Tutti gli articoli di Simona Losito

“SONICA”: Un percorso musicale attraverso le fotografie di Guido Harari

SONICA” è il titolo della selezione di fotografie di Guido Harari, ospite quest’anno del Locus Festival 2020 “Limited Edition”, che saranno in mostra da domenica 9 agosto a Locorotondo.

Guido Harari è un fotografo che nei primi anni Settanta ha avviato la duplice professione di fotografo e di giornalista musicale, contribuendo a porre le basi di un lavoro specialistico sino ad allora senza precedenti in Italia. Ha realizzato la sua prima intervista quando era ancora un adolescente e durante tutta la sua carriera è entrato in contatto con artisti internazionali, come Lou Reed, Frank Zappa, Jimi Handrix, David Bowie. In Italia ha collaborato con Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Pino Daniele e molti altri.

La sua scelta è stata proprio quella di unificare due grandi passioni, musica e fotografia, e farne un lavoro. Le sue non sono solo fotografie, sono un potente mezzo attraverso cui è riuscito a scoprire chi erano le persone dietro i personaggi oggetto dei suoi scatti. Le sue fotografie ci danno, dunque, la possibilità di vedere la musica e ascoltare le immagini, anche perché, come afferma lui stesso, “ascoltare la musica senza avere queste immagini negli occhi è sostanzialmente impossibile”. È questo quello che ci aspettiamo dalle fotografie che saranno esposte lungo le strade di Locorotondo dal 9 al 23 agosto: rivivere la potenza intrinseca della musica di anni che rappresentano parte integrante della storia della musica e non, attraverso lo sguardo personale di Guido Harari, quasi come se guardassimo il suo diario personale fatto di immagini.

Il 9 agosto, alle ore 18:00 si terrà anche un talk con il fotografo, nel panel “Vedere la musica, ascoltare le immagini“, introdotto da Nicola Gaeta.

Una puntata speciale del programma sulla fotografia Rumore, vedrà come protagonista proprio il fotografo Guido Harari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di fargli qualche domanda, intavolando un’interessante conversazione che ci ha riportati un po’ indietro, in quegli anni meravigliosi, attraverso le sue parole. Durante l’intervista si è spaziato dalla fotografia alla musica, ripercorrendo quelle che sono state le sue esperienze, i suoi ricordi e le sue emozioni, fino a giungere a parlare della mostra “SONICA”, di cosa rappresenta e di come sarà strutturata.

La puntata andrà in onda martedì 4 agosto alle ore 18.00. Non perdetevi per nessun motivo al mondo le parole di qusto fotografo così ricco di storie e di passione. Per ora godetevi questa piccola anteprima dell’intervista.

Indiferenti Reboot Party: Ripartire insieme con la musica dal vivo

Venerdì 24 luglio in zona Modugno, si è svolta una serata all’insegna della musica: Indiferenti Reboot Party, questo il nome scelto per l’evento. I membri della band Indifferenti, ex Indiferenti, insieme ad amici, conoscenti e sostenitori della causa, hanno pensato di orgnizzare un evento di loro spontanea volontà, unendo le forze e creando dal nulla una serata con diversi artisti. Come si può evincere dal titolo, il focus dell’appuntamento è stato il ri-partire insieme con la musica live, soprattutto dopo questo periodo di fermo importante per il mondo della musica.

Insieme agli Indifferenti, si sono esibiti anche altri artisti: Anomys, Alessandra Valenzano e Macchisti.

L’iniziativa è nata in primis con lo scopo di far ripartire la musica dal vivo, dal momento che per i gruppi emergenti della zona la situazione è ancora ferma. Tra i motivi c’è stato anche il forte desiderio di offrire un live a tutti i “fanz”, come afferma Mirko Colella, il frontman degli Indifferenti, dopo tanto tempo passato chiusi in sala prove a scrivere il nuovo disco di cui hanno proposto qualche brano in anteprima proprio durante la serata. È stato anche un modo, dunque, per mostrare al loro pubblico quello che sarà il futuro degli Indifferenti, proprio attraverso i pezzi inediti che faranno parte del nuovo album.

Il lockdown non ha solo privato la band delle serate programmate per l’estate 2020, ma ha anche provocato un senso di smarrimento e malinconia nei musicisti, che si sono visti privati della possibilità di esprimersi attraverso ciò che è diventata ormai parte essenziale della loro vita. Allo stesso tempo ció ha comportato una perdita economica, con ripercussioni anche sulla registrazione del nuovo album.

“E quindi insomma eccoci qui, con un po’ di amici e pochi invitati (siamo andati SOLD-OUT e tutta la gente “in più” che sarebbe voluta venire si è beccata un “sorry, posti esauriti”) abbiamo messo in piedi questa cosuccia”.

L’etichetta discografica

Ad aiutarli nell’organizzazione e a sostenerli nell’iniziativa, la loro etichetta, Crutch Records, un progetto che si occupa della produzione e promozione musicale ed artistica nell’area barese. Oltre ad essere un’etichetta nella quale ci si occupa di produzione e registrazione musicale, la Crutch Records nasce come un vero e proprio collettivo. Sono un gruppo di ragazzi giovanissimi, la loro età oscilla tra i 18 e i 24 anni, ed hanno deciso di unire le proprie forze, le proprie conoscenze e idee per creare una vera e propria rete di supporto reciproco che riesca ad unire diverse figure artistiche: dal musicista al produttore, fotografo, videomaker, grafico, ecc.

