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Nazra, Palestine Short Film Festival. Tornano a Bari gli sguardi indomiti dalla Palestina.

Era il 2017, ed era novembre. La prima edizione del Nazra, il Palestine Short Film Festival, fu ospitata dal Centro Culturale Mesahal, a Gaza City. L’anno seguente gli organizzatori furono costretti a cercare un altro posto per le proiezioni: i bombardamenti dell’esercito israeliano avevano nel frattempo cancellato il Mesahal dalla faccia della terra. Ne scrivemmo già all’epoca, presentando la seconda edizione del festival con il nome più bello del mondo: Nazra significa Sguardo. Tra pochissimo il tour italiano del Nazra torna a Bari, e Dikotomiko caro vostro ha avuto l’onore di guardare per voi, in anteprima, tutti i cortometraggi dalla – e sulla – Palestina in programma.

La vicenda del Mesahal è rievocata da A Play Before The Bombs, diretto da Roger Glenn Hill: il racconto della faticosa preparazione di uno spettacolo da parte di una compagnia teatrale, attraverso la voce di Abeer Ahmed, attrice giovane e determinata come tutti i suoi colleghi, nonostante le bombe che piovono sugli edifici, sui sogni e sulle speranze. Sogni e speranze che per i ragazzi di tutto il mondo spesso corrono dietro ad un pallone, e lo fanno anche a Gaza. Anche con una gamba sola.

Gaza, one football, one leg – diretto da Patrice Forget – ci fa conoscere la squadra di amputati della Palestina, e il loro viaggio verso la sfida con la nazionale francese. Uno dei nostri vincitori, senza dubbio. Raggiunge vette emotive inaudite, e quando ci vengono presentati uno per uno i ragazzi, con le sovrimpressioni che riportano nome, età e causa dell’amputazione, beh… è quasi un sollievo apprendere che due di loro sono stati vittime di un incidente stradale e di un tumore. Perché tutti gli altri sono stati colpiti dai proiettili israeliani durante la Marcia del ritorno, che a partire da marzo 2018 portò a manifestare – pacificamente – decine di migliaia di persone lungo la recinzione che separa Israele dalla striscia di Gaza, ogni venerdì, per 86 settimane. Il bilancio fu di almeno 230 morti e oltre 30.000 feriti. Una mostra delle atrocità settimanale, che ogni venerdì aggiungeva nomi di uomini, donne, bambini, medici, giornalisti, ad una lista di vittime interminabile. E’ quindi bellissimo vedere questi ragazzi reggersi su una stampella mentre dribblano un avversario o esultano per un gol. Altro che Champions League.

La regista britannico-palestinese Farah Nabulsi firma l’altro “nostro” vincitore del Nazra: The Present, una storia semplice e potentissima che riesce a trasmettere l’assurdità dolorosa, quotidiana e devastante della vita nel West Bank, delle ore di attesa ai check-point per poter semplicemente andare a fare la spesa, con un finale che ci ha fatto letteralmente sciogliere. E innamorare di una piccola grande supereroina di dieci anni o poco più, che se la fa addosso per la paura, ma è capace di sfidare l’esercito e il loro maledetto sistema a testa alta. Appena un gradino sotto i nostri personalissimi vincitori, piazziamo The Signal, di Recep Köse, che ricostruisce un’altra vicenda orribile: maggio 2010, una nave diretta a Gaza per portare aiuti umanitari viene attaccata dai soliti noti. La squadra che a bordo trasmette via radio è intrappolata in cabina di regia, mentre fuori dalla porta volano proiettili e scorre il sangue. Un thriller d’assedio ansiogeno, un trap-movie con i controfiocchi, che non ha bisogno di camera a mano e ritmi indiavolati per tenere lo spettatore con il fiato sospeso: sarebbe una goduria se fosse solo cinema, e non si trattasse invece dell’orrore reale dei crimini di guerra israeliani. Il segnale, che in qualche modo continuava a permettere le trasmissioni, costrinse l’esercito a fermarsi ed evitò il massacro. “Stanno trasmettendo, stop alle uccisioni”.

