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Le giornate inaugurali di PhEst – See Beyond the Sea

Diverse e di grande effetto le location, vecchie e nuove, individuate dagli organizzatori per la V edizione di PhEST – festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli in programma dal 7 agosto al 1° novembre. Durante l’inaugurazione tenutasi ieri sera, si è ribadito che ad aprile scorso, in pieno lockdown causato dalla diffusione del Covid-19, è arrivata la conferma di questa V edizione di PhEST di cui non si aveva alcuna certezza. Difatti, non si era certi di poter organizzare questa V edizione e si era partiti con l’intenzione di realizzare un numero ristretto di mostre: attualmente se ne contano 24, molte più rispetto alle aspettative.

Organizzato dall’associazione culturale PhEST, il festival ha la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela fotografica di Arianna Rinaldo. Un’edizione fuori dagli schemi, che si è immediatamente contraddistinta per la volontà degli organizzatori e degli amministratori locali di rendere completamente sicura e gratuita per tutti la fruizione delle mostre. Le location sono tutte all’esterno per questa edizione dedicata alla Terra, nel senso di pianeta, ma anche di mondo contadino e di riscoperta del suo valore, per aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

Nella passeggiata virtuale si inizia dalla zona “sud” del centro città dove si trova lo skate park a ridosso del mare, con il progetto fotografico di Inka & Niclas, 4K ULTRA HD. Camminando poi verso Cala Porta vecchia si incontra l’isolotto su cui campeggiano le foto di Jan Erik Waider, North Landscapes, dedicate agli iceberg, mentre sul fondo marino è allestita la mostra subacquea See the sea you usually don’t see dedicata ai pesci notturni con gli scatti di David Doubilet e Jennifer Hayes e realizzata in collaborazione con National Geographic. Di fronte, l’antica muraglia è stata scelta per stupire i visitatori con la gigantografia del ghiacciaio Antartide Il continente bianco e i suoi contrasti inaspettati di Igor Gvozdovskyy. Tornando appena indietro, andando verso la città nuova, la parete accanto al Kambusa su Largo Portavecchia è lì che aspetta i visitatori con il murale appena realizzato da Millo dal titolo Beyond the Sea. Sul Belvedere di Porta Vecchia si trovano invece Land(e)scape, progetto realizzato su commissione dell’azienda di abbigliamento di Martina Franca, Hevò, e Ciril Jazbec con il suo The Ice Stupas.

Passeggiando sul lungomare Santa Maria si incontrano altre due mostre-installazioni allestite sul muretto prima e dopo il bastione: Dillon Marsh (Gallery Momo) con il suo Counting the Costs e Solmaz Daryani con The Eyes of the Earth.

Si arriva dunque al Castello Carlo V, unica eccezione in interni sempre ad ingresso gratuito, voluta dal Comune, che ne avrà in carico la gestione anche per quanto riguarda i controlli anticovid, dove PhEST ha allestito due mostre fotografiche: La nuda vita di Antoine d’Agata (Magnum Photos) e No agua, no vida di John Trotter,  cui si aggiungono le video installazioni di Endri Dani, Poiein, Simon Norfolk, When I Am Laid in Earth, e Luca Locatelli, 2050. All’interno del Castello si trova anche l’arte di Giorgio di Palma con la sua Eredità. Sui frangiflutti davanti al Castello è allestito invece il lavoro commissariato da Tormaresca a Piero Percoco: Calafuria – The Rainbow is Underestimated.

Andando verso il Porto Vecchio, sul molo Margherita arrivando fino al Faro Rosso ci sono due mostre, Imagined Homeland di Sharbendu De e Mezzogiorno di Marco Zanella, cui si aggiunge The Future of Farming di Luca Locatelli allestita sui new jersey sul  filo del mare. Sulle pareti del Porto Vecchio campeggeranno invece le fotografie di Ground Contol il lavoro di Roselena Ramistella, realizzato su commissione di PhEST e dedicato ai contadini e alle contadine pugliesi.

Incamminandosi dal Porto vecchio verso piazza Vittorio Emanuele si trova via Garibaldi con l’allestimento sospeso tra i balconi delle case di Earth calls PhEST con foto courtesy di Google Earth. Arrivati in piazza Vittorio Emanuele si possono ammirare i coloratissimi insetti Micro Beauty in pvc calpestabile in gigantografia di Igor Siwanowicz. Per completare il circuito e non dimenticare nessuna delle 24 mostre allestite a Monopoli ci sono ancora due tappe da fare: piazza Palmieri dove su una struttura poligonale realizzata appositamente per PhEST si trova Ustica di Jacob Balzani Lööv / Premio PHMuseum Grant. In piazzetta S.Maria un grande planisfero metterà in mostra una selezione degli scatti arrivati in queste settimane da tutto il mondo da chi ha risposto alla social call internazionale #PhESTchiamaTERRA.

Per concludere, in piazzetta Garibaldi, all’Info point turistico del Comune di Monopoli – Sala dei pescatori, dove tra l’altro sono esposte le foto di Piero Martinello, protagoniste del primo progetto speciale del festival di Monopoli, ci sarà un corner PhEST per la distribuzione dei percorsi per le mostre e la vendita di gadget PhEST .

Nelle giornate inaugurali, a partire da ieri 7 agosto e proseguendo fin al 9 agosto, sono state organizzate visite guidate con distanziamento, che saranno seguite da 4 artisti che hanno garantito la loro presenza. Ci saranno anche numerosi eventi collaterali, come la proiezione su waterscreen per la serata inaugurale, la musica in filodiffusione da un peschereccio al Porto Vecchio in collaborazione con Time Zones e le performance di Music of the plants in largo castello.

