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Nazra, Palestine Short Film Festival. Tornano a Bari gli sguardi indomiti dalla Palestina.

Era il 2017, ed era novembre. La prima edizione del Nazra, il Palestine Short Film Festival, fu ospitata dal Centro Culturale Mesahal, a Gaza City. L’anno seguente gli organizzatori furono costretti a cercare un altro posto per le proiezioni: i bombardamenti dell’esercito israeliano avevano nel frattempo cancellato il Mesahal dalla faccia della terra. Ne scrivemmo già all’epoca, presentando la seconda edizione del festival con il nome più bello del mondo: Nazra significa Sguardo. Tra pochissimo il tour italiano del Nazra torna a Bari, e Dikotomiko caro vostro ha avuto l’onore di guardare per voi, in anteprima, tutti i cortometraggi dalla – e sulla – Palestina in programma.

La vicenda del Mesahal è rievocata da A Play Before The Bombs, diretto da Roger Glenn Hill: il racconto della faticosa preparazione di uno spettacolo da parte di una compagnia teatrale, attraverso la voce di Abeer Ahmed, attrice giovane e determinata come tutti i suoi colleghi, nonostante le bombe che piovono sugli edifici, sui sogni e sulle speranze. Sogni e speranze che per i ragazzi di tutto il mondo spesso corrono dietro ad un pallone, e lo fanno anche a Gaza. Anche con una gamba sola.

Gaza, one football, one leg – diretto da Patrice Forget – ci fa conoscere la squadra di amputati della Palestina, e il loro viaggio verso la sfida con la nazionale francese. Uno dei nostri vincitori, senza dubbio. Raggiunge vette emotive inaudite, e quando ci vengono presentati uno per uno i ragazzi, con le sovrimpressioni che riportano nome, età e causa dell’amputazione, beh… è quasi un sollievo apprendere che due di loro sono stati vittime di un incidente stradale e di un tumore. Perché tutti gli altri sono stati colpiti dai proiettili israeliani durante la Marcia del ritorno, che a partire da marzo 2018 portò a manifestare – pacificamente – decine di migliaia di persone lungo la recinzione che separa Israele dalla striscia di Gaza, ogni venerdì, per 86 settimane. Il bilancio fu di almeno 230 morti e oltre 30.000 feriti. Una mostra delle atrocità settimanale, che ogni venerdì aggiungeva nomi di uomini, donne, bambini, medici, giornalisti, ad una lista di vittime interminabile. E’ quindi bellissimo vedere questi ragazzi reggersi su una stampella mentre dribblano un avversario o esultano per un gol. Altro che Champions League.

La regista britannico-palestinese Farah Nabulsi firma l’altro “nostro” vincitore del Nazra: The Present, una storia semplice e potentissima che riesce a trasmettere l’assurdità dolorosa, quotidiana e devastante della vita nel West Bank, delle ore di attesa ai check-point per poter semplicemente andare a fare la spesa, con un finale che ci ha fatto letteralmente sciogliere. E innamorare di una piccola grande supereroina di dieci anni o poco più, che se la fa addosso per la paura, ma è capace di sfidare l’esercito e il loro maledetto sistema a testa alta. Appena un gradino sotto i nostri personalissimi vincitori, piazziamo The Signal, di Recep Köse, che ricostruisce un’altra vicenda orribile: maggio 2010, una nave diretta a Gaza per portare aiuti umanitari viene attaccata dai soliti noti. La squadra che a bordo trasmette via radio è intrappolata in cabina di regia, mentre fuori dalla porta volano proiettili e scorre il sangue. Un thriller d’assedio ansiogeno, un trap-movie con i controfiocchi, che non ha bisogno di camera a mano e ritmi indiavolati per tenere lo spettatore con il fiato sospeso: sarebbe una goduria se fosse solo cinema, e non si trattasse invece dell’orrore reale dei crimini di guerra israeliani. Il segnale, che in qualche modo continuava a permettere le trasmissioni, costrinse l’esercito a fermarsi ed evitò il massacro. “Stanno trasmettendo, stop alle uccisioni”.