Podio dikotomiko a parte, tutti i corti del Nazra, anche questa volta, meritano attenzione. E non solo perché gli sguardi devono necessariamente moltiplicarsi e diffondersi, trattandosi di Palestina. Si tratta comunque di opere ben realizzate, coinvolgenti, capaci di dirci qualcosa di grande, che ha a che fare inevitabilmente con il dolore di una vita sotto occupazione. Ma che nonostante tutto ci raccontano di persone vive, coraggiose e intraprendenti. E di un popolo che non si piegherà mai.

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Manzoni ci serve o non ci serve? – Cactus. Basta poca acqua incontra Antonio Gurrado

Cactus. Basta poca acqua presenta il 22^ episodio

On air giovedì 25 febbraio, sempre dalle ore 11:00, sempre in streaming e podcast:

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Alzi la mano chi non ricorda come un incubo le estenuanti letture de I Promessi Sposi a scuola. Eppure l’opera di Manzoni è un formidabile spaccato dell’epoca e una metafora di altissimo valore. Concita intervista Antonio Gurrado, docente, che si occupa di Illuminismo presso l’Università di Pavia e ha curato diverse opere di Voltaire per l’edizione completa pubblicata dalla Voltaire Foundation (University of Oxford). Il nostro ospite sul Foglio ha scritto un articolo provocatorio, intitolato: “Smettere di far leggere i “Promessi sposi” agli studenti salverà Manzoni dalla scuola”.
Da qui partiamo per capire la relazione tra noi e i grandi classici della letteratura.

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Cactus. Basta poca acqua presenta per il 18 febbraio “O la Borsa o la vita”

Cactus. Basta poca acqua presenta il 21^ episodio
On air giovedì 18 febbraio, sempre dalle ore 11:00, sempre in streaming e podcast:

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Oggi con noi, intervistato da Concita, Ugo Biggeri, presidente di Etica Sgr, il ramo di Banca Etica che si occupa di risparmiocon fondi sostenibili e responsabili. Il suo ultimo libro si intitola “I soldi danno la felicità – Corso semiserio di sopravvivenza finanziaria”. Lo ha scritto con una giovane economista rumena Cristina Diana Bargu. E’ una sorta di manuale per entrare nel mondo bizzarro della finanza. Come funzionano il mercato e la Borsa, e i suoi prodotti principali, dai “cattivissimi” derivati ai  più ben voluti titoli di Stato? Come si possono gestire i soldi? Il loro  valore sta nelle relazioni e nel bene comune che aiutano a generare? In  questo senso sì, i soldi danno la felicità. Oppure no, come sappiamo bene. Tutto dipende da come – a livello individuale e collettivo – decidiamo di  guadagnarli, spenderli, risparmiarli o investirli. Se molto è stato scritto sul  consumo responsabile, siamo ancora poco coscienti di come le nostre piccole  grandi scelte finanziarie, dal tipo di banca in cui aprire un conto corrente agli  investimenti su cui puntare, possano fare la differenza.

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Lo Specchio Nero in frantumi. I poteri forti irrompono in redazione!