Come etichetta non si dedicano alla produzione di generi musicali di riferimento fissi. La loro filosofia li porta a concepire la musica come qualcosa di libero da definizioni canoniche; difatti se si ha modo di ascoltare gli artisti da loro prodotti, si nota nell’immediato l’attraversamento di generi musicali eterogenei.

Il loro obiettivo è quello di crescere iniseme, supportandosi a vicenda e motivando la scena emergente barese. È proprio per questo che si impegnano attivamente ad organizzare eventi interamente incentrati su artisti emergenti. Ad esempio a novembre dello scorso anno hanno organizzato il “Floating Fest“, una serata dedicata alla musica rap-trap barese, con ben 11 artisti indipendenti e soprattutto giovanissimi.

Sono organizzazioni come queste che dobbiamo ringraziare se ancora oggi, nonostante le difficoltà, incontriamo chi ha ancora voglia di creare prodotti artistici, seppure piccoli talvolta, voluti cercando di arricchire sempre più il mondo della musica con innovazioni e sonorità diverse, ma soprattutto con lo scopo di arricchire anche il nostro territorio.

La collaborazione tra la Crutch Records e gli Indifferenti è nata un anno fa o poco più, quando l’etichetta ebbe l’occasione di sentire il live della band ad una serata e se ne innamorarono. È nata così una collaborazione che continuerà anche in futuro, per la produzione del prossimo album.

Se siete curiosi di ascoltare gli artisti di questa etichetta, ecco la playlist Spotify con gli ultimi singoli degli artisti che collaborano con loro:

Gli artisti

Ad esibirsi durante la serata non sono stati solo gli Indifferenti:

Anomys, nome d’arte di Simona Valenzano, ha presentato i suoi brani con una voce dolce e delicata, che talvolta, però, riesce anche ad esprimere rabbia e disapprovazione. Da poco è su Spotify il suo primo singolo, “Little Boat“, uscito a marzo 2020, in pieno lockdown. Un brano in grado di trasferire tranquillità, di cullare l’ascoltatore e di scacciare ansie e paure non solo con la sua voce incredibilmente rilassante, ma anche per la sua tematica: il brano parla di una barchetta in mezzo al mare, un rifugio tra le onde del mare in tempesta.

Alessandra Valenzano, con il suo ukulele e una voce da brivido. Una pulizia tecnica e un’emotività che accostate provocano la pelle d’oca a chi ascolta. Artista in piena crescita, nel 2019 è stata selezionata per la finale del “Premio Maggio 2019” esibendosi con il leader dell’Officina CamomillaFrancesco De Leo e i Camillas. Sempre nello stessa anno ha aperto, riscuotendo grande successo, il concerto di Carl Brave e ha vinto il contest di “Alibi Summer Fest”, avendo così la possibilità di esibirsi sullo stesso palco di Myss Keta, Subsonica ed Eugenio in via di Gioia. Il 15 novembre è uscito il nuovo singolo con l’etichetta Vertical Music, Ci hai mai pensato al Vietnam, con la collaborazione di Frank Nemola, storico musicista di Vasco Rossi.

I Macchinisti, con il loro alternative rock/ post-grunge, si sono distanziati dal sound iniziale della serata, proponendo anche agli amanti delle sonorità più strong un po’ di sano rock’n’roll. Scrivono testi in italiano, spesso toccando tematiche di natura sociale in un’ottica talvolta polemica. Il loro ultimo singolo si chiama Qui moriremo prima della pensione, che potrebbe essere letto come una rappresentazione drammatica della condizione di disagio dell’attuale gioventù italiana. Anche loro fanno parte della famiglia Crutch Records e sono in work in progress per la registrazione del nuovo album.

Infine si sono esibiti gli Indifferenti, annunciando il piccolo cambiamento nel nome della band e proponendo i brani del loro EP, Camerino 24, uscito ormai un anno fa, insieme a nuovi brani destinati all’album che sono in procinto di registrare. Il loro è un sound colmo di innovazione, di freschezza, ma soprattutto un tripudio di sonorità appartenenti a generi differenti che trovano una pacifica convivenza nelle loro canzoni. Il loro marchio di fabbrica è proprio la semplicità con cui riescono a creare linee musicali blues, accompagnati talvolta anche dal Sax, che conferisce un valore aggiunto alla loro musica, in cui troviamo talvolta il funky, altre lo swing, anche un po’ di rock e qualche volta anche qualche accenno rap. Un altro punto di forza della band sono i testi, metricamente ben costruiti, colmi di giochi di parole, simpatici ma anche profondi e riflessivi. Insomma, una band tutta da scoprire e che può offrire ancora tanto.

Luce Music Festival – Approdi Musicali

Ancora arte, in particolare la musica, ad arricchire l’estate 2020 con la Special Edition del Luce Music Festival, giunto alla sua terza edizione, che si terrà a Bitonto tra il 7 e il 12 agosto.

