gli acquasumarte presentano “vita d’artista”

Intervista con Vincenzo Aversa degli Acquasumarte, per raccontarci del nuovo lavoro in studio “Vita d’Artista”

Dischi Uappissimi è lieta di presentare il videoclip del brano “Vita d’artista” della band ACQUASUMARTE

È la titletrack “Vita d’artista” ad accompagnare, con un videoclip realizzato da BARA_TROaka Fabrizio Faco Convertini, l’uscita del nuovo album della band pugliese ACQUASUMARTE, avvenuta lo scorso sabato 7 dicembre nei negozi, in digital download e su tutte le piattaforme streaming, con il supporto di Dischi Uappissimi.Si tratta di una canzone molto significativa quella scelta dagli ACQUASUMARTE per promuovere l’uscita del nuovo album in studio, a distanza di un anno dal precedente “Vivere non si può”, al quale si ricollega per continuare a raccontare il percorso di arte e di vita fatto negli ultimi cinque anni.

Un percorso ricco di traguardi, di nuove opportunità di crescita e di profonde prese di coscienza che ha portato grande energia all’interno del gruppo ma anche cambiamenti come l’arrivo di Pierfrancesco Trisolini, nuovo bassista al posto di Federico Caramia (con la band dal 2016), che si affiancherà sul palco a Vincenzo Aversa (voce echitarra), Antonio Conte (tastiera) e Francesco Todisco (batteria) per i prossimi concerti.

L’album si apre proprio con “Vita d’artista”, una canzone che ispira tutto il nuovo lavoro e che rivolgendosi all’ascoltatore lo invita a riflettere sul concetto di vita uguale opera d’arte e quindi, con semplicità e ironia, sulle difficoltà di vivere una vita d’artista e sull’importanza di essere l’artista della propria vita, ponendoci obiettivi sempre più alti e cercando di superarli nonostante le incertezze e gli ostacoli che la vita ci riserva.

Nel videoclip, la canzone diventa colonna sonora perfetta delle divertenti e assurde vicende del protagonista, il folle e irriverente JIMMY TASTIERA, personaggio tanto autentico quanto grottesco, destinato a far parlare ancora molto di sé in futuro, a metà strada tra un punkabbestia e un trapper, ideale per raccontare, in chiave tragicomica e grottesca, quindi con ironia, il senso di essere artista.Per quanto possa rappresentare l’anti-artista, JIMMY TASTIERA è artista in primis della propria vita, perché la vita d’artista la facciamo tutti, senza bisogno di essere pittore o musicista, ognuno nel proprio ambito di attività, con tutto quel carico di difficoltà e imprevisti, d’illusioni e fallimenti che inevitabilmente porta con sé e non ci fa mai sentire arrivati ma che alla fine ci rende tutti dei grandi sognatori.

Quasi quattro minuti di metafore di vite artistiche in cui ognuno di noi può ritrovarsi e rivedersi a suo modo.  L’arrangiamento del brano, al servizio di un cantato dal carattere discorsivo e confidenziale, è caratterizzato dall’incipit incisivo della tastiera, dal suono secco della batteria e da un basso trascinante cui vanno adaggiungersile particolari armonie dell’ukuleledi Ronny Gigante e il suono ipnotico dell’hang drum di Valentino Fanizza che bene si coniugano con il carattere onirico del videoclip.

ACQUASUMARTE è una band pop cantautoriale di Monopoli (BA) attiva da 10 anni  con all’attivo centinaia live in locali e festival prestigiosi di tutta Italia. Dopo gli album “Torniamo presto” (2014) e “Vivere non si può” (2018) esce il 7 Dicembre, sempre per Dischi Uappissimi, il nuovo album “VITA D’ARTISTA” che vanta collaborazioni con Renzo Rubino, Carmine Tundo (La Municipàl), Ronny Gigante, Giorgio Spada e Luciano D’Arienzo (Vegetable G). 

