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Per TEATRO IN TASCA arriva Ricordi? il linguaggio del circo per parlare ai bambini di “argomenti importanti”

Una perla teatrale di rara bellezza; uno spettacolo poetico, divertente e delicato

Giunge nel vivo il Teatro in TASCA con un nuovo, imperdibile appuntamento. Domenica 19 gennaio 2020 alle ore 11 e alle ore 17.30 In scena RICORDI?, lo spettacolo poetico, divertente e delicato del Teatro dell’Argine.

“Caro papà, ti scrivo perché mi dicevi sempre che lo scritto rimane. Caro papà, voglio fare un gioco: voglio vedere il mondo come lo vedi tu, voglio fare le stesse cose che fai tu adesso, voglio viaggiare con la mente come viaggi tu. Voglio starti vicino. E voglio anche accompagnarti in viaggi che una volta abbiamo fatto insieme… ricordi? Insieme possiamo farlo. Firmato… tua figlia”.

Ricordi? racconta la storia di Marta e del suo papà. Dei ricordi di una vita. Dei legami che i ricordi sono capaci di creare. E dei legami ancora più forti che si creano quando i ricordi, lentamente, svaniscono. Perché il papà di Marta ha un problema: fatica a ricordare le cose. Quelle più lontane nel tempo, ma anche quelle più vicine. “Il mio papà non ricorda quasi niente”. E allora Marta prova ad aiutare il suo papà a rimettere insieme pezzi di memoria compiendo vere e proprie “acrobazie”; perché anche da lì passa la forza dei sentimenti. Ecco, allora, come il circo si carica di senso: la fatica degli acrobati parla del contatto fisico e mentale e la giocoleria racconta la confusione del malato, con un linguaggio che è in grado di rendere evidente la fatica della relazione ma che insieme può donare leggerezza a un argomento apparentemente difficile e doloroso.

Una perla teatrale di rara bellezza perché “parlare ai bambini di alcuni argomenti, si può”…e loro, pur ridendo, capiscono ciò che c’è da capire.

E proseguono anche i laboratori di CULTURAMBIENTE Group, un network di 3 realtà pugliesi che lavorano da oltre 10 anni al servizio dell’ambiente. Prima di ogni appuntamento domenicale, alle ore 10 e 16.30, un laboratorio di riuso creativo dedicato agli spettatori più piccoli per raccontare, attraverso oggetti comuni, tappi e bottiglie di plastica, rotoli di carta igienica e pagine di giornale, come ogni piccolo gesto sia importante per la sostenibilità ambientale: un concetto pratico e alla portata di tutti, con un po’ di creatività e buona volontà. Titolo del laboratorio La cornice fai da te.

RICORDI? di Caterina Bartoletti con Clio Abbate e Giovanni Dispenza regia Giovanni Dispenza.

TEATRO IN TASCA è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e leAttività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione PugliaAssessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura –Comune di Lecce e Teatro PubblicoPugliese. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce.

Ingresso €6 – Laboratotio €1Si consiglia la prenotazioneInfo: Cantieri Teatrali Korejatel. 0832/242000 – www.teatrokoreja.it

Debutta domani il nuovo spettacolo di Koreja “ROSA, ROSE I corpi. Le voci – concerto teatrale per Rosa Balistreri”

In scena Angela de Gaetano, Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele diretti da Salvatore Tramacere

Domani, sabato 11 gennaio 2020 alle ore 20.45 debutta ROSA, ROSE I corpi. Le voci, concerto teatrale per Rosa Balistreri, il nuovo spettacolo di Koreja.

Nato da un’idea di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele, con testo e voce recitante di Angela De Gaetano e la regia Salvatore Tramacere, chitarra e arrangiamenti dal vivo Valerio Daniele, voce Ninfa Giannuzzi, il lavoro racconta la storia di Rosa Balistreri, la cantatrice del Sud nata a Licata (Agrigento) nel 1927 e morta a Palermo nel 1990, a soli 63 anni. Una donna dalla vita complessa, che portava avanti la voce del popolo e cantava le canzoni di tutti. Una donna che faceva politica e protestava in mille modi, cantando senza essere una cantante. Una donna diversa, “un’attivista che faceva comizi con la chitarra”, come amava definirsi.

“Rosa mi è venuta a cercare – racconta Ninfa Giannuzzi – mi è entrata dentro. Ho sentito il bisogno di farla rifiorire in un mantra assennato di rivincita e di forza. La sua voce è un vortice che ti risucchia fino al centro della terra, il suo canto è di ferro e di argilla, restituisce sempre una luce abbagliante, al punto da strizzare gli occhi o coprirsi il volto con le mani per poter vedere. Rosa è il canto che può salvare e incatenare, che può cancellare i confini e abbattere le paure. Rosa ti possiede”

Una rosa, una donna e una voce da cui stilla il racconto in musica e parole che riavvolge con cura il nastro delicato della sua vita intensa e drammatica. Un’ artista dalla voce potente, che si porta addosso tutto il peso di essere donna dolente, resistente e miracolata dalla sua stessa voce, una donna del sud.

Rosa, rose. I corpi. Le voci muove dalla biografia della cantautrice e cantastorie siciliana per raccontare anche di altre donne che, a latitudini diverse, sono riuscite ad emanciparsi dal dolore, dalla miseria e dagli aspetti più brutali dell’esistenza grazie alla loro voce, cantata, scritta, detta. Il canto è qui inteso come campo di battaglia, in cui fare a pezzi i soprusi e le violenze; il canto che porta liberazione e rivendica il riscatto degli ultimi della terra. Un canto forte, che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione: una narrazione serrata, che dal dolore, passo dopo passo, precipita nella sete di una rinascita, nel desiderio di un lembo di innocenza, di un atto di amore puro. Puro come una rosa.