Il “pandemonium” di Vinicio Capossela, lo spettacolo concerto di Gio Evan, il live del nuovo album di Dente, la grinta pop di Francesca Michielin, ma anche un tour guidato alla scoperta del patrimonio storico-artistico ed eno-gastronomico del territorio. È il programma della III edizione di Luce Music Festival – Approdi musicali che si svolgerà il 7, l’8, il 10 e il 12 agosto nel Parco Naturale Lama Balice di Bitonto, in provincia di Bari. 

Il festival è realizzato con il contributo della Regione Puglia, in collaborazione con il Comune di Bitonto. L’Amministrazione comunale della città finalista Capitale Italiana della Cultura 2020, dove il Festival è stato ideato, ha accolto infatti la suggestiva idea di ospitare la terza edizione del Festival in quel porto verde che dalle acque è nato, qual è Lama Balice

Quattro giornate di musica e cultura concentrate nel letto di un corso d’acqua ormai asciutto lungo 37 chilometri dove un tempo scorreva l’antico fiume Tiflis. Un luogo dal valore storico e naturalistico inestimabile, trasformato nel corso dei millenni dall’opera magistrale della Natura e dall’azione corrosiva dell’acqua, costeggiato da ripidi costoni, segnato da lembi di terra rossiccia e sovrastante una serie di grotte, sedi di antichi insediamenti umani. 

Nato nel 2018 come festival itinerante in prossimità dei porti pugliesi, per la sua edizione speciale Luce Music Festival ha scelto questo “porto” inusuale affinché – proprio come il fiume Tiflis torna a vivere ogni volta che la pioggia lo bacia – anche il mondo della musica possa a tornare a vivere dopo una lunga stagione di siccità. Soprattutto, ha scelto di esserci, di proporre anche per il 2020, la sua capacità di creare porti emotivi ed artistici nonostante le numerose e ben note difficoltà che il settore dello spettacolo dal vivo sta vivendo. Un’edizione speciale dunque, dedicata come non mai a chi riconosce la musica come nutrimento, valore, a chi sa bene che la musica appartiene alla vita sempre, anche quando è costretta a tacere. Parola chiave dunque, “appartenenza”. A un settore, quello della musica dal vivo, ma anche a un territorio, perché con la scelta di svolgersi nel Lama Balice, Luce Music Festival torna nella Bitonto in cui è stato ideato

Il festival si apre venerdì 7 agosto con il Pandemonium di Vinicio Capossela, un concerto narrativo di canzoni messe a nudo, scelte liberamente in un repertorio che quest’anno tocca il traguardo dei trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa”. Sul palco, una serie di strumenti musicali che insieme evocheranno il Pandemonium, mitologico e gigantesco strumento di metallo dal tono grave, che scava negli inferi, in quel sottosuolo che è anche sede della memoria. Pandemonium, come anche il titolo della rubrica quotidiana tenuta da Capossela durante la quarantena, sulle connessioni fra canzoni e attualità. 

Sabato 8 agosto sarà la volta di Albero Ma Estro, il nuovo “spettaconcerto” del poeta, filosofo e cantautore Gio Evan, un live “contenuto ma incontenibile, acustico ma elettrizzante, colturale più che culturale, uno spettacolo che non arriva alla radice delle cose ma si ferma sui frutti”. 

Lunedì 10 agosto protagonista della III edizione di Luce Music Festival sarà uno dei più apprezzati cantautori italiani, Dente, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numeroso, riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati. L’artista fidentino presenterà le canzoni del suo ultimo album, l’omonimo Dente uscito a febbraio 2020, poco prima del lockdown. Un disco intimo e personale, di trasformazione e rinascita, in cui il cantautore, in ognuno degli undici brani, racconta un pezzo di sé. 

Mercoledì 12 agosto il festival si chiude con il concerto della cantautrice e polistrumentista Francesca Michielin, anche lei fresca di nuovo album uscito nel mese di marzo, una boccata di ossigeno in piena quarantena. L’artista veneta presenterà a Luce i brani di FEAT (stato di natura, un disco tutto di featuring (da Fabri Fibra ai Coma Cose, da Elisa a Max Gazzè) incentrato sul tema del contatto con l’altro e del ritorno a una dimensione naturale e più essenziale. Tutto condito da un pop contemporaneo che rivela le influenze di Annie Lennox, Paul Simon e Vampire Weekend

I biglietti dei concerti sono disponibili sul circuito TicketOne

Prima di ogni concerto infine, al tramonto, il pubblico avrà la possibilità di ampliare la propria esperienza con Bacco in Lama, un tour guidato alla scoperta del patrimonio storico artistico ed enogastronomico del territorio. I visitatori potranno ammirare le mura della città, le antiche architetture civili testimoni di trasformazioni sociali e politiche, le porte urbiche, i ponti realizzati nel XIX sec dall’architetto Luigi Castellucci e fare una sosta dedicata alla degustazione di vini e prodotti da forno presso la Masseria Lama Balice, fino ad arrivare direttamente in platea. 

Il tour è riservato a 20 spettatori per ogni appuntamento, in possesso del biglietto e previa prenotazione a info@lucemusicfestival.it scrivendo in oggetto “Bacco in Lama Tour”. 