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La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Museo Castromediano da domenica 22 dicembre 2019

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto introduce la collezione archeologica del Castromediano

da domenica 22 dicembre 2019 

A conclusione delle iniziative del 150° anniversario del Museo Castromediano, un’ospite straordinaria, la Venere degli straccidi Michelangelo Pistoletto, accompagnerà fino al 31 marzo 2020 i visitatori alla scoperta dei rinnovati percorsi della collezione archeologica. Il 22 dicembre, visite guidate con archeologi e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, danza, musica e interazioni. E per tutte le festività natalizie, visite guidate gratuite alla scoperta della raccolta archeologica (per gruppi di almeno 10 persone, su prenotazione, telefonando al numero 380.75.53.812). 

Il programma del 22 dicembre 2019 

Il 22 dicembre (ore 10.00-14.00) sono previsti quattro turni di visite guidate (su prenotazione, per un numero massimo di 20 persone per ogni singolo turno). Chi si prenoterà alle visite guidate, alle ore 19 potrà partecipare a una performance di danza e musica, a cura della Camerata Musicale Salentina; dalle ore 21 auguri di Natale e accesso libero, senza prenotazione, alla collezione archeologica (ultimo accesso ore 23.00).  In questa occasione il Polo biblio-museale di Lecce presenterà il progetto del Board dei Giovani (individuato grazie alla progettualità di Swap Museum), organo permanente composto da trenta under 30, che supporterà la direzione del Museo Castromediano nell’ideazione e nella co-progettazione di azioni indirizzate ai giovani. E a partire da quella data, gli operatori culturali del museo indosseranno le divise disegnate dalla stilista Rosanna Calcagnile. 

La Venere degli stracci: un dispositivo per comprendere le connessioni tra antico e contemporaneo

Opera iconica della storia dell’arte contemporanea da mezzo secolo e oltre, la Venere di Pistoletto –proveniente da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella – appare dalla classicità greco-romana per dialogare con la contemporaneità simboleggiata da una montagna di stracci. Per questo nelle ultime settimane abbiamo coinvolto studenti, migranti, associazioni e tantissime altre realtà per raccogliere gli “stracci” – e il relativo carico di ricordi personali e collettivi delle comunità che hanno abitato il museo in questi mesi – che troverete attorno alla scultura. Le attività didattiche legate alla Venere di Pistoletto saranno realizzate con il Dipartimento educazione del Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea e l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Si ribadisce così il claim alla base della programmazione del Castromediano, sin dalla sua riapertura: <<L’antico è contemporaneo>>. Il museo “in progress” prosegue il proprio percorso, avviato il 22 giugno scorso con l’avvio della fruizione dell’architettura disegnata da Franco Minissi, messa in dialogo con le opere d’arte contemporanea di Pino Pascali e Nico Angiuli che hanno accompagnato i visitatori per tutta l’estate. E dopo aver accolto un cantiere di restauro aperto (ancora in corso e visitabile) dei polittici medievali della collezione permanente con Art Bonus, grazie alla collaborazione con la Banca Popolare Pugliese, adesso il Museo torna ad ospitare le proprie collezioni archeologiche, in attesa dell’allestimento della Pinacoteca (collezioni storico-artistiche) che avverrà nei primi mesi del 2020. 

Le attività del Museo Castromediano sono sostenute dall’Assessorato all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che da circa un due anni, con la nascita dei Poli biblio museali, avvalendosi della sezione Provveditorato-Economato della Regione e in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, ne ha assunto la cogestione con la Provincia di Lecce. 

Il Castromediano vuole essere il museo del territorio– Regione Puglia, in collaborazione con Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e Polo Museale regionale (Mibac), con la consulenza di Mecenate 90, è a lavoro proprio per l’avvio di una rete dei musei del territorio –, chiave e varco di accesso ai paesaggi e alle comunità del Salento, alla rete dei luoghi della cultura; efficace servizio pubblico essenziale per la governance delle politiche culturali, hub di ascolto, formazione e irradiazione di buone pratiche per la rete museale del Salento, ma anche un nodo strutturale per l’orientamento di flussi turistici e la valorizzazione di siti, percorsi, eccellenze del territorio. Vuole essere il museo delle persone, delle famiglie e dei bambini, dei cittadini, dei nuovi arrivati, degli ospiti (più che visitatori); un museo aperto e vivo, accogliente, capace di conservare, educare ma anche coinvolgere, divertire ed emozionare, stimolare interrogativi e occasioni di ricerca. 