Rosa Balistreri nasce in una famiglia poverissima; la madre lavora in casa mentre le uniche entrate di denaro provengono dai piccoli lavori di falegnameria del padre. A sedici anni viene data in sposa a Gioacchino Torregrossa, un uomo che, molti anni dopo, in un concerto, Rosa avrebbe definito “latru, jucaturi e ‘mbriacuni”.

Il matrimonio, da cui nasce l’unica figlia oggi vivente, Angela Torregrossa, finisce in tragedia il giorno in cui Rosa, avendo scoperto che il marito aveva perso al gioco il corredo della figlia, lo aggredisce con una lima e, credendo di averlo ucciso, va a costituirsi dai carabinieri: sconterà sei mesi di galera. Per mantenere la figlia e aiutare la sua famiglia di origine Rosa fa molti lavori: dapprima in una vetreria, poi come raccoglitrice e venditrice di lumache, capperi, fichi d’india, sarde e infine a servizio in una famiglia nobile di Palermo, dove mette la figlia in collegio. In questo periodo impara a leggere e scrivere. Si innamora del figlio del padrone e rimane incinta; Rosa si vede costretta a fuggire e poi a scontare altri sei mesi di carcere, perché accusata di furto. Uscita dal carcere trova lavoro come sagrestana e custode della chiesa degli Agonizzanti a Palermo; vive in un sottoscala insieme a suo fratello Vincenzo, invalido, che impara a fare il calzolaio. Non avendo ceduto alle molestie del prete viene mandata via e lei, rubati i soldi delle cassette dell’elemosina, parte col fratello Vincenzo per Firenze: lui lavorerà in una bottega di calzolaio e lei a servizio in case signorili.

Richiamata a Firenze anche la madre e una delle due sorelle, Rosa apre con loro un banchetto di frutta e verdura al mercato di San Lorenzo. La sorella Maria li avrebbe raggiunti in seguito, scappando coi figli alle prepotenze del marito. Ma, poco dopo la fuga, l’ex marito la uccide. In seguito alla tragedia il padre di Rosa si toglie la vita impiccandosi. Nei primi anni Sessanta Rosa incontra il pittore fiorentino Manfredi Lombardi, e con lui vivrà per dodici anni. Durante questo periodo allarga la cerchia delle sue amicizie e viene a contatto con il mondo degli intellettuali del suo tempo. Nel 1966 partecipa allo spettacolo di canzoni popolari portato sulle scene da Dario Fo, dal titolo Ci ragiono e canto.  Ha quarant’anni, il volto segnato da una vita tanto intensa e faticosa, gli occhi limpidi e sicuri di chi porta fino in fondo le proprie battaglie; la sua voce ha un timbro arcaico e diretto: la sua presenza drammatica rimane ben impressa negli spettatori, come le canzoni popolari siciliane che interpreta, nelle quali si racconta non solo la miseria ma anche l’orgoglio e lo sdegno del popolo. Dopo la partecipazione a Ci ragiono e canto, inizia a incidere dischi. Nel 1971 si trasferisce a Palermo, dove frequenta persone come il pittore Guttuso e il poeta Ignazio Buttitta, che scrive per lei numerose liriche andatesi ad aggiungere al suo già vastissimo repertorio. Dopo la sua morte, avvenuta a Palermo nel 1990, la memoria di Rosa Balistreri si è appannata, ma negli ultimi anni i suoi eredi (in particolare il nipote Luca Torregrossa) lavorano per recuperarne il valore e la fama. Inoltre l’editore Francesco Giunta sta raccogliendo in CD la sua vastissima produzione, sparsa in molte registrazioni di concerti e in dischi delle più svariate case discografiche. Grazie al suo interessamento, nel 2008 Palermo e Firenze hanno dedicato a Rosa Balistreri un concerto con quattro importanti cantanti della canzone popolare italiana (Lucilla Galeazzi, Clara Murtas, Fausta Vetere e Anita Vitale), accompagnate dall’ensemble I pirati a Palermo.

ROSA, ROSE

I corpi. Le voci

Da un’idea di Valerio Daniele e Ninfa Giannuzzi

Regia Salvatore Tramacere

Di e con Angela De Gaetano, Ninfa Giannuzzi, Valerio Daniele

Assistente alla regia Giulia Maria Falzea

Testo Angela De Gaetano

Voce e synth Ninfa Giannuzzi

Chitarra, arrangiamenti, elettronica Valerio Daniele

Scene e luci Lucio Diana

Tecnico Mario Daniele

L’appuntamento rientra in STRADE MAESTRE 2019-2020, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di Lecce; Teatro Pubblico Pugliese consorzio Regionale per le arti e la cultura. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia.

Intero € 15 – Ridotto (under 30 e over 60) € 8 – Ridotto (under 16) € 6

Ridotto Adisu studenti Università del Salento, Conservatorio Tito Schipa e Accademia di Belle Arti Lecce € 4

Ridotto Online vivaticket.it € 11

Ridotto Soci Coop, Feltrinelli, Fai, Arci € 13

INFO: Cantieri Teatrali Koreja, via Guido Dorso, 48/50 tel. 0832-242000 – www.teatrokoreja.it

LA DELOREAN DI RITORNO AL FUTURO “ATTERRA” AL MUSEO CASTROMEDIANO PER IL LECCE FILM FEST

LECCE FILM FEST. IN PROGRAMMA ANCHE CORTI, DOCUMENTARI E ANIMAZIONI IN CONCORSO.