Nelle precedenti edizioni, il Luce Music Festival – Approdi musicali ha avuto la possibilità di ospitare fra gli altri: Salmo (porto di Molfetta), Francesco De Gregori (porto di Trani), Antonello Venditti (porto di Molfetta), Ermal Meta (porto di Molfetta), Mario Biondi (Bisceglie), Paul Karkbrenner (Santa Cesarea Terme). 

#PHESTchiamaTERRA: La V edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arte


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Il 7 agosto verrà innaugurato Phest, il festival internazionale di fotografia e arte di Monopoli che, con l’hashtag #PHESTchiamaTERRA, dà via alla social call.

Nonostante le difficoltà e i momenti bui che il lockdown ha portato con sé, non è mai stata messa in discussione la possibilità di organizzare questa quinta edizione del festival. E’ un traguardo a cui l’associazione e lo staff di PhEST hanno risposto mettendosi al lavoro ancor più duramente, per anticipare di un mese l’inizio della mostra e renderla completamente fruibile al pubblico, per garantire ai visitatori di poterla visitare in piena sicurezza.

Il tema scelto per la quinta edizione è “TERRA” inteso nel senso di pianeta Terra, che verrà mostrato ai visitatori, ma anche nell’accezione di mondo contadino e riscoperta del suo valore. Un tema che anche quest’anno è in simbiosi perfetta con l’attualità e la situazione di isolamento e distanziamento individuale che stiamo vivendo, che però deve e può aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose e il contatto con la terra per ripartire da essa.

La Social Call

Il direttore artistico del festival, Giovanni Trilo, assicura che partecipare a #PhESTchiamaTERRA! è molto semplice. Ciò che bisogna fare è scegliere una fotografia di un luogo, un pezzettino di Terra in cui vivete o siete stati in passato, senza limiti geografici, scrivere il nome della località immortalata nella foto e pubblicarla sulla propria pagina Instagram o Facebook, condividendola con gli organizzatori del Festival usando l’hashtag #PHESTCHIAMATERRA. Alcuni degli scatti che arriveranno saranno selezionati e condivisi sui canali social di PhEST e in più alcune delle foto faranno parte di un’installazione dedicata di PhEST2020.

“Immersi in una rete di connessioni digitali, rimangono ancora importanti e vitali i legami che abbiamo con i luoghi, gli spazi fisici che viviamo e scopriamo. Le città o Paesi in cui siamo cresciuti, in cui lavoriamo, quelli che visitiamo nei nostri viaggi, quelli a volte dimenticati, quelli conosciuti per caso, quelli che “se chiudiamo gli occhi” ci vediamo proprio lì. Insomma, quegli angoli di Terra con cui abbiamo un legame, dove troviamo la nostra connessione. Sono i paesaggi (naturali o urbani) e i suoi elementi che, filtrati dai nostri sguardi e gesti, ci portiamo dentro e diventano la nostra idea di mondo. E perciò se PhEST chiama Terra, chi dovrà rispondere? Voi, naturalmente! Con le vostre foto da qualunque angolo del mondo in cui vi trovate o siete stati!”. Questo il principio da cui nasce l’iniziativa, che possiamo leggere sulla pagina Facebook di PhEST che quest’anno festeggia i suoi primi cinque anni di vita.

Gli eventi a luglio

Non sarà necessario aspettare agosto per immergersi nell’arte: a fine luglio è prevista la residenza artistica dello street artist di fama internazionale Millo, originario di Mesagne (Brindisi), che realizzerà un murales in grande scala su una parete cittadina ancora non rivelata, che si aggiungerà agli oltre 120 murales a sua firma sparsi per tutto il mondo. Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, è uno street artist italiano che spicca per i suoi murales in bianco e nero caratterizzati dall’uso del colore solo per alcuni particolari. Sono tantissime le sue partecipazioni a diversi Street Art Festival in giro per l’Europa e molte sue opere sono esposte a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Londra, Parigi, Lussemburgo e Rio de Janeiro. Ciò che realizza con i suoi murales non è una semplice opera d’arte, è una ricerca estetica assolutamente personale e unica, che si concentra sull’emotività, sulle paure, sulle incertezze… in generale sulla fragilità dell’essere umano. E’ un approccio a tuttotondo che indaga non solo ciò che esiste all’esterno di ognuno di noi, ma in particolare ciò che si nasconde al nostro interno, due lati della stessa medaglia inscindibili tra loro.

Gli artisti

Tra gli artisti che sono stati già confermati, Jacob Balzani Lööv, fotografo italo-svedese, amante di storie di persone fortemente legate a un luogo, ad una terra. Porterà con sé il progetto Ustica, vincitore della “Solo Exhibition” a PhEST con il PHmuseum Grant, che da tre anni è partner dell’associazione culturale PhEST, organizzatrice del Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli. Attraverso la mostra potremo scoprire la storia di Ustica, un’isola che prende il nome dalla parola latina ustum, “bruciato” e che ai Greci era nota come Osteodes, “ossario”, da alcuni ritenuta dimora della maga Circe, citata nell’Odissea come colei che trasformava gli incauti visitatori in maiali. Un luogo che  al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino e che durante il regime fascista lo fu in particolare per oppositori politici tra cui Gramsci e Bordiga. Quando sembrava che l’isola stesse rinascendo, fu colpita da quella che è nota come la Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. A 115 chilometri dall’isola, un aereo di linea si schiantò in acqua senza lasciare sopravvissuti. Da quel giorno Ustica cessò di essere isola e divenne un massacro. L’idea di combinare le immagini della vita che si conduce sull’isola accanto a paesaggi legati alla tragedia, vuole dare uno spunto per pensare al legame tra due significati antitetici, alla nascita improvvisa di questa connessione e alle sue conseguenze. Dopo quarant’anni dal massacro, la fotografia ci permette di attraversare la storia dell’isola e di onorare le 81 vittime, ma al contempo di riportare Ustica al suo significato originale.

