TARGHE TENCO 2020: AL VIA LE VOTAZIONI

Roma, 28 maggio 2020 –  Mancano appena 3 giorni all’inizio delle votazioni per le Targhe Tenco 2020, il più prestigioso riconoscimento d’Italia di cui vengono insignite le migliori produzioni discografiche italiane sul terreno della canzone d’autore. 

Da lunedì 1° giugno la giuria, formata da oltre 200 esperti di musica e giornalisti musicali delle più importanti testate italiane nominati dal Club Tenco, esprimerà le proprie preferenze. Le scelte avverranno in due turni: tre titoli per ogni categoria nel primo (dal 1° al 15 giugno), uno solo nel ballottaggio tra i 5 titoli meglio piazzati alla prima votazione (dal 22 al 29 giugno). 

Gli artisti hanno, quindi, a disposizione ancora 3 giorni per potersi candidare. 

L’annuncio dei vincitori sarà diffuso entro il mese di Luglio 2020.

Come lo scorso anno è a disposizione una piattaforma completamente informatizzata e collegata al sito del Club Tenco (www.clubtenco.it) realizzata per consentire ad artisti e produttori di proporre in autonomia le proprie candidature.

L’arco temporale della pubblicazione dei dischi presi in considerazione, spazia dal 1° Giugno 2019 al 31 Maggio 2020.

Le categorie delle Targhe sono 6: Migliore album, Album in dialetto, Opera prima, Interprete, Canzone singola e Album a progetto, ovvero realizzato con l’intervento di più artisti.  

La giuria stessa potrà accedere a un’area dedicata e ascoltare direttamente i brani candidati all’assegnazione delle Targhe, ma sarà comunque libera di votare tutti i dischi validi a norma di Regolamento (non solo quelli proposti tramite autocandidature): la piattaforma adottata dal Club Tenco è stata studiata soprattutto per agevolare la partecipazione all’iniziativa di produzioni indipendenti, che non dispongono di sostegno promozionale che ne consenta larga diffusione. Sul sito stesso – come sempre – saranno visibili sia il Regolamento, sia i nomi dei giurati chiamati a votare.

Ricordiamo qui i vincitori della scorsa edizione: (album dell’anno) “Ballate per uomini e bestie” – Vinicio Capossela; (album in dialetto) Lo chiamavano vient’ ‘e terra” – Enzo Gragnaniello; (opera prima) “La vita veramente” Fulminacci; (interprete) Alessio Lega “Nella corte dell’Arbat. Le canzoni di Bulat Okudzava”; (canzone) “Argentovivo”  Daniele Silvestri – Manuel Agnelli – Rancore – Fabio Rondanini; (album collettivo a progetto) Adoriza “Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici”.

In bici sui mari del Salento. Alla scoperta delle venti spiagge più belle della Puglia

IN BICI SUI MARI DEL SALENTO
Un road-movie lancia la nuova guida di Roberto Guido alla scoperta delle venti spiagge più belle della Puglia. Dal 28 maggio in libreria per Ediciclo editore.

L’acqua trasparente di un mare da sogno, tra scogliere maestose, insenature selvagge, lunghe spiagge bianche, piscine naturali nella roccia, baie al cospetto delle storiche torri di guardia: suggestive ed emozionanti scorrono le immagini della costa del Salento mentre si pedala accompagnati dal vento e dai colori accesi dal sole della primavera. Un suggestivo road movie lanciato sui social accompagna l’arrivo in libreria della nuova guida “In bici sui mari del Salento – Alla scoperta delle 20 spiagge più belle della Puglia” scritta dal giornalista Roberto Guido, in uscita il 28 maggio per Ediciclo editore.
È assai variegato il viaggio in bici lungo la costa del sud della Puglia, 250 chilometri di litoranea tra strade e sentieri in riva al mare, descritti nella guida. Il Salento è una penisola di tesori circondata da un mare dai colori cangianti, dal turchese al blu mediterraneo, dall’azzurro intenso al verde smeraldo. II road movie, girato da Roberto Rocca nei giorni scorsi in un ciclotour organizzato in collaborazione con Caroli Hotels, celebra il turismo slow e vuole contribuire ad ampliare l’offerta turistica del Salento anche in bassa stagione. Una formula ideale per la ripartenza post-Covid 19 perché la bicicletta è il mezzo ideale per mantenere il distanziamento fisico e il percorso si snoda in luoghi scarsamente affollati.

“Bisogna trasformare i limiti in opportunità”, sottolinea Roberto Guido, “in percorsi come questo, su strade secondarie e comunque poco trafficate, bellezza e sicurezza viaggiano insieme in una perfetta sincronia, fra le piccole meraviglie del Salento”. In uno straordinario percorso gravel si possono scoprire le spiagge più belle del Sud, fra storia e natura, raccontate con tutte le istruzioni per l’uso, per raggiungerle agilmente in bici e fare bagni da sogno. Non c’è da aspettarsi perfette piste ciclabili né tantomeno attrezzati percorsi con precisa segnaletica: il viaggio nel Salento è tutto una sorpresa e la strada da imboccare è quella dell’avventura.

