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Cosa significa celebrare oggi la Giornata mondiale del rifugiato

Immaginate di essere nati in un posto dalla bellezza violenta da quanto intensa, ma un posto in cui si teme ogni giorno per la propria vita, per l’incolumità dei propri cari, un posto in cui ogni proprietà va difesa affinché non sia predata dal più forte. Un posto in cui l’economia è ferma, i servizi non funzionano e nulla cambierà per chi sa quanto tempo. Immaginate cosa si prova quando si è cresciuti in un luogo da cui ci si deve separare per sopravvivere. Voglio ricordarlo oggi, Giornata mondiale del rifugiato, istituita dall’ONU nel 1951 per celebrare la stipulazione della Convenzione di Ginevra.


Il presidente della Repubblica Mattarella:  “La tragedia dei rifugiati – donne, uomini e bambini costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo dove continuare a vivere – è oggi sempre più attuale”. Per questo motivo, “la comunità internazionale deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero”


Questa è la condizione del migrante, rifugiato, del richiedente asilo ed io non lo sono. Ho lasciato la mia terra per molto meno ma solo per qualche tempo e con tutt’altro stato d’animo. Poiché vivo nel mondo ricco posso emigrante e diventare immigrata in Francia, Germania, Inghilterra con diritti pari a quelli dei cittadini, col vantaggio di tornare a casa quando voglio, senza dover dar via tutti i miei averi. Ho diritto a viaggiare per fare esperienze all’estero e cercare condizioni migliori, anche economiche, costruirmi occasioni. Se parto so che la mia terra resta lì, più o meno come l’ho lasciata. Io posso sperare di migliore la mia condizione senza abbandonare la mia identità culturale. Non ho mai rischiato la vita per un viaggio. Non ho mai sperimentato un naufragio. Non sono mai stata incarcerata perché sorpresa a viaggiare per i motivi sopra detti. Io, bianca, europea, non sono povera, insicura e sradicata. Non è merito mio. Non sono apprezzabile, stimabile per questo perché non l’ho guadagnato per merito. Sono nata così. Forse sarei apprezzabile se riuscissi ad onorare questo privilegio di nascita con un doppio senso di responsabilità. Io sono un migrante UE, di categoria speciale, e per quanto possa aver viaggiato non capirò mai davvero cosa significhi essere nata in Tunisia, Eritrea, Sudan, Siria, Afganistan, Nigeria, Etiopia, Congo, Myanmar.

Quanto conosciamo questi migranti ed i luoghi da cui provengono? Parliamo della Tunisia. In questi primi sei mesi del 2018 i tunisini sono balzati al primo posto per sbarchi in Italia, a causa del recente cambio dei porti di partenza. Si tratta di migranti economici alla ricerca di migliori condizioni lavorative. L’ex colonia francese, con un alto tasso di disoccupazione ed un forte divario tra ricchi e poveri, prevede il carcere per gli omosessuali.

L’Eritrea è il secondo paese d’origine dei migranti sbarcati in Italia quest’anno ed è un paese in cui c’è il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato, in cui viene limita la possibilità dei suoi cittadini di espatriare e con questo escamotage gli arruolati sono sfruttati in lavori pesanti. Non c’è libertà di culto né di stampa. La malnutrizione infantile colpisce 22.700 mila bambini al di sotto dei 5 anni secondo il rapporto l’Unicef del 2017.

Il Sudan ed il Sud-Sudan si sono scissi nel 2005 dopo quasi mezzo secolo di guerre civili, ma i conflitti etnici sono tutt’ora accesi. E’ il terzo paese per sbarchi. Libertà d’espressione, di riunione e di stampa sono diritti costantemente calpestati dal governo di Khartoum – Sudan. Gli arresti arbitrari hanno colpito anche esponenti del terzo settore e dell’opposizione politica. Inoltre il persistere dell’instabilità politica alimentata dagli scontri con i vicini del Sud, ha alimentato le crescenti violazioni del diritto internazionale e di guerra anche con uccisioni sommarie di civili, stupri e saccheggi.