Anche quest’anno il Festival avrà il patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, del Comune di Monopoli, di PugliaPromozione e dell’Apulia Film Commission. PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Nasce da una necessità: provare a restituire una voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, e ridefinire un immaginario proprio e nuovo. L’area geografica di interesse, mai davvero restrittiva e sempre pronta a modificarsi, a estendersi, a focalizzarsi, coincide con la naturale panoramica di quello sguardo da qui, da Monopoli, dalla Puglia: il Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente, l’Africa e oltre.

Musica e Territorio: parole chiave quest’estate per la IV edizione del VIVA! Festival

VIVA! Valle d’Itria International Music Festival: questo è il nome ufficiale del festival musicale che prenderà vita a Locorotondo (Ba) dal 6 al 9 Agosto 2020. Il punto di forza del festival è innanzitutto il territorio, ribadito già nel titolo che accompagna questa quarta edizione, poiché la Valle D’Itria è un territorio che rappresenta uno degli incroci internazionali più straordinari della cultura contemporanea. La società pugliese Turnè e l’associazione Xplosiva, che organizza C2C Festival a Torino, uniscono le forze in un rapporto basato sulla “contaminazione creativa“, accanto al quale si rinnova anche la collaborazione con Audi, Official Partner del festival sin dalla sua nascita.

In seguito all’emergenza Covid-19, il festival ha deciso di vertere su un doppio binario programmatico: da un lato c’è lo spirito di responsabilità che in questo momento accomuna tutto il mondo produttivo, ma in particolare l’ambito dello spettacolo dal vivo; dall’altro c’è la fedeltà e la ricerca verso i suoni del contemporaneo, a favore della rivendicazione dell’identità del nostro tempo, a supporto delle scene locali e di quella nazionale indipendente.

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa presso il Museo Archeologico di Santa Scolastica (Bari) e sono state fatte presenti le motivazioni delle scelte inerenti gli artisti che saranno presenti al festival ed anche riguardo le modalità in cui è stato affrontato il momento critico post-covid. Per prima cosa si è parlato dell’importanza, in tutto questo, del Bando Triennale della Regione Puglia, che a quanto pare “ci ha visto lungo” e ha consentito agli operatori pugliesi di poter organizzare eventi, aiutando il settore, soprattutto in un periodo in cui, fino a pochissimo tempo fa, non si era certi di poter organizzare concerti, se non garantendo il posto a sedere agli spettatori con il distanziamento individuale.

Il Viva! è un festival che è riuscito a crescere in poco tempo. Gli organizzatori avrebbero voluto sicuramente proporre molto di più in questa quarta edizione, per questo motivo riecheggia nell’aria un forte sentimento di mortificazione, perchè troppo poco si riesce ad investire rispetto alle idee che si hanno e perchè lo scopo è quello di puntare a cose sempre più grandi. Al contrario di altre rassegne, il VIVA! Festival ha un’impostazione prettamente contemporanea, ospita tipicamente anche artisti esteri e per questo si differenzia dalle altre scene. Dopo l’emergenza sanitaria che tutti stiamo ancora affrontando, c’è stato per gli organizzatori un primo momento di sconforto, che è però stato sconfitto dall’opportunità di poter “fare di necessità virtù” e sfruttare questa occasione.

L’idea iniziale, per poter garantire la riuscita del festival rispettando tutte le norme a tutela della sicurezza sanitaria sociale, era quella di diffondere la musica in spazi differenziati, all’interno del centro storico di Locorotondo, senza che il pubblico sapesse da dove provenisse la musica, piazzando i gruppi musicali e gli artisti su terrazzi e balconi, rendendo fruibile la musica al maggior numero possibile di persone che nel frattempo sarebbero state in giro per il centro storico del paese. Tutto questo è stato pensato sempre e solo con lo scopo di ravvivare un territorio come la Valle d’Itria, che si sta svuotando per molti motivi, ma che può diventare nuovamente e con facilità un polo attrattivo.

Parole e ringraziamenti durante la conferenza stampa sono stati rivolti anche agli sponsor, come Lavazza, San Marzano, DICE, HEVO, Puglia Sounds, tra gli altri, che anche quest’anno ci sono e che, vista la situazione, avrebbero potuto tirarsi fuori, ma hanno invece riconosciuto l’importanza di esserci soprattutto quest’anno e per questo sono fondamentali per la riuscita del festival. “Dopo questo periodo, ho capito più che mai che non bisogna mai dare più nulla per scontato. Fino a qualche tempo fa non sarebbe stato possibile nemmeno essere qui”, fa presente Sergio Ricciardone, presidente dell’associazione artistica No Profit Xplosiva di Torino. “Non siamo una multinazionale, noi siamo persone che si sono unite per portare avanti un progetto” e ancora “quello che sta accadendo oggi al Viva! è un piccolo miracolo”.