Per gli spettatori più curiosi, ci sarà anche la possibilità di approfondire la conoscenza degli autori e dei loro lavori, grazie all’inserimento di un QR code con contenuti extra in grado di raccontare le mostre ai visitatori, sui pannelli di presentazione di ciascuna mostra.

Anche quest’anno il Festival ha ricevuto il sostegno e il patrocinio di numerosi soggetti istituzionali a partire dall’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia nell’ambito del FESR – FSE 2014/2020 e di Teatro Pubblico Pugliese e PugliaPromozione tra le azioni realizzate d’intesa e finalizzate alla valorizzazione, promozione e comunicazione della Puglia come destinazione turistica e culturale. E ancora di Piiil Cultura – Piano strategico della Cultura della Regione Puglia, del Comune di Monopoli e il patrocinio dell’Apulia Film Commission, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e del Politecnico di Bari.

Programma giornate inaugurali

Di seguito il programma delle giornate inaugurali a partire da ieri 7 agosto.

Venerdì 7 agosto

20.00 | Porto Vecchio o Cala Porta Vecchia
Inaugurazione PhEST – See Beyond the Sea. Quinta edizione del festival internazionale di fotografia e arte sul Mediterraneo. Interverranno le autorità della Regione Puglia e del Comune di Monopoli, Giovanni Troilo (direzione artistica), Arianna Rinaldo (curatela fotografica), relazioni istituzionali e partner.

21.00 | Porto Vecchio o Cala di Porta Vecchia
Proiezione su Water-screen
Earth from space – contenuto NASA – musiche di Philip Glass in collaborazione con Time Zones
Aurora Borealis

Sabato 8 agosto

FLASH MOB

10.00 | Spiaggia di Cala Porta Vecchia
Visita la mostra subacquea e asciugati con un telo mare Tormaresca | PhEST, in regalo

VISITE GUIDATE CON GLI ARTISTI

11.00 | Cala Portavecchia – Mostra Sub
Visita guidata con Giovanni Chimienti – Nat Geo Explorer – consigliato portarsi un galleggiante e un paio di occhialini / maschera e pinne

12.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Marco Zanella

18.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Luca Locatelli

19.00 | Largo Palmieri
Visita guidata con Jacob Balzani Loov

PERFORMANCE

18.00 | Largo Castello Music of the Plants

FLASH MOB

Centro Storico Monopoli

18-20 | Caccia al tesoro con Eredità di Giorgio di Palma – Trova le ceramiche d’autore e pulisci la città

TALK E INCONTRI – IN DIRETTA SUI CANALI SOCIAL DI PhEST

Lungomare di Portavecchia – Belvedere

19.00 | Prof. Mastrototaro (Università di Bari) e Giovanni Chimienti (Nat Geo Explorer) incontrano il pubblico con un dibattito sulle specie aliene e la tropicalizzazione del Mar Mediterraneo.

EVENTI

20.00 | Porto Vecchio
Musica in filodiffusione da un peschereccio – TUXEDOMOON official playlist per PhEST in collaborazione con Time Zones

PROIEZIONI SERALI

Largo Castello

Dalle 20.30 | Proiezione documentario Il Tesoro nascosto delle isole Tremiti, di Giovanni Chimienti di National Geographic – Durata: 28 minuti.

Domenica 9 agosto

VISITE GUIDATE CON GLI ARTISTI

11.00 | Largo Palmieri
Visita guidata con Jacob Balzani Loov

12.00 | Cala Portavecchia – Mostra Sub
Visita guidata con Giovanni Chimienti – Nat Geo Explorer

18.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Luca Locatelli

19.00 | Molo Margherita
Visita guidata con Marco Zanella

EVENTI

18.00 | Torre Coccaro
Performance Music of the Plants Durata: 60min

20.00 | Porto Vecchio
Musica in filodiffusione da un peschereccio – Time Zones playlist per PhEST.

#PHESTchiamaTERRA: La V edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arte


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Google Earth, ©2020 Maxar Technologies

Il 7 agosto verrà innaugurato Phest, il festival internazionale di fotografia e arte di Monopoli che, con l’hashtag #PHESTchiamaTERRA, dà via alla social call.

Nonostante le difficoltà e i momenti bui che il lockdown ha portato con sé, non è mai stata messa in discussione la possibilità di organizzare questa quinta edizione del festival. E’ un traguardo a cui l’associazione e lo staff di PhEST hanno risposto mettendosi al lavoro ancor più duramente, per anticipare di un mese l’inizio della mostra e renderla completamente fruibile al pubblico, per garantire ai visitatori di poterla visitare in piena sicurezza.

Il tema scelto per la quinta edizione è “TERRA” inteso nel senso di pianeta Terra, che verrà mostrato ai visitatori, ma anche nell’accezione di mondo contadino e riscoperta del suo valore. Un tema che anche quest’anno è in simbiosi perfetta con l’attualità e la situazione di isolamento e distanziamento individuale che stiamo vivendo, che però deve e può aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

La Social Call

Il direttore artistico del festival, Giovanni Trilo, assicura che partecipare a #PhESTchiamaTERRA! è molto semplice. Ciò che bisogna fare è scegliere una fotografia di un luogo, un pezzettino di Terra in cui vivete o siete stati in passato, senza limiti geografici, scrivere il nome della località immortalata nella foto e pubblicarla sulla propria pagina Instagram o Facebook, condividendola con gli organizzatori del Festival usando l’hashtag #PHESTCHIAMATERRA. Alcuni degli scatti che arriveranno saranno selezionati e condivisi sui canali social di PhEST e in più alcune delle foto faranno parte di un’installazione dedicata di PhEST2020.

