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“Le Mamme del Mondo” III EDIZIONE: nASCE LA fAMIGLIA gLOBALE IL 15 MAGGIO A bARI

“LA FAMIGLIA GLOBALE” è il titolo scelto per questa III edizione de LE MAMME DEL MONDO. Costumi, artigianato, musica, poesia e fotografia saranno a Bari mercoledì 15 maggio, nel Salone degli affreschi dell’Università Aldo Moro, dalle ore 16:00, per portare all’attenzione del capoluogo pugliese, attraverso un mix di attività, la multiculturalità, una risorsa che nel nostro territorio sta già manifestando alcuni preziosi frutti.

Il visitatore potrà ammirare l’ormai tradizionale sfilata di abiti delle numerose etnie presenti a Bari, i modelli realizzati da “Awa” e l’artigianato, i monili originali, creati grazie all’incontro con le signore del “Centro servizi per le famiglie del quartiere Libertà” – coop Aliante, che hanno dato vita ad un loro brand “Donne di Libertà”.

Questo mix rivela lo spirito con cui è stato costituito lo stesso collettivo de Le Mamme del Mondo, un gruppo in cui anche quest’anno è stato possibile far nascere ciò che aspetta gli ospiti di questa terza edizione grazie ed un reciproco scambio di idee, tempo e competenze. Stile e linguaggi stavolta sono centrati sulla dimensione di famiglia ed hanno impresso questo titolo all’evento: “La Famiglia Globale”.

 L’evento è organizzato dall’associazione europea TRACIALAND-Italia, con il patrocinio del Comune di Bari – Municipio I – ass.to alle Culture e dell’Università Aldo Moro di Bari

La poesia sarà presente con i versi di Letizia Cobaltini, Marilena Abbatepaolo e Gina Mihaela Pavel. Fra gli interpreti, giovani e non solo, anche Franco Minervini. Una mostra fotografica nell’atrio del Salone degli Affreschi sarà dedicata al tema de la Famiglia Globale, offrendo più punti di vista. Espongono infatti Yvonne Cerno, fotografa, da sempre vicina ai temi multietnici; Gianni Scagliola con l’obbiettivo rivolto alle intense cromie paesaggistiche; Cinzia Rossi, assistente di volo, coglie l’attimo fuggente in giro per il mondo col suo smartphone; Giuseppe Tedesco alla sua prima esposizione, con una compatta in tasca gira per le strade di Bari e ci racconta quel che avvolte potrebbe sfuggirci.

 Il neonato Coro Multietnico curato da Maria Grancharova si esibirà a cappella con brani provenienti da diversi continenti, mentre la voce e le percussioni di Teresa Barbieri, nota per le sue perfomance con El Barrio Libertad e Bandita, aprirà l’evento di presentazione che sarà condotto dalla giornalista televisiva di TRM, Maria Cristina De Carlo.

 All’evento, ideato da Monica Irimia ,interverrà quale gradita ospite la presidente del I Municipio, Micaela Paparella  che da sempre ha creduto nelle finalità del progetto, con impegno concreto.

Sono partener dell’evento, Jean Paul Stanisci, travel blogger con il suo libro “Viaggi bianchi” e Marica Ramunno, con un set fotografico live; il CIF – centro italiano femminile, presente con le sezioni di Bari e Bitritto; coop Aliante; Casa atelier Malta di Geris.

Reale Virtuale e Immaginario: Intervista a Qadim Haqq tra afrofuturismo e techno

Abdul Qadim Haqq, noto anche come Haqq e The Ancient, è un artista visivo americano nato e cresciuto a Detroit, nel Michigan. È considerato l’ambasciatore d’arte numero uno di Detroit per gli artisti di musica techno di fama mondiale.
Intervistato per RKO da CLaudia Attimonelli e Lorenzo Montefinese negli spazi di EXP Records – Vinyl & DJ Shop, Qadim Haqq è oggi protagonista di “Reale Virtuale e Immaginario”, un evento straordinario nato dalla collaborazione tra il Centro Studi e Ricerche di Apulia Film Commission e i Corsi di Scienze della Comunicazione – Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione (Uniba), con la partecipazione di MEM – Mediateca Emeroteca Musicale – e di S/Murare il Mediterraneo.

