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Primarie PD Puglia. Domani si vota per scegliere il candidato alle elezioni regionali della prossima primavera

Nella giornata di domani il centro sinistra va al voto per eleggere il candidato alle elezioni regionali della prossima primavera. Sarà possibile votare in 300 seggi istituiti in seno ai circoli PD della Puglia, dalle 8:00 alle 20:00, esibendo un documento di identità valido e versando un contributo di almeno un euro. Vedremo i dati di affluenza già alla chiusura dei seggi, ma con ogni probabilità saranno inferiori ai 140 mila voti delle ultime primarie regionali del 2014, quando Emiliano si impose su Guglielmo Minervini e Dario Stefàno.

Alle primarie 2020 in Puglia si presentano quattro candidati:

  • Michele Emiliano, governatore uscente
  • Fabiano Amati, consigliere regionale, commissione Ambiente, Affari istituzionali e Bilancio
  • Elena Gentile, europarlamentare, dal 2014 al 2019, gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici per il Partito Democratico
  • Leonardo Palmisano, sociologo, scrittore, giornalista con numerose inchieste al suo attivo, insegnante di Sociologia urbana al Politecnico di Bari.

Il consigliere Amati, come riportato in un articolo redatto ieri dall’Agenzia Quotidiana di stampa del Consiglio regionale, Puglia Notizie, ha lanciato un appello ad Italia viva, La Giusta causa e La Puglia in più, affinché partecipino al voto, dichiarando: “Il vostro contributo è decisivo. Potete spalancare la strada del cambiamento che serve alla Puglia. […] Ho un programma di soluzioni e idee largamente compatibili con le vostre, il che rende fattibile una condivisione della mia candidatura. […] Per questo vi invito a partecipare: non vorrei che lunedì ci ritrovassimo Emiliano candidato e legittimato proprio grazie alla mancata partecipazione di tutti alle Primarie.”

Queste dichiarazioni giungono a seguito di una denuncia di qualche giorno fa del consigliere Amati, smentita immediatamente dal Governatore, ed etichettata come fake news: “Il Pd di Bisceglie sta invitando al voto con l’invio di un fac simile su cui è segnata la preferenza per Emiliano.” ha sostenuto. La risposta è giunta dal segretario provinciale dem della Bat, Pasquale Di Fazio, che ha chiarito: “Vorrei rassicurare il consigliere regionale Fabiano Amati, che da parte del Pd di Bisceglie non esiste alcuna indicazione al voto a favore del candidato Michele Emiliano“.

La diatriba tra Amati ed Emiliano in realtà era esplosa già alla fine di novembre, quando il consigliere chiese al Ministro Francesco Boccia quando fosse stata decisa la candidatura del governatore uscente: “Ci fa sapere oggi Francesco Boccia che il candidato del Pd alle regionali è Michele Emiliano. A parte il fatto che Emiliano non è iscritto al PD, e questo potrebbe essere un dettaglio, ma quando è successo che il PD ha preso questa decisione? I casi sono due: o non ho seguito bene il dibattito interno al Pd o siamo all’eccesso di zelo. […] Ci sarebbe da dire, invece, che per evitare masochismo serve proprio la vittoria di un candidato alternativo a Emiliano, in grado di allargare la coalizione a movimenti politici che non stanno nelle primarie – dichiarava Amati già il 25 novembre – proprio perché non hanno alcuna intenzione di sostenere il presidente uscente. E penso a partiti e movimenti come Italia Viva, Azione e La Giusta causa.”

Non resta al margine di questo confronto Elena Gentile, 67 anni, medico, in politica da oltre 40 anni, dapprima nel Partito Comunista Italiano, poi nei Democratici di sinistra e successivamente nel PD. Dopo una breve esperienza da sindaco nel suo comune, Cerignola, è stata consigliere regionale prima di diventare assessore al Welfare, lavoro e Pari opportunità. Nel 2014 è stata eletta con il PD al Parlamento Europeo, dove è rimasta fino alla fine del mandato.