Scusate se ansimo mentre registro, e scusatemi anche per la voce bassa e frettolosa. Mi sono accucciato dietro una siepe per poter inviare questa testimonianza, in modo che i nostri amici di RKO possano poi trasformarla in comunicato scritto e diffonderla sul web. Bando ai convenevoli, vengo subito al dunque: dunque. Eravamo in studio come al solito, impegnati nella registrazione della puntata n. 16 della seconda stagione de Lo Specchio Nero. Massimiliano, in un impeto di situazionismo spinto, stava registrando suoni e rumori della costruzione di un muretto all’interno dello studio, ispirato da quello che hanno tirato su a Torino per proteggersi dagli spacciatori di Parco Sempione. Quella notizia l’ha colpito non poco, è stato investito da una luce mistica esclamando: “siii, ecco la soluzione! Finalmente non dovrò più confrontarmi con voi e cesseranno di esistere i problemi di comunicazione tra di noi! Un muro! Ecco quello che ci vuole!”. Daniele, microfoni e manopole alla mano, remixava i suoni di calce cucchiara e cofana, trasformando il tutto in colonna sonora per la puntata. E io scrivevo un articolo sul meraviglioso governo presieduto da Mario Draghi che incombe su di noi come il sol dell’avvenire. Insomma, tutto procedeva normalmente come al solito, quando all’improvviso è andata via la corrente. Tutto buio, buio pesto. Un’esplosione ha divelto la porta della redazione, il fumo ha invaso la stanza, ho sentito delle urla. Colpi secchi, grugniti, tonfi. O forse tonfa. Ho colto un bagliore per un attimo, che ha illuminato l’uscita e i corpi di diversi uomini che correvano a destra e a manca. Tutti vestiti in giacca e cravatta. “Che sta succedendo”, ho pensato, “devo salvare i miei amici” forse, o forse no. Meglio di no, ho colto l’occasione e me la sono data a gambe. Ho corso come mai in vita mia, e ora mi sono fermato un attimo a rifiatare, anche per mandare questa testimonianza al direttivo di RKO. Non so cosa ne è stato dei miei compagni di sventura, se sono ancora vivi, se li hanno portati da qualche parte. Quello che è certo è che la puntata de Lo Specchio Nero salta, lo so che è un brutto colpo per tutti voi che ci seguite. Voi, centinaia di migliaia di follower e aficionados. Ritorneremo, è una promessa. Temo che ad irrompere nel nostro covo siano stati i burocrati di Bruxelles, armati fino ai denti di grafici contundenti e piani di riforme taglienti come lame, con i loro occhi bianchi e gli artigli globalizzati. Ora che il loro uomo è arrivato alla guida di un governo nazionale, ci attendono tempi incerti, difficili, ma ce la faremo. Andrà tutto bene, ne usciremo migl… (fine delle trasmissioni. Rumore di spari, urla, bestemmie assortite).

La toponomastica del mondo è la nuova puntata di Cactus. Basta poca acqua

On air giovedì 14 gennaio, sempre dalle ore 11:00, sempre in streaming e in podcast quando volete:

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Partiamo dal libro “Le vie che orientano” di Deirdre Mask (pubblicato da Bollati Boringhieri), che esplora i vari modi, spesso inimmaginabili, in cui i nomi delle strade influenzano la vita quotidiana. È un viaggio nelle pieghe della nostra storia e nelle contrapposizioni che l’hanno segnata, perché gli indirizzi rappresentano la nostra eredità culturale, ciò che decidiamo di tenere o buttare via del passato. Ma chi decide quali nomi ricordare? E se le strade intorno a noi commemorano carnefici e tiranni, abbiamo la responsabilità civile di modificarli oppure li assumiamo come un precipitato storico immutabile?

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“Roma Canaglia” è la puntata di Cactus di domani

Cactus. Basta poca acqua – 9^ puntata lunedì 7 dicembre alle ore 11:00 o in podcast quando volete

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Non tutti lo sanno ma Roberto Bolaño dedicò alla Capitale un libriccino intitolato “Romanzetto canaglia”. E di canaglie, di vicende bizzarre, spesso illegali e furibonde è costellata la storia di una città perennemente in bilico tra un passato maestoso e ingombrante e le umane miserie del presente. Una città che fa da sfondo all’ultimo romanzo di Angelo Carotenuto, “Le canaglie” (Sellerio),  dove  la storia di una squadra degli anni Settanta, la Lazio formidabile di Tommaso Maestrelli, diventa metafora non solo del gioco del calcio ma del gioco baro della vita. Carotenuto sarà l’ospite della puntata, intervistato da Concita De Gregorio.