Sino a sabato 4 gennaio (ingresso 5 euro – info e programma completo www.leccefilmfest.it) nell’Auditorium del Museo Castromediano di Lecce prosegue la quattordicesima edizione del Lecce Film Fest – Festival del cinema invisibile, concorso di cinema che riunisce i film indipendenti più apprezzati e discussi del panorama nazionale e internazionale. Venerdì 3 si riparte alle 17 con le animazioni in concorso di Togetherness di Sreemon Das, Bolero Station di Rolf Brönniman, Undone di Sara Laubscher e Saira George, Robot will protect you di Nicola Piovesan.

Alle 17:30
 sullo schermo il Cult movie di Robert ZemeckisBack to the future – Ritorno al futuro, primo episodio della celebre trilogia uscito nel 1985. E proprio per festeggiare i 35 anni del film, ospite speciale della serata sarà un’originale DeLorean DMC-12, autografata da Christopher Lloyd, l’eccentrico inventore Emmett “Doc” Brown protagonista della saga con Michael J. Fox interprete del giovane Marty McFly. Prodotta dal 1981 al 1983, l’auto è divenuta famosa in tutto il mondo perché scelta dal regista proprio per “viaggiare nel tempo“. La Delorean è caratterizzata dalle porte ad ali di gabbiano e dalla carrozzeria in acciaio inossidabile non verniciato che l’hanno resa un modello inconfondibile ed iconico anche per le nuove generazioni.

Dalle 19:30 il Nuovo cinema pugliese di Gagarin mi mancherai di Domenico De Orsi, Vivi la vita di Valerio Manisi e Giovanni Siliberto, Voler essere felice ad ogni costo di Michele Bertini Malgarini. Dalle 21 il documentarioBe kind – un viaggio gentile all’interno della diversità di Sabrina Paravicini e Nino Monteleone. Dalle 22:30 i cortometraggi Red Glory di Marcelle Abela, 2050 di Alexandra Lupashko, The rift di Filmmaking Group 2 – Università Roma Tre e Then & Now di Giulia Tata e Antonino Torrisi.

La serata finale del festival di sabato 4 gennaio si aprirà alle 17 con le animazioni di Nuovo cinema senza confini: Like and follow di Tobias Schlage e Brent Forrest, O28 di Supinfocom Rubika di Valenciennes, Como y porque se ha esfumado don jose di Moshe Ben-Avraham e Albert lo zombie di Paolo Rollo. Dalle 18 per il Nuovo cinema pugliese il documentario Madre nostra di Lorenzo Scaraggi. Dalle 19 spazio a Freddie di Adrià Pagès Molina, My adventure di Roman Gregorička, L’affitto di Antonio Miorin, Aggrappati a me di Luca Arcidiacono, Rumbu di Mazet Remi, Goodbye my son di Yuikiro Nakada, Re-Live di Sotiris Petridis e Tania Nanavraki, Chaos di Samuel Auer, El Nuevo Freddy di Ignacio Rodò. Dopo la premiazione dei vincitori, questa edizione del festival si concluderà con Beatles Forever, appuntamento dedicato ai Fab Four con introduzione di Marco Ancona Andrea Camarda. Il Lecce Film Fest, diretto da Nicola Neto e Ornella Striani, con uno staff giovane e appassionato tutto al femminile, è organizzato dal Cineclub Fiori di Fuoco in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce e l’Unione Italiana Circoli del Cinema, con il patrocinio e il contributo del MIBACT – Direzione Generale Cinema e il partenariato di Coop Alleanza 3.0.

Info
Cineclub Fiori di Fuoco
cineclub@libero.it – 3487667033
www.leccefilmfest.it

Under pressure. Baldo DIODATO espone a Copertino Da oggi 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

POLO MUSEALE della Puglia CASTELLO DI COPERTINO presenta Under pressure. Baldo Diodato a Copertino, dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020

Mostra d’arte contemporanea a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro

Da mercoledì 18 dicembre le sale del Castello di Copertino ospiteranno la mostra Under pressure. Baldo Diodato a Copertino.Baldo Diodato è tra gli artisti italiani più interessanti della sua generazione, per la capacità di rileggere la storia architettonica e sociale dei luoghi attraverso un linguaggio plastico di derivazione minimalista. La mostra al Castello di Copertino è una selezione ragionata delle opere dell’artista attraverso i suoi anni di attività, che restituiscono il fulcro della ricerca di questo sperimentatore nomade. Insieme ai lavori verrà presentata un’installazione realizzata ad hoccon gli studenti degli istituti scolastici e dell’Accademia di Belle Arti di Lecce ed una performanceche l’artista realizzerà insieme ai cittadini di Copertino nel centro storico della città.

Nato a Napoli nel 1938, dove si forma all’Accademia di Belle Arti per poi proseguire i suoi studi all’Accademia Albertina di Torino, dal 1966 ai primi anni Novanta, vive a New York per poi trasferirsi, nel 1992 a Roma. Il confronto con la straordinaria e millenaria storia di Roma risulta di grande ispirazione: il maestro infatti utilizza grandi fogli dall’alluminio per realizzare calchi di sanpietrini e pavimentazioni antiche, attraverso un processo di acquisizione di tracce, anche infinitesimali, lasciate da milioni di persone in transito per le vie e le piazze. Realizza così altorilievi e bassorilievi che sintetizzano ciò che lo ha sempre ossessionato: il valore assoluto della forma.