Il nuovo concept della collezione archeologica muove da una visione che ha tre punti focali:

–       La vocazione marittima e mediterranea del Salento, terra protesa nel Mediterraneo, che si è configurata nei secoli come luogo di approdo e d’incontro, luogo di scambio e di mediazione, luogo di sbarco e imbarco di persone, etnie, civiltà, merci, tecniche, saperi. Una terra che per secoli è stata “porta d’Italia” e che ha preso il suo nome dal mare. 

–      La concezione del patrimonio come bene identitario per le comunità che vi afferiscono e bene comune per vivere meglio insieme e da cui trarre tutto il beneficio possibile, nel rispetto della sua “integrità”.

–      Il legame tra antico e contemporaneo, strumento essenziale per rinsaldare il rapporto tra patrimonio e cittadini e rendere l’eredità culturale una chiave di lettura e una prospettiva di sviluppo del presente.

Collezione archeologica 

I moduli espositivi individuati per raccontare questa terra di pietre e grotte, protesa “tra mari”, come il risultato di millenari movimenti di uomini e genti nel Mediterraneo, compimento di un destino che è già scritto nel suo nome, sono quelli dei: Paesaggi di mare; Paesaggi di terra; Paesaggi del sacro; Paesaggi dei vivi; Paesaggi dei morti.Dalle grotte preistoriche scavate nelle sue tenere calcareniti che restituiscono “segni” di una religiosità universale e oggetti dello straordinario quotidiano dell’uomo del Paleolitico, agli approdi delle sue coste ospitali dove arrivano uomini, merci, idee, miti, religioni e lingue; dai centri messapici strutturati e fortificati – Lecce, Cavallino, Muro Leccese, Rudiae, Soleto – con le pregevoli selezioni di ceramiche a figure nere e rosse importate dalla Grecia o prodotte nelle colonie della Magna Grecia. Tutta la ricchezza dei paesaggi culturali del Salento ed i “segni” del suo passato millenario trovano nel Museo Castromediano la loro casa.

Il nuovo allestimento si arricchisce di testimonianze inedite ed eccellenti. Ci sarà la grande Roca dell’età del Bronzo, centro fortificato e terminal di una rete di contatti transadriatici, riportata alla luce dal lungo e paziente lavoro condotto da Cosimo Pagliara. Questa sezione è anche un omaggio alla memoria dell’archeologo che dedicò la sua vita allo scavo e allo studio del sito. Ci sarà un percorso interamente dedicato ai paesaggi di mare e al patrimonio sommerso: resti di carichi e di vascelli, anfore, ancore, armamento navale, la ricostruzione “ideale” della stiva di una nave potranno suggerire al visitatore la rete di traffici in cui il Salento era immerso, l’incessante movimento di uomini, merci, idee, saperi, dall’ età antica all’età moderna, in un Adriatico che da Roma a Venezia è teatro di grandi avvenimenti.

Preistoria e storia del Salento saranno ricostruite e raccontate da inediti video e anche grazie a una app progettata appositamente da Noovle, gratuitamente scaricabile. L’applicazione è destinata a diverse fasce di pubblico e prevede contenuti ad alto livello di interazione e approfondimento.La nuova visione della collezione archeologicaè stata concepita in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, guidata dall’architetto Maria Piccarreta, e con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, guidato da Gianluca Tagliamonte, grazie a un lungo lavoro di un comitato scientifico composto dagli archeologi Giorgia Aprile, Rita Auriemma, Luigi Coluccia, Serena Strafella, Anna Lucia Tempesta e Ida Tiberi, dal sociologo Stefano Cristante, dalla designer visiva Donata Bologna e dal direttore del Museo Castromediano Luigi De Luca.

