHE CORTI, DOCUMENTARI E ANIMAZIONI IN CONCORSO.

Sino a sabato 4 gennaio (ingresso 5 euro – info e programma completo www.leccefilmfest.it) nell’Auditorium del Museo Castromediano di Lecce prosegue la quattordicesima edizione del Lecce Film Fest – Festival del cinema invisibile, concorso di cinema che riunisce i film indipendenti più apprezzati e discussi del panorama nazionale e internazionale. Venerdì 3 si riparte alle 17 con le animazioni in concorso di Togetherness di Sreemon Das, Bolero Station di Rolf Brönniman, Undone di Sara Laubscher e Saira George, Robot will protect you di Nicola Piovesan.

Alle 17:30
 sullo schermo il Cult movie di Robert ZemeckisBack to the future – Ritorno al futuro, primo episodio della celebre trilogia uscito nel 1985. E proprio per festeggiare i 35 anni del film, ospite speciale della serata sarà un’originale DeLorean DMC-12, autografata da Christopher Lloyd, l’eccentrico inventore Emmett “Doc” Brown protagonista della saga con Michael J. Fox interprete del giovane Marty McFly. Prodotta dal 1981 al 1983, l’auto è divenuta famosa in tutto il mondo perché scelta dal regista proprio per “viaggiare nel tempo“. La Delorean è caratterizzata dalle porte ad ali di gabbiano e dalla carrozzeria in acciaio inossidabile non verniciato che l’hanno resa un modello inconfondibile ed iconico anche per le nuove generazioni.

Dalle 19:30 il Nuovo cinema pugliese di Gagarin mi mancherai di Domenico De Orsi, Vivi la vita di Valerio Manisi e Giovanni Siliberto, Voler essere felice ad ogni costo di Michele Bertini Malgarini. Dalle 21 il documentarioBe kind – un viaggio gentile all’interno della diversità di Sabrina Paravicini e Nino Monteleone. Dalle 22:30 i cortometraggi Red Glory di Marcelle Abela, 2050 di Alexandra Lupashko, The rift di Filmmaking Group 2 – Università Roma Tre e Then & Now di Giulia Tata e Antonino Torrisi.

La serata finale del festival di sabato 4 gennaio si aprirà alle 17 con le animazioni di Nuovo cinema senza confini: Like and follow di Tobias Schlage e Brent Forrest, O28 di Supinfocom Rubika di Valenciennes, Como y porque se ha esfumado don jose di Moshe Ben-Avraham e Albert lo zombie di Paolo Rollo. Dalle 18 per il Nuovo cinema pugliese il documentario Madre nostra di Lorenzo Scaraggi. Dalle 19 spazio a Freddie di Adrià Pagès Molina, My adventure di Roman Gregorička, L’affitto di Antonio Miorin, Aggrappati a me di Luca Arcidiacono, Rumbu di Mazet Remi, Goodbye my son di Yuikiro Nakada, Re-Live di Sotiris Petridis e Tania Nanavraki, Chaos di Samuel Auer, El Nuevo Freddy di Ignacio Rodò. Dopo la premiazione dei vincitori, questa edizione del festival si concluderà con Beatles Forever, appuntamento dedicato ai Fab Four con introduzione di Marco Ancona Andrea Camarda. Il Lecce Film Fest, diretto da Nicola Neto e Ornella Striani, con uno staff giovane e appassionato tutto al femminile, è organizzato dal Cineclub Fiori di Fuoco in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce e l’Unione Italiana Circoli del Cinema, con il patrocinio e il contributo del MIBACT – Direzione Generale Cinema e il partenariato di Coop Alleanza 3.0.

Info
Cineclub Fiori di Fuoco
cineclub@libero.it – 3487667033
www.leccefilmfest.it

live streaming da Matera 2019: Demon Albarn, Consoli, Silvestri, Agnelli in concerto

In diretta da Cava del Sole il gran finale di Matera 2019. Si inizia con i saluti istituzionali e il passaggio di testimone da Matera alle future Capitali Europee della Cultura, Galway2020 e Rijeka 2020 e si prosegue per tutta la notte con la grande musica tra Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Rancore, Lous and the Yakuza, Fatoumata Diawara, Damon Albarn, Manuel Agnelli e gli Afterhours!

Live from Cava del Sole the final night of Matera 2019 with the witness passage from Matera to the future European Capitals of Culture, Galway 2020 and Rijieka  2020. The show continues all night long with the music of Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Rancore, Lous and the Yakuza, Fatoumata Diawara, Damon Albarn, Manuel Agnelli and Afterhours!