Si basa infatti su un processo creativo che riguarda le metodologie dell’arte pubblica il percorso di Baldo Diodato, che spesso realizza i propri progetti chiedendo la collaborazione attiva delle comunità delle città in cui opera.Lea Vergine, in occasione della mostra personale dell’artista alla Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli nel 1966, l’ha definito, non a caso, “un assembleur dei nostri giorni”, aggiungendo che “Diodato è meridionale, sfacciatamente barocco, decorativo, ornamentale. Diodato è uno scenografo capace di mimare, la sagrestia, il cabaret, la vetrina dei grandi magazzini e l’altare, trasformando ironicamente tutto quanto i mass-media e il kitsch veicolano con assillo costante”. Osservando oggi l’intera ricerca di Diodato emerge una doppia e persistente costante, che congiunge tra loro anche opere concepite a distanza di cinquant’anni e oltre: la pluralità dei materiali, anche industriali, adottati (con l’annessa capacità da eccentrico bricoleurdi associarli) e la volontà di riflettere sulla conservazione di oggetti e visioni che rappresentano esempi di resistenza della memoria.

Di seguito il Programma completo:

Martedì 17 dicembre Ore 10.00-14.00: Centro storico di Copertino – performance collettiva con l’artista;

Mercoledì 18 dicembre ore 17.30 Inaugurazione della mostra Interverranno: Balbo Diodato, ArtistaMariastella Margozzi, Direttore del Polo Museale della Puglia Pietro Copani, Direttore del Castello di CopertinoSandrina Schito, Sindaco di CopertinoAndrea Rollo, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Luigi Puzzovio, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Lorenzo Madaro, Curatore d’arte e docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

La mostra, che vede come partners il Comune di Copertino e l’Accademia di Belle Arti di Lecce, è stata realizzata grazie al sostegno dello sponsor Impresa Leopizzi 1750 srl. Il fotografo del Polo Museale della Puglia, Beppe Gernone, documenterà tutte le attività di allestimento e preparazione della performancee della mostra: gli scatti saranno parte integrante del catalogo, a cura di Pietro Copani e Lorenzo Madaro, che sarà editato subito dopo l’inaugurazione.

In mostra anche video e altro materiale legato alla storia di Diodato.

L’evento sarà visitabile dal 18 dicembre 2019 al 21 marzo 2020 ai seguenti orari/costi:

Dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 14.00 (chiusura al pubblico ore 13.30); biglietto d’ingresso (Castello + mostra): € 5,00 (ridotto € 2.00).

Per info: tel. 0832-931612; mail pm-pug.castellodicopertino@beniculturali.it

Arriva a Koreja MBIRA, il nuovo spettacolo di Roberto Castello nomination Premio UBU 2019

Cultura occidentale ed africana dialogano fra storie, musiche e danzein una festa dell’arte che fa riflettere 21 dicembre 2019 ai Cantieri Teatrali Koreja

Sabato 21 dicembre ore 20.45 incontro fra culture con MBIRA, il nuovo spettacolo di Roberto Castello nomination Premio UBU 2019. Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? Utilizzando musica, danza e parola, MBIRA, concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista, tenta di fare il punto proprio sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Mbira è una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.La serata è realizzata in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese. Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. “Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.

Mbira è, insomma, una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

ROBERTO CASTELLO (1960), danzatore, coreografo e insegnante. E’ probabilmente da ritenersi il più ideologicamente impegnato tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia. Nei primi anni ‘80 danza a Venezia nel “Teatro e danza La Fenice di Carolyn Carlson”, dove realizza le sue prime coreografie. Nel 1984, è tra i fondatori di Sosta Palmizi. Nel 1993 fonda ALDES.Riceve svariati premi, tra cui il Premio UBU nel 1985, 2003 e 2018 (“Il Cortile” / “Il migliore dei mondi possibili” / progetto ALDES). Dal 1996 è curatore di varie manifestazioni e rassegne e, dal 2005 al 2015, è docente di coreografia digitale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. A partire dal 2008, con ALDES, cura il progetto “SPAM! rete per le arti contemporanee” nella provincia di Lucca, ospitando residenze, una programmazione multidisciplinare di spettacoli, workshop, attività didattiche, incontri. Nel 2017 crea e cura il blog “93% – materiali per una politica non verbale” (www.novantatrepercento.it) una piattaforma di riflessione, confronto, e scambio di materiali sul linguaggio non verbale. Durante la sua carriera, collabora, tra gli altri, con Peter Greenaway, Eugène Durif, Rai3 / Fabio Fazio e Roberto Saviano, Studio Azzurro.

MBIRA

Coreografia e regia Roberto Castellomusiche Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélétesti Renato Sarti / Roberto Castello e la preziosa collaborazione di Andrea Cosentinointerpreti Ilenia Romano, Giselda Ranieri / Susannah Iheme (danza/voce), Marco Zanotti (percussioni, limba) Zam Moustapha Dembélé (kora, tamanì, voce, balafon), Roberto Castelloproduzione ALDES – Teatro della Cooperativacon il sostegno di MIBAC / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, Regione Toscana / Sistema Regionale dello Spettacolomedia partner NIGRIZIA – ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo –

Dopo vent’anni torna ospite di Strade Maestre AL PRESENTE l’inquietudine fuori dal tempo del Premio UBU Danio Manfredini

A 21 anni dal debutto, torna in scena uno dei capolavori di Danio Manfredini. Sabato 14 dicembre 2019 alle ore 20.45 il palcoscenico dei Cantieri Teatrali Koreja ospita AL PRESENTE, spettacolo che gli valse il premio UBU come migliore attore nel 1999.