“Immersi in una rete di connessioni digitali, rimangono ancora importanti e vitali i legami che abbiamo con i luoghi, gli spazi fisici che viviamo e scopriamo. Le città o Paesi in cui siamo cresciuti, in cui lavoriamo, quelli che visitiamo nei nostri viaggi, quelli a volte dimenticati, quelli conosciuti per caso, quelli che “se chiudiamo gli occhi” ci vediamo proprio lì. Insomma, quegli angoli di Terra con cui abbiamo un legame, dove troviamo la nostra connessione. Sono i paesaggi (naturali o urbani) e i suoi elementi che, filtrati dai nostri sguardi e gesti, ci portiamo dentro e diventano la nostra idea di mondo. E perciò se PhEST chiama Terra, chi dovrà rispondere? Voi, naturalmente! Con le vostre foto da qualunque angolo del mondo in cui vi trovate o siete stati!”. Questo il principio da cui nasce l’iniziativa, che possiamo leggere sulla pagina Facebook di PhEST che quest’anno festeggia i suoi primi cinque anni di vita.

Gli eventi a luglio

Non sarà necessario aspettare agosto per immergersi nell’arte: a fine luglio è prevista la residenza artistica dello street artist di fama internazionale Millo, originario di Mesagne (Brindisi), che realizzerà un murales in grande scala su una parete cittadina ancora non rivelata, che si aggiungerà agli oltre 120 murales a sua firma sparsi per tutto il mondo. Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, è uno street artist italiano che spicca per i suoi murales in bianco e nero caratterizzati dall’uso del colore solo per alcuni particolari. Sono tantissime le sue partecipazioni a diversi Street Art Festival in giro per l’Europa e molte sue opere sono esposte a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Londra, Parigi, Lussemburgo e Rio de Janeiro. Ciò che realizza con i suoi murales non è una semplice opera d’arte, è una ricerca estetica assolutamente personale e unica, che si concentra sull’emotività, sulle paure, sulle incertezze… in generale sulla fragilità dell’essere umano. E’ un approccio a tuttotondo che indaga non solo ciò che esiste all’esterno di ognuno di noi, ma in particolare ciò che si nasconde al nostro interno, due lati della stessa medaglia inscindibili tra loro.

Gli artisti

Tra gli artisti che sono stati già confermati, Jacob Balzani Lööv, fotografo italo-svedese, amante di storie di persone fortemente legate a un luogo, ad una terra. Porterà con sé il progetto Ustica, vincitore della “Solo Exhibition” a PhEST con il PHmuseum Grant, che da tre anni è partner dell’associazione culturale PhEST, organizzatrice del Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli. Attraverso la mostra potremo scoprire la storia di Ustica, un’isola che prende il nome dalla parola latina ustum, “bruciato” e che ai Greci era nota come Osteodes, “ossario”, da alcuni ritenuta dimora della maga Circe, citata nell’Odissea come colei che trasformava gli incauti visitatori in maiali. Un luogo che  al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino e che durante il regime fascista lo fu in particolare per oppositori politici tra cui Gramsci e Bordiga. Quando sembrava che l’isola stesse rinascendo, fu colpita da quella che è nota come la Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. A 115 chilometri dall’isola, un aereo di linea si schiantò in acqua senza lasciare sopravvissuti. Da quel giorno Ustica cessò di essere isola e divenne un massacro. L’idea di combinare le immagini della vita che si conduce sull’isola accanto a paesaggi legati alla tragedia, vuole dare uno spunto per pensare al legame tra due significati antitetici, alla nascita improvvisa di questa connessione e alle sue conseguenze. Dopo quarant’anni dal massacro, la fotografia ci permette di attraversare la storia dell’isola e di onorare le 81 vittime, ma al contempo di riportare Ustica al suo significato originale.

Anche quest’anno il Festival avrà il patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, del Comune di Monopoli, di PugliaPromozione e dell’Apulia Film Commission. PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Nasce da una necessità: provare a restituire una voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, e ridefinire un immaginario proprio e nuovo. L’area geografica di interesse, mai davvero restrittiva e sempre pronta a modificarsi, a estendersi, a focalizzarsi, coincide con la naturale panoramica di quello sguardo da qui, da Monopoli, dalla Puglia: il Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente, l’Africa e oltre.

Premio Biella Letteratura e Industria 2020 | Salvatore Romeo tra i finalisti con il saggio “L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi, Donzelli Editore

Salvatore Romeo è uno dei cinque finalisti annunciati per l’edizione 2020 del Premio Biella Letteratura e Industria con il saggio L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi, Donzelli Editore.

L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi, Donzelli Editore. Di Salvatore Romeo.