La mia è una storia tracciata e tracciabile, dal 2005: già assieme a Nichi Vendola abbiamo lavorato per raggiungere alcuni obiettivi. Penso al grande tema della conciliazione, del lavoro delle donne. – Così si è presentata alla conferenza stampa di lancio della sua candidatura – Il mio appello è rivolto soprattutto alle donne di questa regione. Consentire alle donne di entrare con maggiore facilità nel mondo del lavoro. La Puglia è stata una delle prime regioni a fare questo. […] Viviamo serenamente questa pagina delle primarie, democraticamente, ognuno scelga il candidato che ritenga più adatto alla Puglia del futuro. Non ho voluto che esponenti della politica facessero dichiarazioni in mio favore. Nichi Vendola è intervenuto dichiarando il suo disimpegno, commettendo a mio avviso un errore gravissimo, poiché lui stesso è nato dalle primarie. Pertanto il suo è un atteggiamento incomprensibile anche se ha espresso bellissime parole nei miei confronti e questo mi ha fatto tantissimo piacere. Chi oggi diserta le primarie fa il gioco di Michele Emiliano. È una partita aperta, affidata al popolo, che dovrà scegliere, democraticamente il suo candidato del centrosinistra“.

Prima Amati e poi Gentile hanno dichiarato che, in caso di conclamate irregolarità, non riconosceranno il risultato finale.

Leo Palmisano

Leonardo Palmisano, detto Leo, è invece rimasto al di fuori di questa dialettica, in polemica con Emiliano solo in merito ai 5 miliardi in fondi europei ancora da impiegare, considerandoli comunque un ottimo punto di partenza. Si tratta del più giovane tra i candidati, ha 45 anni ed ha un curriculum di grande prestigio, dai più considerato erroneamente lontano dalla politica. Sostenuto da Possibile, il partito di Giuseppe Civati, sociologo e scrittore di romanzi e saggi di successo, Colomba d’Oro per la Pace 2019, Premio Livatino nel 2016, presidente di Radici Future Coop. Leonardo Palmisano è il candidato di “Ambiente e Lavoro Puglia“. Palmisano è stato tra gli animatori e gli autori dei programmi politici del centro sinistra negli ultimi 15 anni, anche a livello nazionale. Ha iniziato anche lui con Vendola come capogruppo della Circoscrizione Carrassi di Bari, è stato l’ultimo segretario cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà a Bari ed ha rinunciato alla candidatura alle scorse Europee come capolista al Sud per la lista costruita da Possibile e dai Verdi. “Era necessario inserire alcuni elementi di visione in questa campagna: il mio contributo è sin da subito un contributo programmatico, già elaborato nei mesi precedenti alla mia candidatura – ha dichiarato in un’intervista per Canale7 TV – Ero già pronto con un mio programma, abbastanza articolato.” – La sua volontà è di andare a colmare quel vuoto apparso dopo le Europee per provare a risvegliare anche una coscienza ambientalista.

A differenza degli altri sfidanti di Emiliano la sua candidatura parte dal programma, scaricabile sulla pagina di Ambiente e Lavoro Puglia. Le linee di indirizzo:

  • Occupazione ed opportunità per le imprese a partire dalla sostenibilità ambientale.
  • Taranto: transizione progressiva per l’uscita dall’attuale assetto industriale verso la trasformazione della città di un centro della logistica euro-mediterranea a partire dalle infrastrutture fisiche e dalla produzione di software per la logistica.
  • Sviluppo Rurale: il Bio produce occupazione in prossimità, a chilometro zero per intenderci.
  • Partecipazione: ascolto e conciliazione dei bisogni della cittadinanza, come non è avvenuto nel caso di TAP o EX-ILVA.
  • Strategia energetica regionale incentrata sulla sostenibilità.
  • Piano turistico studentesco per destagionalizzare i flussi turistici.

Indubbiamente Palmisano pensa meno alle alleanze e più ai contenuti, non facili da veicolare ai più,mediante un dialogo immediato, tuttavia il suo programma fondato su lavoro ed ambiente, come dal titolo appunto, è facilmente riconoscibile. Staremo a vedere cosa succede.

La posizione del Comitato Liberi e Pensanti nella Causa del secolo verso ArcelorMittal

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti annuncia il proprio intervento nella vertenza giudiziaria pendente avanti al Tribunale di Milano tra le società del Gruppo ArcelorMittal e l’Amministrazione Straordinaria di Ilva.

Nella causa definita come “la battaglia legale del secolo”, nell’ambito della quale è pure pendente incidentalmente un procedimento cautelare promosso dall’Amministrazione Straordinaria di Ilva per impedire lo spegnimento degli impianti da parte dell’affittuario ArcelorMittal, il Comitato rappresenterà e difenderà gli interessi ed i diritti dei lavoratori, delle famiglie e dei cittadini tarantini che da anni chiedono la chiusura della fonte più inquinante d’Europa, la bonifica dei siti inquinati e la riconversione anche economica dell’intero territorio.