Regista di spettacoli memorabili e attore, in più occasioni, di Pippo Del Bono e del Teatro Valdoca, Danio Manfredini rappresenta un vero e proprio patrimonio del teatro contemporaneo. Folgorato da La classe morta di Kantor a soli 18 anni e dagli spettacoli di Pina Bausch, ha chiaro sin da subito il valore della maschera e si interroga su come dar forma materica alle immagini e alle emozioni. Al centro della sua poetica teatrale vi è l’uomo e l’eterna tensione tra incontro e solitudine; vi è l’incertezza e il “coraggio alla fragilità” come dichiara il suo quarto Premio Ubu. Non si può parlare di Al presente senza parlare del tempo. 20 anni sono quelli trascorsi dall’ultima volta che lo spettacolo è stato ospitato nella rassegna Strade Maestre: un’infinita ricerca incompiuta che forse, meglio di ogni altra, rappresenta il teatro di Danio Manfredini. Al Presente è un autoritratto che l’autore dipinge sulla tela: una scena totalmente bianca in cui, in compagnia del suo doppio immobile, Manfredini si muove, popolandola dei mille personaggi che abitano la sua mente. Un uomo doppio e diviso. Una parte è immobile, assente, passiva, in balìa di ciò che accade nel mondo: un manichino. L’altra parte è inquieta, angosciata, attraversata da movimenti e pensieri incontrollabili, dalla memoria di cose e di persone passate, ma ancora presenti nella sua mente.

Al presente vede ancora una volta protagonista la mente, la sua dimensione indefinita, oscura e inafferrabile. Un flusso ininterrotto di ricordi e associazioni lo conducono in luoghi e tempi diversi e lontani della sua vita, ma anche in pensieri e dialoghi interiori che non gli danno tregua. Sono inquietudini che emergono dalla memoria, dalle persone care, da un tempo remoto indefinito, eppure sempre presente, che si va ad intersecare con il mondo contemporaneo. Danio Manfredini si rifà alle patologie psichiatriche e a quelle forme e atteggiamenti fisici che evidenziano ed esprimono nervosismi, amplificandoli e portandoli all’estremo, fino a far emergere le pulsioni più recondite, provando a dare un equilibrio al vortice che agita la usa mente e gli dà corpo e anima. Come di consueto, dopo lo spettacolo Danio Manfredini incontrerà il pubblico. A cura dell’Associazione Dematà.

IL SOCIOLOGO STEFANO CRISTANTE E IL LINGUISTA EDOARDO LOMBARDI VALLAURI A LECCE PER “ASPETTANDO CONVERSAZIONI SUL FUTURO”

Martedì 17 e giovedì 19 dicembre proseguono, con due incontri con il sociologo Stefano Cristante e con il linguista Edoardo Lombardi Vallauri, gli appuntamenti di “Aspettando Conversazioni sul futuro“, festival ideato, organizzato e promosso dall’associazione Diffondiamo Idee di Valore che si terrà dal 22 al 25 ottobre 2020 a Lecce.

Stefano Cristante (Mimesis)

Martedì 17 dicembre (ore 18:30 – ingresso libero) l’Auditorium del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce ospiterà la presentazione del volume “L’icona che delira. Esplorazioni sociologiche su Hermes, Bosch, Shakespeare, Benjamin, Nolan, Pratt, Bene” del sociologo Stefano Cristante (Mimesis). Che relazione c’è tra l’opera e il suo contesto sociale? Come si può individuare il nesso tra un’opera e il tempo in cui essa “accade”, che può anche essere molto distante da quello della sua realizzazione? A partire da questi interrogativi, Stefano Cristante analizza alcuni capolavori apparentemente senza tempo, come il Trittico delle delizie di Bosch e Il mercante di Venezia di Shakespeare, ed esplora i contorni sociologici delle pratiche artistiche ed esistenziali di menti irregolari come Walter Benjamin, Carmelo Bene e Hugo Pratt. Stefano Cristante insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia della scrittura giornalistica all’Università del Salento. Si occupa principalmente di comunicazione politica e di sociologia dell’arte e della cultura. Per Mimesis ha pubblicato: Corto Maltese e la poetica dello straniero (2016), Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco (2017), Società low cost (2018). Dirige la rivista internazionale “H-ermes. Journal of Communication” e la collana “Public Opinion Studies” (Meltemi). All’incontro con l’autore – promosso in collaborazione con Libreria Liberrima e Polo Bibliomuseale di Lecce – parteciperanno il giornalista Raffaele Gorgoni e il professore Fabio Ciracì (docente di Storia della Filosofia Italiana e Informatica Umanistica all’Università del Salento).

Edoardo Lombardi Vallauri

Giovedì 19 dicembre (ore 19 – ingresso libero) alle Officine Culturali Ergot di Lecce il linguista Edoardo Lombardi Vallauri presenterà, invece, “La Lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione” (Il Mulino). L’autore dialogherà con la professoressa Debora De Fazio (Docente di Linguistica italiana all’Università della Basilicata) e con la giornalista Sonia Pellizzari. L’appuntamento – moderato da Pierpaolo Lala – è organizzato in collaborazione con Io non l’ho interrotta, Officine Culturali Ergot e Libreria Liberrima. In mattinata (ore 9 – ingresso libero) nell’Aula “Mario Marti” del Complesso Studium 2000 dell’Università del Salento, Lombardi Vallauri terrà inoltre un incontro (valido per i crediti formativi degli studenti e dell’Ordine dei giornalisti) nell’ambito dei “Seminari di semiolinguistica 2019” a cura di Cosimo Caputo e Annarita Miglietta promossi dal Dipartimento di Storia, Società e studi sull’uomo e Centro internazionale Scienze semiotiche “Umberto Eco”.