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Era una casa così carina. Cactus. Basta poca acqua torna on air lunedì e ci spiega chi sono i city quitter

La 5^ puntata di Cactus – Basta poca acqua va in onda lunedì 23 novembre, sempre alle 11:00, sempre in streaming e podcast

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Ci sono le case al centro di questo nuovo episodio del podcast firmato da Cactus Basta Poca Acqua. Com’è cambiato il mercato immobiliare ai tempi del lockdown? E soprattutto la fuga dalle metropoli per trasferirsi in campagna o nei piccoli borghi è davvero un fenomeno in crescita anche in Italia? Concita De Gregorio intervista Giacomo Biraghi, esperto internazionale di strategie urbane. Laureato in Economia delle Pubbliche Amministrazioni alla Bocconi e in City design and social sciences alla London School of Economics di Londra, Biraghi – che è un milanese doc – è diventato un “city quitter“. Ha abbandonato la sua città ed è andato a vivere in alta montagna. Scoprendo la felicità. 

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Le conseguenze dell’odio. Cactus – Basta poca acqua torna on air

Una puntata – questa di Cactus. Basta Poca Acqua – dura e necessaria. Dall’inizio dell’anno in Italia sono stati già sessanta i femminicidi. Quasi tutti in famiglia, tra le mura domestiche che per tante, troppe donne si trasformano da nido in lager. E ancora di più oggi: il lockdown ci tiene in casa dove i rapporti malati, tossici, violenti si amplificano. Concita De Gregorio intervista Stefania Prandi, giornalista e scrittrice che per “settenove” ha scritto “Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta“, un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive, gli esiti drammatici della violenza di genere. Sono le testimonianze di madri, padri, fratelli, sorelle, figli e figlie.

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“IL CINEMA È LUCE” – il Bif&st 2020 illumina Bari – Ascolta tutte le puntate

“Il cinema è luce”, affermava Federico Fellini, ed è questo lo spirito con cui l’undicesima edizione del Bif&st-Bari International Film Festival decide di partire. Da domani 22, fino a domenica 30 agosto 2020, Bari sarà illuminata dalla proiezione di numerosi film, presentazione di libri e molto altro.

Ascolta tute le puntate in onda dal 22 al 30 agosto 2020 ne La Diretta di RKO, realizzate per seguire insieme a Simona Losito, Luca Rosato e Mirco Moretti il festival

L’evento di partenza del festival è, infatti, una mostra fotografica con gigantografie messe a disposizione dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia – insieme ad una vasta retrospettiva dei suoi film – dedicata al regista Mario Monicelli, la cui inaugurazione avverrà alle ore 11.00 di sabato 22 agosto, come apertura dell’intero festival. Difatti questa edizione è dedicata proprio al lavoro di questo grande regista: a partire dall’immagine con cui il festival si presenta (che immortala proprio Mario Monicelli fotografato da Pino Settanni), passando per la mostra fotografica a lui dedicata e giungendo alle due location (Teatro Margherita e Multicinema Galleria) dedicate esclusivamente alle proiezioni gratuite dei suoi film, si può affermare che questo è un po’ anche il festival Mario Monicelli.

Nella conferenza stampa, tenutasi questa mattina presso il Teatro Margherita, si è parlato delle difficoltà affrontate nell’organizzare questa edizione e di come assicurare e garantire tutte le misure di sicurezza richieste, per cui sono stati anche consultati esperti del settore. È previsto infatti il tracciamento dei partecipanti al Bif&st 2020 attraverso biglietti nominali, controllo della temperatura corporea mediante termoscanner agli ingressi delle sale e delle arene (non sarà consentito l’accesso in caso di temperatura superiore ai 37,5 gradi), con distanziamento nelle sale e nelle arene per tutte le attività, in modo da garantire la massima sicurezza a quanti prenderanno parte in qualunque forma al Bif&st 2020.