Tutti sappiamo delle guerre in Afganistan ed in Siria ma non tutti forse sanno che molti di questi migranti sono minori e che spesso sono non accompagnati. Quasi tutti passano però dalle carceri libiche.

Oggi noi italiani, come la maggior parte degli occidentali, democratici, evoluti, amiamo circolare liberi, predichiamo l’uguaglianza e rivendichiamo il diritto a sperare in un domani migliore. Ma gli italiani sono migranti. Dieci milioni in soli vent’anni, dal 1860 al 1885. Nel dopoguerra ancora migliaia e milioni di italianissimi “musi neri”, dal viso sporco di carbone, si sono avviati col fagotto o con valige tenute con lo spago a caccia di un legittimo futuro migliore, quello che oggi non abbiamo il diritto di negare a chi proviene dalle ex colonie europee. Prima che questo discorso scivoli nella retorica propongo di indagare invece su una questione molto concreta ed attuale: le carceri libiche. La Libia no ha mai firmato la convenzione di Ginevra ed i diritti fondamentali sono sospesi. Per capire cosa possa significare prendetevi cinque minuti e guardate questo video!

 

Tre notizie del 19 giugno 2018

Oggi estraggo dalla mischia tre notizie particolarmente notabili a mio parere.

1938-2018. Salvini vuole il censimento Rom nella ricorrenza degli gli 80 anni dall’istituzione delle leggi razziali fasciste contro gli ebrei.

Inizio parlando dei fatti di casa e dell’Italia di Salvini, che in barba alla Costituzione, su cui pur deve aver recentemente giurato per assumere il ruolo di Ministro degli Interni, continua a dichiararsi intenzionato ad andare fino in fondo alla “questione Rom” proponendo e ribadendo che vuole censirli ed espellerli. Lo spettro del censimento razziale in Italia rievoca immediatamente quello indetto durante il ventennio, poco prima che venissero approvate le leggi razziali. Una vergogna ed un’infamia imperdonabile anche secondo uomini di destra che pur hanno difeso l’operato di Mussolini. Ma nel 2018 un censimento su base razziale è vietato, è immorale, è anticostituzionale. Per questo Matteo Salvini batte la coda e gioisce per l’abbattimento di una casa, l’abitazione di una famiglia Sinti in un campo di una regione leghista.

L’OMS cancella la transessualità dalla lista delle malattie mentali

Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità esclude la transessualità dalle malattie mentali dopo anni di battaglie e decenni di lotte per il riconoscimento dei diritti dei trans. «L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ”condizioni di salute sessuale”. Questo potrebbe «portare ad una migliore accettazione sociale degli individui» e, di conseguenza «migliorare l’accesso alle cure, perché riduce la disapprovazione sociale».

Professori aggrediti da genitori violenti. Il Miur si costituisce parte civile.

Il neo ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti intervistato dal Corriere della Sera, motiva la volontà di rendere il Miur parte civile nel procedimento aperto contro alcuni genitori violenti che avevano aggredito i professori: “Gli episodi di violenza vanno condannati duramente e, come ministro, non voglio limitarmi alla vicinanza formale: saremo al fianco di insegnanti, dirigenti, del personale amministrativo e ausiliario”. Sul fenomeno delle aggressioni da parte di alcuni genitori verso i docenti era intervenuta quattro giorni fa anche Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l’associazione nazionale dei dirigenti scolastici. “Dall’inizio dell’anno scolastico – scrive Giannelli – sono 34 i casi di aggressioni da parte di genitori ai danni di presidi e insegnanti“. Ad aprire l’infausto bilancio è stato il caso registrato in una scuola di Palmi, in provincia di Cosenza. L’ultimo della serie è invece quello avvenuto a Roma in cui un professore, intervenuto a sostegno del preside, è stato quasi strangolato. Un caso che è arrivato a ridosso dell’aggressione subita a Padova dalla docente di inglese per aver rifilato un 4 a un alunno. Questi ultimi due casi stanno anche scuotendo l’opinione pubblica, sia per la violenza usata, sia per la tempistica così ravvicinata.