Dal 24 dicembre il Museo Castromediano sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20 (ultimo ingresso ore 19). Lunedì chiuso.  Ingresso gratuito
0832.37.35.69

KEKKO FORNARELLI CON ORCHESTRA D’ARCHI IL 21 DICEMBRE DAL VIVO AL TEATRO FORMA DI BARI

Sabato 21 dicembre, alle ore 21.30, al Teatro Forma di Bari (Via Giuseppe Fanelli, 206/1 – Poltronissima: € 18,00 Poltrona: € 15,00 – biglietteria@teatroforma.org – tel. 0805018161 – dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 18:00 – circuito online: www.vivaticket.it – Box-Office Feltrinelli Bari)

Il pianista e talento del jazz crossover Kekko Fornarelli presenterà dal vivo il suo nuovo progetto in cui – insieme al suo trio formato da Federico Pecoraro, al basso elettrico, e Dario Congedo, alla batteria – fonde la sua musica con un’orchestra d’archi interamente formata da musiciste provenienti dalla sua regione.

Lo spettacolo è già stato presentato una volta, durante il tour europeo del nuovo disco “Abaton” (Eskape/IRD), su uno dei palcoscenici più prestigiosi di tutta Europa, l’Elbphilaharmonie di Amburgo, ed ha riscosso grandissimo successo.

Il background mediterraneo del pianista pugliese, unito agli impianti melodici di provenienza nord europea, sono alla base della continua ricerca stilistica che fa di Kekko Fornarelli una delle più apprezzate voci del jazz. Nasce così questo nuovo progetto, un discorso interiore e corale di Kekko Fornarelli con il suo Trio ed un’orchestra di archi: gli echi, i loop, i refrain sono battaglie, schermaglie che instaura con sé stesso per poi essere avvolte dalla vibrante melodia degli archi. Si percepisce il dialogo tra le intenzioni, un’altalena continua tra consonanze e dissonanze descritta con armonie ed escursioni ritmiche inusitate per il jazz italiano.

Kekko Fornarelli (all’anagrafe Francesco – Bari, 1978) è un pianista, compositore e produttore. Con cinque album pubblicati e oltre 250 concerti in quasi 50 Paesi nel mondo negli ultimi sei anni, Kekko Fornarelli è attualmente uno degli artisti italiani più apprezzati nel mondo. Ha sviluppato uno stile unico caratterizzato dal tentativo di creare musica da osservare, più che da ascoltare. Un modo particolare e tutto personale per raccontare storie, esprimere emozioni e ‘dipingere’ situazioni. La sua musica è una morbida combinazione tra le più moderne idee nordeuropee e il lirismo neoclassico, filtrata dal suo caldo background mediterraneo.

KEKKO FORNARELLI

2 novembre – Green Hours jazz&theatre-café – Bucharest, Romania;

3 novembre – Brasov Jazz&blues Festival – Brasov, Romania;

5 dicembre – Jazzazza Jazz Club – Murcia, Spain;

6 dicembre – Clasijazz – Almeria, Spain;

7 dicembre – Clasijazz – Almeria, Spain;

11 dicembre – Auditori Can Ventosa – Ibiza, Spain;

12 dicembre – TBA – Maiorca, Spain;

13 dicembre – Nova Jazz Cava – Terrassa, Spain;

14 dicembre – Jimmy Glass Jazz Bar – Valencia, Spain;

21 dicembre – Teatro Forma – Bari, Italy;

info su www.kekkofornarelli.com

www.eskapemusic.com;   

TOBIA LAMARE presenta il nuovo album “Songs For The Present Time” sabato 21 dicembre alle MANIFATTURE KNOS a LECCE

Lobello Records presenta TOBIA LAMARE LIVE BAND presentazione del nuovo album “Songs For The Present Time” sabato 21 dicembre 2019 ORE 20:30 MANIFATTURE KNOS – LECCE

Songs For The Present TIme” è il nuovo album di Tobia Lamare, accolto positivamente dalla critica che l’ha collocato tra Dylan, i Cure e Bruce Springsteen.
Dopo la sua prima parte del tour che lo ha visto live in Germania, Italia, Olanda e Belgio, il songwriter salentino presenta finalmente il nuovo disco a Lecce alle Manifatture Knos.
Tobia insieme alla sua band (Anrea Miccoli, Antonino De Blasi, Ivan Gentile, Dario Stefanizzi, Alessandro Dell’Anna) vi suonerà e vi parlerà del disco insieme a Ennio Ciotta e con i contributi di Alessio Ursoleo, Barbara Toma, Dario Goffredo e Massimiliano Manieri. L’evento è previsto per le 20:30.

gli i hate my village ospiti di rko

Gli I Hate My Village ospiti di AvantPOP! Scienziati di tutto il mondo sono concordi nell’attribuire al ritmo un ruolo essenziale nell’evoluzione umana.