La volontà e l’obiettivo principale di tutto il festival è quello di promuovere la scena locale e aiutare gli artisti. Si è fatto presente che se già in precedenza fare musica era da considerare uno sport estremo, ora si può parlare di “eurismo e misticismo”, soprattutto in questo periodo storico in Italia. Dunque, la direzione è quella di dare spazio ad artisti locali, che abbiano, però, una visione internazionale. Si è anche scelto di non dare spazio ad artisti internazionali per lasciare un margine più ampio alla sofferenza degli artisti appartenenti alla scena nazionale, per dare un segnale di innovazione. La speranza, infatti, è quella di trovarsi il 10 agosto, a festival concluso, con una visibilità internazionale.

La bellezza del territorio della Valle D’Itria torneranno a fare da culla e da cornice a un’edizione più intima ma allo stesso tempo ricercata di questa quarta edizione del VIVA! Festival, con una no-stop di concerti, dj-set, incontri, talk su quello che riguarda la musica dei nostri giorni. Il tutto sarà anche disponibile in streaming con il supporto di DICE TV, ticketing partner di VIVA! Festival 2020. Nei prossimi giorni saranno disponibili tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione alla manifestazione e sui biglietti.

Gli artisti

72-hour Post Fight + Very Special Guest: Massimo Pericolo (Debut — Exclusive Show)
Clap! Clap! (Live Av Show) Visuals: Giulia Dall’Ara
Jima Fei + Yaffra (Live)
Jolly Mare
Nicola Conte ‘afrocosmico’ (Feat. Carolina Bubbico, Filippo Bubbico, Raffaele Casarano, Valentina Magaletti, Federico Pecoraro & Davide Shorty)
Populous
Sanja Markovic & Puglia Jazz All Stars
The Dining Rooms
Viva Viva Malagiunta
Yaffra (Piano Solo)

Lo spettacolo continua: il Locus Festival 2020 “Limited Edition” esiste e persiste

“Esistere e persistere. Lo spettacolo continua”. Questo lo spirito con il quale si è svolta questa mattina la conferenza stampa sul web del Locus Festival 2020 “Limited Edition”, in programma a Locorotondo (Ba) dal 7 al 15 agosto, con alcuni eventi extra nel territorio di Fasano. Il Locus Festival è un evento culturale molto prestigioso per il nostro territorio, che è giunto alla sua alla XVI edizione e che si tiene ogni anno da fine luglio a metà agosto a Locorotondo. Quest’anno si è però deciso di ridurre il tempo di fruibilità degli eventi, costringendoli in una settimana o poco più, in modo tale da poter garantire anche a turisti di poter partecipare agli eventi durante una sola settimana di permanenza. Utilizzare la cultura, la musica e l’arte al fine di unificare e riattivare non solo economicamente, ma anche spiritualmente, una terra così prolifica come quella pugliese e decidere di organizzare un festival dopo questo periodo di difficoltà, nel rispetto delle regole a cui siamo obbligati, anche moralmente, è una decisione coraggiosa e temeraria, ma di tutto rispetto.

Il Locus è tra i primi festival post-covid ad aver resistito, nonostante la programmazione sia stata rivista durante il lockdown ed è in questo senso che sfida il limite rispettandolo. Infatti, da Locorotondo hanno deciso di persistere e resistere, intitolando questa coraggiosa edizione “Limited Edition”. Nonostante sia limitata dal rispetto delle nuove norme anticontagio, questa edizione può diventare un “elemento di forza per il nostro territorio e per il nostro mestiere”, come hanno annunciato durante la video-conferenza di questa mattina gli stessi organizzatori, che da anni sono attivi come agenzia Bass Culture.

Tra le altre cose, abbiamo adesso le date certe e le location. Molti eventi, purtroppo, sono stati cancellati a causa del coronavirus. Gli organizzatori sono riusciti, però, a programmare nuovi spettacoli nel rispetto delle norme anti-contagio del Governo e a posticiparne alcuni all’edizione del 2021, come il concerto di Willi Peyote, ma anche il concerto di Niccolò Fabi che però è stato confermato in doppia edizione, quest’anno in trio ed il prossimo anno con la classica formazione estesa. Gli eventi avranno luogo anche tra gli antichi spazi naturali della Masseria Ferragnano a Locorotondo.

Venerdì 7 agosto sul palco ci sarà Niccolò Fabi, in trio con Roberto Angelini e Pier Cortese, al Parco Archeologico di Egnazia alle 20.30.

Sabato 8 agosto, sempre nella stessa location, sarà il turno di Vinicio Capossela.

Calibro 35 saranno lunedì 10 agosto a Locorotondo, alla Masseria Ferragnano, per presentare il nuovo album ‘Momentum‘, e saranno sul palco con un ospite speciale che verrà annunciato più in là.