In occasione di un evento digitale aperto a stampa e pubblico, il 12 giugno 2020, sono stati annunciati i nomi dei cinque finalisti del Premio Biella Letteratura e Industria XIX edizione, quest’anno dedicato alla saggistica, tra i quali anche Salvatore Romeo, dottore di ricerca in Storia economica, è stato borsista presso l’Istituto italiano di studi storici. Ha curato la raccolta di scritti di Alessandro Leogrande su Taranto Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale (Feltrinelli, 2018). Si occupa di storia dell’industria, storia urbana e storia ambientale.
Il Premio Biella Letteratura e Industria, presieduto da Paolo Piana, rappresenta un unicum in Italia: ricerca e premia opere che uniscono l’indagine sul mondo industriale all’istanza letteraria, e che si pongono specificamente l’obiettivo di raccontare modelli di trasformazione della società italiana con riferimento alla realtà socioeconomica e alla cultura dell’impegno, del rischio di impresa, dei valori come l’imprenditorialità. Il Premio è destinato a un’opera di autore italiano o straniero in traduzione italiana, e ad anni alterni premia opere di narrativa o saggistica.

La scelta di confermare l’organizzazione del Premio nonostante la grave emergenza sanitaria è stata un atto dovuto; la natura stessa del Premio, che è nato per cogliere le trasformazioni in atto dal punto di vista economico e sociale, con lo sguardo focalizzato sulla cultura d’impresa, ha imposto di non fermarsi. Il Premio Biella Letteratura e Industria dal 2020 rientra nelle iniziative di Biella Città Creativa Unesco. Cinque i saggi, scelti tra trentacinque opere selezionate, che concorreranno per un premio del valore di seimila euro, consegnato durante la cerimonia conclusiva, in programma in novembre 2020 presso l’Auditorium di Città Studi di Biella.

Nell’edizione 2019 il premio è stato assegnato a Giorgio Falco per il romanzo Ipotesi di una sconfitta, EinaudiIl libro:Salvatore Romeo, L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi, Donzelli Editore, 2019Per anni gli sviluppi del «caso Ilva» hanno occupato le cronache nazionali, per anni si è discusso del destino del siderurgico, costruito a Taranto nei primi anni Sessanta e ancora oggi ritenuto «strategico» per il paese. Con un’analisi appassionata e ben documentata, Salvatore Romeo ripercorre una vicenda in cui storia economica e storia d’impresa, storia urbana e storia ambientale, storia politica e storia sociale si intrecciano facendo emergere il racconto di una città e della sua interazione con la fabbrica.

Gli altri finalisti 2020:

Adriano Prosperi, Michele Ainis, Luca Ricolfi, Maria Paola Merloni, Premio Speciale della Giuria a Giulio Tremonti.

In bici sui mari del Salento. Alla scoperta delle venti spiagge più belle della Puglia

IN BICI SUI MARI DEL SALENTO
Un road-movie lancia la nuova guida di Roberto Guido alla scoperta delle venti spiagge più belle della Puglia. Dal 28 maggio in libreria per Ediciclo editore.

L’acqua trasparente di un mare da sogno, tra scogliere maestose, insenature selvagge, lunghe spiagge bianche, piscine naturali nella roccia, baie al cospetto delle storiche torri di guardia: suggestive ed emozionanti scorrono le immagini della costa del Salento mentre si pedala accompagnati dal vento e dai colori accesi dal sole della primavera. Un suggestivo road movie lanciato sui social accompagna l’arrivo in libreria della nuova guida “In bici sui mari del Salento – Alla scoperta delle 20 spiagge più belle della Puglia” scritta dal giornalista Roberto Guido, in uscita il 28 maggio per Ediciclo editore.
È assai variegato il viaggio in bici lungo la costa del sud della Puglia, 250 chilometri di litoranea tra strade e sentieri in riva al mare, descritti nella guida. Il Salento è una penisola di tesori circondata da un mare dai colori cangianti, dal turchese al blu mediterraneo, dall’azzurro intenso al verde smeraldo. II road movie, girato da Roberto Rocca nei giorni scorsi in un ciclotour organizzato in collaborazione con Caroli Hotels, celebra il turismo slow e vuole contribuire ad ampliare l’offerta turistica del Salento anche in bassa stagione. Una formula ideale per la ripartenza post-Covid 19 perché la bicicletta è il mezzo ideale per mantenere il distanziamento fisico e il percorso si snoda in luoghi scarsamente affollati.

“Bisogna trasformare i limiti in opportunità”, sottolinea Roberto Guido, “in percorsi come questo, su strade secondarie e comunque poco trafficate, bellezza e sicurezza viaggiano insieme in una perfetta sincronia, fra le piccole meraviglie del Salento”. In uno straordinario percorso gravel si possono scoprire le spiagge più belle del Sud, fra storia e natura, raccontate con tutte le istruzioni per l’uso, per raggiungerle agilmente in bici e fare bagni da sogno. Non c’è da aspettarsi perfette piste ciclabili né tantomeno attrezzati percorsi con precisa segnaletica: il viaggio nel Salento è tutto una sorpresa e la strada da imboccare è quella dell’avventura.

“Pedali e Salento, non c’è binomio più azzeccato per chi vuole regalarsi una vacanza in grado di miscelare gli ingredienti migliori e garantirsi un soggiorno indimenticabile”, scrive nell’introduzione Sebastiano Venneri, responsabile Turismo Legambiente.

Sono venti le spiagge individuate lungo il viaggio, da Lecce a Manduria, lungo l’intero periplo del Salento, raccontate fin nei dettagli per potersi immergere in una natura particolarmente generosa. Il percorso lungo i mari del Salento è articolato in quattro tappe per complessivi 257 chilometri, più una quinta di 54 chilometri tutta nell’entroterra che consente di far ritorno da Manduria a Lecce. Le tappe, tuttavia, sono solamente indicative, ognuno può costruirsi il viaggio in base alle proprie capacità ed esigenze. Pedalando in riva al mare nel fantastico e accogliente Salento.