Podio dikotomiko a parte, tutti i corti del Nazra, anche questa volta, meritano attenzione. E non solo perché gli sguardi devono necessariamente moltiplicarsi e diffondersi, trattandosi di Palestina. Si tratta comunque di opere ben realizzate, coinvolgenti, capaci di dirci qualcosa di grande, che ha a che fare inevitabilmente con il dolore di una vita sotto occupazione. Ma che nonostante tutto ci raccontano di persone vive, coraggiose e intraprendenti. E di un popolo che non si piegherà mai.

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IL VENTENNIO. 20 luglio 2001, 20 luglio 2021.

“Avere vent’anni è avere sogni grandi” (Assalti Frontali). C’è stato un tempo in cui avere vent’anni non significava solo sognare, ma anche proporre un sistema economico differente, un mondo migliore non basato su fiorellini e poesie, e nemmeno su utopie e tarantelle. Un mondo nel quale gli scambi culturali, umani, professionali non obbediscono alle leggi di mercato e a quelle finanziarie, ma sono misurati con il peso di ogni singola goccia di sudore. É quella l’economia per noi ed era quella l’economia per il popolo di Genova, come lo era stata per il popolo di Seattle nel 1999.

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La festa del cinema in liberta’. in liberta’, ho detto!

La Festa del Cinema in Libertà è giovane, giovanissima. Ha soltanto quattro anni ma è già una realtà consolidata. Si svolge come ogni anno negli spazi aperti ed accoglienti dell’ExPostModerno, in via Napoli 264. Forse è proprio la location a dare alla Festa quel sapore di classico, di presenza costante nel tempo… o forse è un sapore che ci inventiamo noi vecchietti che abbiamo vissuto, e ricordiamo, l’Arena Moderno, operativa ancora nei primi anni settanta. Comunque, godere di visioni all’aperto, lontano dai condizionatori e vicino al cielo stellato, sotto le signore che si affacciano curiose dai balconi che danno sull’arena, è una gioia a prescindere (arricchita dalla possibilità di fumare al cinema o stappare una bottiglia di birra al cinema o addentare una pizza al cinema.)

Al cinema! Il programma è come sempre molto ricco, e le proiezioni sono organizzate in collaborazione con diverse realtà associative come La Scatola Blu, Rec Movie, Progetto Gernika, INUIT, Spine Bookstore, Post Cinema, Laboratori Ottomani, Viva Comix, Gruppo LBM, Futuro Arcaico Fest, Ma:Mamma!, Associazione Tutte a Casa, Libreria 101, Associazione Culturale Abaporu e se ne abbiamo dimenticata qualcuna perdonateci. Tanto spazio all’animazione come sempre: e di questo ci parlerà Saba de La Scatola Blu, la nostra amica e coinquilina non più abusiva nel bunker de Lo Specchio Nero. Abbiamo intervistato infatti lei e Beatrice di Post Factory che ci illuminano al riguardo: per ascoltarle dovete semplicemente cliccare il link che trovate in fondo a quest’articolo.

Non solo animazione: poseremo gli occhi su film dalle tematiche urgenti come il keniano Rafiki di Wanuri Kahiu, che racconta dell’attrazione tra due ragazze figlie di rivali in politica.

Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, capace di rappresentare una delle amicizie più belle e coinvolgenti degli ultimi anni, tra due farfalline sarde preadolescenti che si ostinano a volare anche se “circondate, siamo”.

E poi tanti cortometraggi, documentari come Tutte A Casa che racconta frammenti di lockdown tutti al femminile.

Non manca il nostro genere preferito, quello che provoca brividi lungo la schiena anche nelle serate più torride: Muori Papà… Muori è un horror russo, selvaggio e divertente nonostante provenga dalla Russia, che avremo il piacere di presentarvi noi Dikotomiko.