Ascolta l’intervista ad Abdul Qadim Aqq, The Ancient, presso l’ EXP Records di Bari

Doppio appuntamento, venerdì 3 maggio, all’Ateneo di Bari e alla Libreria Prinz Zaum per esplorare l’immaginario afrofuturista con due ospiti d’eccezione: A Qadim Haqq, l’artista visuale della scena musicale di Detroit, e Andrea Benedetti, producer romano e profondo conoscitore delle musiche black. L’edizione di quest’anno si propone di esplorare archetipi, ossimori e matrici degli scenari black connessi con il futuro attraverso le opere pittoriche e i fumetti di A Qadim Haqq e la narrazione sonora di Andrea Benedetti.

La fantascienza black, spesso ispirata alla deportazione nelle navi negriere dei futuri schiavi verso l’America, insieme alle sonorità della techno e dell’electro, sono espressioni di una tragedia umana vecchia di 400 anni e che oggi ritorna quanto mai attuale, a causa delle inarrestabili morti nei mari del Mediterraneo. Il seminario inizia alle 15 con i saluti istituzionali della presidente di Apulia Film Commission, Simonetta Dellomonaco, del Direttore del Dipartimento ForPsiCom, Giuseppe Elia, di Anna Montefalcone (Centro Studi e Ricerche di AFC) e dei coordinatori dei Corsi di Scienze della Comunicazione, Filippo Silvestri e Ylenia De Luca.

Prosegue con l’introduzione sull’Afrofuturismo di Claudia Attimonelli (MEM, ForPsiCom) con le storie della musica nera di Andrea Benedetti (Mondo Techno, Roma), a seguire l’atteso talk con l’artista e illustratore A Qadim Haqq (Detroit) e la partecipazione del Gruppo di Ricerca MEM, composto da Grazia Ciani, Michele Di Stasi, Lorenzo Montefinese e Roberta Troiano. Le conclusioni sono affidate a Paola Zaccaria (S/Murare il Mediterraneo). Partecipano gli studenti dell’Ipsia Santarella.

Alle 19.30 l’evento continua alla libreria Prinz Zaum per una presentazione audiovisuale del volume “Mondo Techno” (Stampa Alternativa 2018) di Andrea Benedetti e per lo straordinario live painting di Qadim Haqq. L’Artista di Detroit esporrà per l’occasione le preziose opere, copertine di vinili di culto della scena di Detroit e le tavole di prossima pubblicazione relative al graphic novel, The Book of Drexciya.

Nato nell’alveo della diaspora africano-americana, l’afrofuturismo parte da alcuni assunti fondamentali: l’omologia tra schiavo, alieno e robot derivata dall’esclusione dei neri dall’ordine del discorso sul futuro e sullo sviluppo tecnologico e maturata in seguito alla tragedia della schiavitù e delle morti occorse durante le deportazioni del Middle Passage. L’estetica di A Qadim Haqq restituirà il senso di questo movimento, che include tra gli altri, le opere di Sun Ra and the Arkestra Miles Davis e Jimy Hendrix, Basquiat, John Akomfrah, Kodwo Eshun, Octavia Butler, Missy Elliott, Grace Jones, Rihanna, Erykah Badu, Drexciya, Jeff Mills, fino al recente successo cinematografico di Black Panther e Spiderman into the Spiderverse.

Afrofuturismo è un termine di recente adozione che si riferisce alle culture nere metropolitane che si muovono tra cinema, letteratura fantascientifica, musica (hip hop e techno), grafica e produzione di videoclip. L’immaginario che ne deriva reca i segni del passato ancestrale e del futuro mai accaduto, al punto che il termine in sé a primo impatto risuona come un ossimoro. Dai primi scritti in cui compare la parola Afrofuturismo – 1992, Mark Sinker: Loving the alien su The Wire e 1993, Mark Dery: Black to the future. Afrofuturism – ad oggi, l’afrofuturismo riceve sempre più attenzione da parte di media e pubblico, coinvolge cinema, moda e architettura, in particolare inscenando spazi urbani distopici, dove esperire multiversi.