L’incarico per l’intervento in giudizio del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti è stato affidato al Prof. Avv. Michele Carducci dell’Università del Salento ed all’Avv. Alessandro Gaetani del Foro di Parma.

Di Maio: non l’amianto, non le morti sul lavoro, bensì lo sciopero “rischia di spegnersi in modo irreversibile” l’ex ILVA

Riportiamo il comunicato inviatoci dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto a commento delle dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo economico e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, in merito alla richiesta di sospensione dello sciopero ad oltranza indetto dal Sindacato, a seguito alla scomparsa lo scorso 10 luglio, intorno alle 19.30, di Mimmo Massaro, operaio del siderurgico, finito i mare con l’intera gru su cui lavorava, – una delle tre precipitate – mentre la città di Taranto era preda a violentissimo maltempo e forte vento. Il corpo dell’operaio trentunenne dell’ex ILVA, oggi Arcelor Mittal Italia, risulta ancora disperso.

Immediatamente indetto lo sciopero ad oltranza: “La forma di protesta messa in atto non terminerà sino a quando azienda, istituzioni locali, regionali e nazionali e organi di controllo, ognuno per il proprio ruolo, forniranno le dovute indicazioni a garanzia dei lavoratori e cittadini di questo territorio“, come riportiamo dalla nota congiunta delle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. La risposta di Arcelor Mittal non si è fatta attendere: “È fondamentale che in questo momento tutti lavoriamo in modo efficace e collaborativo: serve massima condivisione tra l’azienda, i sindacati e gli stessi lavoratori per evitare la fermata di Altoforno1, che è l’unico ancora in marcia e per garantire condizioni di massima sicurezza all’interno di tutti gli impianti“. Lo stabilimento infatti rischia lo stop della produzione a seguito della sospensione dell’Altoforno 2, ordinata dalla Procura di Taranto a seguito di un altro incidente mortale avvenuto nel 2015.

Qui è arrivata la dichiarazione del Ministro Di Maio, insieme alla convocazione delle sigle sindacali per un incontro lunedì 15 luglio: “L’incontro ministeriale – dice il comunicato – deve essere l’inizio di un percorso, necessario a produrre delle scelte radicali e di cambiamento sui temi importanti quali la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini“.

La convocazione dell’incontro romano ha inoltre permesso la ripartenza dell’Altoforno 4 ed ha evitato lo stop dell’Altoforno 1. Durante la serata dell’11 luglio il rischio di uno stop di tutta l’area a caldo del siderurgico è stato molto concreto.

Questo il comunicato del Comitato Cittadini Liberi e Pensanti di Taranto, che parte proprio dalle parole del Ministro Di Maio:

<<“Per effetto di questo sciopero la fabbrica rischia di spegnersi in modo irreversibile”. Le dichiarazioni rilasciate l’11 luglio dal Ministro Di Maio sono fra le più vergognose che abbiamo sentito in tutti questi anni, specialmente perché provenienti da un politico appartenente ad un partito politico che, a Taranto, ha basato la sua campagna elettorale sulla chiusura programmata dello stabilimento siderurgico più inquinante d’Europa e la riconversione economica dell’intera provincia jonica.

Dimostrano ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, quanto poco il Ministro conosca la fabbrica, quanto poco valga per lui la VITA di lavoratori e i cittadini e danno la misura di quanto sia supinamente legato ad Arcelor Mittal.

Il Ministro parla di “più sicurezza” dimenticando – colpevolmente – che in quelle fabbrica la sicurezza manca totalmente. Si è chiesto, il Ministro, quanta polvere di amianto hanno respirato i lavoratori e i cittadini, durante cosiddetta “tempesta senza precedenti”? Lo sa, il Ministro, che in quella fabbrica ci sono impianti tutt’ora in marcia pieni di amianto che non possono essere bonificati se non si fermano? E questa cosa non la dice il Comitato, ma lo ha affermato Mittal nel Piano Organico di Rimozione dell’Amianto (PORA) depositato qualche settimana fa.

Un discorso a parte meritano i Sindacati che, come al solito, hanno fatto “furia francese e ritirata spagnola”, sospendendo uno sciopero proclamato ad oltranza sulla base di una misera convocazione nonostante il corpo del lavoratore morto non sia stato recuperato.