Il direttore organizzativo Angelo Ceglie ci ha tenuto a ringraziare tutti coloro che hanno offerto consulenza e sono intervenuti nella realizzazione di questa edizione, in primis il prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione, del sovrintendere all’applicazione delle normative sanitarie per un sereno svolgimento della manifestazione.

Gli spazi in cui si svolgeranno le attività del Bif&st 2020 saranno: il Teatro Piccinni, che per la prima volta viene occupato dal festival dopo il restauro; Piazza Prefettura (della Libertà), in cui è stata allestita un’arena con due accessi differenziati per ridurre la possibilità di creare assembramenti; la Corte del Castello Svevo, al cui interno vi è una seconda arena all’aperto; la sala numero 5 del Multicinema Galleria, scelta appositamente in quanto unica a possedere un proiettore 35mm in grado di proiettare film in pellicola, e il Teatro Margherita. Le ultime due location saranno interamente dedicate a Monicelli. Tutti i luoghi del festival sono stati allestiti appositamente per garantire il distanziamento individuale, per questo motivo la capienza massima degli spazi è stata dimezzata o quasi. Inoltre, nonostante in alcuni casi gli eventi si terranno all’aperto, si consiglia l’utilizzo della mascherina anche durante l’intera durata degli eventi, anche se le disposizioni non lo impongono (difatti sarà obbligatoria solo all’entrata). I posti saranno tutti distanziati, senza eccezione per congiunti.

Angelo Ceglie, durante la conferenza stampa di questa mattina, ha precisato che gli organizzatori del Bif&st 2020 hanno deciso di lottare per presentare il festival di quest’anno, anche per diventare un modello di riferimento nell’organizzazione di questo tipo di eventi. Hanno evitato di proporre alternative inadeguate per un festival di questo tipo, come ad esempio la fruizione online. L’intenzione è quella di provare a vivere questa nuova realtà in modo che sia produttiva il più possibile per tutti e per questo “abbiamo deciso di buttare il cuore aldilà dell’ostacolo, sperando che il rischio controllato che abbiamo deciso di correre ci ripagherà tutti”.

Felice Laudadio interviene affermando che se avessero tenuto una conferenza nel mese di marzo, avrebbero annunciato la presenza di tutti i premiati durante il festival. Altre personalità del cinema italiano premiate dalla giuria del Bif&st non potranno partecipare di persona, in quanto – fortunatamente – impegnate nelle riprese dei film le cui lavorazioni erano state interrotte o spostate a date più favorevoli. Sarà possibile però visionare alcuni videomessaggi per il pubblico sia al Castello Svevo che in Piazza Prefetttura, con i saluti e i ringraziamenti di Pierfrancesco Favino, Nicola Piovani, Micaela Ramazzotti, Paola Cortellesi. In particolare, il compositore Nicola Piovani, che ha ricevuto il premio oscar Ennio Morricone, ha scelto lui stesso di non essere presente, nonostante fosse in Puglia durante la durata del festival, al fine di garantire il lavoro ai suoi musicisti. Tra gli artisti che invece ci saranno, emerge il nome di Roberto Benigni, il quale ha ricevuto il premio Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista per il film Pinocchio e che farà una sola apparizione proprio in occasione della proiezione del film stesso in data 29 agosto, in cui verrà intervistato da David Grieco in Piazza Prefettura (della Libertà).

L’unica variazione del programma che è stata annunciata riguarda l’impossibilità di svolgere le presentazioni dei cinque libri sul cinema nella Corte del Castello Svevo, che invece avverranno all’interno del Teatro Margherita, con la partecipazione massima di 40 persone per ragioni di contingentamento emergenziale. Inoltre, i minorenni (dai 14 anni in su) potranno accedere alla visione di film internazionali e stranieri privi di censura, solo se accompagnati dai genitori, i quali dovranno dichiarare di prendersene la responsabilità.

