Archivi categoria: Cultura e Spettacolo

EIGHTIES II stagione 2022 – podcast

Eighties, spazio dedicato agli ANNI 80 su RKO, condotto da Carlo Chicco. Un viaggio attraverso i vinili, i ricordi e gli aneddoti di un periodo fantastico. New Wave, Postpunk, Synthpop, Gothic. Ogni ascoltatore può partecipare scrivendo a carlochiccoradio@gmail.com e raccontare un proprio aneddoto o ricordo legato ad un disco o semplicemente raccontarlo al numero wapp di RKO 3516776164.

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Associazione Culturale “Ombre” annuncia la 3ª edizione di “Indiesposizioni”, festival di musica e arte indipendente : intervista a Rosanna Ventura

Dal 9 al 12 dicembre 2021 presso il Teatro Comunale “Rossini” di Gioia del Colle. Musica live, installazioni artistiche, incontri letterari e proiezione di documentari.

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I Brahaman presentano il loro nuovo singolo “Magikabul”

Intervista ai Brahaman che presentano il loro nuovo singolo “Magikabul” per la Accannone Records. Il nuovo singolo esce a distanza di dieci anni dal loro ultimo lavoro “Anche il più ottimista” del 2012. È una canzone potente, nel sound e nelle parole, che racconta attraverso l’intimità di una giovane coppia d’amanti la terribile condizione delle donne afghane. Vuole essere un omaggio all’universo femminile, un manifesto di sensibilizzazione sui diritti civili e su ciò che significa essere donna oggi al di là dei confini territoriali e culturali. Una canzone che ribadisce, consapevole. La necessità di libertà d’espressione e che non può fare a meno delle donne e della loro fondamentale e straordinaria magia”

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Nazra, Palestine Short Film Festival. Tornano a Bari gli sguardi indomiti dalla Palestina.

Era il 2017, ed era novembre. La prima edizione del Nazra, il Palestine Short Film Festival, fu ospitata dal Centro Culturale Mesahal, a Gaza City. L’anno seguente gli organizzatori furono costretti a cercare un altro posto per le proiezioni: i bombardamenti dell’esercito israeliano avevano nel frattempo cancellato il Mesahal dalla faccia della terra. Ne scrivemmo già all’epoca, presentando la seconda edizione del festival con il nome più bello del mondo: Nazra significa Sguardo. Tra pochissimo il tour italiano del Nazra torna a Bari, e Dikotomiko caro vostro ha avuto l’onore di guardare per voi, in anteprima, tutti i cortometraggi dalla – e sulla – Palestina in programma.

La vicenda del Mesahal è rievocata da A Play Before The Bombs, diretto da Roger Glenn Hill: il racconto della faticosa preparazione di uno spettacolo da parte di una compagnia teatrale, attraverso la voce di Abeer Ahmed, attrice giovane e determinata come tutti i suoi colleghi, nonostante le bombe che piovono sugli edifici, sui sogni e sulle speranze. Sogni e speranze che per i ragazzi di tutto il mondo spesso corrono dietro ad un pallone, e lo fanno anche a Gaza. Anche con una gamba sola.

Gaza, one football, one leg – diretto da Patrice Forget – ci fa conoscere la squadra di amputati della Palestina, e il loro viaggio verso la sfida con la nazionale francese. Uno dei nostri vincitori, senza dubbio. Raggiunge vette emotive inaudite, e quando ci vengono presentati uno per uno i ragazzi, con le sovrimpressioni che riportano nome, età e causa dell’amputazione, beh… è quasi un sollievo apprendere che due di loro sono stati vittime di un incidente stradale e di un tumore. Perché tutti gli altri sono stati colpiti dai proiettili israeliani durante la Marcia del ritorno, che a partire da marzo 2018 portò a manifestare – pacificamente – decine di migliaia di persone lungo la recinzione che separa Israele dalla striscia di Gaza, ogni venerdì, per 86 settimane. Il bilancio fu di almeno 230 morti e oltre 30.000 feriti. Una mostra delle atrocità settimanale, che ogni venerdì aggiungeva nomi di uomini, donne, bambini, medici, giornalisti, ad una lista di vittime interminabile. E’ quindi bellissimo vedere questi ragazzi reggersi su una stampella mentre dribblano un avversario o esultano per un gol. Altro che Champions League.

La regista britannico-palestinese Farah Nabulsi firma l’altro “nostro” vincitore del Nazra: The Present, una storia semplice e potentissima che riesce a trasmettere l’assurdità dolorosa, quotidiana e devastante della vita nel West Bank, delle ore di attesa ai check-point per poter semplicemente andare a fare la spesa, con un finale che ci ha fatto letteralmente sciogliere. E innamorare di una piccola grande supereroina di dieci anni o poco più, che se la fa addosso per la paura, ma è capace di sfidare l’esercito e il loro maledetto sistema a testa alta. Appena un gradino sotto i nostri personalissimi vincitori, piazziamo The Signal, di Recep Köse, che ricostruisce un’altra vicenda orribile: maggio 2010, una nave diretta a Gaza per portare aiuti umanitari viene attaccata dai soliti noti. La squadra che a bordo trasmette via radio è intrappolata in cabina di regia, mentre fuori dalla porta volano proiettili e scorre il sangue. Un thriller d’assedio ansiogeno, un trap-movie con i controfiocchi, che non ha bisogno di camera a mano e ritmi indiavolati per tenere lo spettatore con il fiato sospeso: sarebbe una goduria se fosse solo cinema, e non si trattasse invece dell’orrore reale dei crimini di guerra israeliani. Il segnale, che in qualche modo continuava a permettere le trasmissioni, costrinse l’esercito a fermarsi ed evitò il massacro. “Stanno trasmettendo, stop alle uccisioni”.