Ci chiediamo dove sia finita la dignità dei sindacati e del ministro. Come si può dire ad un lavoratore di rientrare in fabbrica nonostante la completa assenza di sicurezza solo per evitare che la fabbrica si fermi in maniera irreversibile?

Non si permettano Ministro e Sindacati ad addossare la responsabilità di quanto accaduto alle avverse condizioni meteo o alla fatalità: noi sappiamo bene chi è STATO e questa morte peserà come un macigno sulle loro coscienze, sempre che ne abbiano una. >>

L firme sindacali che parteciperanno al tavolo chiederanno chel’azienda presenti un piano di investimenti chiaro e certo, sia nelle risorse che nei tempi di realizzazione, per quanto concerne la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti. Sarà inoltre chiesto un tavolo tecnico permanente che possa monitorare costantemente la realizzazione dei lavori. Oggi è stato ricordato a sostegno dell’urgenza dei lavori di manutenzione sugli impianti,  come l’ex commissario Bondi nel 2013 nel suo piano industriale aveva previsto una spesa di 620 milioni di euro per i lavori di manutenzione degli impianti. I sindacati chiederanno anche che la Regione Puglia s’impegni ad implementare l’organico dello Spesal, magari creando un gruppo di tecnici ad hoc che possa essere utilizzato per controllare l’evoluzione degli interventi che si andranno a concertare con l’azienda.

L’UGL non rinuncia allo sciopero. “L’Ugl Metalmeccanici – dichiara il segretario generale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera all’AdnKronos – non revoca lo sciopero indetto a partire da ieri sera alle 23 e si accinge ora a partecipare all’incontro indetto dal Prefetto di Taranto”. Spera, poi, spiega che «pur apprezzando la convocazione dei sindacati da parte del ministro Luigi Di Maio presso il Mise, riteniamo che al momento non siano presenti elementi nuovi rispetto al motivo dello sciopero indetto ovvero l’incidente sul lavoro verificatosi al quarto sporgente del porto commerciale in concessione all’impianto siderurgico Arcelor Mittal ex Ilva di Taranto, avvenuto mercoledì sera”. “Vogliamo capire – conclude Spera – la dinamica del gravissimo incidente, siamo preoccupati per i livelli di sicurezza con i quali si opera nello stabilimento e infine, ma non ultimo, ancora non è stato ritrovato l’operaio disperso e molto probabilmente dovremo piangere un’altra, inaccettabile, morte sul lavoro”.

Di tutt’altra veduta l’Usb di Taranto che oggi ha mandato comunicazione ufficiale al MiSE di aver formalmente revocato la propria firma dall’accordo sindacale dello scorso 6 settembre. A detta del sindacato di base, Arcelor Mittal sarebbe venuta meno agli impegni sottoscritti in sede ministeriale, sia per quanto concerne la gestione degli impianti del sito di Taranto, sia per quanto riguarda la decisione di collocare 1395 lavoratori in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane a partire dallo scorso 1 luglio. Il cambio di rotta dell’Usb appare radicale e senza ripensamenti: il siderurgico di Taranto va chiuso perché non garantirebbe gli standard minimi di sicurezza e, soprattutto, per il sindacato di base la multinazionale avrebbe già deciso di lasciare gli impianti di Taranto al suo destino. Per questo per l’Usb, che proseguirà con lo sciopero indetto mercoledì sino a lunedì, “è giunto il momento di pensare e dare concretezza ad una riconversione economica del territorio tarantino, che non guardi più alla presenza obbligata del siderurgico”.

GIUDIZIO UNIVERSALE: La campagna per il riconoscimento del diritto umano al clima

Giovedì 4 Luglio, alle 19.00, si è svolta a Taranto in via Santilli 26, con il Professore Michele Carducci , l’Avvocato Raffaele Cesari e le attiviste Rita Cantalino e Maura Peca di A Sud Onlus, la presentazione ufficiale della campagna GIUDIZIO UNIVERSALE.

Obiettivo principale della campagna è il riconoscimento del diritto umano al clima. I cambiamenti climatici, ormai è evidente, non possono più essere considerati un problema ambientale che riguarda esclusivamente la natura, vissuto come se noi umani non ne facessimo parte, bensì lo stravolgimento che comportano rivela sempre più chiaramente la connessione alle scelte politiche ed etiche dei diversi governi. L’alterazione climatica o meglio le politiche economiche che la determinano, mette a rischio i diritti fondamentali, in primis quello alla vita, alla salute e al lavoro, di tutti gli individui. Naturalmente l’incidenza ha un peso differente secondo l’appartenenza alle diverse aree geografiche e appunto politiche. Non a caso parliamo di ingiustizia ambientale, laddove si concretizzano forti penalizzazioni per alcuni territori e quindi per le comunità che vi insistono.