Under pressure. Baldo DIODATO espone a Copertino Da oggi 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

POLO MUSEALE della Puglia CASTELLO DI COPERTINO presenta Under pressure. Baldo Diodato a Copertino, dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

Mostra d’arte contemporanea a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro

Da mercoledì 18 dicembre le sale del Castello di Copertino ospiteranno la mostra Under pressure. Baldo Diodato a Copertino.Baldo Diodato è tra gli artisti italiani più interessanti della sua generazione, per la capacità di rileggere la storia architettonica e sociale dei luoghi attraverso un linguaggio plastico di derivazione minimalista. La mostra al Castello di Copertino è una selezione ragionata delle opere dell’artista attraverso i suoi anni di attività, che restituiscono il fulcro della ricerca di questo sperimentatore nomade. Insieme ai lavori verrà presentata un’installazione realizzata ad hoccon gli studenti degli istituti scolastici e dell’Accademia di Belle Arti di Lecce ed una performanceche l’artista realizzerà insieme ai cittadini di Copertino nel centro storico della città.

Nato a Napoli nel 1938, dove si forma all’Accademia di Belle Arti per poi proseguire i suoi studi all’Accademia Albertina di Torino, dal 1966 ai primi anni Novanta, vive a New York per poi trasferirsi, nel 1992 a Roma. Il confronto con la straordinaria e millenaria storia di Roma risulta di grande ispirazione: il maestro infatti utilizza grandi fogli dall’alluminio per realizzare calchi di sanpietrini e pavimentazioni antiche, attraverso un processo di acquisizione di tracce, anche infinitesimali, lasciate da milioni di persone in transito per le vie e le piazze. Realizza così altorilievi e bassorilievi che sintetizzano ciò che lo ha sempre ossessionato: il valore assoluto della forma.

Si basa infatti su un processo creativo che riguarda le metodologie dell’arte pubblica il percorso di Baldo Diodato, che spesso realizza i propri progetti chiedendo la collaborazione attiva delle comunità delle città in cui opera.Lea Vergine, in occasione della mostra personale dell’artista alla Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli nel 1966, l’ha definito, non a caso, “un assembleur dei nostri giorni”, aggiungendo che “Diodato è meridionale, sfacciatamente barocco, decorativo, ornamentale. Diodato è uno scenografo capace di mimare, la sagrestia, il cabaret, la vetrina dei grandi magazzini e l’altare, trasformando ironicamente tutto quanto i mass-media e il kitsch veicolano con assillo costante”. Osservando oggi l’intera ricerca di Diodato emerge una doppia e persistente costante, che congiunge tra loro anche opere concepite a distanza di cinquant’anni e oltre: la pluralità dei materiali, anche industriali, adottati (con l’annessa capacità da eccentrico bricoleurdi associarli) e la volontà di riflettere sulla conservazione di oggetti e visioni che rappresentano esempi di resistenza della memoria.

Di seguito il Programma completo:

Martedì 17 dicembre Ore 10.00-14.00: Centro storico di Copertino – performance collettiva con l’artista;

Mercoledì 18 dicembre ore 17.30 Inaugurazione della mostra Interverranno: Balbo Diodato, ArtistaMariastella Margozzi, Direttore del Polo Museale della Puglia Pietro Copani, Direttore del Castello di CopertinoSandrina Schito, Sindaco di CopertinoAndrea Rollo, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Luigi Puzzovio, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Lorenzo Madaro, Curatore d’arte e docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

La mostra, che vede come partners il Comune di Copertino e l’Accademia di Belle Arti di Lecce, è stata realizzata grazie al sostegno dello sponsor Impresa Leopizzi 1750 srl. Il fotografo del Polo Museale della Puglia, Beppe Gernone, documenterà tutte le attività di allestimento e preparazione della performancee della mostra: gli scatti saranno parte integrante del catalogo, a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro, che sarà editato subito dopo l’inaugurazione.

In mostra anche video e altro materiale legato alla storia di Diodato.

L’evento sarà visitabile dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020 ai seguenti orari/costi:

Dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 14.00 (chiusura al pubblico ore 13.30); biglietto d’ingresso (Castello + mostra): € 5,00 (ridotto € 2.00).

Per info: tel. 0832-931612; mail pm-pug.castellodicopertino@beniculturali.it

Arriva a Koreja MBIRA, il nuovo spettacolo di Roberto Castello nomination Premio UBU 2019

Cultura occidentale ed africana dialogano fra storie, musiche e danzein una festa dell’arte che fa riflettere 21 dicembre 2019 ai Cantieri Teatrali Koreja

Sabato 21 dicembre ore 20.45 incontro fra culture con MBIRA, il nuovo spettacolo di Roberto Castello nomination Premio UBU 2019. Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? Utilizzando musica, danza e parola, MBIRA, concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista, tenta di fare il punto proprio sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Mbira è una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.La serata è realizzata in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese. Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. “Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.