Roberto Guido, pugliese doc, è giornalista di professione e cicloesploratore per passione. Cronista al Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1979 al 1998, nel 2000 ha fondato e diretto fino al 2017 quiSalento, l’insostituibile guida estiva di eventi e cultura popolare salentina. È autore della guida Le 50 spiagge più belle del Salento (Edizioni Guitar, 2017) e di Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (Ediciclo Editore, 2018).

In bici sui mari del Salento
Pag 168 – Euro 14.50
Collana Ediciclo Pocket
ISBN: 9788865493236
prima edizione maggio 2020

Info
www.ediciclo.it
www.facebook.com/inbicisuimaridelsalentorobertoguido
www.facebook.com/caroli.hotels/

Gerardo Greco a Maglie e Poggiardo per Conversazioni sul futuro: “GUERRA CALDA. VERITÀ E MENZOGNE SUI RISCHI DEL CLIMA IMPAZZITO: IL ROMANZO DEL GLOBAL WARMING”

GIOVEDÌ 30 GENNAIO IL GIORNALISTA GERARDO GRECO A MAGLIE, LECCE E POGGIARDO PER PRESENTARE “GUERRA CALDA. VERITÀ E MENZOGNE SUI RISCHI DEL CLIMA IMPAZZITO: IL ROMANZO DEL GLOBAL WARMING” (SOLFERINO)


Giovedì 30 gennaio triplo appuntamento salentino per Gerardo Greco. Il giornalista, autore televisivo e radiofonico, per oltre dieci anni corrispondente per la Rai a New York, conduttore dal 2013 al 2017 di Agorà su Rai3, già direttore di Radio1 e dei Giornali Radio Rai e del Tg4, presenterà “Guerra calda. Verità e menzogne sui rischi del clima impazzito: il romanzo del global warming” (Solferino).

L’autore dialogherà con il giornalista e operatore culturale Pierpaolo Lala alle 10:30 al Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Maglie e alle 17:30 al Mondadori Bookstore di Lecce per “Aspettando Conversazioni sul futuro“, in collaborazione con Io non l’ho interrotta Coolclub, mentre alle 20, intervistato da Antonella Pappadà, chiuderà la lunga giornata al Tesoretto Hotel Ristorante di Poggiardo per la rassegna PoggiardoIncontra promossa dalla locale Pro Loco in collaborazione con Libreria Idrusa, Mondoradio e Belpaese.

In un mondo che ogni giorno conferma le apocalittiche previsioni degli scienziati del clima, Noah e Iskra cercano la verità su chi ha voluto nascondere la schiacciante evidenza del riscaldamento globale. Dalle lande ghiacciate della Siberia dove i signori del gas portano alla luce un tesoro nascosto e letale, alla New York spettrale minacciata dall’uragano Sandy sino alle coste di Ravenna, erose dal mare che continua a crescere: i due giovani attivisti, nipoti di esuli siberiani, si trovano e si perdono, legati dall’emergenza comune di salvare la Terra, finché si è ancora in tempo. Intorno a loro gli schieramenti opposti della guerra del clima conducono un gioco pericoloso, che riguarda il destino dell’umanità e di un pianeta in bilico tra azioni di hacker russi, interessi di lobbisti cinesi e conflitti tra esperti. Con la tensione di un thriller e i dettagli di una serrata cronaca sul campo, Gerardo Greco ricostruisce le tappe del Climategate che, nel 2009, ha contribuito al fallimento della conferenza di Copenhagen, condannando il termometro a salire in una escalation pericolosa. Una corsa verso il baratro che ripercorre i drammatici eventi climatici degli ultimi dieci anni e i cambiamenti che trent’anni fa gli studiosi potevano già leggere nelle sezioni dei tronchi degli alberi fossili. Resta solo una domanda sottotraccia, venata di inquietudine e speranza: abbiamo ancora tempo?

Ingresso libero
Info 3293173865 – 3394313397
info@conversazionisulfuturo.it

Per TEATRO IN TASCA arriva Ricordi? il linguaggio del circo per parlare ai bambini di “argomenti importanti”

Una perla teatrale di rara bellezza; uno spettacolo poetico, divertente e delicato

Giunge nel vivo il Teatro in TASCA con un nuovo, imperdibile appuntamento. Domenica 19 gennaio 2020 alle ore 11 e alle ore 17.30 In scena RICORDI?, lo spettacolo poetico, divertente e delicato del Teatro dell’Argine.

“Caro papà, ti scrivo perché mi dicevi sempre che lo scritto rimane. Caro papà, voglio fare un gioco: voglio vedere il mondo come lo vedi tu, voglio fare le stesse cose che fai tu adesso, voglio viaggiare con la mente come viaggi tu. Voglio starti vicino. E voglio anche accompagnarti in viaggi che una volta abbiamo fatto insieme… ricordi? Insieme possiamo farlo. Firmato… tua figlia”.

Ricordi? racconta la storia di Marta e del suo papà. Dei ricordi di una vita. Dei legami che i ricordi sono capaci di creare. E dei legami ancora più forti che si creano quando i ricordi, lentamente, svaniscono. Perché il papà di Marta ha un problema: fatica a ricordare le cose. Quelle più lontane nel tempo, ma anche quelle più vicine. “Il mio papà non ricorda quasi niente”. E allora Marta prova ad aiutare il suo papà a rimettere insieme pezzi di memoria compiendo vere e proprie “acrobazie”; perché anche da lì passa la forza dei sentimenti. Ecco, allora, come il circo si carica di senso: la fatica degli acrobati parla del contatto fisico e mentale e la giocoleria racconta la confusione del malato, con un linguaggio che è in grado di rendere evidente la fatica della relazione ma che insieme può donare leggerezza a un argomento apparentemente difficile e doloroso.