Sin dal grembo materno,  accenti e pause entrano nelle nostre vene come una magia atavica che non conosce confini geografici e parla un linguaggio universale tra i popoli di tutto il globo. Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) incarnano indiscutibilmente questo assunto e, forti delle straordinarie capacità tecniche che li rendono autentici pesi massimi nell’attuale scena musicale italiana, esplorano da anni le infinite possibilità nella ricerca del groove.

 
I Hate My Village è il loro nuovo progetto e testimonia l’amore viscerale dei due per la musica africana, un amore nato sui palchi – accompagnando maestri quali Bombino e Rokia Traoré – e poi cresciuto in sala prove con la curiosità di chi ha costantemente voglia di contaminarsi e divertirsi nell’ampliare il proprio orizzonte.


 
Jam dopo jam prendono forma 9 incredibili tracce in cui melodie e ritmi dalla Madre Africa si fondono con timbriche occidentali, ottenendo una miscela di straordinario effetto. Questo risultato si amplifica ulteriormente grazie al contributo di uno dei personaggi chiave del rock nostrano dagli anni ’90: Alberto Ferrari (Verdena) si inserisce con la sua inconfondibile vocalità donando all’amalgama strumentale un ulteriore elemento capace di unire mondi – apparentemente lontani – che in I Hate My Village sembrano coesistere da sempre.

 
Il suono che deriva da questo magico incontro è coraggioso ed innovativo. In cabina di regia Marco Fasolo (Jennifer Gentle) lo restituisce in maniera emozionante, dimostrandosi ancora una volta uno dei produttori più visionari e abili, tanto nel riprendere l’energia dei musicisti in gioco, quanto nel raccontare tutti i variopinti paesaggi sonori della loro scrittura.


 
Un viaggio in un mondo senza frontiere: questo è I Hate My Village, dal 18 gennaio 2019 disponibile in vinile e dal 10 maggio 2019 in cd/digital + 4 bonus track dal titolo I Hate My Bonus Tracks grazie a La Tempesta International.

Sulla nostra piattaforma troverete anche l’articolo sul loro live a Bari presso l’Officina degli Esordi. Ad agosto ci siamo incontrati nuovamente allo Sziget Festival di Budapest.

pop minimal hardcore: intervista ai camillas

Su AvantPOP ci sono i Camillas! Ho recuperato l’intervista fatta ai Camillas in occasione del loro live al Premio Maggio di Bari (2019). I Camillas nascono a Pordenone nel 1964 come duo formato da Ruben Camillas (chitarre, xilofono, voce) e Zagor Camillas (tastiere, cimbalo, voce). Spinti da un istinto irresistibile, si sono poi stanziati sulla Costa Est e per 40 anni non producono niente. Ma nel 2004 succede qualcosa di straordinario, il rock’n’roll li vuole e loro accettano! Da allora Zagor e Ruben sono creature da prato. I Camillas sono un bocciolo degli Aerodynamics, gruppo ballerino marchigiano, attivo dal 1998 al 2004. Ad un certo punto, al rallentamento degli Aerodynamics, è subentrata la vorticosità creativa e produttiva de I Camillas.