Ci vediamo all’ExPostModerno! Buon ascolto, e sopratutto buone visioni a tutte e tutti.

Un tram chiamato desiderio è la penultima puntata di Cactuspodcast

Cactus. Basta poca acqua – Episodio 34

On air giovedì 20 maggio, sempre dalle ore 11:00, sempre in streaming e podcast:

cactuspodcast.it e rkonair.com

Un tram chiamato desiderio

Andrea Satta cento ne fa e mille ne pensa. E’ pediatra, musicista, attore, scrittore, performer. Dopo le “mamme narranti”, il palco a pedali, la Fisarmonica Verde, e altre mille meravigliose idee, ora è diventato Tramviere.

L’ultimo formidabile progetto di Andrea, amico del cuore di Cactus, è TRAMIAMO. Un’iniziativa sponsorizzata dall’Arci per la Carovana Pedagogica.

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“Senza le basi, dimenticatevi le altezze”. Giovedì 25 marzo Cactus. Basta poca acqua incontra Annalisa Cuzzocrea

Cactus- Basta poca acqua – Episodio #26

On air giovedì 25 marzo, sempre dalle ore 11:00, sempre in streaming e podcast:

cactuspodcast.it e rkonair.com

«Che fine hanno fatto i bambini?» chiedevano alcuni striscioni comparsi in diverse città italiane durante il primo lockdown, quando le scuole erano chiuse e i ragazzi erano spariti dal discorso pubblico.
Concita intervista Annalisa Cuzzocrea, inviata di Repubblica, mamma di Carlo e Chiara, che ha deciso di indagare sul perché bambini e i ragazzi non siano stati visti dal governo alle prese con l’emergenza Covid-19. Perché siano serviti mesi prima di rendersi conto di quanto pesante sarebbe stata la conseguenza della chiusura delle scuole, dell’isolamento nelle case, soprattutto per i più fragili e per chi vive in contesti difficili. E’ nato così “”Che fine hanno fatto i bambini – Cronaca di un Paese che non guarda al futuro” (Piemme).

Nick approfondisce la questione dal punto di vista alimentare con lo psichiatra Leonardo Mendolicchio mentre Amenta è riuscita a scovare le canzoni preferite di Annalisa Cuzzocrea.

“I DIRITTI SONO UNO SPETTACOLO”. NON METTIAMOLI IN PAUSA. Sanremo è ormai alle spalle ma i problemi del settore ci sono ancora

“I DIRITTI SONO UNO SPETTACOLO” è la campagna che ha esordito sul palco dell’Ariston, durante la 71esima edizione del Festival di Sanremo. 

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LE RICHIESTE: RIAPERTURE SENZA “STOP AND GO”, LEGGE PER I LAVORATORI DELLA CULTURA. IN COMMISSIONE CULTURA DEL SENATO L’AUDIZIONE DELL’ASSESSORA PIERUCCI

IN COMMISSIONE CULTURA DEL SENATO L’AUDIZIONE DELL’ASSESSORA PIERUCCI  CON I COLLEGHI DELLE GRANDI CITTÀ ITALIANE LE RICHIESTE: RIAPERTURE SENZA “STOP AND GO”, LEGGE PER I LAVORATORI DELLA CULTURA, PIANIFICAZIONE DEI RISTORI, “FONDO CULTURA” PER LE CITTÀ

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“Altrisguardi Altrimondi”: rassegna online di cinema, musica e arti visive realizzata in DaD da studentesse e studenti di due licei del Sud Italia per discutere di scuola, diversità e discriminazioni

Altrisguardi Altrimondi :rassegna online di cinema, musica e arti visive realizzata in DaD da studentesse e studenti di due licei del Sud Italia per discutere di scuola, diversità e discriminazioni 

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