La democrazia è un sistema politico in cui le persone hanno in teoria potere di scelta su chi delegare; allo stesso modo, il libero mercato è un sistema economico in cui le persone potrebbero scegliere che cosa comprare. Di fatto, la competizione politica e quella commerciale si giocano ormai in gran parte sulla limitazione di tale potere. Questo libro si occupa delle strategie linguistiche della persuasione, che sfruttano soprattutto i contenuti impliciti. A illustrare il tema, l’autore porta una ricca messe di esempi attuali e meno attuali di pubblicità commerciali e di discorsi politici, di cui si svelano logiche e meccanismi cognitivi. Alla luce dei recenti studi sul cervello, si chiarisce poi perché è più facile far passare per vero un contenuto falso se, invece che parlarne esplicitamente, lo si dà per presupposto o si induce chi ascolta a dedurlo da sé. Edoardo Lombardi Vallauri è professore ordinario di Linguistica generale all’Università Roma Tre. Fra i suoi libri recenti ricordiamo «Onomatopea e fonosimbolismo» (con L. Nobile, Carocci, 2016); per il Mulino ha pubblicato anche «La linguistica in pratica» (2014), «Parole di giornata» (con G. Moretti, 2015) e «Parlare l’italiano. Come usare meglio la nostra lingua» (nuova ed. 2017).

Conversazioni sul futuro è ideato e organizzato dall’associazione Diffondiamo idee di valore, con il coordinamento artistico di Gabriella Morelli, in collaborazione con numerose realtà pubbliche e private e la produzione di Coolclub. Ogni anno il festival propone in quattro giorni circa 100 appuntamenti in una trentina di luoghi del capoluogo salentino coinvolgendo oltre 250 ospiti. Dal 2013 Conversazioni sul futuro cerca di raccontare con pluralità di argomenti (education, scienza, food, giornalismo, comunicazione, diritti, innovazione, economia, web, ambiente, design, sport, migrazione, storia, televisione, politica), linguaggi (cinema, musica, teatro, arte, libri, fotografia, disegno) e di punti di vista (coinvolgendo intellettuali, giornalisti, imprenditori, scienziati, attivisti, blogger, ricercatori, musicisti, docenti, scrittori, registi, artisti, comunicatori, designer, educatori, amministratori pubblici, studiosi e studenti) il mondo contemporaneo e quello che verrà.Ingresso libero

Amore Amaro livestreaming di presentazione del nuovo LP di Maria Mazzotta

ANTEPRIMA LIVE al Teatro Koreja oggi, 12 dicembre, per la stagione Strade Maestre ed in STREAMING su RKO.

Maria Mazzotta presenta live il suo nuovo disco Amore amaro, l’amore grande, disperato, tenerissimo, possessivo e abusato nell’album che uscirà all’inizio del 2020.

Giovedì 12 dicembre ore 20.45 il palcoscenico dei Cantieri Teatrali Koreja ospita una grande serata all’insegna della musica e della tradizione: Maria Mazzotta, una delle voci più importanti della world music europea, presenterà in anteprima con il fisarmonicista Bruno Galeone, il suo nuovo album Amoreamaro (Agualoca Records). Il disco, che vedrà la luce all’inizio del 2020, è un’intensa e appassionata riflessione sui vari volti dell’amore: da quello grande, disperato e tenerissimo a quello malato, possessivo e abusato.

Il concerto sarà trasmesso in live streaming sulla web radio RKO, media partner della stagione teatrale STRADE MAESTRE all’interno dell’omonima rubrica a cura di Marco Chiffi.

Segui la presentazione il 12 dicembre ore 21:00:

Il concerto sarà un viaggio nel cuore delle donne, dove narrazioni e sonorità si rincorrono, dove la musica popolare del Sud Italia affiancherà quella dei Paesi del Mediterraneo per dipingere un mondo popolato da protagoniste umili eppure nobili, instancabili e appassionate, che hanno una portavoce d’eccezione in Maria Mazzotta.

A pochi giorni dal lancio del brano Scura maje, primo singolo del nuovo lavoro discografico, accompagnato da un video live in studio realizzato da Giuseppe Pezzulla presso la Corrado Productions di Supersano (Lecce), l’anteprima leccese anticipa il tour europeo di presentazione dell’album in uscita.

Diventato famoso grazie a Nino Rota, che lo utilizzò nel film D’amore e d’anarchiaScura maje è un brano tradizionale abruzzese conosciuto anche come Il canto della vedova. All’interno dell’album dell’artista pugliese, rappresenta la parte più drammatica dell’amore: il dolore pietrificante della perdita.

Attraverso dieci brani, di cui due inediti, il nuovo album della Mazzotta attraversa senza timore tutte le emozioni che l’amore può suscitare, trovando nel canto, come tradizione popolare vuole, la catarsi, la consolazione, la forza e la “cura”.

Nel foyer del Teatro Koreja  saranno presenti alcuni volontari di Save The Children, organizzazione umanitaria che Maria Mazzotta vuole sostenere attraverso campagne di raccolta fondi.

Maria Mazzotta è una tra le voci più importanti del panorama folk italiano e della world music internazionale. Nella sua carriera ha collaborato con nomi del calibro di Bobby McFerrin, Ibrahim Maalouf, Rita Marcotulli, Ballake Sissoko, Piers Faccini, Justin Adams e Juldeh Camara, Mannarino, Hysni (Niko) Zela e Fanfara Tirana, Eva Quartet, Klapa Otok, Bojken Lako, Raiz, Roy Paci, Roberto Ottaviano, Raffaele Casarano, Bijan Chemirani e Mario Arcari.