Strettamente legati alla cultura musicale italiana, si richiamano direttamente ed indirettamente ad alcune fonti espressive indigene ed internazionali: il beatpop degli anni 60, con tutto il suo sforzo di liberarsi dall’anglodominio ed aprirsi alla concretezza italica; le melodie postclassiciste, nel loro incarnarsi trasversale in tipi come Carella e nel loro perpetuarsi stabile nelle canzoni da classifica o in quelle da lampo estivo (e qui non ci sono limiti temporali, sbalzati lungo i decenni come bambini su di un bob); la musica fintorock; il minimalismo radicale o quello pop, soprattutto americano e soprattutto organo ed harmonium; il suono inglese dall’85 al 95, ma non proprio gli Smiths, proprio no; il pop apocalittico e il gioco della fine del mondo.

Nel 2007 è uscito il loro ep Everybody in the palco, per l’etichetta Dischi di plastica. Seguito da Le Politiche del Prato nel 2009 e Costa Brava nel 2013

Cultori della multiproduzione e dell’idea che la proprietà privata sia un abbaglio, adorano mescolarsi e retificare i loro spostamenti, creando connessioni e fratellanze senza limiti. Cercateli.

http://www.icamillas.it

Dopo vent’anni torna ospite di Strade Maestre AL PRESENTE l’inquietudine fuori dal tempo del Premio UBU Danio Manfredini

A 21 anni dal debutto, torna in scena uno dei capolavori di Danio Manfredini. Sabato 14 dicembre 2019 alle ore 20.45 il palcoscenico dei Cantieri Teatrali Koreja ospita AL PRESENTE, spettacolo che gli valse il premio UBU come migliore attore nel 1999.

Regista di spettacoli memorabili e attore, in più occasioni, di Pippo Del Bono e del Teatro Valdoca, Danio Manfredini rappresenta un vero e proprio patrimonio del teatro contemporaneo. Folgorato da La classe morta di Kantor a soli 18 anni e dagli spettacoli di Pina Bausch, ha chiaro sin da subito il valore della maschera e si interroga su come dar forma materica alle immagini e alle emozioni. Al centro della sua poetica teatrale vi è l’uomo e l’eterna tensione tra incontro e solitudine; vi è l’incertezza e il “coraggio alla fragilità” come dichiara il suo quarto Premio Ubu. Non si può parlare di Al presente senza parlare del tempo. 20 anni sono quelli trascorsi dall’ultima volta che lo spettacolo è stato ospitato nella rassegna Strade Maestre: un’infinita ricerca incompiuta che forse, meglio di ogni altra, rappresenta il teatro di Danio Manfredini. Al Presente è un autoritratto che l’autore dipinge sulla tela: una scena totalmente bianca in cui, in compagnia del suo doppio immobile, Manfredini si muove, popolandola dei mille personaggi che abitano la sua mente. Un uomo doppio e diviso. Una parte è immobile, assente, passiva, in balìa di ciò che accade nel mondo: un manichino. L’altra parte è inquieta, angosciata, attraversata da movimenti e pensieri incontrollabili, dalla memoria di cose e di persone passate, ma ancora presenti nella sua mente.

Al presente vede ancora una volta protagonista la mente, la sua dimensione indefinita, oscura e inafferrabile. Un flusso ininterrotto di ricordi e associazioni lo conducono in luoghi e tempi diversi e lontani della sua vita, ma anche in pensieri e dialoghi interiori che non gli danno tregua. Sono inquietudini che emergono dalla memoria, dalle persone care, da un tempo remoto indefinito, eppure sempre presente, che si va ad intersecare con il mondo contemporaneo. Danio Manfredini si rifà alle patologie psichiatriche e a quelle forme e atteggiamenti fisici che evidenziano ed esprimono nervosismi, amplificandoli e portandoli all’estremo, fino a far emergere le pulsioni più recondite, provando a dare un equilibrio al vortice che agita la usa mente e gli dà corpo e anima. Come di consueto, dopo lo spettacolo Danio Manfredini incontrerà il pubblico. A cura dell’Associazione Dematà.

IL SOCIOLOGO STEFANO CRISTANTE E IL LINGUISTA EDOARDO LOMBARDI VALLAURI A LECCE PER “ASPETTANDO CONVERSAZIONI SUL FUTURO”

Martedì 17 e giovedì 19 dicembre proseguono, con due incontri con il sociologo Stefano Cristante e con il linguista Edoardo Lombardi Vallauri, gli appuntamenti di “Aspettando Conversazioni sul futuro“, festival ideato, organizzato e promosso dall’associazione Diffondiamo Idee di Valore che si terrà dal 22 al 25 ottobre 2020 a Lecce.