Martedì 11 agosto Kekko Fornarelli trio apre la serata e il concerto di Michael League e Bill Laurance, il tutto con l’orchestra della Magna Grecia, sempre alla Masseria Ferragnano.

Mercoledì 12 agosto lo stesso palco ospiterà Ghemon e in apertura i Thinkaboutit.

Giovedì 13 agosto i siciliani Colapesce e Dimartino presentano il loro album a quattro mani nella Masseria Ferragnano e la serata sarà aperta da La Municipal.

Venerdì 14 agosto The Comet is Coming insieme a Lorenzo Senni chiudono i concerti a Locorotondo.

Gran finale per ferragosto con il djset in spiaggia, al Lido Lullabay, del collettivo Napoli Segreta.

La direzione artistica della programmazione musicale è a cura di Gianni Buttiglione con la produzione esecutiva di Bass Culture in collaborazione con il Comune di Locorotondo, il Parco archeologico di Egnazia e tanti sponsor e partner che hanno creduto nell’iniziativa permettendone la realizzazione anche quest’anno. I biglietti per tutti i concerti sono disponibili su Ticketone e sulla piattaforma Dice. Per Niccoló Fabi i biglietti di entrambi i concerti, quello del 7 agosto 2020 e quello del prossimo anno, sono in vendita tramite l’app DICE.fm e su Ticketone. Per chiunque avesse già acquistato (entro il 6 luglio) il biglietto del vecchio concerto rinviato, oltre a poter usare lo stesso biglietto nel 2021, potrà richiedere un invito gratuito allo spettacolo speciale di quest’anno.

Oltre i concerti

Non solo la musica, però, sarà protagonista di questi giorni, ma ci saranno anche altri eventi. Tra questi spicca la mostra fotografica sui lavori di Guido Harari, intitolata “Sonica“. Un fotografo che ha vissuto la musica da una posizione preferenziale, iniziando molto giovane e proseguendo negli anni, entrando in contatto con artisti importanti, come Frank Zappa, Janis Joplin, Lou Reed e moltissimi altri. Le sue fotografie ci danno la possibilità di vivere la musica di quegli anni attraverso le immagini, anche perchè, come afferma lui stesso, è impossibile imaginare la musica di quegli anni senza avere in mente delle immagini. E’ questo quello che ci aspettiamo di vivere attraverso le fotografie che saranno esposte lungo le strade di Locorotondo dal 7 al 23 agosto, di rivivere non solo generi musicali, anni passati, ma anche sensazioni intrinseche nell’immaginario che ognuno di noi ha di quegli anni così proficui musicalmente parlando.

Guido Harari

Vi saranno poi anche dei momenti di approfondimento, Locus Focus, che faranno da collante tra musica e arte e sono curati per quanto riguarda la direzione artistica da Nicola Gaeta, collaboratore per l’anno 2020 di RKO con il suo BLUE, che dovrebbe operarsi per garantire la diretta radio dei talk su http://www.rkonair.com.

Il 9 agosto, alle ore 18:00 si terrà un Talk con il fotografo Guido Harari, nel panel “Vedere la musica, ascoltare le immagini“, introdotto da Nicola Gaeta.

Carlo Massarini passa da Locorotondo come ospite il 10 agosto e parlerà degli album più influenti degli anni ’70.

Il 12 agosto Alberto Castelli, uno dei massimi esperti di black music, in interazione con Nicola Gaeta, esporrà una riflessione sulla musica afroamericana alla luce degli ultimi fatti di cronaca provenienti dagli USA.

In conclusione, il 14 agosto ci sarà King Shabaka, dei The Comet is Coming, in un intervento con il pubblico insieme a Nicola Gaeta ed a Sergio Sozzo, direttore della rivista Sentieri Selvaggi.

Locus Movies

E’ stato riproposto anche quest’anno il Locus Movies: il direttore artistico Sergio Sozzo ha scelto tre film, che verranno annunciati a breve. Questi eventi si svolgeranno alla Villa Comunale di Locorotondo: i focus si svolgeranno nel pomeriggio e i film invece durante la notte, dopo i live.

Fotografie e Musica: l’arte delle copertine degli album musicali

La puntata di questo Martedì ha visto come protagoniste le copertine di album musicali di alcuni dei più famosi artisti di sempre. Molti pensano che non ci siano reali correlazioni tra la fotgrafia e arti appartenenti a sfere sensoriali diverse, come la musica. Il legame tra loro è invece molto forte: si crea quasi una nuova arte in grado di comunicare ed esprimere con vista e udito, cosicchè la musica riesca a potenziare il significato delle immagini, e a loro volta le immagini prendano vita con la musica.

Ascolta la puntata:

E’ ormai immediato collegare le immagini degli album musicali agli artisti ad essi corrispondenti. Esiste una vera e propria storia fotografico-musicale delle copertine dei dischi, ad oggi molto curate sul piano grafico, ma quasi sempre nate da una fotografia e un tempo quasi esclusivamente realizzate con immagini fotografiche.

La copertina di un disco e’ parte essenziale del significato e dell’immaginario che un album vuole comunicare. I destini di artisti o fotografi e musicisti si sono spesso intrecciati e hanno dato vita a dei capolavori grafici che non si sono limitati ad illustrare un album, ma sono diventati anche simboli di una generazione o di un genere musicale: la banana di Andy Warhol per i Velvet Underground o il prisma di Storm Thorgerson per i Pink Floyd, ad esempio.