Dal 2000 al 2015 ha fatto parte del Canzoniere Grecanico Salentino, band con la quale ha inciso sei album e partecipato ai più importanti festival di world music.

Nel suo percorso di approfondimento delle varie tecniche volali ha incontrato Sayeeduddin Dagar, tra i più noti cantanti Dhrupad Indiani, e Bobby McFerrin che la sceglie per duettare nell’edizione 2008 del “Bari in Jazz”.

Volgendo lo sguardo ad est si appassiona alla musica balcanica e a soli 21 anni inizia una ricerca musicale con vari musicisti di diverse nazionalità (greci, albanesi, macedoni, croati, rumeni, bulgari e tzigani che incontra nei suoi numerosi concerti). Da qui nasce il sodalizio col violoncellista albanese Redi Hasa in una simbiosi musical-culturale da cui scaturisce il duo “Hasa-Mazzotta”.

Nel 2006 fa parte dell’Orchestra Notte della Taranta diretta dal Maestro Concertatore Ambrogio Sparagna. Dal 2011 al 2014 è voce solista della stessa con la direzione del Maestro Ludovico Einaudi, del Maestro Goran Bregovic e del Maestro Giovanni Sollima.

Dal 2013 collabora, in qualità di cantante, con la compagnia di danza di Miguel Angel Berna realizzando gli spettacoli “Mediterraneo”, “La jota e la taranta”, “Cardia”, “Dos Tierras” esibendosi in diversi teatri nel mondo tra i quali Teatro Olimpico di Roma, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro del Canal di Madrid, Suzanne Dellal di Tel Aviv. Nel 2015 partecipa come cantante nella nuova pellicola di Carlos Saura “La jota”.

Ha cantato in festival e rassegne in tutto il mondo, tra questi: Womad (Australia, Nuova Zelanda, Uk), GlobalFest (New York), South by Southwest (Texas), Small World Music Festival (Canada), Rainforest (Malesia), TarabTanger (Marocco), Soglie (Arabia Saudita), Womex (Grecia), Babel Med Music (Francia), Les Suds a Arles (Francia), Sete Sois Sete Luas (Portogallo e Spagna), Karneval der Kulturen (Germania), At-tension (Germania), Festival Mito (Milano).

L’appuntamento rientra in STRADE MAESTRE 2019-2020, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, – FSC Fondo per la Coesione 2014-2020, Unione EuropeaRegione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale, PiiiL Cultura – Comune di LecceTeatro Pubblico Pugliese consorzio Regionale per le arti e la cultura. Partner Provincia e Polo Biblio Museale di Lecce. Con il contributo di Adisu Puglia. 

SABATO 29 AGOSTO I PIXIES IN CONCERTO A LECCE per il SEI festival

IN COLLABORAZIONE CON LOCUS FESTIVAL, LA BAND STATUNITENSE SARÀ IN PIAZZA LIBERTINI PER UNA DELLE DUE TAPPE ESTIVE DEL TOUR ITALIANO, PROMOSSO DA DNA CONCERTI

LE PREVENDITE DEI BIGLIETTI – INGRESSO UNICO 35 EURO + DPSONO ATTIVE DA VENERDÌ 6 DICEMBRE ALLE 12 NEI CIRCUITI TICKETONE E VIVATICKET

Gli statunitensi Pixies sono i primi ospiti confermati della quattordicesima edizione del Sud Est Indipendente.

Sabato 29 agosto a Lecce, il festival firmato Coolclub, con la direzione artistica di Cesare Liaci, in collaborazione con il Locus Festival, ospiterà una delle band più importanti della storia del rock. I Pixies approdano per la prima volta nel Salento per una delle due tappe estive del tour italiano promosso da Dna Concerti. Black Francis e la sua band porteranno sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma (8 luglio) e di Piazza Libertini a Lecce (29 agosto), gli attesi classici della loro carriera e i nuovi brani estratti dall’ultimo album “Beneath The Eyrie”, pubblicato lo scorso 13 settembre su BMG/Infectious. Considerati la band più influente e pionieristica degli anni ’80, i Pixies hanno aperto la strada a pesi massimi della storia della musica come Nirvana, Radiohead e Pearl Jam. I loro successi sono entrati nella storia della cultura pop, come “Where is my mind?“, conosciuta in tutto il mondo per essere stata utilizzata nella scena finale e nei titoli di coda del film Fight Club. Nei due sold out dello scorso ottobre a Bologna e Torino migliaia di fan hanno assistito estasiati a una performance impeccabile durata più di due ore con oltre 40 brani in scaletta. Il Festival – uno tra i più importanti nell’agenda musicale di tutto il sud Italia – è sostenuto dal Fus – Fondo Unico per lo spettacolo del Mibact, dalla Regione Puglia (Avviso pubblico per lo Spettacolo e le Attività culturali FSC 2014-2020 – Patto per la Puglia) ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Lecce e altri partner pubblici e privati. Le prevendite dei biglietti – ingresso unico 35 euro + dp – saranno attive da venerdì 6 dicembre alle 12 sui circuiti ticketone e vivaticket.