“Pedali e Salento, non c’è binomio più azzeccato per chi vuole regalarsi una vacanza in grado di miscelare gli ingredienti migliori e garantirsi un soggiorno indimenticabile”, scrive nell’introduzione Sebastiano Venneri, responsabile Turismo Legambiente.

Sono venti le spiagge individuate lungo il viaggio, da Lecce a Manduria, lungo l’intero periplo del Salento, raccontate fin nei dettagli per potersi immergere in una natura particolarmente generosa. Il percorso lungo i mari del Salento è articolato in quattro tappe per complessivi 257 chilometri, più una quinta di 54 chilometri tutta nell’entroterra che consente di far ritorno da Manduria a Lecce. Le tappe, tuttavia, sono solamente indicative, ognuno può costruirsi il viaggio in base alle proprie capacità ed esigenze. Pedalando in riva al mare nel fantastico e accogliente Salento.

Roberto Guido, pugliese doc, è giornalista di professione e cicloesploratore per passione. Cronista al Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1979 al 1998, nel 2000 ha fondato e diretto fino al 2017 quiSalento, l’insostituibile guida estiva di eventi e cultura popolare salentina. È autore della guida Le 50 spiagge più belle del Salento (Edizioni Guitar, 2017) e di Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (Ediciclo Editore, 2018).

In bici sui mari del Salento
Pag 168 – Euro 14.50
Collana Ediciclo Pocket
ISBN: 9788865493236
prima edizione maggio 2020

Info
www.ediciclo.it
www.facebook.com/inbicisuimaridelsalentorobertoguido
www.facebook.com/caroli.hotels/

MARCO BELLOCCHIO IN DIRETTA STREAMING alle 19:00 PER “REGISTI FUORI DAGLI SCHE[R]MI” VERSIONE ONLINE

MARCO BELLOCCHIO IN DIRETTA STREAMING PER LA RASSEGNA “REGISTI FUORI DAGLI SCHE[R]MI” VERSIONE ONLINE.

IL REGISTA INTERVERRA’ IN DIRETTA DOMANI, GIOVEDI’ 28 MAGGIO ALLE 19, SULLA PAGINA FACEBOOK DI APULIA FILM COMMISSION.

Marco Bellocchio

Vincitore di ben quattro David di Donatello con il suo ultimo film “Il traditore”, il regista Marco Bellocchio sarà il protagonista del terzo appuntamento della rassegna di cinema internazionale “Registi fuori dagli sche[r]mi” versione online. Dopo Mario Martone e Pietro Marcello la rassegna, quindi, prosegue con uno dei grandi maestri del cinema italiano ed internazionale.

Sulla pagina Facebook dell’Apulia Film Commission domanigiovedì 28 alle 19, sarà programmato sempre in streaming il suo film “Sorelle Mai” (visibile dal 25 al 28 maggio richiedendone le coordinate alla mail registifuoridaglischermi@apuliafilmcommission.it). La nuova formula della rassegna, permette di poter vedere dei film difficili o impossibili da reperire, oltre che ascoltare le parole dei registi: da alcune novità in prima visione ai film che hanno fatto la storia recente del cinema internazionale.

A dialogare con il regista ci saranno il direttore artistico della rassegna Luigi Abiusi e il critico cinematografico Anton Giulio Mancino (Docente dell’Università di Macerata).

Film lirico, intimista, autobiografico, “Sorelle Mai” racconta del tempo che scorre sul Trebbia, sulle cui sponde Elena cresce mentre altre vite ritornano (la madre Sara, attrice), o sfioriscono (le zie, sorelle dello stesso regista). Un quadro di delicata follia, che riscrive i luoghi, le persone, connotandoli di inedita forza espressiva. E dove, in quel “mai”, si esplica la negazione di quello che invece la potenza immaginifica del cinema restituisce.

La rassegna “Registi fuori dagli Schermi” è finanziata da Regione Puglia e Fondazione Apulia Film Commission a valere su risorse del Patto per la Puglia FSC 2014/2020, nell’ambito dell’intervento Apulia Cinefestival Network 2019/2020.

Man Ray: Dadaismo, Ribellione e Innovazione

Nella puntata di “Rumore” andata in onda Martedì, si è parlato delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò a pittura, scultura, cinematografia, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi.

Ascolta la puntata:

Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche, allusive, estremamente simboliche. In alcuni casi celano metafore e significati nascosi, in altri si fa fatica a trovare un senso ai suoi lavori, che sembrano piuttosto un’impulsiva espressione personale che richiede un’analisi postuma e che lo spettatore è libero di interpretare in modo estremamente personale. Non dimentichiamoci che parliamo di un esponente del Dadaismo, di cui i suoi lavori abbracciano a pieno la filosofia.