Mbira è, insomma, una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

ROBERTO CASTELLO (1960), danzatore, coreografo e insegnante. E’ probabilmente da ritenersi il più ideologicamente impegnato tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia. Nei primi anni ‘80 danza a Venezia nel “Teatro e danza La Fenice di Carolyn Carlson”, dove realizza le sue prime coreografie. Nel 1984, è tra i fondatori di Sosta Palmizi. Nel 1993 fonda ALDES.Riceve svariati premi, tra cui il Premio UBU nel 1985, 2003 e 2018 (“Il Cortile” / “Il migliore dei mondi possibili” / progetto ALDES). Dal 1996 è curatore di varie manifestazioni e rassegne e, dal 2005 al 2015, è docente di coreografia digitale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. A partire dal 2008, con ALDES, cura il progetto “SPAM! rete per le arti contemporanee” nella provincia di Lucca, ospitando residenze, una programmazione multidisciplinare di spettacoli, workshop, attività didattiche, incontri. Nel 2017 crea e cura il blog “93% – materiali per una politica non verbale” (www.novantatrepercento.it) una piattaforma di riflessione, confronto, e scambio di materiali sul linguaggio non verbale. Durante la sua carriera, collabora, tra gli altri, con Peter Greenaway, Eugène Durif, Rai3 / Fabio Fazio e Roberto Saviano, Studio Azzurro.

MBIRA

Coreografia e regia Roberto Castellomusiche Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélétesti Renato Sarti / Roberto Castello e la preziosa collaborazione di Andrea Cosentinointerpreti Ilenia Romano, Giselda Ranieri / Susannah Iheme (danza/voce), Marco Zanotti (percussioni, limba) Zam Moustapha Dembélé (kora, tamanì, voce, balafon), Roberto Castelloproduzione ALDES – Teatro della Cooperativacon il sostegno di MIBAC / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, Regione Toscana / Sistema Regionale dello Spettacolomedia partner NIGRIZIA – ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo –

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Museo Castromediano da domenica 22 dicembre 2019

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Castromediano

da domenica 22 dicembre 2019 

A conclusione delle iniziative del 150° anniversario del Museo Castromediano, un’ospite straordinaria, la Venere degli straccidi Michelangelo Pistoletto, accompagnerà fino al 31 marzo 2020 i visitatori alla scoperta dei rinnovati percorsi della collezione archeologica. Il 22 dicembre, visite guidate con archeologi e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, danza, musica e interazioni. E per tutte le festività natalizie, visite guidate gratuite alla scoperta della raccolta archeologica (per gruppi di almeno 10 persone, su prenotazione, telefonando al numero 380.75.53.812). 

Il programma del 22 dicembre 2019 

Il 22 dicembre (ore 10.00-14.00) sono previsti quattro turni di visite guidate (su prenotazione, per un numero massimo di 20 persone per ogni singolo turno). Chi si prenoterà alle visite guidate, alle ore 19 potrà partecipare a una performance di danza e musica, a cura della Camerata Musicale Salentina; dalle ore 21 auguri di Natale e accesso libero, senza prenotazione, alla collezione archeologica (ultimo accesso ore 23.00).  In questa occasione il Polo biblio-museale di Lecce presenterà il progetto del Board dei Giovani (individuato grazie alla progettualità di Swap Museum), organo permanente composto da trenta under 30, che supporterà la direzione del Museo Castromediano nell’ideazione e nella co-progettazione di azioni indirizzate ai giovani. E a partire da quella data, gli operatori culturali del museo indosseranno le divise disegnate dalla stilista Rosanna Calcagnile. 

La Venere degli stracci: un dispositivo per comprendere le connessioni tra antico e contemporaneo