Una perla teatrale di rara bellezza perché “parlare ai bambini di alcuni argomenti, si può”…e loro, pur ridendo, capiscono ciò che c’è da capire.

E proseguono anche i laboratori di CULTURAMBIENTE Group, un network di 3 realtà pugliesi che lavorano da oltre 10 anni al servizio dell’ambiente. Prima di ogni appuntamento domenicale, alle ore 10 e 16.30, un laboratorio di riuso creativo dedicato agli spettatori più piccoli per raccontare, attraverso oggetti comuni, tappi e bottiglie di plastica, rotoli di carta igienica e pagine di giornale, come ogni piccolo gesto sia importante per la sostenibilità ambientale: un concetto pratico e alla portata di tutti, con un po’ di creatività e buona volontà. Titolo del laboratorio La cornice fai da te.

RICORDI? di Caterina Bartoletti con Clio Abbate e Giovanni Dispenza regia Giovanni Dispenza.

TEATRO IN TASCA è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e leAttività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione PugliaAssessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura –Comune di Lecce e Teatro PubblicoPugliese. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce.

Ingresso €6 – Laboratotio €1Si consiglia la prenotazioneInfo: Cantieri Teatrali Korejatel. 0832/242000 – http://www.teatrokoreja.it

Liberi e Pensanti risponde ad Enrico Mentana sul NO allo spegnimento dell’Altoforno2 dell’Ex-Ilva

Riportiamo il comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

“Secondo il Direttore del TG7 e di Open, Enrico Mentana, la decisione dei Giudici del Riesame, che di fatto permette ad Afo2 di continuare a funzionare, va letta come uno scampato pericolo, nemmeno del tutto scontato poiché frutto di una sentenza anziché di un processo politico-economico, come normalmente dovrebbe verificarsi fra un governo e le imprese sul suo territorio.

In effetti questa è l’unica affermazione che ci sentiamo di condividere, perché rispetto alle altre sue considerazioni, su quanto sarebbe costata a Taranto e ai tarantini l’eventuale decisione opposta e su quanto abbiamo da festeggiare, più che per un capodanno, siamo costretti a chiederle, Direttore, da cosa abbia derivato queste convinzioni, perché noi siamo l’altra parte della città e non siamo pochi benché spesso “oscurati” dai media, come in questi suoi commenti.
Siamo quelli che sono terrorizzati da questa decisione perché conosciamo lo stabilimento e perché se qualcosa si fosse potuta o voluta fare per coniugare salute e lavoro, dal 2012 sarebbe stata fatta e non sarebbero morti NOVE operai!

Premesso che tanti giornalisti della sua stessa emittente e del suo TG hanno prodotto e producono servizi su Taranto, le chiediamo se si sia mai preso la briga di ascoltare le testimonianze dei cittadini e degli operai che disperatamente cercano di portare alla luce la realtà di uno stabilimento che chiuderà comunque, per obsolescenza, per incuria, per impossibilità di essere riportato a norma, lasciando soltanto più vittime fra noi!

Forse si sarà sentito confortato dai calcoli:
Sei eventi (incidenti come quello occorso ad Alessandro Morricella) sono stati stimati in 10.000 anni (e se l’operaio non è nella direttrice del foro di colata non accade nulla di grave nemmeno in tutta l’eternità) e certamente avrà creduto che gli esuberi minacciati da ArcelorMittal avranno adesso, grazie alla continuità produttiva di Afo2, il posto salvo.

Ma far passare per una buona notizia il perpetuarsi quotidiano per noi, del rischio di morte e malattia, i cui numeri non sono proiezioni e stime ma calcoli precisi, a posteriori di vite interrotte o distrutte per sempre, è uno scivolone che potevamo aspettarci dalle pagine de Il Giornale o Il Foglio.
Perché i dati ci sono, i piani industriali pure e lei, Mentana, avrebbe potuto e dovuto dare un’occhiata a quello di Mittal, per cui Afo2 sarà dismesso a revamping ultimato di Afo5, previsto nel 2023.
E avrebbe potuto chiedersi se è sano, a fronte di una battaglia giudiziaria logorante per tutti, ritenere credibile ed utile un investimento di oltre 10 milioni di euro per un impianto che deve terminare il suo ciclo meno di un anno dopo la sua messa a norma, tutta da vedere poi!

Avrebbe potuto anche dare un’occhiata all’ultimo rapporto SVIMEZ che quantifica l’impatto di una eventuale chiusura di questo “più grande centro siderurgico d’Europa”, in un misero 0,2 punto di Pil …

Bisogna fare attenzione, Direttore, quando si fa informazione e si gode di una certa credibilità, perché il resto del paese ma probabilmente anche una parte di nostri concittadini, considera fatti quelle che talvolta, come in questo caso, sono deduzioni affrettate, se non addirittura arbitrarie!

Se ha voglia di capire quanto poco abbiamo da festeggiare venga a farsi una gita in questa splendida città. Le offriamo un tour alle pendici dell’altoforno così fortunatamente attivo.
Ma si sbrighi perché non è detto che regga finché lo sistemano!”

La posizione del Comitato Liberi e Pensanti nella Causa del secolo verso ArcelorMittal

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti annuncia il proprio intervento nella vertenza giudiziaria pendente avanti al Tribunale di Milano tra le società del Gruppo ArcelorMittal e l’Amministrazione Straordinaria di Ilva.