Abbandonò l’America per inseguire gli ideali del Dadaismo in Francia, a Parigi. Il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero verso il mondo della “ribellione artistica”. Inoltre, nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione, entrambe tecniche scoperte per caso durante le sue sperimentazioni in camera oscura.

Seguite la prossima puntata di “Rumore” martedì prossimo alle 18.00 e seguiteci sui social. Su Instagram trovate la pagina del programma (rumore_rko), in cui trovate anche tutte le fotografie di cui si parla durante la puntata.

PRIMAVERA SOUND 2021: i primi 100 nomi!

Dopo la brutta ma inevitabile notizia della cancellazione dell’edizione 2020, seguita a un primo tentativo di recuperarla ad agosto di quest’anno, il Primavera Sound Festival di Barcelona rilancia e annuncia a sorpresa i primi 100 nomi della lineup dell’edizione 2021!

Un’edizione, la 20esima, particolarmente sentita da organizzatori e fan del noto festival catalano, che riunisce ascoltatori ormai da tutto il mondo per 3 giorni (+2) di musica di tutti i generi e di tutte le provenienze nel bel clima della città catalana.

Per esorcizzare la brutta annata che stiamo vivendo, quindi, il Primavera lancia positività in rete mostrando grande empatia nei confronti del proprio pubblico, che si mostra sempre tra i più fedeli, riconfermando molti nomi previsti per l’edizione 2020 e aggiungendo più di qualche chicca.

Per gli spettatori che alla luce di questo annuncio decideranno di mantenere l’abbonamento senza chiederne il rimborso (comunque sempre possibile) sono previsti anche alcuni “benefit“, come sconti sugli abbonamenti per il 2022, gadget esclusivi, persino un bonus del 10% del costo dell’abbonamento da spendere al bar durante il festival. Inoltre è possibile anche devolvere l’importo del proprio biglietto, in parte all’organizzazione e in parte per no profit come Save The Children. Chapeau!

Passando ai nomi annunciati questa mattina, tante le riconferme tra i “big” del ricchissimo cartellone: dai Pavement agli Strokes, da Tyler, The Creator a Bad Bunny, dai Massive Attack a Beck, dai beniamini The National ai leggendari Iggy Pop, Einstürzende Neubauten e Bauhaus. A questi, nella parte “alta” della lineup, si aggiungono nomi di peso come Tame Impala, Gorillaz, FKA Twigs, IDLES, Charli XCX, ad arricchire un programma già imperdibile.

Ma, come sempre nella tradizione del festival, è tra i nomi “medi” e “piccoli” che si scovano tante gemme, difficilmente ritrovabili tutte insieme in un solo cartellone. Fa molto piacere, quindi, rileggere tra le conferme nomi come storici come Dinosaur Jr, Dj Shadow, Bikini Kill, Yo La Tengo, The Jesus & Mary Chain, Les Savy Fav, Chromatics, Metronomy, nuove leve già apprezzatissime come King Krule, Little Simz, Earl Sweatshirt, la nuova scuola post-rock di black midi, Black Country, New Road, Fontaines D.C., Shame.

Anche la sezione elettronica promette bene tra le riconferme di esperti del dancefloor come Disclosure, Amelie Lens, Black Coffee, Nina Kraviz e ovviamente Caribou – la cui stupenda “Can’t Do Without You” ha fatto da soundtrack emozionale per questa serie di annunci – e l’inserimento di una novità di valore assoluto nell’area più sperimentale: gli Autechre, il cui nome fa già venire i brividi agli appassionati.

L’elenco completo di questi primi 100 nomi è disponibile sul sito ufficiale del Primavera.

In attesa di conoscere nei prossimi mesi il cartellone completo, le premesse per un’edizione assolutamente memorabile ci sono tutte. Non ci resta che attendere che questi 12 mesi che ci separano dall’appuntamento con il Forum di Barcelona passino in fretta, magari ripassando dischi e live di nomi vecchi e nuovi per arrivare preparati alla 20esima edizione, quella del #bestfestivalforever.

Gli abbonamenti saranno in vendita a partire dal 3 giugno sui canali ufficiali del festival.

33^ ed. TIME IN JAZZ: IL FESTIVAL INTERNAZIONALE IDEATO E DIRETTO DA PAOLO FRESU A metà agosto a Berchidda e in altri centri del nord Sardegna

A metà agosto a Berchidda e in altri centri del nord Sardegna l’edizione numero trentatré di Time in Jazz il festival internazionale ideato e diretto da Paolo Fresu. Tra gli artisti in cartellone Rita Marcotulli, Cristina Zavalloni, Daniele Silvestri, Fabio Concato e Antonello Salis.