Haqq insieme ad Andrea Benedetti, la memoria storica dell’avvento della techno in Italia, fondatore di Tunnel e infaticabile diffusore delle musiche black nordamericane, insieme al Gruppo di Ricerca MEM ci immergeranno nelle atmosfere acquatiche di mondi sommersi.

Cosa significa celebrare oggi la Giornata mondiale del rifugiato

Immaginate di essere nati in un posto dalla bellezza violenta da quanto intensa, ma un posto in cui si teme ogni giorno per la propria vita, per l’incolumità dei propri cari, un posto in cui ogni proprietà va difesa affinché non sia predata dal più forte. Un posto in cui l’economia è ferma, i servizi non funzionano e nulla cambierà per chi sa quanto tempo. Immaginate cosa si prova quando si è cresciuti in un luogo da cui ci si deve separare per sopravvivere. Voglio ricordarlo oggi, Giornata mondiale del rifugiato, istituita dall’ONU nel 1951 per celebrare la stipulazione della Convenzione di Ginevra.


Il presidente della Repubblica Mattarella:  “La tragedia dei rifugiati – donne, uomini e bambini costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo dove continuare a vivere – è oggi sempre più attuale”. Per questo motivo, “la comunità internazionale deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero”


Questa è la condizione del migrante, rifugiato, del richiedente asilo ed io non lo sono. Ho lasciato la mia terra per molto meno ma solo per qualche tempo e con tutt’altro stato d’animo. Poiché vivo nel mondo ricco posso emigrante e diventare immigrata in Francia, Germania, Inghilterra con diritti pari a quelli dei cittadini, col vantaggio di tornare a casa quando voglio, senza dover dar via tutti i miei averi. Ho diritto a viaggiare per fare esperienze all’estero e cercare condizioni migliori, anche economiche, costruirmi occasioni. Se parto so che la mia terra resta lì, più o meno come l’ho lasciata. Io posso sperare di migliore la mia condizione senza abbandonare la mia identità culturale. Non ho mai rischiato la vita per un viaggio. Non ho mai sperimentato un naufragio. Non sono mai stata incarcerata perché sorpresa a viaggiare per i motivi sopra detti. Io, bianca, europea, non sono povera, insicura e sradicata. Non è merito mio. Non sono apprezzabile, stimabile per questo perché non l’ho guadagnato per merito. Sono nata così. Forse sarei apprezzabile se riuscissi ad onorare questo privilegio di nascita con un doppio senso di responsabilità. Io sono un migrante UE, di categoria speciale, e per quanto possa aver viaggiato non capirò mai davvero cosa significhi essere nata in Tunisia, Eritrea, Sudan, Siria, Afganistan, Nigeria, Etiopia, Congo, Myanmar.

Quanto conosciamo questi migranti ed i luoghi da cui provengono? Parliamo della Tunisia. In questi primi sei mesi del 2018 i tunisini sono balzati al primo posto per sbarchi in Italia, a causa del recente cambio dei porti di partenza. Si tratta di migranti economici alla ricerca di migliori condizioni lavorative. L’ex colonia francese, con un alto tasso di disoccupazione ed un forte divario tra ricchi e poveri, prevede il carcere per gli omosessuali.

L’Eritrea è il secondo paese d’origine dei migranti sbarcati in Italia quest’anno ed è un paese in cui c’è il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato, in cui viene limita la possibilità dei suoi cittadini di espatriare e con questo escamotage gli arruolati sono sfruttati in lavori pesanti. Non c’è libertà di culto né di stampa. La malnutrizione infantile colpisce 22.700 mila bambini al di sotto dei 5 anni secondo il rapporto l’Unicef del 2017.

Il Sudan ed il Sud-Sudan si sono scissi nel 2005 dopo quasi mezzo secolo di guerre civili, ma i conflitti etnici sono tutt’ora accesi. E’ il terzo paese per sbarchi. Libertà d’espressione, di riunione e di stampa sono diritti costantemente calpestati dal governo di Khartoum – Sudan. Gli arresti arbitrari hanno colpito anche esponenti del terzo settore e dell’opposizione politica. Inoltre il persistere dell’instabilità politica alimentata dagli scontri con i vicini del Sud, ha alimentato le crescenti violazioni del diritto internazionale e di guerra anche con uccisioni sommarie di civili, stupri e saccheggi.