Pixies – storia della band

La band si forma a Boston nel 1986 dall’incontro di Black Francis (voce e chitarra), Kim Deal (basso), David Lovering (batteria) e Joey Santiago (chitarra). Dopo cinque album in studio che li hanno portati all’apice della popolarità, nel 1993 Black Francis annuncia il loro scioglimento in un’intervista radiofonica su BBC Radio 5. Torneranno insieme solo nell’aprile 2004, ripartendo con un lungo tour per celebrare la loro reunion. Nel 2012 rientrano in studio per scrivere nuova musica, ma proprio sei giorni dopo la fine delle registrazioni la bassista Kim Deal decide di abbandonare la band. I membri rimasti decidono di proseguire, lavorando con diversi bassisti fino a quando Paz Lenchantin, ex A Perfect Circle, entra a far parte della band in modo definitivo. “Indie Cindy” è stato pubblicato nel 2014 ed è il loro primo album di musica inedita dopo più di 20 anni di silenziodiscografico, seguito nel 2016 da “Head Carrier”. Lo scorso settembre hanno pubblicato “Beneath The Eyrie”, accolto entusiasticamente da critica e pubblico per la coerenza con il resto della discografia della band, arricchita da un’inedita dose di leggerezza e psichedelia. Anche a Lecce sarà possibile vedere “live” queste leggende viventi, che a ogni ritorno aggiungono qualcosa alla loro storia e riprendono il palco con rinnovata energia.

SEI – il festival

Il Sud Est Indipendente, dal 2006, ha portato nel Salento le sonorità più interessanti della musica italiana e internazionale, offrendo al pubblico una panoramica ampia e variegata della musica dal punk al cantautorato, dal rock allo ska, dal folk ai ritmi in levare. Nelle diverse location salentine, che nelle prime tredici edizioni hanno ospitato il festival (Gallipoli, Otranto, Castello di Corigliano d’Otranto, Castro, Masseria Torcito a Cannole, Torre Regina Giovanna ad Apani, la marina di San Cataldo, Piazza Libertini, Anfiteatro Romano e Parco di Belloluogo a Lecce e molti altri), si sono alternati artisti internazionali come Kings of Convenience, Lee Ranaldo, Jon Spencer Blues Explosion, Cat Power, Suzanne Vega, Peter Hook & The Light, Skatalites, Joan as Police Woman, Finn Andrews, Patrick Watson, J.P. Bimeni & The Black Belts, Giant Sand, Hollie Cook, Gogol Bordello, Mad Professor, Bombino, Russell Leetch (Editors), gli italiani Baustelle, Calcutta, Franco126, Mannarino, Avion Travel, Negrita, Lo Stato Sociale, Calibro 35, Brunori Sas, Be Forest, Diaframma, Any Other, Lorenzo Kruger, Bud Spencer Blues Explosion, Coma_Cose, Galeffi, Eugenio In Via di Gioia, Andrea Poggio, Siberia, Canova, Colombre, Giorgio Poi, Bugo, Daniele Silvestri, Cosmo, Verdena, Tre Allegri Ragazzi Morti, Vallanzaska, Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, La Municipàl e molte altre realtà dalla Puglia, dall’Italia e dal resto del mondo.

Prevendite

circuito ticketone e vivaticket
Info 3331803375 – www.seifestival.it
#seifestival #whereismymind

PIÙ DE LA VITA per STRADE MAESTRE al Cineporto di LECCE venerdì 29 novembre

Performance, musica, pittura e video artenel documentario su Michele Sambin

29 novembre 2019

Cineporto di Lecce

Venerdì 29 novembre 2019 alle ore 20.45 nuovo appuntamento per la stagione Strade Maestre presso il Cineporto di Lecce con PIU’ DE LA VITA (ingresso libero) un documentario di Raffaella Rivi prodotto da Kublai Film – distribuito da Emera Film che racconta, in una dimensione intima e concreta, quattro decenni del percorso artistico di Michele Sambin, pioniere della videoarte, ideatore di performances, spettacoli teatrali, opere pittoriche e partiture sonore. La serata è realizzata in collaborazione con Centro Studi Apulia Film Commission Università del Salento, Cineclub universitario. L’impresa artistica di Sambin incrocia e sperimenta le diverse tecnologie nel loro evolversi, dal video analogico alla pittura digitale, dagli strumenti tradizionali alla musica elettronica.

Attraverso le opere d’archivio e il lavoro quotidiano dell’artista, il film offre uno sguardo diretto sull’arte intesa come lavoro concreto che attraversa il tempo e trasforma lo spazio.

Documentario e film si incontrano nella narrazione della vita e del pensiero di un grande artista contemporaneo, Michele Sambin: viaggiatore e precursore dei linguaggi della contemporaneità dalle mille sfaccettature, Sambin ha esplorato le arti visive nelle sue varie forme, si è immerso nella musica, ha attraversato il teatro, ha sostanzialmente disegnato il volto della videoarte nei suoi esordi per più aspetti pionieristici. Raffaella Rivi, regista ma anche allieva di Sambin, ha scelto il linguaggio del cinema per raccontare l’uomo e l’artista in un lavoro che è a sua volta un’opera d’arte sull’opera d’arte. Disegnato con tratto che molto deve ad una sensibilità creativa tipicamente femminile.

Una costante evoluzione attraverso la tecnologia, in quattro decenni di percorso artistico, dal video analogico alla pittura digitale, dal mondo degli strumenti tradizionali alla rivoluzione della musica elettronica. Mescolando passato e presente, tra opere ormai classiche e nuove performance, il film si propone di portare allo spettatore uno sguardo diretto sul lavoro dell’artista, puntando il focus sulla mutevole arte che attraversa tempo e spazio, adattandosi a essi, ma anche adattandoli alle proprie esigenze.