Sarà un’edizione di Time in Jazz del tutto particolare, quella in programma quest’anno nel consueto periodo intorno a ferragosto: alla sua trentatreesima volta, caratterizzata dal titolo “Anima • Ànemos”,anche il festival ideato e diretto da Paolo Fresu nel suo paese natale, Berchidda, e negli altri centri del nord Sardegna che aderiscono al suo circuito, deve infatti fare i conti con i problemi e le limitazioni del difficile e delicato momento storico che stiamo attraversando. <<Ma faremo in ogni caso un festival di alto profilo, naturalmente nel rispetto delle regole e delle misure anticontagio>>, promette il trombettista sardo, che ribadisce l’importanza di confermare anche quest’anno la manifestazione, nonostante le difficoltà e la complessità della situazione: <<Il nostro vuole essere un messaggio di ottimismo; il festival è un’occasione per piantare un seme di bellezza in questo momento così difficile e, insieme, una prova del senso di responsabilità di Time in Jazz  nei confronti della comunità che lo ospita e lo sostiene. Il nostro festival conta un seguito di circa trentamila spettatori e un indotto sul territorio di tre milioni di euro. Numeri che quest’anno non potranno ripetersi, evidentemente, perché mancherà, per ovvie ragioni, il pubblico abituale. Ma in un momento di difficoltà come questo noi possiamo portare, seppur ridimensionato dalle circostanze, un contributo all’economia locale e lanciare un segnale positivo per ripartire>>.

Insieme a Berchidda, al momento è confermata l’adesione dei comuni di ArzachenaBortigiadasCheremuleIttiriLoiri Porto San PaoloMoresNulviPloagheSan TeodoroeTelti, ma c’è fiducia che altri possano aggiungersi prossimamente.

Già definito da mesi e pronto per essere presentato con il consueto anticipo lo scorso aprile, il cartellone del festival è stato necessariamente rimodulato in rapporto alle varie limitazioni e condizioni poste per contrastare il coronavirus. Alcuni dei gruppi e dei progetti più complessi o dall’organico particolarmente folto, non potranno essere confermati: è il caso, per esempio, dei 100 Cellos, il grande ensemble di violoncellisti guidato da Giovanni Sollima e Enrico Melozzi, l’appuntamento col quale, già annunciato da mesi, ora è rimandato al prossimo anno. Potrebbero saltare anche alcuni appuntamenti immancabili di ogni edizione del festival, come il pranzo tipico di ferragosto, a causa delle difficoltà nell’applicare il distanziamento interpersonale.

E tuttavia il programma, che potrebbe essere soggetto a ulteriori modifiche in base alle norme di sicurezza che saranno da mettere in atto al momento dello svolgimento del festival, si annuncia di grande interesse e qualità: in arrivo nomi di primissimo piano della scena jazzistica nazionale, come Rita Marcotulli (con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Israel Varela alla batteria), Cristina Zavalloni (in quartetto con Cristiano Arcelli al sax alto, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Alessandro Paternesi alla batteria), il gruppo Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi conRoy Paci, lo stesso Paolo Fresu alla testa del Devil Quartet, (con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria), oltre a Fabio Concato con il trio di Paolo Di Sabatino ad affiancare il cantautore milanese: tutti di scena sul “palco centrale” del festival, quello allestito nella Piazza del Popolo a Berchidda. Altra voce di spicco della canzone d’autore nostrana, Daniele Silvestrisarà invece il protagonista di uno degli appuntamenti più attesi di ogni edizione di Time in Jazz: il concerto dedicato a Fabrizio De André a L’Agnata, in quella che fu la dimora del grande cantautore genovese nei pressi di  Tempio Pausania. Altro momento ormai immancabile del festival, ritorna anche quest’anno  – ed è la quindicesima volta consecutiva – la “concertazione navale” a bordo di un traghetto della Corsica Ferries–Sardinia Ferries in viaggio dal “continente” alla Sardegna: un evento reso possibile grazie alla collaborazione della Compagnia delle navi gialle, tra i principali partner di Time in JazzSi prevede un progetto musicale ad hoc, naturalmente nel rispetto delle disposizioni anti Coronavirus.