Durante l’organizzazione di questo festival si sono sicuramente acquisite nuove competenze, superando le difficoltà e permettendo di evolvere e far crescere la cultura nella nostra terra, come ha dichiarato Simonetta Dellomonaco, presidente dell’Apulia Film Commission, affermando anche che questa può diventare una “nuova consuetudine”, utilizzando questo ossimoro estremamente esplicativo. Nel suo discorso, emerge anche la necessità del Sud di comportarsi in modo evoluto e internazionale, concludendo che talvolta la crisi può essere un’occasione per migliorare.

Durante il festival non si terranno altre conferenze stampa, il prossimo appuntamento è fissato per il 30 agosto alle ore 12.30 presso il Teatro Piccinni, per la Conferenza Stampa finale, in cui si farà un bilancio complessivo del festival e si annunceranno le prospettive e le date dell’edizione del festival 2021. La speranza è che l’edizione di quest’anno sia una guida e un esempio da seguire nel futuro.

Come accedere alle attività del Bif&st 2020

  • ARENA PIAZZA PREFETTURA (Piazza della Libertà)
    Anteprime internazionali – Biglietto: €8,00 – Abbonamento (no posto assegnato): €60,00
  • TEATRO PICCINNI – Panorama internazionale e repliche ItaliaFilmFestival – Biglietto €5,00 – Abbonamento senza posto assegnao per programmazione fascia serale (ore 19.00 e 22.30): € 75,00

    Gli abbonamenti e i biglietti per l’Arena di Piazza Prefettura e per il Teatro Piccinni sono in vendita online sul Circuito Vivaticket e presso il botteghino del Teatro Piccinni.
  • ARENA CASTELLO SVEVO
    ItaliaFilmFest – Biglietto: € 5,00
  • MULTICINEMA GALLERIA
    Festival Mario Monicelli – Ingresso gratuito contingentato
  • TEATRO MARGHERITA
    Mostra Mario Monicelli – Ingresso gratuito contingentato

#PHESTchiamaTERRA: La V edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arte


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Il 7 agosto verrà innaugurato Phest, il festival internazionale di fotografia e arte di Monopoli che, con l’hashtag #PHESTchiamaTERRA, dà via alla social call.

Nonostante le difficoltà e i momenti bui che il lockdown ha portato con sé, non è mai stata messa in discussione la possibilità di organizzare questa quinta edizione del festival. E’ un traguardo a cui l’associazione e lo staff di PhEST hanno risposto mettendosi al lavoro ancor più duramente, per anticipare di un mese l’inizio della mostra e renderla completamente fruibile al pubblico, per garantire ai visitatori di poterla visitare in piena sicurezza.

Il tema scelto per la quinta edizione è “TERRA” inteso nel senso di pianeta Terra, che verrà mostrato ai visitatori, ma anche nell’accezione di mondo contadino e riscoperta del suo valore. Un tema che anche quest’anno è in simbiosi perfetta con l’attualità e la situazione di isolamento e distanziamento individuale che stiamo vivendo, che però deve e può aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

La Social Call

Il direttore artistico del festival, Giovanni Trilo, assicura che partecipare a #PhESTchiamaTERRA! è molto semplice. Ciò che bisogna fare è scegliere una fotografia di un luogo, un pezzettino di Terra in cui vivete o siete stati in passato, senza limiti geografici, scrivere il nome della località immortalata nella foto e pubblicarla sulla propria pagina Instagram o Facebook, condividendola con gli organizzatori del Festival usando l’hashtag #PHESTCHIAMATERRA. Alcuni degli scatti che arriveranno saranno selezionati e condivisi sui canali social di PhEST e in più alcune delle foto faranno parte di un’installazione dedicata di PhEST2020.