Opera iconica della storia dell’arte contemporanea da mezzo secolo e oltre, la Venere di Pistoletto –proveniente da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella – appare dalla classicità greco-romana per dialogare con la contemporaneità simboleggiata da una montagna di stracci. Per questo nelle ultime settimane abbiamo coinvolto studenti, migranti, associazioni e tantissime altre realtà per raccogliere gli “stracci” – e il relativo carico di ricordi personali e collettivi delle comunità che hanno abitato il museo in questi mesi – che troverete attorno alla scultura. Le attività didattiche legate alla Venere di Pistoletto saranno realizzate con il Dipartimento educazione del Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea e l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Si ribadisce così il claim alla base della programmazione del Castromediano, sin dalla sua riapertura: <<L’antico è contemporaneo>>. Il museo “in progress” prosegue il proprio percorso, avviato il 22 giugno scorso con l’avvio della fruizione dell’architettura disegnata da Franco Minissi, messa in dialogo con le opere d’arte contemporanea di Pino Pascali e Nico Angiuli che hanno accompagnato i visitatori per tutta l’estate. E dopo aver accolto un cantiere di restauro aperto (ancora in corso e visitabile) dei polittici medievali della collezione permanente con Art Bonus, grazie alla collaborazione con la Banca Popolare Pugliese, adesso il Museo torna ad ospitare le proprie collezioni archeologiche, in attesa dell’allestimento della Pinacoteca (collezioni storico-artistiche) che avverrà nei primi mesi del 2020. 

Le attività del Museo Castromediano sono sostenute dall’Assessorato all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che da circa un due anni, con la nascita dei Poli biblio museali, avvalendosi della sezione Provveditorato-Economato della Regione e in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, ne ha assunto la cogestione con la Provincia di Lecce. 

Il Castromediano vuole essere il museo del territorio– Regione Puglia, in collaborazione con Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e Polo Museale regionale (Mibac), con la consulenza di Mecenate 90, è a lavoro proprio per l’avvio di una rete dei musei del territorio –, chiave e varco di accesso ai paesaggi e alle comunità del Salento, alla rete dei luoghi della cultura; efficace servizio pubblico essenziale per la governance delle politiche culturali, hub di ascolto, formazione e irradiazione di buone pratiche per la rete museale del Salento, ma anche un nodo strutturale per l’orientamento di flussi turistici e la valorizzazione di siti, percorsi, eccellenze del territorio. Vuole essere il museo delle persone, delle famiglie e dei bambini, dei cittadini, dei nuovi arrivati, degli ospiti (più che visitatori); un museo aperto e vivo, accogliente, capace di conservare, educare ma anche coinvolgere, divertire ed emozionare, stimolare interrogativi e occasioni di ricerca. 

Il nuovo concept della collezione archeologica muove da una visione che ha tre punti focali:

–       La vocazione marittima e mediterranea del Salento, terra protesa nel Mediterraneo, che si è configurata nei secoli come luogo di approdo e d’incontro, luogo di scambio e di mediazione, luogo di sbarco e imbarco di persone, etnie, civiltà, merci, tecniche, saperi. Una terra che per secoli è stata “porta d’Italia” e che ha preso il suo nome dal mare. 

–      La concezione del patrimonio come bene identitario per le comunità che vi afferiscono e bene comune per vivere meglio insieme e da cui trarre tutto il beneficio possibile, nel rispetto della sua “integrità”.

–      Il legame tra antico e contemporaneo, strumento essenziale per rinsaldare il rapporto tra patrimonio e cittadini e rendere l’eredità culturale una chiave di lettura e una prospettiva di sviluppo del presente.

Collezione archeologica 

I moduli espositivi individuati per raccontare questa terra di pietre e grotte, protesa “tra mari”, come il risultato di millenari movimenti di uomini e genti nel Mediterraneo, compimento di un destino che è già scritto nel suo nome, sono quelli dei: Paesaggi di mare; Paesaggi di terra; Paesaggi del sacro; Paesaggi dei vivi; Paesaggi dei morti.Dalle grotte preistoriche scavate nelle sue tenere calcareniti che restituiscono “segni” di una religiosità universale e oggetti dello straordinario quotidiano dell’uomo del Paleolitico, agli approdi delle sue coste ospitali dove arrivano uomini, merci, idee, miti, religioni e lingue; dai centri messapici strutturati e fortificati – Lecce, Cavallino, Muro Leccese, Rudiae, Soleto – con le pregevoli selezioni di ceramiche a figure nere e rosse importate dalla Grecia o prodotte nelle colonie della Magna Grecia. Tutta la ricchezza dei paesaggi culturali del Salento ed i “segni” del suo passato millenario trovano nel Museo Castromediano la loro casa.

Il nuovo allestimento si arricchisce di testimonianze inedite ed eccellenti. Ci sarà la grande Roca dell’età del Bronzo, centro fortificato e terminal di una rete di contatti transadriatici, riportata alla luce dal lungo e paziente lavoro condotto da Cosimo Pagliara. Questa sezione è anche un omaggio alla memoria dell’archeologo che dedicò la sua vita allo scavo e allo studio del sito. Ci sarà un percorso interamente dedicato ai paesaggi di mare e al patrimonio sommerso: resti di carichi e di vascelli, anfore, ancore, armamento navale, la ricostruzione “ideale” della stiva di una nave potranno suggerire al visitatore la rete di traffici in cui il Salento era immerso, l’incessante movimento di uomini, merci, idee, saperi, dall’ età antica all’età moderna, in un Adriatico che da Roma a Venezia è teatro di grandi avvenimenti.