E poi, ad avvicendarsi nelle diverse località e siti portati in dote dagli altri comuni coinvolti in questa edizione del festival, una nutrita rappresentanza di musicisti della Tǔk Music, l’etichetta fondata e diretta da Paolo Fresu, che quest’anno spegne le sue prime dieci candeline (una ricorrenza che Time in Jazz celebrerà anche attraverso una mostra): il trombonista Alessandro Tedesco con il suo Low Frequency Quartet, la cantante, pianista e compositrice Petrina, il trio intestato al contrabbassista Marco Bardoscia, il duo formato dal bandoneonista Daniele di Bonaventura con il chitarristaMarcello Peghin, quello del sassofonistaRaffaele Casarano con il pianista Eric Legnini, e quello che  vede insieme il trombettista Luca Aquino e il fisarmonicista Carmine Ioanna; e, ancora, il quartetto del contrabbassista Paolino Dalla Porta, il batterista Stefano Bagnoli, il pianista Giuseppe Vitale, le sorelle Leila e Sara Shirvani, rispettivamente violoncellista e pianista, in duo e in quartetto con Francesco Diodatialla chitarra e Enrico Morello alla batteria, il chitarrista Bebo Ferra con l’Organ Trio e in solo, il quartetto d’archi Alborada con un’ospite d’eccezione come la cantante Maria Pia De Vito; e, poi, naturalmente, Paolo Fresu: lo ascolteremo in trio con Marco Bardoscia e il pianista Dino Rubino, e alla testa del suo quintetto, una delle formazioni più longeve nel panorama del jazz, con i suoi trentasei anni di attività; accanto al trombettista di Berchidda, i membri storici: il sassofonista Tino Tracanna, il contrabbassista Attilio ZanchiEttore Fioravanti alla batteria e, naturalmente, Roberto Cipelli, atteso a Time in Jazz anche per un concerto in piano solo.

Ma non è tutto, perché il cast del festival annovera anche la cantante Karima, accompagnata al pianoforte da Piero Frassi, e, per salutare un’altra ricorrenza significativa, Antonello Salis, il grande pianista e fisarmonicista sardo che quest’anno spegne settanta candeline e al quale Time in Jazz deve la memorabile esibizione in solo che inaugurò, nel  1997, la serie di concerti nelle chiese campestri, divenuti poi un “must” del festival.

A fare gli onori di casa, due immancabili formazioni berchiddesi: la Banda musicale “Bernardo De Muro”, palestra per tanti talenti, compreso proprio Paolo Fresu, che nelle sue fila mosse i primi passi nella musica, e la Funky Jazz Orkestra diretta dal trombettista Antonio Meloni, prima funky street band in Sardegna, impegnata con le sue parate musicali nelle vie e nelle piazze del paese.

I bar di Berchidda ospitano invece i set di quattro formazioni sarde, il duo Don Leone, i JerichoGiuseppe Bulla from Apollo Beat e il Bad Blues Duo. Mentre a un altro brillante talento locale, il batterista Giovanni Gaias, con il suo gruppo e con musicisti ospiti, spetterà il compito di riempire di musica le nottate berchiddesi nello spazio jazz club, dopo i concerti in Piazza del Popolo.

·         Time to Children

Anche questa trentatreesima edizione riserverà uno spazio speciale a iniziative pensate per l’educazione musicale dei bambini: ecco dunque una nutrita serie di incontri sotto il titolo “Time to Children“, un progetto coordinato dall’AssociazioneIl Jazz va a Scuolanato in collaborazione con la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, con l’obiettivo di promuovere, sviluppare, diffondere e valorizzare nella scuola il linguaggio del jazz, le pratiche dell’improvvisazione e dell’invenzione e la conoscenza degli aspetti socioculturali e musicali di questi ambiti.

Ad arricchire le proposte di quest’anno, si rinnova la collaborazione con l’associazione Realtà di Debora Mancini, con sette incontri in cui l’attrice  e il pianista e polistrumentista Daniele Longo condurranno i bambini  alla scoperta della musica e dei suoni, anche attraverso l’integrazione con altre forme d’espressione, come la letteratura, la pittura o il cinema. Tra le attività in programma, “Un pianoforte come il cielo”, “Forme e colori in musica”, “Cinema… quasi… muto”. Per Daniele Longo altro impegno in agenda con lo spettacolo “Una classica serata jazz”, insieme a Remo Brandoni e Stefano Nosei.

Rivolto a bambini e adulti, torna a Berchidda anche il “Drum Circle del percussionista Stefano Baroni: un cerchio di percussioni in cui chiunque può fare musica, lavorando sull’ascolto, sulla propria musicalità e su quella di gruppo.

Una novità assoluta per quest’anno è invece il progetto “MusicAmbiente” del percussionista Danilo Mineo .

La mattina di Ferragosto, infine, per il consueto appuntamento nella chiesetta di San Michele, nelle campagne di Berchidda, torna il regista, attore e autore Giancarlo Biffi con l’intrepido e coraggioso gufetto Rosmarino, protagonista del racconto “Cuore di nonna”: in azione, con Giancarlo Biffi, Paolo Fresu alla tromba, Sonia Peana al violino e altri ospiti a sorpresa.

·         Altri eventi

 Nello spirito di Time in Jazz, accanto alla musica, restano fondamentali l’apertura verso altre forme espressive come l’arte visiva, la letteratura e il cinema, e l’ascolto del mondo in cui viviamo con un’attenzione speciale riservata alle tematiche ambientali e sociali.