Stefano Cristante (Mimesis)

Martedì 17 dicembre (ore 18:30 – ingresso libero) l’Auditorium del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce ospiterà la presentazione del volume “L’icona che delira. Esplorazioni sociologiche su Hermes, Bosch, Shakespeare, Benjamin, Nolan, Pratt, Bene” del sociologo Stefano Cristante (Mimesis). Che relazione c’è tra l’opera e il suo contesto sociale? Come si può individuare il nesso tra un’opera e il tempo in cui essa “accade”, che può anche essere molto distante da quello della sua realizzazione? A partire da questi interrogativi, Stefano Cristante analizza alcuni capolavori apparentemente senza tempo, come il Trittico delle delizie di Bosch e Il mercante di Venezia di Shakespeare, ed esplora i contorni sociologici delle pratiche artistiche ed esistenziali di menti irregolari come Walter Benjamin, Carmelo Bene e Hugo Pratt. Stefano Cristante insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia della scrittura giornalistica all’Università del Salento. Si occupa principalmente di comunicazione politica e di sociologia dell’arte e della cultura. Per Mimesis ha pubblicato: Corto Maltese e la poetica dello straniero (2016), Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco (2017), Società low cost (2018). Dirige la rivista internazionale “H-ermes. Journal of Communication” e la collana “Public Opinion Studies” (Meltemi). All’incontro con l’autore – promosso in collaborazione con Libreria Liberrima e Polo Bibliomuseale di Lecce – parteciperanno il giornalista Raffaele Gorgoni e il professore Fabio Ciracì (docente di Storia della Filosofia Italiana e Informatica Umanistica all’Università del Salento).

Edoardo Lombardi Vallauri

Giovedì 19 dicembre (ore 19 – ingresso libero) alle Officine Culturali Ergot di Lecce il linguista Edoardo Lombardi Vallauri presenterà, invece, “La Lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione” (Il Mulino). L’autore dialogherà con la professoressa Debora De Fazio (Docente di Linguistica italiana all’Università della Basilicata) e con la giornalista Sonia Pellizzari. L’appuntamento – moderato da Pierpaolo Lala – è organizzato in collaborazione con Io non l’ho interrotta, Officine Culturali Ergot e Libreria Liberrima. In mattinata (ore 9 – ingresso libero) nell’Aula “Mario Marti” del Complesso Studium 2000 dell’Università del Salento, Lombardi Vallauri terrà inoltre un incontro (valido per i crediti formativi degli studenti e dell’Ordine dei giornalisti) nell’ambito dei “Seminari di semiolinguistica 2019” a cura di Cosimo Caputo e Annarita Miglietta promossi dal Dipartimento di Storia, Società e studi sull’uomo e Centro internazionale Scienze semiotiche “Umberto Eco”.

La democrazia è un sistema politico in cui le persone hanno in teoria potere di scelta su chi delegare; allo stesso modo, il libero mercato è un sistema economico in cui le persone potrebbero scegliere che cosa comprare. Di fatto, la competizione politica e quella commerciale si giocano ormai in gran parte sulla limitazione di tale potere. Questo libro si occupa delle strategie linguistiche della persuasione, che sfruttano soprattutto i contenuti impliciti. A illustrare il tema, l’autore porta una ricca messe di esempi attuali e meno attuali di pubblicità commerciali e di discorsi politici, di cui si svelano logiche e meccanismi cognitivi. Alla luce dei recenti studi sul cervello, si chiarisce poi perché è più facile far passare per vero un contenuto falso se, invece che parlarne esplicitamente, lo si dà per presupposto o si induce chi ascolta a dedurlo da sé. Edoardo Lombardi Vallauri è professore ordinario di Linguistica generale all’Università Roma Tre. Fra i suoi libri recenti ricordiamo «Onomatopea e fonosimbolismo» (con L. Nobile, Carocci, 2016); per il Mulino ha pubblicato anche «La linguistica in pratica» (2014), «Parole di giornata» (con G. Moretti, 2015) e «Parlare l’italiano. Come usare meglio la nostra lingua» (nuova ed. 2017).