Podio dikotomiko a parte, tutti i corti del Nazra, anche questa volta, meritano attenzione. E non solo perché gli sguardi devono necessariamente moltiplicarsi e diffondersi, trattandosi di Palestina. Si tratta comunque di opere ben realizzate, coinvolgenti, capaci di dirci qualcosa di grande, che ha a che fare inevitabilmente con il dolore di una vita sotto occupazione. Ma che nonostante tutto ci raccontano di persone vive, coraggiose e intraprendenti. E di un popolo che non si piegherà mai.

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“La Trionferà”, intervista a Massimo Zamboni

Attraverso la storia incredibile di un paesino dell’Emilia dove la fedeltà al Partito era sacra e il vento dalla Russia soffiava forte, Massimo Zamboni ci precipita in un’epoca in cui tutto sembrava possibile, persino la rivoluzione.

«Una dose di commozione, una di sarcasmo, una di pratico ed emiliano senso di disincanto»

C’è stato un secolo in cui in Italia essere comunisti era un modo concretissimo di intendere la politica estendendola all’interezza delle relazioni umane. E c’è stato un posto, una cittadina della Bassa, che per un quasi un secolo è stata una piccola Pietroburgo nostrana, crocevia di relazioni politiche e umane memorabili. Se il pensiero corrente sembra confinare quell’esperienza tra le grandi civiltà estinte del passato, Massimo Zamboni fa i conti con la grande utopia del Novecento in modo davvero originale: al centro di questo racconto corale appassionato, c’è la cittadina di Cavriago, e le vicende incredibili dei suoi abitanti. Quando nel 1919 spedirono un telegramma di solidarietà alla Russia rivoluzionaria e qualche mese dopo, nel giorno della fondazione dell’Internazionale comunista, Lenin nel suo discorso lodò il coraggio di «quell’angolino sperduto», che aveva cercato invano sulla carta geografica. O quando parteciparono alla «conferenza del secolo» al teatro di Reggio Emilia: un dibatto sull’opportunità di concedere l’autorizzazione alle riprese del film su Peppone e Don Camillo. O quando, nel 1970, inaugurarono con «un brivido di commozione» il busto di Lenin nella piazza del paese, davanti a una delegazione ufficiale del PCUS.

Un avamposto sovietico nel cuore dell’Emilia, ma non si commetta l’errore di pensare alle pagine di Guareschi. I protagonisti di La trionferà sono sognatori e idealisti, gente con la testa dura e un fortissimo senso di fratellanza, ma ancora sono più donne e uomini coraggiosi che hanno dedicato la loro vita e il loro tempo con inesausta passione alla causa della emancipazione dell’umanità. Cittadini del grande mondo, nelle loro vicende c’è tutta la forza e la persistenza, infine la nostalgia, di quello slancio ideale, folle e meraviglioso: sapere di essere dalla parte giusta.

Massimo Zamboni ha spesso scritto e cantato la dissoluzione di quel tempo; ma qui ce lo spalanca di fronte agli occhi intatto e pieno di vita, di rabbia e struggimento, regalandoci l’epica di una memoria da cui ripartire. Sull’esempio di quel paese dove la bandiera rossa sventolava più in alto di tutti, trionfando, perché «La trionferà, certo che trionferà, e se non saremo stati noi a vederla trionfare, e se non sarà nei tempi a venire o non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove, duecento, trecento, mille anni, vedrete, la trionferà»

Stagione 2021.22 Teatro KismetOperA Bari

Tutto cambiaa cura di Teresa Ludovico: ventinove spettacoli in programma, tra debutti nazionali e regionali e appuntamenti dedicati ai ragazzi

Si intitola ‘Tutto cambia’ la Stagione 2021.22 del Teatro Kismet di Bari, a cura di Teresa Ludovico, con29titoli, tra anteprime nazionali, debutti regionali, spettacoli pensati per il pubblico di giovani e meno giovani, ospitati fino ad aprile nella rinnovata sala da 400 posti. La Stagione, con il contributo del Ministero della Cultura, Regione Puglia (Programma Custodiamo la Cultura in Puglia 2021) e Comune di Bari, rientra nella programmazione di Teatri di Bari. La programmazione del TRIC Teatro di Rilevante Interesse culturale si completa poi con le Stagioni del Teatro Radar di Monopoli, della Cittadella degli Artisti di Molfetta, dello spazio teatrale ‘Sala Prove’ dell’Istituto penitenziario minorile ‘N. Fornelli’ di Bari e con la rassegna letteraria a cura del presidente onorario Nicola Lagioia.

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