È in questo contesto che si inserisce Time To Speak, un momento di riflessione, fissato tradizionalmente la mattina di ferragosto, su temi cari al festival: quest’anno, in collaborazione con la Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano”, sarà proposta la conferenza “Dica Trentatré – Lo stato di salute della Cultura in Italia al tempo del coronavirus”,seguita dalla presentazione del libro “I Festival jazz in Italia. Un’analisi di impatto sul territorio“, dell’economista Severino Salvemini con Costanza Sartoris e Arianna Riccardi, uscito lo scorso febbraio.

Il cinema sarà come sempre presente nella consueta sezione curata dal regista Gianfranco Cabiddu, quest’anno dedicata in particolare al mondo dell’infanzia.  

Spazio anche all’arte, alla Casara, edificio che nel nome rivela il suo precedente uso per la produzione e la vendita di prodotti caseari, di recente restaurato e trasformato nella sede dell’associazione Time in Jazz a Berchidda, dove saranno ospitati gli eventi espositivi di questa edizione.

Ripercorre i primi dieci anni della Tǔk Music, la mostra 10 Years of Tǔk Music”, che riunisce gli artwork delle copertine dei cd e dei vinili e i video clip prodotti dal 2010 ad oggi dall’etichetta discografica indipendente fondata da Paolo Fresu. Artisti, grafici e designer di fama nazionale e internazionale hanno infatti collaborato alla realizzazione delle copertine dei diversi album targati Tǔk, che costituiscono quindi una vera e propria galleria d’arte, oltre che di musica, mettendo in rapporto sinergico l’immagine e il suono. Tra i nomi in mostra Alessandro Gottardo, Anna Godeassi, Barbara Valsecchi, Oscar Diodoro, Mario Dondero, Francesco Bongiorni e Malala Andrialavidrazana.

Il racconto della passata edizione nel festival, con i suoi volti, le sue emozioni e le sue suggestioni, si potrà rivivere nell’esposizione “Time to Time 2019” con gli scatti dei fotografi Roberto Sanna e Daniele Franchi. Sarà poi visitabile la mostra “CasArt – Casa d’Arte Time in Jazz”, in cui  si radunano le opere della Collezione di Arte contemporanea, nata in seno al progetto PAV – Progetto Arti Visive nel 1997, grazie al generoso contributo degli artisti che negli anni hanno partecipato alle iniziative del festival. CasArt documenta gli esiti della ricerca e della sperimentazione artistica e creativa in Sardegna comprendendo anche opere di artisti nazionali e internazionali.

E alla Casara troverà spazio anche “Time to Read”, la consueta sezione del festival dedicata agli incontri con i libri e gli autori. La storia del festival e il suo rapporto con il territorio sono al centro dello studio “La Tribù sonora – Time in Jazz tra identità, turismo e territorio” della ricercatrice Rosa Maria Meloni (edizioni CISU), e del progetto editoriale “Time in Jazz Diary 2019” (Postcard 2020),un diario del festival 2019,  corredato dalle foto di Daniele Franchi.

Si resta in ambito musicale con Mario Piatti e Enrico Strobino, che portano in dote la loro “Grammatica della fantasia musicale. Introduzione all’arte di inventare musiche” (edito da Franco Angeli) di ispirazione rodariana, in cui si suggeriscono attività per lo sviluppo della creatività in contesti di educazione musicale; in “Perigeo, una storia. Tra innovazione e sperimentazione” (edito da Stampa Alternativa), il giornalista musicale Luigi Onori ripercorre invece le tappe del gruppo jazz-rock italiano di culto negli anni Settanta. La musica fa da scenario anche per il romanzo noir “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri). Si sposta invece in ambito sportivo “Gioco come sono” (Rizzoli), autobiografia ironica di Luigi Datome, capitano della Nazionale e uomo-simbolo della nostra pallacanestro, orgogliosamente sardo.

Proseguono anche le iniziative di promozione e sensibilizzazione ambientale riunite sotto l’insegna Green Jazz, che dà voce ai temi del risparmio energetico, dell’uso delle energie alternative, della differenziazione dei rifiuti, dell’abbattimento delle emissioni di CO2, anche nell’intento di ridurre l’impatto del festival sull’ambiente.

Time in Jazz è un festival inclusivo, che fa dell’incontro tra culture attraverso lo scambio e la condivisione di saperi un suo punto cardine: per questo si lavorerà anche quest’anno per realizzare una serie di attività laboratoriali per favorire l’integrazione dei cittadini stranieri, nell’ambito di “BABEL Reloaded – Building Awareness, Bridges, Experiences, Links”, un progetto multidisciplinare sul tema della convivenza interculturale riunito sotto il titolo “Migrant Reloaded”, a cura della compagnia Theatre en Vol.