Preistoria e storia del Salento saranno ricostruite e raccontate da inediti video e anche grazie a una app progettata appositamente da Noovle, gratuitamente scaricabile. L’applicazione è destinata a diverse fasce di pubblico e prevede contenuti ad alto livello di interazione e approfondimento.La nuova visione della collezione archeologicaè stata concepita in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, guidata dall’architetto Maria Piccarreta, e con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, guidato da Gianluca Tagliamonte, grazie a un lungo lavoro di un comitato scientifico composto dagli archeologi Giorgia Aprile, Rita Auriemma, Luigi Coluccia, Serena Strafella, Anna Lucia Tempesta e Ida Tiberi, dal sociologo Stefano Cristante, dalla designer visiva Donata Bologna e dal direttore del Museo Castromediano Luigi De Luca.

Dal 24 dicembre il Museo Castromediano sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20 (ultimo ingresso ore 19). Lunedì chiuso.  Ingresso gratuito
0832.37.35.69

KEKKO FORNARELLI CON ORCHESTRA D’ARCHI IL 21 DICEMBRE DAL VIVO AL TEATRO FORMA DI BARI

Sabato 21 dicembre, alle ore 21.30, al Teatro Forma di Bari (Via Giuseppe Fanelli, 206/1 – Poltronissima: € 18,00 Poltrona: € 15,00 – biglietteria@teatroforma.org – tel. 0805018161 – dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 18:00 – circuito online: www.vivaticket.it – Box-Office Feltrinelli Bari)

Il pianista e talento del jazz crossover Kekko Fornarelli presenterà dal vivo il suo nuovo progetto in cui – insieme al suo trio formato da Federico Pecoraro, al basso elettrico, e Dario Congedo, alla batteria – fonde la sua musica con un’orchestra d’archi interamente formata da musiciste provenienti dalla sua regione.

Lo spettacolo è già stato presentato una volta, durante il tour europeo del nuovo disco “Abaton” (Eskape/IRD), su uno dei palcoscenici più prestigiosi di tutta Europa, l’Elbphilaharmonie di Amburgo, ed ha riscosso grandissimo successo.

Il background mediterraneo del pianista pugliese, unito agli impianti melodici di provenienza nord europea, sono alla base della continua ricerca stilistica che fa di Kekko Fornarelli una delle più apprezzate voci del jazz. Nasce così questo nuovo progetto, un discorso interiore e corale di Kekko Fornarelli con il suo Trio ed un’orchestra di archi: gli echi, i loop, i refrain sono battaglie, schermaglie che instaura con sé stesso per poi essere avvolte dalla vibrante melodia degli archi. Si percepisce il dialogo tra le intenzioni, un’altalena continua tra consonanze e dissonanze descritta con armonie ed escursioni ritmiche inusitate per il jazz italiano.

Kekko Fornarelli (all’anagrafe Francesco – Bari, 1978) è un pianista, compositore e produttore. Con cinque album pubblicati e oltre 250 concerti in quasi 50 Paesi nel mondo negli ultimi sei anni, Kekko Fornarelli è attualmente uno degli artisti italiani più apprezzati nel mondo. Ha sviluppato uno stile unico caratterizzato dal tentativo di creare musica da osservare, più che da ascoltare. Un modo particolare e tutto personale per raccontare storie, esprimere emozioni e ‘dipingere’ situazioni. La sua musica è una morbida combinazione tra le più moderne idee nordeuropee e il lirismo neoclassico, filtrata dal suo caldo background mediterraneo.

KEKKO FORNARELLI

2 novembre – Green Hours jazz&theatre-café – Bucharest, Romania;

3 novembre – Brasov Jazz&blues Festival – Brasov, Romania;

5 dicembre – Jazzazza Jazz Club – Murcia, Spain;

6 dicembre – Clasijazz – Almeria, Spain;

7 dicembre – Clasijazz – Almeria, Spain;

11 dicembre – Auditori Can Ventosa – Ibiza, Spain;

12 dicembre – TBA – Maiorca, Spain;

13 dicembre – Nova Jazz Cava – Terrassa, Spain;

14 dicembre – Jimmy Glass Jazz Bar – Valencia, Spain;

21 dicembre – Teatro Forma – Bari, Italy;

info su www.kekkofornarelli.com

www.eskapemusic.com;