Se parliamo di fotografia, non è possibile non parlare di uno degli scatti più iconici di sempre: la copertina dell’album dei Beatles, Abbey Road, una fotografia che contiene più simboli di quello che possiamo immaginare e che nessuno può eliminare dalla propria mente. Il neonato sottacqua di Nevermind dei Nirvana, Ziggy Sturdust sulla copertina di Aladdin Sane, una delle immagini più famose di David Bowie… impossibile dimenticarle.

Questo e molto altro nella puntata di Rumore andata in onda Martedì alle 18.00.

Le fotografie che hanno ispirato i registi

Martedì è andata in onda una puntata di Rumore diversa dal solito. Si è parlato, infatti, di fotografie famose realizzate da fotografi illustri, che hanno ispirato registi che sicuramente conoscete. Clint Eastwood, Stanley Kubrick, Steven Spilberg, Charlie Chaplin sono stati i protagonisti di questa puntata, insieme ai fotografi e alle loro fotografie a cui questi registi si sono ispirati o che in qualche caso hanno semplicemente omaggiato.

Ascolta la puntata:

Il cinema e la fotografia sono mondi molto vicini tra loro. Il cinema può essere ritenuto un diretto discendente dell’arte della fotografia fissa. Da sempre questi due linguaggi si scambiano tecniche narrative, ispirazioni estetiche ed evocazione di sensazioni ed emozioni e la cinematografia prende continuamente spunto dall’arte fotografica per aumentare la possibilita’ di resa del significato e anche se spesso non ci facciamo caso, ogni singolo scatto nel cinema è realizzato accuratamente per dare un impatto visivo.

Questa interconnessione artistica permette di non avere limiti e di poter continuamente ricreare un universo artistico partendo da qualcosa di gia’ noto o semplicemente omaggiarlo, anche se spesso all’insaputa dello spettatore. Ma seguendo la puntata, potrete scoprire tutti i segreti dietro queste fotografie molto famose e vantarvi di saperne di più quando ne parlerete con qualche amico.

Robert Doisneau e la fotografia poetica di un mondo ideale

Nella puntata di “Rumore” di Martedì ci siamo immersi nella Francia degli anni 40’-50’. Il fotografo protagonista di questa puntata è famoso per essere riuscito a raccontare per immagini la “francesità”, le sue fotografie riflettono lo spirito della nazione e sono diventate sinonimo dello stile di vita francese.

Ascolta la puntata:

Uno dei suoi scatti più celebri è “Le Basier de l’hotel de ville”, una fotografia che cattura uno dei baci più conosciuti di sempre, entrato ormai nell’immaginario collettivo, ma che nasconde una storia che sfata la sensazione di spontaneità e naturalezza che a prima vista evoca.

Attraverso i suoi occhi vediamo un mondo ideale, il mondo come lui voleva che fosse, dominato dall’ingenuità dei bambini, dalla bellezza e dal romanticismo. Dunque, con le sue foto non siamo difronte ad una realtà oggettiva. Insieme ad Henri Cartier Bresson, Doisneau è uno dei primi esponenti del fotogiornalismo di strada, nelle sue fotografie c’è un profondo romanticismo, ma anche tutte le caratteristiche di quella che era la fotografia umanista.

Se vi foste persi la puntata, potete ascoltarla in podcast, ma non perdetevi il prossimo appuntamento Martedì prossimo alle 18.00.

Man Ray: Dadaismo, Ribellione e Innovazione

Nella puntata di “Rumore” andata in onda Martedì, si è parlato delle fotografie di Man Ray, un artista poliedrico che nella sua vita si dedicò a pittura, scultura, cinematografia, oltre che alla fotografia. Comprò la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere, ma scoprì una passione che sfruttò proficuamente come mezzo per esprimersi.

Ascolta la puntata:

Fu un esponente molto attivo del Dadaismo e fu il primo fotografo Surrealista. Le sue fotografie sono enigmatiche, allusive, estremamente simboliche. In alcuni casi celano metafore e significati nascosi, in altri si fa fatica a trovare un senso ai suoi lavori, che sembrano piuttosto un’impulsiva espressione personale che richiede un’analisi postuma e che lo spettatore è libero di interpretare in modo estremamente personale. Non dimentichiamoci che parliamo di un esponente del Dadaismo, di cui i suoi lavori abbracciano a pieno la filosofia.

Abbandonò l’America per inseguire gli ideali del Dadaismo in Francia, a Parigi. Il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero verso il mondo della “ribellione artistica”. Inoltre, nei suoi lavori c’è sempre una ricerca continua, che sfocia poi in invenzioni di vario tipo, come i rayogrammi e la tecnica della solarizzazione, entrambe tecniche scoperte per caso durante le sue sperimentazioni in camera oscura.

Seguite la prossima puntata di “Rumore” martedì prossimo alle 18.00 e seguiteci sui social. Su Instagram trovate la pagina del programma (rumore_rko), in cui trovate anche tutte le fotografie di cui si parla durante la puntata.