·         Biglietti e prevendite

In piazza del Popolo, a Berchidda, fulcro dei concerti serali del festival, non ci sarà il grande palco di sempre, ma una pedana rialzata; ridimensionato anche il numero dei posti in platea, che oscilleranno tra 300 e 400, con le poltroncine distanziate come previsto dalle disposizioni vigenti. Sarà possibile accedere all’area concerti solo con biglietto o abbonamento digitali, scaricabili su smartphone e da esibire all’ingresso, che si potranno acquistare prossimamente online su Vivaticket. Una modalità che garantisce la possibilità di rispettare il distanziamento interpersonale e di evitare gli assembramenti all’ingresso e il contatto fisico con il biglietto cartaceo.

·         Anima • Ànemos

Sotto il titolo “Anima • Ànemos”, l’edizione numero trentatré di Time in Jazz assume dunque un significato particolare, dato il momento storico che stiamo attraversando. <<Quanto valgono i numeri. E, soprattutto, cosa ci dicono al tempo del coronavirus?>>, scrive Paolo Fresu nelle sue note di presentazione del festival; <<33 rappresenta la maturità e sono gli anni di Cristo. Una cabala emblematica e ammaliante che ricorre nelle culture e nelle religioni del mondo. Un numero di passaggio nel quale leggere il dinamico movimento di un presente che dovrà necessariamente condurre verso il futuro>>. E, più avanti: <<Dovessimo andare a ritroso scopriremmo, senza troppo stupore, che la manifestazione si è modificata negli anni senza tuttavia perdere quei valori fondamentali che sono le relazioni umane e il rapporto con il territorio. Relazioni che oggi il Covid-19 ci fa vedere come distanti ma che la musica e l’arte riescono a sviluppare in maniera nuova e laddove la sfida del presente ci trova pronti e forgiati dalla forza dell’arte e della creatività. La stessa che oggi ci spinge con forza e volontà a ripartire nonostante le difficoltà che il tempo del coronavirus ci impone. Un festival con un alto grado di civiltà che, grazie alla musica e oggi ancora di più, vuole parlare al mondo di bellezza e rispetto, uguaglianza e comprensione, responsabilità e senso sociale (…). Come scriveva Gianni Rodari, al quale dedichiamo questa edizione in occasione dei cento anni dalla sua nascita, “è difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi”. Facciamo nostro il suo pensiero fieri di essere parte dello stesso cammino laddove l’edizione XXXIII è per noi un nuovo importante compleanno oltre che un transito libertario verso altri numeri e verso un nuovo domani>>.

La trentatreesima edizione del festival Time in Jazz è organizzata dall’omonima associazione culturale con il sostegno dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport e dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma della Sardegna, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Comunità Montana Monte Acuto e delle Amministrazioni Comunali di Berchidda e degli altri centri coinvolti nel festival, con il contributo della Fondazione di Sardegna, del Banco di Sardegna, di Unipol Gruppo, di Corsica Ferries–Sardinia Ferries, e con la collaborazione di Consorzio Porto RotondoAgenzia Regionale ForestasRau Arte Dolciaria, distilleria Lucrezio R.Arborea, Le Cantine del Jazz e GeasarRadio Monte Carlo è anche quest’anno la radio ufficiale del festival. Media partner Spotify e Spreaker.

Time in Jazz fa parte dei progetti LIFE GreenFEST, dell’Associazione I-Jazz, della Federazione nazionale Il jazz italiano e del Sardinia Jazz Network.

(dis)amore, è il nuovo lavoro dei Perturbazione: intervista con Tommaso Cerasuolo

Tommaso Cerasuolo ci racconta il nuovo album dei Perturbazione “(dis)amore”. (dis)amore, è il nuovo lavoro dei Perturbazione, l’ottavo disco di studio, un disco doppio, un concept album di 23 canzoni che uscirà il 29 maggio per Ala Bianca Records, sulle piattaforme digitali, in cd e vinile.

Scritto, arrangiato e suonato dai Perturbazione, (dis)amore è un album che parte, si sviluppa e si conclude attraverso il racconto di una storia. Una storia d’amore. E di disamore. Due persone, di cui non sappiamo nulla. Possono avere qualunque età, possono vivere e muoversi ovunque. Due persone che si conoscono, diventano intime, s’innamorano e che stabiliscono una relazione affettiva fortissima. Il tempo passa e la relazione – complici le mille distrazioni dentro e fuori il mondo attorno – cambia pelle e porta i due ad allontanarsi sempre più. A non riconoscersi. Tutto qui, ma solo apparentemente. Perché la storia è raccontata in ordine cronologico, con le canzoni che fanno da commento alle varie fasi del rapporto fra i due protagonisti. La scoperta, l’innamoramento, la pienezza della condivisione, il consolidamento, i primi dubbi, le crepe, le bugie, i silenzi, i muri, la distanza, il dolore, le assenze. 