Tutti sappiamo delle guerre in Afganistan ed in Siria ma non tutti forse sanno che molti di questi migranti sono minori e che spesso sono non accompagnati. Quasi tutti passano però dalle carceri libiche.

Oggi noi italiani, come la maggior parte degli occidentali, democratici, evoluti, amiamo circolare liberi, predichiamo l’uguaglianza e rivendichiamo il diritto a sperare in un domani migliore. Ma gli italiani sono migranti. Dieci milioni in soli vent’anni, dal 1860 al 1885. Nel dopoguerra ancora migliaia e milioni di italianissimi “musi neri”, dal viso sporco di carbone, si sono avviati col fagotto o con valige tenute con lo spago a caccia di un legittimo futuro migliore, quello che oggi non abbiamo il diritto di negare a chi proviene dalle ex colonie europee. Prima che questo discorso scivoli nella retorica propongo di indagare invece su una questione molto concreta ed attuale: le carceri libiche. La Libia no ha mai firmato la convenzione di Ginevra ed i diritti fondamentali sono sospesi. Per capire cosa possa significare prendetevi cinque minuti e guardate questo video!

 

Tre notizie del 19 giugno 2018

Oggi estraggo dalla mischia tre notizie particolarmente notabili a mio parere.

1938-2018. Salvini vuole il censimento Rom nella ricorrenza degli gli 80 anni dall’istituzione delle leggi razziali fasciste contro gli ebrei.

Inizio parlando dei fatti di casa e dell’Italia di Salvini, che in barba alla Costituzione, su cui pur deve aver recentemente giurato per assumere il ruolo di Ministro degli Interni, continua a dichiararsi intenzionato ad andare fino in fondo alla “questione Rom” proponendo e ribadendo che vuole censirli ed espellerli. Lo spettro del censimento razziale in Italia rievoca immediatamente quello indetto durante il ventennio, poco prima che venissero approvate le leggi razziali. Una vergogna ed un’infamia imperdonabile anche secondo uomini di destra che pur hanno difeso l’operato di Mussolini. Ma nel 2018 un censimento su base razziale è vietato, è immorale, è anticostituzionale. Per questo Matteo Salvini batte la coda e gioisce per l’abbattimento di una casa, l’abitazione di una famiglia Sinti in un campo di una regione leghista.

L’OMS cancella la transessualità dalla lista delle malattie mentali

Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità esclude la transessualità dalle malattie mentali dopo anni di battaglie e decenni di lotte per il riconoscimento dei diritti dei trans. «L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ”condizioni di salute sessuale”. Questo potrebbe «portare ad una migliore accettazione sociale degli individui» e, di conseguenza «migliorare l’accesso alle cure, perché riduce la disapprovazione sociale».

Professori aggrediti da genitori violenti. Il Miur si costituisce parte civile.

Il neo ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti intervistato dal Corriere della Sera, motiva la volontà di rendere il Miur parte civile nel procedimento aperto contro alcuni genitori violenti che avevano aggredito i professori: “Gli episodi di violenza vanno condannati duramente e, come ministro, non voglio limitarmi alla vicinanza formale: saremo al fianco di insegnanti, dirigenti, del personale amministrativo e ausiliario”. Sul fenomeno delle aggressioni da parte di alcuni genitori verso i docenti era intervenuta quattro giorni fa anche Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l’associazione nazionale dei dirigenti scolastici. “Dall’inizio dell’anno scolastico – scrive Giannelli – sono 34 i casi di aggressioni da parte di genitori ai danni di presidi e insegnanti“. Ad aprire l’infausto bilancio è stato il caso registrato in una scuola di Palmi, in provincia di Cosenza. L’ultimo della serie è invece quello avvenuto a Roma in cui un professore, intervenuto a sostegno del preside, è stato quasi strangolato. Un caso che è arrivato a ridosso dell’aggressione subita a Padova dalla docente di inglese per aver rifilato un 4 a un alunno. Questi ultimi due casi stanno anche scuotendo l’opinione pubblica, sia per la violenza usata, sia per la tempistica così ravvicinata.