Conversazioni sul futuro è ideato e organizzato dall’associazione Diffondiamo idee di valore, con il coordinamento artistico di Gabriella Morelli, in collaborazione con numerose realtà pubbliche e private e la produzione di Coolclub. Ogni anno il festival propone in quattro giorni circa 100 appuntamenti in una trentina di luoghi del capoluogo salentino coinvolgendo oltre 250 ospiti. Dal 2013 Conversazioni sul futuro cerca di raccontare con pluralità di argomenti (education, scienza, food, giornalismo, comunicazione, diritti, innovazione, economia, web, ambiente, design, sport, migrazione, storia, televisione, politica), linguaggi (cinema, musica, teatro, arte, libri, fotografia, disegno) e di punti di vista (coinvolgendo intellettuali, giornalisti, imprenditori, scienziati, attivisti, blogger, ricercatori, musicisti, docenti, scrittori, registi, artisti, comunicatori, designer, educatori, amministratori pubblici, studiosi e studenti) il mondo contemporaneo e quello che verrà.Ingresso libero

marco parente ci racconta il suo nuovo spettacolo “Poe3 is not dead”

Ospite di RKO su AvantPOP, Carlo Chicco oggi ha intervistato in studio Marco Parente. Il cantautore italiano, uno dei maggiori esponenti della scena indipendente italiana degli anni 90, oggi sarà a Bitonto, presso il Corvo Torvo per presentare uno spettacolo molto interessante: Poe3 is not Dead!

Dalla batteria dei CSI al suo esordio nel 1997 con “Eppur non basta, passando da “Testa di Cuore” del 99 alla “Riproduzione dei fiori” del 2011 o “Suite Love” oppure “Neve Rdens” , senza dimenticare progetti paralleli come “Proiettili Buoni” e follie d’artista come “Disco Pubblico”. Credo sia impossibile ricordarsi o elencare tutta la sua produzione tra composizioni musicali e letterarie, ma  Marco Parente, nel corso della sua lunga carriera, ci ha sempre regalato delle perle musicali di unica raffinatezza.

” POE3 IS NOT DEAD → Live 2019/2020
In attesa che il tempo si metta in pari con la pazienza, riprendo a far girare quel contenitore animato e generatore a scoppiomusicale (poetico) che è il POE3 IS NOT DEAD (dove POE3 si legge poetry).
Animato dal medesimo spirito delle ‘Missioni pedagopoetiche’ della seconda repubblica spagnola porterò con me una manciata di canzoni antiche e altrettante ancora inascoltate, le scarpe usate di Campana, la ruota a scacchi di Duchamp, forse una cover di Kafka e lì dove sarà possibile, in apertura come gruppo spalla, la visione integrale del ‘disco-metraggio’ American Buffet, esordio del giovane Buly Pank (il ragazzo della locandina).
Questo mio è un invito non solo allo spettatore a partecipare ma anche al padrone di casa ad accogliermi. Allora ci vediamo in giro con una manciata di utopie in tasca… e se potete portate una penna e un foglietto di carta, poi vi spiego. “

Intervista con antonio dimartino

Sono riuscito a recuperare questa intervista e ritrasmetterla, una chiacchierata fatta con il grande cantautore siciliano Dimartino. Intervista fatta a marzo 2019, in occasione del suo live presso la Casa delle Arti di Conversano, per presentare il suo ultimo lavoro “Afrodite”

Un nuovo percorso che parte dalla figura mitologica di Afrodite, un nuovo disco vivo e pieno di colori con aperture pop ma sentite prima. Alla produzione un nome importante come quello di Matteo Cantaluppi, già al lavoro con band come TheGiornalisti ed ExOtago. Un nuovo volto, nuove storie senza perdere profondità, malinconia ed intensità, quell?intensità a cui ci aveva abituato da sempre.

#laradiochesivede