Nella causa definita come “la battaglia legale del secolo”, nell’ambito della quale è pure pendente incidentalmente un procedimento cautelare promosso dall’Amministrazione Straordinaria di Ilva per impedire lo spegnimento degli impianti da parte dell’affittuario ArcelorMittal, il Comitato rappresenterà e difenderà gli interessi ed i diritti dei lavoratori, delle famiglie e dei cittadini tarantini che da anni chiedono la chiusura della fonte più inquinante d’Europa, la bonifica dei siti inquinati e la riconversione anche economica dell’intero territorio.

L’incarico per l’intervento in giudizio del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti è stato affidato al Prof. Avv. Michele Carducci dell’Università del Salento ed all’Avv. Alessandro Gaetani del Foro di Parma.

Di Maio: non l’amianto, non le morti sul lavoro, bensì lo sciopero “rischia di spegnersi in modo irreversibile” l’ex ILVA

Riportiamo il comunicato inviatoci dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto a commento delle dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo economico e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, in merito alla richiesta di sospensione dello sciopero ad oltranza indetto dal Sindacato, a seguito alla scomparsa lo scorso 10 luglio, intorno alle 19.30, di Mimmo Massaro, operaio del siderurgico, finito i mare con l’intera gru su cui lavorava, – una delle tre precipitate – mentre la città di Taranto era preda a violentissimo maltempo e forte vento. Il corpo dell’operaio trentunenne dell’ex ILVA, oggi Arcelor Mittal Italia, risulta ancora disperso.

Immediatamente indetto lo sciopero ad oltranza: “La forma di protesta messa in atto non terminerà sino a quando azienda, istituzioni locali, regionali e nazionali e organi di controllo, ognuno per il proprio ruolo, forniranno le dovute indicazioni a garanzia dei lavoratori e cittadini di questo territorio“, come riportiamo dalla nota congiunta delle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. La risposta di Arcelor Mittal non si è fatta attendere: “È fondamentale che in questo momento tutti lavoriamo in modo efficace e collaborativo: serve massima condivisione tra l’azienda, i sindacati e gli stessi lavoratori per evitare la fermata di Altoforno1, che è l’unico ancora in marcia e per garantire condizioni di massima sicurezza all’interno di tutti gli impianti“. Lo stabilimento infatti rischia lo stop della produzione a seguito della sospensione dell’Altoforno 2, ordinata dalla Procura di Taranto a seguito di un altro incidente mortale avvenuto nel 2015.

Qui è arrivata la dichiarazione del Ministro Di Maio, insieme alla convocazione delle sigle sindacali per un incontro lunedì 15 luglio: “L’incontro ministeriale – dice il comunicato – deve essere l’inizio di un percorso, necessario a produrre delle scelte radicali e di cambiamento sui temi importanti quali la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini“.

La convocazione dell’incontro romano ha inoltre permesso la ripartenza dell’Altoforno 4 ed ha evitato lo stop dell’Altoforno 1. Durante la serata dell’11 luglio il rischio di uno stop di tutta l’area a caldo del siderurgico è stato molto concreto.

Questo il comunicato del Comitato Cittadini Liberi e Pensanti di Taranto, che parte proprio dalle parole del Ministro Di Maio:

<<“Per effetto di questo sciopero la fabbrica rischia di spegnersi in modo irreversibile”. Le dichiarazioni rilasciate l’11 luglio dal Ministro Di Maio sono fra le più vergognose che abbiamo sentito in tutti questi anni, specialmente perché provenienti da un politico appartenente ad un partito politico che, a Taranto, ha basato la sua campagna elettorale sulla chiusura programmata dello stabilimento siderurgico più inquinante d’Europa e la riconversione economica dell’intera provincia jonica.

Dimostrano ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, quanto poco il Ministro conosca la fabbrica, quanto poco valga per lui la VITA di lavoratori e i cittadini e danno la misura di quanto sia supinamente legato ad Arcelor Mittal.

Il Ministro parla di “più sicurezza” dimenticando – colpevolmente – che in quelle fabbrica la sicurezza manca totalmente. Si è chiesto, il Ministro, quanta polvere di amianto hanno respirato i lavoratori e i cittadini, durante cosiddetta “tempesta senza precedenti”? Lo sa, il Ministro, che in quella fabbrica ci sono impianti tutt’ora in marcia pieni di amianto che non possono essere bonificati se non si fermano? E questa cosa non la dice il Comitato, ma lo ha affermato Mittal nel Piano Organico di Rimozione dell’Amianto (PORA) depositato qualche settimana fa.

Un discorso a parte meritano i Sindacati che, come al solito, hanno fatto “furia francese e ritirata spagnola”, sospendendo uno sciopero proclamato ad oltranza sulla base di una misera convocazione nonostante il corpo del lavoratore morto non sia stato recuperato.

Ci chiediamo dove sia finita la dignità dei sindacati e del ministro. Come si può dire ad un lavoratore di rientrare in fabbrica nonostante la completa assenza di sicurezza solo per evitare che la fabbrica si fermi in maniera irreversibile?