“L’attualità del tema in Italia – dichiarano gli organizzatori – trova già un’urgenza naturale particolare poiché, trovandosi in piena area mediterranea, il nostro territorio si riscalda una volta e mezzo più velocemente del resto del mondo, ma a nostro avviso la visione politico-economica di governo richiede un’opposizione determinata, ancora più netta che in passato, alla rotta totalmente opposta alle indicazioni scientifiche, che pongono l’uscita dal fossile come unica possibilità di sopravvivenza, rotta a cui l’Italia sembra voler restare saldamente ancorata.

Attraverso un’azione legale, prima causa in Italia contro i cambiamenti climatici, chiederemo dunque allo Stato italiano di adeguarsi agli standard fissati dalla comunità scientifica, principalmente rappresentata dall’IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici – fondato nel 1988 dall’ONU – che conta 195 Stati membri di cui l’Italia è parte) e da diversi organi nazionali fra cui Ispra. Crediamo che Taranto non possa esimersi dal prendere posizione in una richiesta nazionale di totale ripensamento delle scelte politiche che per noi cittadini, dal nodo scorsoio del PIL nazionale alla menzogna di inesistenti “ambientalizzazioni” e “decarbonizzazioni”, continuano a decretare per legge una vocazione nella quale nessuno può più riconoscersi.”

Tre notizie del 19 giugno 2018

Oggi estraggo dalla mischia tre notizie particolarmente notabili a mio parere.

1938-2018. Salvini vuole il censimento Rom nella ricorrenza degli gli 80 anni dall’istituzione delle leggi razziali fasciste contro gli ebrei.

Inizio parlando dei fatti di casa e dell’Italia di Salvini, che in barba alla Costituzione, su cui pur deve aver recentemente giurato per assumere il ruolo di Ministro degli Interni, continua a dichiararsi intenzionato ad andare fino in fondo alla “questione Rom” proponendo e ribadendo che vuole censirli ed espellerli. Lo spettro del censimento razziale in Italia rievoca immediatamente quello indetto durante il ventennio, poco prima che venissero approvate le leggi razziali. Una vergogna ed un’infamia imperdonabile anche secondo uomini di destra che pur hanno difeso l’operato di Mussolini. Ma nel 2018 un censimento su base razziale è vietato, è immorale, è anticostituzionale. Per questo Matteo Salvini batte la coda e gioisce per l’abbattimento di una casa, l’abitazione di una famiglia Sinti in un campo di una regione leghista.

L’OMS cancella la transessualità dalla lista delle malattie mentali

Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità esclude la transessualità dalle malattie mentali dopo anni di battaglie e decenni di lotte per il riconoscimento dei diritti dei trans. «L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ”condizioni di salute sessuale”. Questo potrebbe «portare ad una migliore accettazione sociale degli individui» e, di conseguenza «migliorare l’accesso alle cure, perché riduce la disapprovazione sociale».

Professori aggrediti da genitori violenti. Il Miur si costituisce parte civile.

Il neo ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti intervistato dal Corriere della Sera, motiva la volontà di rendere il Miur parte civile nel procedimento aperto contro alcuni genitori violenti che avevano aggredito i professori: “Gli episodi di violenza vanno condannati duramente e, come ministro, non voglio limitarmi alla vicinanza formale: saremo al fianco di insegnanti, dirigenti, del personale amministrativo e ausiliario”. Sul fenomeno delle aggressioni da parte di alcuni genitori verso i docenti era intervenuta quattro giorni fa anche Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l’associazione nazionale dei dirigenti scolastici. “Dall’inizio dell’anno scolastico – scrive Giannelli – sono 34 i casi di aggressioni da parte di genitori ai danni di presidi e insegnanti“. Ad aprire l’infausto bilancio è stato il caso registrato in una scuola di Palmi, in provincia di Cosenza. L’ultimo della serie è invece quello avvenuto a Roma in cui un professore, intervenuto a sostegno del preside, è stato quasi strangolato. Un caso che è arrivato a ridosso dell’aggressione subita a Padova dalla docente di inglese per aver rifilato un 4 a un alunno. Questi ultimi due casi stanno anche scuotendo l’opinione pubblica, sia per la violenza usata, sia per la tempistica così ravvicinata.