(dis)amore è il nuovo album dei Perturbazione. Un album che si potrebbe definire attraverso molti aggettivi: doppio, stratificato, concettuale, variegato. Ma che in realtà parte, si sviluppa e si conclude attraverso il racconto di una storia. Una storia d’amore. E di disamore. Due persone, di cui non sappiamo nulla. Possono avere qualunque età, possono vivere e muoversi ovunque. Due persone che si conoscono, diventano intime, s’innamorano e che stabiliscono una relazione affettiva fortissima. Il tempo passa e la relazione – complici le mille distrazioni dentro e fuori il mondo attorno – cambia pelle e porta i due ad allontanarsi sempre più. A non riconoscersi. Tutto qui, ma solo apparentemente. Perché la storia è raccontata in ordine cronologico, con le canzoni che fanno da commento alle varie fasi del rapporto fra i due protagonisti. La scoperta, l’innamoramento, la pienezza della condivisione, il consolidamento, i primi dubbi, le crepe, le bugie, i silenzi, i muri, la distanza, il dolore, le assenze.

La voce che canta è una sola, quella di Tommaso, cantante dei Perturbazione. Ma le voci narranti nel disco sono molte. Di volta in volta a parlare ci sono lui, lei o altri attori che ruotano attorno alla vicenda e alla storia dei due. Perché una storia si compone di molti protagonisti, molte voci, molto tempo, molte canzoni in questo caso. Sono 23 i brani che compongono questo concept album. Doppio. Un disco che mostra appunto due facce, un’ascesa nella pienezza della relazione e una discesa nell’abbandono. Amore e disamore. Ma il (dis)amore narrato non è solo quello della relazione fra i due, è anche un sentimento che emerge giorno dopo giorno rispetto a tanti aspetti della vita che ci scorre affianco. Le case, il cibo, gli amici, la spesa, il lavoro, il tempo libero e quello imprigionato.

(dis)amore racconta quella che potremmo definire un’eccezionalità di massa. Parla di due persone che sono e si sentono uniche, pur attraversando un percorso comune, vivendo il presente. Attorno a loro tutto si sgretola, niente è più stabile, si accendono per qualcosa ma pagano il prezzo causato dal desiderio. Persone che nelle relazioni e nel mondo non trovano ciò che si erano immaginate di trovare, che si fermano disorientate a un livello intermedio, incapaci di fare un passo indietro o uno in avanti. Lo speciale che diventa normale e che penetra anche dentro l’idea di coppia, sesso, famiglia. Essere come tutti, ma sentirsi inevitabilmente unici: l’eccezionalità di massa.

Figlio di una tradizione ormai quasi dimenticata, quella dei concept album, (dis)amore è un disco parente di opere italiane e internazionali, di ieri e di oggi: da Calabuig, Stranamore e Altri Incidenti di Roberto Vecchioni a 69 Love Songs dei Magnetic Fields. Da Domestica dei Cursive a Canzoni Di Una Coppia di Margot. Musica italiana e internazionale, mischiata insieme: un’attitudine che da sempre ispira il gruppo piemontese, che assembla la lingua nazionale alle più disparate influenze. Per questo dentro (dis)amore troverete colori e parole che sfiorano Dino Buzzati, The XX, Ivan Graziani, The Cure, Domenico Starnone, The Smiths, Natalia Ginzburg, R.E.M., Andre Dubus, Talking Heads, John Cheever, Radiohead, Edoardo Albinati, Luigi Tenco, Carlo Cassola, Beach House, Nick Drake e altro ancora.

(dis)amore è un disco “sottoprodotto” (inteso come contrario di “overproduced”). I Perturbazione hanno pensato che questa fosse la direzione giusta quando hanno cominciato a dargli forma. Lontano dalla loudness war, la guerra del volume odierna. È un disco che parla sottovoce, ma con fermezza. Ha per lo più il gusto della sala prove, è una scelta. Ci siamo abituati a prodotti (e produzioni) estremamente puntuali, a tratti asettici, esattamente come nel mondo delle foto ci siamo abituati all’intervento di photoshop. Lungi dal giudicare questa attitudine, la band è però convinta che la forma sia oramai parte della sostanza. Spesso nella prima ci si trova più “vita” che nella seconda e, siccome questo è un disco che vuole raccontare la vita, i Perturbazione ritengono che questa strada fosse la più idonea e interessante, che questa forma fosse la più aderente alla sostanza.

I Perturbazione hanno giocato in passato con un’estetica più scintillante ma, oggi, visto anche il cambio generazionale che sta avvenendo nella musica, sentivano il bisogno profondo di (ri)affermare quale fosse il loro mondo di provenienza: quello che più li ha nutriti e fatti apprezzare, ciò che sanno fare meglio. Canzoni d’amore e disamore. Dove le parentesi fanno parte della storia. Della vita.