Non si permettano Ministro e Sindacati ad addossare la responsabilità di quanto accaduto alle avverse condizioni meteo o alla fatalità: noi sappiamo bene chi è STATO e questa morte peserà come un macigno sulle loro coscienze, sempre che ne abbiano una. >>

L firme sindacali che parteciperanno al tavolo chiederanno chel’azienda presenti un piano di investimenti chiaro e certo, sia nelle risorse che nei tempi di realizzazione, per quanto concerne la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti. Sarà inoltre chiesto un tavolo tecnico permanente che possa monitorare costantemente la realizzazione dei lavori. Oggi è stato ricordato a sostegno dell’urgenza dei lavori di manutenzione sugli impianti,  come l’ex commissario Bondi nel 2013 nel suo piano industriale aveva previsto una spesa di 620 milioni di euro per i lavori di manutenzione degli impianti. I sindacati chiederanno anche che la Regione Puglia s’impegni ad implementare l’organico dello Spesal, magari creando un gruppo di tecnici ad hoc che possa essere utilizzato per controllare l’evoluzione degli interventi che si andranno a concertare con l’azienda.

L’UGL non rinuncia allo sciopero. “L’Ugl Metalmeccanici – dichiara il segretario generale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera all’AdnKronos – non revoca lo sciopero indetto a partire da ieri sera alle 23 e si accinge ora a partecipare all’incontro indetto dal Prefetto di Taranto”. Spera, poi, spiega che «pur apprezzando la convocazione dei sindacati da parte del ministro Luigi Di Maio presso il Mise, riteniamo che al momento non siano presenti elementi nuovi rispetto al motivo dello sciopero indetto ovvero l’incidente sul lavoro verificatosi al quarto sporgente del porto commerciale in concessione all’impianto siderurgico Arcelor Mittal ex Ilva di Taranto, avvenuto mercoledì sera”. “Vogliamo capire – conclude Spera – la dinamica del gravissimo incidente, siamo preoccupati per i livelli di sicurezza con i quali si opera nello stabilimento e infine, ma non ultimo, ancora non è stato ritrovato l’operaio disperso e molto probabilmente dovremo piangere un’altra, inaccettabile, morte sul lavoro”.

Di tutt’altra veduta l’Usb di Taranto che oggi ha mandato comunicazione ufficiale al MiSE di aver formalmente revocato la propria firma dall’accordo sindacale dello scorso 6 settembre. A detta del sindacato di base, Arcelor Mittal sarebbe venuta meno agli impegni sottoscritti in sede ministeriale, sia per quanto concerne la gestione degli impianti del sito di Taranto, sia per quanto riguarda la decisione di collocare 1395 lavoratori in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane a partire dallo scorso 1 luglio. Il cambio di rotta dell’Usb appare radicale e senza ripensamenti: il siderurgico di Taranto va chiuso perché non garantirebbe gli standard minimi di sicurezza e, soprattutto, per il sindacato di base la multinazionale avrebbe già deciso di lasciare gli impianti di Taranto al suo destino. Per questo per l’Usb, che proseguirà con lo sciopero indetto mercoledì sino a lunedì, “è giunto il momento di pensare e dare concretezza ad una riconversione economica del territorio tarantino, che non guardi più alla presenza obbligata del siderurgico”.

GIUDIZIO UNIVERSALE: La campagna per il riconoscimento del diritto umano al clima

Giovedì 4 Luglio, alle 19.00, si è svolta a Taranto in via Santilli 26, con il Professore Michele Carducci , l’Avvocato Raffaele Cesari e le attiviste Rita Cantalino e Maura Peca di A Sud Onlus, la presentazione ufficiale della campagna GIUDIZIO UNIVERSALE.

Obiettivo principale della campagna è il riconoscimento del diritto umano al clima. I cambiamenti climatici, ormai è evidente, non possono più essere considerati un problema ambientale che riguarda esclusivamente la natura, vissuto come se noi umani non ne facessimo parte, bensì lo stravolgimento che comportano rivela sempre più chiaramente la connessione alle scelte politiche ed etiche dei diversi governi. L’alterazione climatica o meglio le politiche economiche che la determinano, mette a rischio i diritti fondamentali, in primis quello alla vita, alla salute e al lavoro, di tutti gli individui. Naturalmente l’incidenza ha un peso differente secondo l’appartenenza alle diverse aree geografiche e appunto politiche. Non a caso parliamo di ingiustizia ambientale, laddove si concretizzano forti penalizzazioni per alcuni territori e quindi per le comunità che vi insistono.

“L’attualità del tema in Italia – dichiarano gli organizzatori – trova già un’urgenza naturale particolare poiché, trovandosi in piena area mediterranea, il nostro territorio si riscalda una volta e mezzo più velocemente del resto del mondo, ma a nostro avviso la visione politico-economica di governo richiede un’opposizione determinata, ancora più netta che in passato, alla rotta totalmente opposta alle indicazioni scientifiche, che pongono l’uscita dal fossile come unica possibilità di sopravvivenza, rotta a cui l’Italia sembra voler restare saldamente ancorata.

Attraverso un’azione legale, prima causa in Italia contro i cambiamenti climatici, chiederemo dunque allo Stato italiano di adeguarsi agli standard fissati dalla comunità scientifica, principalmente rappresentata dall’IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici – fondato nel 1988 dall’ONU – che conta 195 Stati membri di cui l’Italia è parte) e da diversi organi nazionali fra cui Ispra. Crediamo che Taranto non possa esimersi dal prendere posizione in una richiesta nazionale di totale ripensamento delle scelte politiche che per noi cittadini, dal nodo scorsoio del PIL nazionale alla menzogna di inesistenti “ambientalizzazioni” e “decarbonizzazioni”, continuano a decretare per legge una vocazione nella quale nessuno può più riconoscersi.”