“Immersi in una rete di connessioni digitali, rimangono ancora importanti e vitali i legami che abbiamo con i luoghi, gli spazi fisici che viviamo e scopriamo. Le città o Paesi in cui siamo cresciuti, in cui lavoriamo, quelli che visitiamo nei nostri viaggi, quelli a volte dimenticati, quelli conosciuti per caso, quelli che “se chiudiamo gli occhi” ci vediamo proprio lì. Insomma, quegli angoli di Terra con cui abbiamo un legame, dove troviamo la nostra connessione. Sono i paesaggi (naturali o urbani) e i suoi elementi che, filtrati dai nostri sguardi e gesti, ci portiamo dentro e diventano la nostra idea di mondo. E perciò se PhEST chiama Terra, chi dovrà rispondere? Voi, naturalmente! Con le vostre foto da qualunque angolo del mondo in cui vi trovate o siete stati!”. Questo il principio da cui nasce l’iniziativa, che possiamo leggere sulla pagina Facebook di PhEST che quest’anno festeggia i suoi primi cinque anni di vita.

Gli eventi a luglio

Non sarà necessario aspettare agosto per immergersi nell’arte: a fine luglio è prevista la residenza artistica dello street artist di fama internazionale Millo, originario di Mesagne (Brindisi), che realizzerà un murales in grande scala su una parete cittadina ancora non rivelata, che si aggiungerà agli oltre 120 murales a sua firma sparsi per tutto il mondo. Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, è uno street artist italiano che spicca per i suoi murales in bianco e nero caratterizzati dall’uso del colore solo per alcuni particolari. Sono tantissime le sue partecipazioni a diversi Street Art Festival in giro per l’Europa e molte sue opere sono esposte a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Londra, Parigi, Lussemburgo e Rio de Janeiro. Ciò che realizza con i suoi murales non è una semplice opera d’arte, è una ricerca estetica assolutamente personale e unica, che si concentra sull’emotività, sulle paure, sulle incertezze… in generale sulla fragilità dell’essere umano. E’ un approccio a tuttotondo che indaga non solo ciò che esiste all’esterno di ognuno di noi, ma in particolare ciò che si nasconde al nostro interno, due lati della stessa medaglia inscindibili tra loro.

Gli artisti

Tra gli artisti che sono stati già confermati, Jacob Balzani Lööv, fotografo italo-svedese, amante di storie di persone fortemente legate a un luogo, ad una terra. Porterà con sé il progetto Ustica, vincitore della “Solo Exhibition” a PhEST con il PHmuseum Grant, che da tre anni è partner dell’associazione culturale PhEST, organizzatrice del Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli. Attraverso la mostra potremo scoprire la storia di Ustica, un’isola che prende il nome dalla parola latina ustum, “bruciato” e che ai Greci era nota come Osteodes, “ossario”, da alcuni ritenuta dimora della maga Circe, citata nell’Odissea come colei che trasformava gli incauti visitatori in maiali. Un luogo che  al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino e che durante il regime fascista lo fu in particolare per oppositori politici tra cui Gramsci e Bordiga. Quando sembrava che l’isola stesse rinascendo, fu colpita da quella che è nota come la Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. A 115 chilometri dall’isola, un aereo di linea si schiantò in acqua senza lasciare sopravvissuti. Da quel giorno Ustica cessò di essere isola e divenne un massacro. L’idea di combinare le immagini della vita che si conduce sull’isola accanto a paesaggi legati alla tragedia, vuole dare uno spunto per pensare al legame tra due significati antitetici, alla nascita improvvisa di questa connessione e alle sue conseguenze. Dopo quarant’anni dal massacro, la fotografia ci permette di attraversare la storia dell’isola e di onorare le 81 vittime, ma al contempo di riportare Ustica al suo significato originale.

Anche quest’anno il Festival avrà il patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, del Comune di Monopoli, di PugliaPromozione e dell’Apulia Film Commission. PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Nasce da una necessità: provare a restituire una voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, e ridefinire un immaginario proprio e nuovo. L’area geografica di interesse, mai davvero restrittiva e sempre pronta a modificarsi, a estendersi, a focalizzarsi, coincide con la naturale panoramica di quello sguardo da qui, da Monopoli, dalla Puglia: il Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente, l’Africa e oltre.